Dolce & Gabbana: "Creiamo insieme il nostro Rinascimento"

Dolce & Gabbana Unexpected Show - Runway - Milan Men's Fashion Week Fall/Winter 2018/19Dolce & Gabbana Unexpected Show - Runway - Milan Men's Fashion Week Fall/Winter 2018/19
Il coraggio di cambiare e reinventarsi. Il sostegno alla ricerca scientifica e al talento dei giovani. Il domani che attende la moda e quel patrimonio chiamato Made in Italy. Gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana raccontano a Grazia il futuro su cui sono già pronti a scommettere
di LAURA INCARDONA

La moda è il mondo del sogno: abiti che rendono più belle, lavorazioni realizzate da mani sapienti, che custodiscono abilità artigianali preziose. Ma c’è molto altro: fatica, impegno, responsabilità. E oggi, mentre navighiamo a vista durante la pandemia che ha cambiato le nostre vite, anche questo settore, il secondo per importanza nella bilancia commerciale del nostro Paese, si sta interrogando su come affrontare il futuro.
Abbiamo chiesto a Domenico Dolce e a Stefano Gabbana la loro visione del domani. I due stilisti, per la prima volta separati, continuano a lavorare ognuno da casa propria. Ma non si fermano e proseguono il loro impegno, che li tiene uniti da quando hanno fondato il loro marchio nel 1985.

Il rientro alla normalità sarà molto lungo, qualcuno parla di almeno un anno. Come state ripensando il futuro?
stefano gabbana: «È un nuovo inizio, il mondo sta cambiando. Sono mutate tante cose negli ultimi 30 anni, come è naturale che sia. Capita in tutti gli ambiti, nel nostro settore succede probabilmente anche con maggiore facilità. La moda deve rispecchiare la realtà, stare al passo con i desideri delle persone che oggi sono sempre più mutevoli. Oggi è difficile fare previsioni a lungo termine. Faremo ciò che riterremo più giusto per il nostro marchio, prestando particolare attenzione al momento che stiamo attraversando. Senza dubbio, le collezioni si ridurranno. Meno e meglio, qualità e Made in Italy - da sempre nostre ossessioni - sono e saranno fondamentali. La gente vuole la qualità dei prodotti realizzati in Italia perché sa che è sinonimo di garanzia. E non parliamo solo di moda, ma anche di cibo, di agricoltura... Bisogna fare sistema e restare uniti».

L’Italia è da sempre al centro della vostra ispirazione. Il nostro Paese, così amato nel mondo, sta soffrendo e inevitabilmente soffrirà ancora, anche per la difficoltà degli spostamenti, che avranno un impatto molto negativo sul turismo, per esempio.
domenico dolce
: «Il Made in Italy è un valore e va assolutamente sostenuto. Abbiamo la fortuna di vivere in un Paese che ha un incredibile patrimonio artistico e culturale; siamo fieri di poter dar luce, con il nostro lavoro, alla sua bellezza. Quello che cerchiamo di fare con le nostre collezioni è raccontare e trasferire, specialmente alle nuove generazioni, l’amore per questo patrimonio culturale, per lo stile di vita italiano: un sentimento, un insieme di valori positivi. Le cose belle devono essere portate avanti e, nel nostro piccolo, cercheremo come sempre di dare il nostro contributo».

Il vostro teatro è il mondo e da poco avete già riaperto la vostra boutique a Hong Kong con nuove strategie, ideate proprio in questi giorni cambiati dalla pandemia: ce li volete raccontare?
stefano: «Negozi ed e-commerce, oggi più che mai, dovranno muoversi in modo parallelo e alimentarsi a vicenda. In questi giorni stiamo lavorando alla realizzazione di video-tutorial nei quali i commessi raccontano le collezioni e danno molte informazioni sul prodotto al cliente. Li stiamo sperimentando in Cina, dove tutto sta pian piano ripartendo. Ma dobbiamo pensare che per un certo periodo l’accesso alle boutique sarà limitato, per la sicurezza delle persone che ci lavorano e per i clienti. Questo è un modo per presentare le nostre collezioni: chi guarda il video deciderà che cosa gli piace e potrà fare il suo acquisto in negozio. I tempi e le modalità di acquisto cambieranno».

