Diario di una scrittrice pronta a tutto. Quarto capitolo
A Positano non ci sono librerie. Anzi, mi correggo, non ci sono più.
La prima volta che sono stata qui con Giaco — e con la seria intenzione di concepire un bambino — ce n’era una sulla via che conduce al Marincanto, proprio sulla sinistra.
Ricordo perfettamente il libro che comprai quell’estate: ‘Sai tenere un segreto?’ di Sophie Kinsella.
L’ho amato per la piacevole coincidenza, per la trama spassosa e leggera, e ora che potrebbe essere il mio romanzo a regalare lo stesso sorriso a tante donne, non c’è nessuno che possa venderlo: è ingiusto. A volte vorrei avere un banco di assaggi, uno di quelli che si vedono al supermercato, dove una signora dall’aria convincente ti offre di provare un prodotto, e anche se io non accetto mai, potrebbe funzionare: so essere molto persuasiva.
Ho regalato alcune copie a un po’ di amici: a Gigia, ad Antonello, ai ragazzi della Cambusa, e a uno di loro in particolare: Ciro. Sua moglie aspetta il terzo bambino, un Prêt-à-bébé è quasi indispensabile.
Fisso i libri che ho portato qui con me, perfettamente impilati sulla scrivania, quando l’istinto mi suggerisce di affondare la mano nella borsa per riacciuffare il telefono. Apro Instagram.
Questo social è diventato una sfida personale: qui non mi esprimo come vorrei. Non ho il dono della sintesi — ecco perché i capitoli del mio libro portano i nomi dei film — e su Instagram è tutto ermetico, ma per quanto mi sforzi di essere comunicativa, proprio non mi riesce. È terribile sapere che manca qualcosa senza riuscire a capire che cosa. E mentre mi cruccio del mio deficit, mi accorgo di alcune notifiche che compaiono nella posta privata: vado a leggere.
Mi scrive una ragazza di Positano che si chiama Marilena: “Vieni a trovarmi in Boutique Theodora, sono una tua fan.”
Il suo negozio è vicinissimo, basta arrivare in Piazza dei Mulini e proseguire salendo su viale Pasitea; dal Marincanto saranno dieci minuti — e otto sono in discesa.
Rispondo che sono felice di incontrarla, fissiamo un momento che possa conciliare le esigenze di entrambe e ci salutiamo.
A conservazione finita, i libri sono dove li ho lasciati, ma smetto di pensare a loro: quella chiacchierata virtuale che si è appena conclusa mi offre lo spunto per una breve riflessione.
Continuo a stupirmi del fatto che le persone, a loro volta, si stupiscano se rispondo ai messaggi. È assurdo il contrario. Tutti gli artisti sono qualcuno perché hanno un pubblico. Se io scrivessi e nessuno mi leggesse, non avrei senso.
E a proposito di pubblico, domani sarà meglio spedire i cinque libri che sono stati vinti dai lettori in occasione del secondo contest di Prêt-à-bébé.
Mettere la sveglia a Positano non serve, qui basta socchiudere la porta a vetro del balcone e scostare le tende per concedersi un buongiorno differente.
Il rumore delle onde, la voce dei gabbiani, il tintinnio delle tazze che proviene dal piano di sotto dove si serve la colazione... inizio a sentire un certo languorino. E quando mi ricordo dei libri da spedire e della camminata che ci aspetta per raggiungere la posta, la fame aumenta. Sveglio Emma, ci vestiamo e scendiamo in terrazza.
È puro spettacolo. Anche quando credi di averci fatto l’abitudine, quella vista riesce sempre a sorprenderti: ci sono alberi di limoni sparsi ovunque, gatti che passeggiano tra i tavoli, e un senso di pace interiore che quasi spaventa. Si può essere più felici di così?
“Mamma, sei proprio sicura di voler andare fino alla posta?”
Emma mi riporta alla realtà: la felicità va meritata.
“Si Emma, ho detto che ci andiamo.”
“A piedi?” chiede sbuffando.
“A piedi.”
Scegliamo un tavolo, appendo la borsa allo schienale della poltroncina e abbraccio mia figlia dirigendomi al buffet.
In effetti, non posso biasimarla: questa cosa della posta ci ha un po’ scoraggiato.
La prima volta che abbiamo chiesto dove si trovasse, la reazione è stata alquanto demotivante. Abbiamo interrogato più persone e tutte ci hanno guardato con la stessa espressione traducibile in: non ce la farete mai.
Nonostante i positanesi siano cortesi e precisi, quando ci danno indicazioni, si preoccupano di suggerire alternative più rapide e meno sfiancanti, ma mi pare un’esagerazione: non si sta parlando di scalare l’Everest.
