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Grazia

«In un mondo di chef fenomeni torniamo al cibo che fa bene»: l'editoriale di Silvia Grilli

foto di Silvia Grilli Silvia Grilli — 19 Giugno 2025
Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia Food è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

«Ha mangiato bene», mi riferiva orgogliosamente la bambinaia di Anna quando mia figlia non pasticciava a tavola. La tata ne era fiera, perché sapeva che, consumando cibo buono, la piccola sarebbe cresciuta meglio e lei stava facendo un ottimo lavoro.

Siamo ciò di cui ci nutriamo. Se ci riempiamo di cibo cattivo, ci facciamo male. Ricordo i miei 18 anni come uno dei periodi più brutti della mia vita. Alternavo abbuffate incontrollate, furori in cui svuotavo il frigorifero, a digiuni. Stavo cercando il mio posto nel mondo ed era tutto così difficile... Il cibo esagerato placava la mia ansia, ma contemporaneamente piombavo in una spirale di sensi di colpa per come stavo trattando me stessa.

Salute e abitudini alimentari sono strettamente legate. Il nostro corpo non merita che ci nutriamo male. Ma cibarsi in modo sano e variato è un lusso che non tutti possiamo permetterci. Ce ne rendiamo conto facendo la spesa: il cibo migliore non è economico. Non è vero, come disse una volta il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che da noi spesso i poveri mangiano meglio dei ricchi.

L’Italia non è poi così diversa dall’America, dove il divario tra i più e i meno abbienti si vede anche a tavola. Gli americani e gli italiani con reddito elevato si nutrono sempre meglio. I cittadini che guadagnano meno non riescono a permettersi i costi dei prodotti ottimali.

Nel mondo si stimano 540 milioni di persone con il diabete, con un aumento della patologia nei Paesi a basso reddito. In America circa 39 milioni di persone ne soffrono e una su cinque non sa di averlo. In Italia quattro milioni di individui ne sono affetti, soprattutto al Sud e nelle isole. Il più diffuso è il diabete di tipo 2 che può essere ridotto cambiando stile di vita e abitudini alimentari.

Quando Davide Oldani ha accettato il mio invito a essere il direttore ospite di questo numero di Grazia Food e mi ha proposto di concentrarci sulla nutrizione sana, ho aderito con entusiasmo alla sua idea.

Primo, perché Oldani è uno dei rari professionisti di talento consapevoli che la buona cucina non sia solo spettacolo, non sia un format tivù, non sia estremismo. Oldani riconosce il valore del cibo come nutrimento, sa quando la sperimentazione e la creatività debbano fermarsi per lasciare spazio al gusto, dimostra che lo scopo della sua professione è fare sentire a proprio agio mangiando cose buone. Soprattutto ha a cuore la salute delle persone per cui prepara i suoi piatti.

Con un passato da sportivo, per lui è fondamentale il benessere fisico, che va di pari passo con il rispetto della stagionalità, le cotture ottimali, l’uso limitato di grassi. Non è scontato in un mondo di chef star, dove l’ego spesso conta di più della salute di chi hai a tavola.

© Riproduzione riservata

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