Capitolo sfilate: ci saranno ancora? State già immaginando quelle delle prossime stagioni?
domenico
: «Non è ancora stata trovata un’alternativa al sogno delle sfilate. Nell’ambiente ne abbiamo bisogno tutti, noi stilisti, chi lavora con noi, i compratori, i giornalisti: sono l’immagine della moda. Probabilmente ci saranno show più piccoli e si testeranno nuove possibilità, anche virtuali. Essendo indipendenti, siamo più agili, in grado di cambiare le cose e di volta in volta organizzarci. Tutto è da reinventare e crediamo valga a 360 gradi».

Il mondo della moda è stato il primo e più reattivo, nella fase più drammatica della pandemia, a fare fronte con la produzione di materiale sanitario e con il sostegno a ospedali e centri di ricerca tramite donazioni. Perché il vostro settore è stato così veloce nella risposta?
domenico: «L’impegno e il coraggio di tutte le persone che in questi giorni lavorano senza sosta ci commuovono e ci fanno capire quali siano le priorità, come sia importante dare il giusto peso a ogni cosa e quanto sia fondamentale pensare al futuro con ottimismo e responsabilità, senza farsi prendere dal panico. Oggi più che mai, pensiamo che la ricerca sia un valore sul quale investire. Dare fiducia e sostegno a tutti coloro che ogni giorno lavorano per la nostra salute e il nostro futuro è per noi etico».
stefano: «Humanitas University (l’università dedicata alle scienze mediche di Rozzano, appena fuori Milano, ndr) è una realtà speciale, per eccellenza e per umanità, che conosciamo personalmente e con cui collaboriamo da tempo. All’inizio di febbraio, quando il problema non affliggeva ancora l’Italia, abbiamo sentito il dovere di fare qualcosa per combattere questo devastante virus e abbiamo pensato che Humanitas University fosse l’interlocutore ideale. Di fronte a queste tragedie dalle dimensioni così vaste, ogni azione può sembrare poco rilevante ma, grazie anche al confronto con il professor Alberto Mantovani (direttore scientifico di Humanitas, ndr), abbiamo capito che anche un gesto piccolissimo può avere un significato enorme. Sostenere la ricerca scientifica è per noi un dovere morale e il nostro impegno è costante: abbiamo infatti deciso di devolvere una parte dei ricavi ottenuti, sul nostro e-commerce, dalle vendite della borsa Devotion Bag, la cui nuova campagna pubblicitaria vede protagonista l’attrice Sofia Vergara, a questo importante progetto di ricerca».

Nel mondo del lavoro i giovani sono stati particolarmente colpiti, ma sono proprio loro la speranza nel domani. Voi avete una particolare attenzione anche nei confronti delle nuove generazioni.
domenico: «I giovani sono il nostro futuro, dobbiamo sostenerli e trasmettere loro valori importanti. Nel 2012 abbiamo dato vita al progetto Botteghe di Mestiere, una scuola interna all’azienda, che vuole trasmettere alle nuove generazioni le basi della sartoria e offrire, a fine percorso formativo, una concreta opportunità di lavoro. Formare i giovani all’arte della sartoria significa offrire loro la possibilità di crescere e di imparare a mettersi in gioco per esprimere la propria creatività. È un progetto a cui io e Stefano teniamo moltissimo, perché riflette e veicola quelle virtù che sono per noi fondamentali: l’importanza del tocco umano, del lavoro di sartoria, del “creare” con passione, sacrificio, tecnica, tempo. Noi siamo questo».