Usciamo dall’albergo cariche di buona volontà e ci incamminiamo. In una mano tengo la borsa dei libri, nell’altra, c’è quella di Emma. Mi si stringe il cuore. Chissà se tra qualche anno si vergognerà di compiere un gesto che è sempre stato naturale? Io ne soffrirò? Lo capirò?
Faccio un sospiro, la guardo, sorrido e mi godo il momento, lasciando le domande dove stanno, aspettando che sia il tempo a rispondermi.
Giunte al centro del paese, nella famosa Piazza dei Mulini, mi accorgo di una ragazza in divisa che dirige il traffico, ha il suo da fare, ma non posso fare a meno di raggiungerla per chiederle se quella che ho di fronte è la salita che porta alla posta. La vigilessa guarda Emma con compassione, poi sposta gli occhi su di me e bisbiglia: “sicure di non voler prendere l’autobus?”
Anche lei.
“Mi hanno detto che ci vorrà una mezz’ora a piedi...” mormoro nel tentativo di sottolineare che stiamo parlando di un nulla.
“Sì è vero... ma la strada è molto ripida.”
Cosa crede? Che non conosca Positano?
La ringrazio, la saluto e invito Emma a seguirmi, che si accoda senza replicare.
Alla quarta curva, una rotula è andata e un polmone è collassato.
“Te lo avevo detto mamma: spediamoli a Forte quando torniamo, ma tu niente...”
“Fammi riprendere fiato, ho guardato l’orologio alla partenza e dai miei calcoli, mancano solo venti minuti...”
Quel ‘solo’ pronunciato così, tra il disperato e lo speranzoso, induce Emma a offrirsi di prendere la borsa dei libri — quasi fosse lei la causa delle mie fatiche — ma preferisco tenerla io. Mi ravvivo i capelli come farebbe Sansone per riacquistare le forze e proseguiamo.
Dopo un paio di curve, sono di fronte a un bivio: destra o sinistra?
Vedo una signora anziana dall’altro lato della strada, prendo la mano a Emma per attraversare e una volta raggiunta, le domando quale sia la direzione giusta.
La donna porta un fazzoletto in testa per ripararsi dal sole rovente, ci guarda, sorride.
“La strada è quella.” dice indicando il lato destro. “Ma potete prendere le scale...”
Il suo dito cambia direzione, si sposta sulla sinistra.
“Vedete quel ragazzo che sta scendendo? Dovete prendere quelle e salire.”
Finalmente qualcuno con un spirito propositivo. Come ho detto, non si sta parlando di scalare l’Everest.
Alla terza rampa, ripida e interminabile, avrei voglia di tornare indietro.
Ma cosa dico? La sete mi sta facendo vaneggiare. Compio a fatica gli ultimi scalini e arriviamo in un altro piccolo centro di Positano: una tabaccheria, un’edicola e il bar internazionale.
L’insegna, che probabilmente viene prodotta in serie per tutta Italia, mi mette una voglia tremenda di acqua frizzante.
Mi sembra già di averla tra le mani: una bottiglietta appena squassata che mi esplode addosso regalandomi una doccia: sì, la voglio.
L’oasi mi chiama, ma la voce di Emma la sovrasta: “Mamma! La posta!” esclama.
Mi volto e la vedo. Potrebbe essere un miraggio, ma ne dubito: leggo la scritta POSTAMAT su una delle vetrate dell’edificio. E in un attimo, mi sento Claudio Bisio in ‘Benvenuti al sud’. Dimentico la sete e gioisco.
Mi sgranchisco le dita per migliorare la presa della borsa e attraverso la strada, seguendo Emma che, felice e contenta, si affretta ad aprirmi la porta.
Varco la soglia e non credo ai miei occhi: a parte i due ragazzi allo sportello, non c’è nessuno. Dov’è la fregatura?
“Tocca a me?” chiedo timidamente avvicinandomi.
“Certo signora, prego...” dice uno dei due.
La fregatura c’era: avevano finito le buste per i libri, così sono uscita e sono tornata alla tabaccheria per comprarle. Ma alla fine, sono riuscita a spedirli, a dissetarmi, e ripensando all’esperienza epica, mi sono fatta una bella risata.
L’abito di Valentino è tornato dalla lavanderia: non si è ristretto, non ha stinto, e fatta eccezione per quelle piccole ombre simili a gocce di pioggia che sono rimaste vicino alla scollatura, direi che è come nuovo. Ma sottolineo il condizionale.