Si parla molto di una “nuova normalità”, e cioè del fatto che almeno per i prossimi mesi dovremo convivere con il virus. Credete che ancora una volta gli italiani riusciranno a trasformare il problema in un nuovo modo di vivere?
stefano
: «In 36 anni ne abbiamo passate di crisi: dalla Guerra del Golfo, a inizio Anni 90, all’11 settembre 2001, con l’attentato alle Torri Gemelle di New York, ma bisogna andare avanti. Crediamo sia importante essere positivi, guardare al futuro con entusiasmo e curiosità e appassionarsi ai prossimi progetti che ci vedranno impegnati. Come dicevo, è un nuovo inizio. Aver scoperto di essere così fragili allontanerà la prepotenza della finanza, del denaro, delle speculazioni. E ci ritroveremo più umani. Voglio pensare che vivremo un nuovo Rinascimento, dove la creatività e l’essere umano saranno al primo posto».

Articolo pubblicato sul numero 21-22 di GRAZIA (7 maggio 2020)

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Krug e Max Richter traducono in musica un'annata di emozioni

Krug e Max Richter
Il grande compositore firma per la maison tre brani musicali che celebrano il 2008. Da abbinare a tre cuvées de prestige molto speciali

Un concerto straordinario per celebrare un’annata straordinaria. Siamo nella Roundhouse di Londra, a Camden Town. È il 10 febbraio e seduto al pianoforte c’è il compositore Max Richter, uno dei talenti più acclamati della musica contemporanea.

In prima fila ad applaudirlo ci sono volti noti come gli attori Pierce Brosnan, Lily James e Kristin Scott Thomas, ma anche Olivier Krug, sesta generazione della famiglia e ambasciatore della Maison. Accanto a loro, anzi accanto a ogni componente della platea, ci sono tre calici che verranno riempiti per ogni brano di questa esibizione unica.

Krug e Max Richter (2)

Si tratta del nuovo capitolo del viaggio musicale che Krug ha chiamato Every Note Counts, ogni nota conta, affidando a un musicista di fama mondiale il compito di tradurre in musica lo spirito delle sue cuvée. 

Richter ha intrapreso un viaggio nel tempo verso un anno straordinario per tanti motivi diversi, il 2008. Ve lo ricordate? L’elezione alla Casa Bianca di Barack Obama, la grande crisi finanziaria globale, Katy Perry che impazzava nelle radio con I Kissed a Girl. Quella del 2008 fu un'annata straordinaria anche in Champagne: nelle campagne francesi l'inverno fu freddo, l'estate clemente, e il sole tornò proprio al momento giusto, in settembre, pochi giorni prima della vendemmia. 

«È molto raro assistere a un allineamento dei pianeti così perfetto da offrirci tre “movimenti” nella stessa stagione. La missione di Krug è creare ogni anno una prestige cuvée che sia come una sinfonia, ma non sempre possiamo avere altre storie da raccontare come accaduto nel 2008», dice Julie Cavil, Chef de Cave di Maison Krug. «Le condizioni fresche, i contrasti morbidi e una maturazione lenta e costante hanno permesso alle uve di svilupparsi con un equilibrio e una precisione straordinari. I vini che ne nascono incarnano eleganza, verticalità e un'austera, sottile compostezza». 

Grazie anche a quelle uve maturate in una stagione senza precedenti Cavil ha creato tre cuvées: il Krug Clos d'Ambonnay 2008, nato da un solo pregiatissimo appezzamento di Pinot Noir; il Krug 2008, il millesimato che celebra il carattere distintivo di quell'anno particolare; e il Krug Grande Cuvée 164ème Édition, assemblaggio di oltre 120 singoli vini di oltre 10 annate diverse.  

Max Richter ha risposto a queste creazioni componendo tre brani musicali originali ispirati a ciascun vino:Clarity, dove i protagonisti sono gli strumenti solisti che raccontano un solo terreno, una singola uva e un singolo anno; Ensemble, un crescendo armonico che suona come un dialogo tra più voci; e Sinfonia, dove la pienezza dell’orchestra va a riecheggiare la ricchezza che compone il Krug Grande Cuvée 164ème Édition. 

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Per dare vita a questa creazione Richter ha visitato le proprietà Krug a Reims e Ambonnay, in Francia. Ha passeggiato tra le vigne, messo le mani nella terra, osservato la curva della luce che accarezza i grappoli. Cavil ha poi fatto visita alla casa laboratorio del compositore, immerso nella natura dell'Oxfordshire, in Gran Bretagna. Nelle apparecchiature dello studio musicale, nei canali dei mixer, ha quasi riconosciuto i filari delle sue amate vigne.  

Krug e Max Richter (4)

Entrambi hanno trovato similitudini tra i loro mondi: «Il mio lavoro è fatto di materiali che sono gli stessi da secoli», dice Richter, «è una continua connessione tra il presente e il passato, ma alla fine lavoriamo tutti con ciò che non conosciamo: Julie non sa che cosa la terra darà ogni anno e questo è il prezzo della scoperta. Ed è molto stimolante». Continua Richter: «Il lavoro creativo è come metà di una conversazione. Fai una domanda e aspetti la risposta di chi hai davanti. Quello che ottieni lo chiamiamo cultura». 

Il risultato dell’incontro tra cuvées de prestige e musica è ora a disposizione di tutti con il trio di champagne chiamati Krug from Soloist to Orchestra in 2008 - Act 2. Un’armonia nuova che si può cominciare a conoscere guardando il documentario disponibile qui e ascoltare anche sulle principali piattaforme di streaming. Un invito a vivere ogni esperienza con la lentezza che merita. E immergersi nella musica con un calice in mano per sentire profumi tra le note musicali, accompagnati dalla luce che ha dato vita a un'annata indimenticabile. 

Nelle foto, dall'alto:

Max Richter in concerto a Londra
Max Richter con le tre Cuvées de Prestige Krug
Max Richter con Julie Cavil, Chef de Cave di Krug
Un'altra immagine del concerto di Londra

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«Sorridi e fa' la brava, sei una donna»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

Alzi la mano la donna che non si è mai sentita dire: «Dovresti sorridere di più». Kaitlan Collins, giornalista dell’emittente televisiva CNN, ha chiesto a Donald Trump: «Che cosa risponde alle vittime di Jeffrey Epstein, che chiedono giustizia?».

TRUMP, CHE COMPARE IN PIÙ DI 5.300 DOCUMENTI DELL’INCHIESTA SULLA RETE DI POTENTI CHE ABUSAVA DI RAGAZZINE MINORENNI, L’HA ATTACCATA: «Sei pessima, la peggiore reporter. Non mi stupisco che la CNN sia così svalutata. È colpa di gente come te».

Rivolgendosi al suo staff e agli altri cronisti, che assistevano senza proferire parola, il presidente ha aggiunto: «Sapete, è giovane». Poi, ancora a Collins: «Non penso di averti mai vista sorridere. Ti conosco da 10 anni. Non ho mai visto un sorriso sul tuo viso».

MENTRE GUARDAVO LA SCENA, MI SONO SENTITA RIBOLLIRE. NON PERCHÉ FOSSE SCONVOLGENTE. MA PERCHÉ NON LO ERA. Alle donne viene insegnato sin da bambine a essere docili, accoglienti, affettuose. Per tutta la vita ci fanno credere che la migliore versione di noi stesse sia fare sentire gli altri a proprio agio.

Sorridere esprime obbedienza. Il presidente avrebbe voluto che Collins lo facesse. SORRIDI, FAMMI CREDERE CHE IO TI PIACCIA. PORGIMI DOMANDE COMPIACENTI COME MI PORTERESTI LA COLAZIONE IN CAMERA.