Il computer di Ringhio, invece, è quasi da buttare. Me lo ha comunicato per telefono, dopo una seria di p****a t***a.
Io ho deglutito, le ho chiesto di calmarsi e di raccontarmi tutto per filo e per segno.
“Amo... hanno hackerato Ciro!”
C’è chi, prima di avere un figlio, fa pratica con i cani — come la sottoscritta — e chi preferisce usare la tecnologia, ma di fatto, Ringhio ha battezzato il suo PC.
Quando lo ha portato dai tecnici, erano in fibrillazione: non avevano mai visto un virus così letale.
Non vorrei sembrare esagerata, ma questo è un attacco a tutti gli effetti.
Qualcuno si è impossessato degli accessi di un marchio importante di moda, ha pescato una delle nostre mail, inviata due anni prima per iniziare una collaborazione con il blog, e ha risposto spendendoci un virus in formato zip. Se lo avessi aperto io dal telefono, tutti i miei file non ci sarebbero più. Ieri Instagram ha certificato il profilo, ora anche io ho il bollino blu, e sembra una coincidenza un po’ strana. Ma i tecnici sono riusciti a ripristinare la memoria e a recuperare tutti i dati: vorrà dire che mi toccherà festeggiare con un piatto di spaghetti alle zucchine della Cambusa.
Penso a loro continuamente, mattina, mezzogiorno e sera. Me ne farei un piatto anche ora.
“Mamma... abbiamo appena fatto colazione...” mi ricorda Emma.
“Lo so, ma sono buonissimi. E poi ho deciso che Prêt-à-bébé diventerà un best seller: devo tenermi in forze.”
Mia figlia ride. Non capisco se per la battuta o per la faccenda del best seller: meglio rimanere nel dubbio.
Con certezza, invece, ricorderò per sempre questa vacanza con Emma.
I nostri bagni al mare in cui mi chiede con insistenza di farla ridere, di raccontarle gli aneddoti della mia vacanza in Sicilia quando avevo la sua età, di ripeterle i piatti tipici in lingua originale. Le nostre cenette divertenti, le chiacchierate con le persone del paese che ormai conosciamo da anni, e con quelle che abbiamo appena conosciuto. I baci, gli abbracci e le lacrime che lascio qui, ogni volta che giunge il momento dei saluti. Ma più di tutto, non dimenticherò la frase di Emma, pronunciata la mattina prima della partenza: “Mamma, possiamo fare il replay?”
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«Non ce la farete a ricacciarci in casa»: l'editoriale di Silvia Grilli
Le Olimpiadi sono finite ma non riesco a smettere di ascoltare Eileen Gu, un oro e due argenti per la Cina a Milano Cortina 2026. È l’atleta più vincente nella storia dello sci acrobatico, modella, studentessa universitaria a Stanford. Dopo le tre medaglie, ha detto: «Ciò che conta è poter mostrare al mondo ciò di cui sono capaci le donne».
RIPENSO A PIERRE DE COUBERTIN, FONDATORE DEI GIOCHI OLIMPICI, SECCAMENTE CONTRARIO ALLA PARTECIPAZIONE FEMMINILE ALLE OLIMPIADI. Sosteneva che noi servissimo solo a incoronare i vincitori maschi. Vedere gareggiare i nostri corpi sarebbe stato uno spettacolo osceno e inadeguato. Con la sua bellezza e il suo talento, Gu se lo sarebbe mangiato vivo, come si è mangiata il giornalista che, dopo le sue prime due medaglie, le ha chiesto come mai avesse vinto solo l’argento. Lei gli ha riso in faccia con il suo bel viso sfrontato: «Sono la sciatrice acrobatica più decorata della storia, sto compiendo imprese mai fatte prima, mostrando lo sci migliore. La sua prospettiva è ridicola».
LA AMO. SE RICORDO COM’ERO TIMIDA IO A 22 ANNI, MI SENTO MALE. ALLA SUA ETÀ CAMMINAVO RASENTANDO I MURI. NON VOLEVO, NON PRETENDEVO. CI HO MESSO DECENNI A COMPLIMENTARMI (A VOLTE) PER CIÒ CHE FACCIO. ANZI, ANCORA SONO RILUTTANTE. E allora ascolto Gu. Sento la forza di Francesca Lollobrigida, che hanno cercato di ridurre a mamma e basta, perché «campionessa» per una donna è sempre troppo. Sento la gioia portentosa di Alysa Liu, che ha pattinato per se stessa, senza ascoltare nessuno, come voleva lei e ha vinto l’oro. Ascolto la libertà della pattinatrice Amber Glenn, che ci ha incantati al gala finale, e non ha mai smesso di esprimere le sue opinioni: «La gente ritiene che siamo solo atleti. “Pensa al tuo lavoro”, dicono. “Non parlare di politica”. Invece no, la politica ci riguarda tutti».