La nostra società trova sempre giustificazioni ai peggiori comportamenti maschili. Ci sono volute più di mille vittime prima che l’America capisse che il finanziere Epstein non fosse un aitante libertino con amici influenti, tra cui lo stesso Trump. No, era un predatore seriale, con un’organizzazione finalizzata all’abuso sessuale e al traffico di minorenni.

Eppure, ancora oggi il problema non sono il pedofilo e i compagni di merende. Trump zittisce una giornalista che esige da lui la verità. INSEGNIAMO ALLE NOSTRE FIGLIE CHE AVERE UNA VOCE È PIÙ IMPORTANTE CHE ESSERE AMABILI.

Nessuno chiederebbe a un maschio perché non sorride. Un uomo austero è sinonimo di solennità. Ma Collins è una donna. DOVREMMO MOSTRARCI BELLE CONTENTE ANCHE QUANDO CHIEDIAMO GIUSTIZIA PER VIOLENZE SESSUALI. E COMUNQUE NON SAREMMO MAI ABBASTANZA DOCILI DA MERITARE IL PERDONO PER AVER SFIDATO GLI UOMINI.

ALLE LETTRICI E AI LETTORI

Da questo numero, Grazia si rinnova. Rafforza il suo punto di vista, evolve in autorevolezza e ricercatezza. Nell’epoca della velocità dei social media, diventa quindicinale, privilegiando l’affidabilità e la competenza, storie vere e verificate, la moda più desiderabile, il tempo per la lettura. Cambiamo, ma non cambiamo l’anima. Resteremo quello che siamo: amanti della libertà e della bellezza. Buona lettura. Scrivetemi che cosa ne pensate. Un abbraccio.

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Grazia presenta il numero speciale "Fresh Air"

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"Grazia" cambia ritmo e rafforza il suo ecosistema. Diventa quindicinale e accelera su digital, social e progetti speciali

Grazia, primo fashion brand 100% italiano diffuso in tutto il mondo e punto di riferimento nel panorama editoriale femminile, inaugura una nuova fase della sua storia. A partire da questo numero, il magazine edito da Reworld Media Italia e diretto da Silvia Grilli evolve e passa da settimanale a quindicinale, scegliendo un ritmo più consapevole e un posizionamento ancora più premium, mentre rafforza in modo significativo la propria presenza digitale e social, oggi centrali nello sviluppo della comunicazione.

Una trasformazione che risponde a un’esigenza chiara: restituire valore al tempo, alla lettura, alla qualità dei contenuti, costruendo un’esperienza editoriale capace di integrare e convivere con l’immediatezza del digitale. Un’evoluzione coerente con la storia di un brand che da sempre interpreta e anticipa i cambiamenti della società, della moda e del ruolo delle donne.

"La nuova fase di Grazia riflette una strategia chiara: rendere ancora più distintivo il giornale di carta, un prodotto di alto profilo e di valore, e allo stesso tempo rafforzare la presenza digitale e sui social con un linguaggio contemporaneo e inclusivo. Un equilibrio che consolida l’identità del brand e ne amplia la forza sul mercato", dichiara Daniela Sola, Amministratrice Delegata Reworld Media Italia.

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Il nuovo “Grazia”: più tempo, più valore, più qualità

Con 26 uscite annue e un prezzo di 2 euro sul territorio nazionale, Grazia diventa un vero e proprio prodotto da collezionare, da sfogliare con calma, da vivere come un momento personale e privilegiato.

"Più qualità e più identità. Questo è il nuovo Grazia che rafforza il suo punto di vista con una parte iniziale di notizie veloci presentate come mini-editoriali, una parte centrale di lettura e approfondimento, grande moda e bellezza, una parte finale di lifestyle", spiega Silvia Grilli, direttrice di Grazia. "Nell'epoca della velocità dei social media, Grazia evolve in autorevolezza e ricercatezza, privilegiando l'eleganza, l'affidabilità e la competenza".