PERCIÒ MI DICO: AL NETTO DI TUTTO, NON VA COSÌ MALE PER NOI DONNE. La parità, con la partecipazione femminile a tutte le gare olimpiche, l’abbiamo raggiunta solo nel 2012. Ma voi avete visto quale spettacolo di forza, di consapevolezza, di autostima, non solo di grandissimo valore sportivo, ci hanno dato queste ragazze?
Sapete che c’è? Togliete pure la parola «consenso» dalla legge sullo stupro, togliete anche le quote rosa dai consigli di amministrazione come stanno facendo in America, lodateci pure solo quando siamo madri, oscurando tutti gli altri talenti. Rappresentateci pure come il vicepresidente americano J. D. Vance, che ostenta in giro la moglie alla quarta gravidanza come lezione di quello che dovrebbero fare le donne: ritirarsi dal lavoro e dare figli alla Patria. CONTINUATE PURE, MA IL SENTIERO È BEN SEGNATO. NON AVRÀ SUCCESSO LA VOSTRA RESTAURAZIONE. LE RAGAZZE NON VI ASCOLTANO PIÙ.
P.S. Gu è nata a San Francisco, ma ha scelto di competere per la Cina, il Paese di sua madre. Vance insiste che dovrebbe rappresentare l’America alle Olimpiadi. Come mai il più sfrenato dei nazionalisti improvvisamente vuole gli stranieri? Gu gli ha risposto: «Grazie J. D., ma se non vincessi non te ne importerebbe». Esatto.
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Grazia celebra Sanremo 2026 con quattro cover esclusive dedicate a Elettra Lamborghini, Malika Ayane, Arisa e Levante
Il nuovo numero di Grazia, in uscita in tutte le edicole e su app dal 26 febbraio, celebra il Festival di Sanremo con uno speciale dedicato alle protagoniste della musica italiana. La rivista diretta da Silvia Grilli propone infatti quattro cover esclusive, dedicate ad Arisa, Malika Ayane, Levante ed Elettra Lamborghini.
“Quattro servizi fotografici esclusivi, quattro interviste, quattro diverse copertine rimarcano la forza di Grazia e il talento di queste artiste. Così celebriamo il rito nazionale del Festival di Sanremo”, dichiara la direttrice Silvia Grilli.
Arisa porta sul palcoscenico la sua vita, tra gioia, dolore e l’oceano della passione, in quella che definisce la sua “favola”. Malika Ayane torna a Sanremo con una canzone d’amore che esplora la scoperta della normalità e della felicità, mentre Levante conquista con la sua passione travolgente. Elettra Lamborghini condivide invece la sua vita da Elettra, tra il cognome che porta e il desiderio costante di superare i propri limiti.
L’edizione di quest’anno è raccontata anche da Carlo Conti, tra le canzoni in gara, i grandi ospiti e le polemiche sul comico Andrea Pucci. Il direttore artistico svela poi la sua formula per lo show italiano più seguito, offrendo un punto di vista esclusivo dietro le quinte della kermesse musicale. Segue Michele Bravi, che torna sul palco dell’Ariston con la canzone Prima o Poi e lo spirito di chi, nell’ultimo anno, ha voltato pagina, andando in cerca di nuova musica e di sé stesso, senza perdere la voglia di emozionare.
Passando alla sezione 10 storie di cui parlare, Grazia affronta temi cruciali dell’attualità - dalle domande che feriscono le donne vittime di abusi al potere terapeutico dell’arte, dal coraggio civile alle riflessioni sulle quote rosa negli Stati Uniti - mentre nell’inchiesta Noi che a 30 anni siamo uniche dà voce ai trentenni di oggi, una generazione che sta ridefinendo priorità, ambizioni e modelli di riferimento, tra carriera, equilibrio personale e desiderio di autenticità.
La moda occupa uno spazio centrale nel numero, in perfetta sintonia con la Milano Fashion Week. Grazia intercetta l’energia e le aspettative di una momento cruciale per il sistema moda internazionale con uno speciale ricco di ispirazioni, tendenze e interpretazioni contemporanee. Dalle suggestioni british al ritorno dell’estetica Anni 70, dal rosso ribelle ai giochi di contrasti più sofisticati, il racconto si sviluppa tra passerelle ideali e street style, accessori e pagine shopping pensate per tradurre i trend in scelte concrete.