Ogni numero sarà curato nel dettaglio, con contenuti esclusivi, approfondimenti, focus su moda, bellezza, attualità, cultura, e darà ancora più spazio alle emozioni, alle passioni e allo stile come libertà di espressione, raccontando le donne che cambiano il mondo con le loro idee, ma anche quelle che scelgono di condividere fragilità, dubbi e sfide offrendo un quadro autentico sul presente.

Confermate anche nel 2026 le edizioni straordinarie della rivista con direzione ospite, affidate a voci autorevoli e personalità provenienti da mondi diversi – dalla cultura alla moda, dall’arte al cinema, dal lifestyle alla musica, fino al design – per offrire punti di vista inediti e contaminazioni creative, nel segno dell’innovazione editoriale.

Non mancheranno collaborazioni esclusive, progetti speciali e iniziative ad alto valore, che consolideranno il ruolo di Grazia come brand di riferimento per la moda, il Made in Italy e i temi dell’attualità.

La struttura del magazine

Grazia accompagnerà le lettrici e i lettori in un racconto che intreccia attualità, moda, bellezza e lifestyle, con uno sguardo autorevole e contemporaneo.

Ad aprire il magazine sarà una sezione dedicata ai temi del momento, ispirata alle Hot News delle edizioni internazionali di Grazia: uno spazio dinamico in cui si alterneranno tendenze, idee beauty, cultura ed eventi.

L’attualità del nuovo numero, in edicola e su app da domani, si aprirà con Romana Maggiora Vergano, rivelazione del film C’è ancora domani, che interpreterà il ruolo di Francesca Scopelliti, moglie di Enzo Tortora, nella miniserie Portobello. Tra le voci creative, Sarah Toscano, talento emergente della musica italiana, e Havana Rose Liu, attrice e modella americana, protagonista di un servizio moda e di un’intervista.

Accanto alle storie personali, Grazia proporrà un’inchiesta dedicata all’adolescenza e alla cosiddetta "generazione ansiosa", analizzando l’impatto delle pressioni sociali e dei social media sulla salute mentale dei più giovani.

La moda inaugurerà il primo speciale della stagione con servizi sulle tendenze primavera-estate, rubriche tematiche e backstage inediti dalle sfilate di Alta Moda di Parigi. La bellezza avrà invece come focus la dermocosmesi e le novità skincare della primavera, tra ricerca e innovazione.

Completamente rinnovate le pagine lifestyle, con una selezione di proposte su viaggi, design, letture, gusto ed esperienze, arricchite da un’agenda con gli appuntamenti da non perdere.

Un ecosistema digitale in forte accelerazione, al centro della crescita del brand

In un contesto di mercato in cui digitale e social media assumono un ruolo sempre più rilevante, Grazia accelera sullo sviluppo del proprio ecosistema digitale, uno dei principali driver di crescita del brand.

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"Il rafforzamento dell'ecosistema digital e social rappresenta un’evoluzione naturale per Grazia, oggi una community dinamica basata sul dialogo e sulla condivisione. L’obiettivo è offrire a lettrici e lettori una guida autorevole e consigli mirati all'interno del flusso costante di contenuti quotidiani", afferma Sara MoschiniHead of Fashion di Grazia.it. "Attraverso lo sviluppo di nuovi format e linguaggi pertinenti ai diversi momenti della giornata, il brand evolve mantenendo intatta la propria identità. Da sempre pioniera nel sostenere i talenti emergenti, Grazia amplia oggi lo spazio dedicato ai protagonisti della cultura digitale, con l’ambizione non di inseguire le tendenze, ma di anticiparle".

canali social, supervisionati da Sara Moschini e gestiti da Giulia Biava, nuovo ingresso nel team Grazia, assumono un ruolo fondamentale nel piano editoriale, con nuovi format nativi, un uso sempre più evoluto del video e un linguaggio pensato per le piattaforme.

Parallelamente, Grazia.it si consolida come hub editoriale e progettuale, capace di integrare informazione, intrattenimento, approfondimento e servizi, diventando il punto di raccordo tra il racconto del brand e l’esperienza quotidiana delle community digitali.

Il digitale di Grazia diventa così uno spazio di relazione e sperimentazione, in cui il brand estende la propria identità, amplifica la voce delle donne e intercetta nuovi pubblici, in coerenza con i valori e l’autorevolezza che lo contraddistinguono

Il nuovo Grazia sarà in edicola e su app a partire da oggi, giovedì 12 febbraio.

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«Se non ci importa nulla dei martiri iraniani»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

Perché non ci importa nulla dell'Iran? Perché non riempiamo le piazze a favore della resistenza di un popolo che sfida con straordinario coraggio una teocrazia assassina? Perché non si manifesta nei licei e nelle università per le migliaia di giovani uccisi poiché volevano democrazia e diritti?

Le ragazze e i ragazzi iraniani sognano l’Occidente, i nostri valori, la nostra libertà. Desiderano sciogliersi i capelli, baciarsi, ascoltare musica. Ma non ci siamo commossi per loro come per altre tragedie della storia: Gaza, per esempio.

Mentre reprimeva i suoi cittadini e giustificava un agente che aveva sparato in faccia a una madre sorridente, Donald Trump incoraggiava i manifestanti iraniani a continuare le proteste. Prometteva persino di aiutarli.

Poi ha fatto marcia indietro, distratto da obiettivi più remunerativi: prendersi la Groenlandia e imporre ulteriori dazi ai Paesi europei che hanno truppe nella Terra dei Ghiacci, per esempio. In realtà il nuovo Imperatore del mondo non è mai stato molto preoccupato per le vite degli iraniani o la mancanza di democrazia tra gli ayatollah.

Forse noi non piangiamo i martiri di Teheran perché il regime islamista è avversario di Israele e dell’America, quindi il nemico del nemico diventa quasi amico? Siamo così intrisi di anti occidentalismo? O non ci impicciamo perché se la sbrighino tra loro, con la loro religione? Si liberino da soli, perché mai dovremmo manifestare contro gli ayatollah?

Perché certamente li farebbe sentire meno soli e abbandonati, dico io. Anche il velo imposto alle donne aveva scaldato poco i cuori. Per un certo femminismo, il velo è simbolo di appartenenza e di libera scelta, dimenticando che è prima di tutto strumento del potere maschile.

Ho appena visto il documentario An Eye for an Eye (Occhio per occhio) diretto dalla regista americana nata in Iran, Tanaz Eshaghian. È la storia di una donna che uccide il marito violento dopo anni di feroci abusi. Lei sconta una lunga condanna in carcere e, quando ne esce, deve raccogliere il denaro per risarcire i familiari del morto e non essere mandata al patibolo.

In Iran si applica infatti la legge della vendetta: un omicidio deve essere rimborsato con un’altra vita, fatto salvo il perdono da parte dei familiari dell’ucciso o un risarcimento economico. È un film molto bello, ma non ha neppure un distributore.

Davanti a una semplice espressione di solidarietà per il popolo iraniano, anche il Parlamento italiano si è spaccato. Il Movimento 5 Stelle si è astenuto. Il Governo, dal canto suo, ha frenato sulla proposta tedesca d’inserire le guardie islamiche nella lista delle organizzazioni terroristiche.

Ma il silenzio in questi frangenti è complicità. Di fronte alle violazioni dei diritti umani non esistono zone grigie. O si sta con gli eroi iraniani o con le squadracce governative che li trucidano. I cadaveri ammassati come sacchi della spazzatura sulle strade di Teheran sono un avvertimento scritto nel sangue per ridurre al silenzio un popolo giovane che sogna la libertà.

L’arco della storia è lungo, ma tende verso la giustizia. Ricorderà chiaramente questo eccidio. Il punto non sarà se il mondo sapeva. Il mondo sapeva, ma aveva scelto di non vedere.