Chiudono l’edizione le pagine dedicate alla bellezza, con un focus sul make-up primaverile e sugli incontri che dimostrano come la collaborazione possa diventare forza condivisa.
Ma il Festival e la moda si vivono anche online: sul sito e i canali social di Grazia, i lettori e gli utenti potranno seguire tutto in tempo reale, scoprire il backstage, ammirare i look delle star, approfondire interviste e curiosità dagli eventi più esclusivi e lasciarsi ispirare dai trend della moda, per un’esperienza digitale completa che integra musica, stile e lifestyle e amplifica il dialogo con la fashion week milanese.
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Krug e Max Richter traducono in musica un'annata di emozioni
Un concerto straordinario per celebrare un’annata straordinaria. Siamo nella Roundhouse di Londra, a Camden Town. È il 10 febbraio e seduto al pianoforte c’è il compositore Max Richter, uno dei talenti più acclamati della musica contemporanea.
In prima fila ad applaudirlo ci sono volti noti come gli attori Pierce Brosnan, Lily James e Kristin Scott Thomas, ma anche Olivier Krug, sesta generazione della famiglia e ambasciatore della Maison. Accanto a loro, anzi accanto a ogni componente della platea, ci sono tre calici che verranno riempiti per ogni brano di questa esibizione unica.
Si tratta del nuovo capitolo del viaggio musicale che Krug ha chiamato Every Note Counts, ogni nota conta, affidando a un musicista di fama mondiale il compito di tradurre in musica lo spirito delle sue cuvée.
Richter ha intrapreso un viaggio nel tempo verso un anno straordinario per tanti motivi diversi, il 2008. Ve lo ricordate? L’elezione alla Casa Bianca di Barack Obama, la grande crisi finanziaria globale, Katy Perry che impazzava nelle radio con I Kissed a Girl. Quella del 2008 fu un'annata straordinaria anche in Champagne: nelle campagne francesi l'inverno fu freddo, l'estate clemente, e il sole tornò proprio al momento giusto, in settembre, pochi giorni prima della vendemmia.
«È molto raro assistere a un allineamento dei pianeti così perfetto da offrirci tre “movimenti” nella stessa stagione. La missione di Krug è creare ogni anno una prestige cuvée che sia come una sinfonia, ma non sempre possiamo avere altre storie da raccontare come accaduto nel 2008», dice Julie Cavil, Chef de Cave di Maison Krug. «Le condizioni fresche, i contrasti morbidi e una maturazione lenta e costante hanno permesso alle uve di svilupparsi con un equilibrio e una precisione straordinari. I vini che ne nascono incarnano eleganza, verticalità e un'austera, sottile compostezza».
Grazie anche a quelle uve maturate in una stagione senza precedenti Cavil ha creato tre cuvées: il Krug Clos d'Ambonnay 2008, nato da un solo pregiatissimo appezzamento di Pinot Noir; il Krug 2008, il millesimato che celebra il carattere distintivo di quell'anno particolare; e il Krug Grande Cuvée 164ème Édition, assemblaggio di oltre 120 singoli vini di oltre 10 annate diverse.
Max Richter ha risposto a queste creazioni componendo tre brani musicali originali ispirati a ciascun vino:Clarity, dove i protagonisti sono gli strumenti solisti che raccontano un solo terreno, una singola uva e un singolo anno; Ensemble, un crescendo armonico che suona come un dialogo tra più voci; e Sinfonia, dove la pienezza dell’orchestra va a riecheggiare la ricchezza che compone il Krug Grande Cuvée 164ème Édition.
Per dare vita a questa creazione Richter ha visitato le proprietà Krug a Reims e Ambonnay, in Francia. Ha passeggiato tra le vigne, messo le mani nella terra, osservato la curva della luce che accarezza i grappoli. Cavil ha poi fatto visita alla casa laboratorio del compositore, immerso nella natura dell'Oxfordshire, in Gran Bretagna. Nelle apparecchiature dello studio musicale, nei canali dei mixer, ha quasi riconosciuto i filari delle sue amate vigne.
Entrambi hanno trovato similitudini tra i loro mondi: «Il mio lavoro è fatto di materiali che sono gli stessi da secoli», dice Richter, «è una continua connessione tra il presente e il passato, ma alla fine lavoriamo tutti con ciò che non conosciamo: Julie non sa che cosa la terra darà ogni anno e questo è il prezzo della scoperta. Ed è molto stimolante». Continua Richter: «Il lavoro creativo è come metà di una conversazione. Fai una domanda e aspetti la risposta di chi hai davanti. Quello che ottieni lo chiamiamo cultura».
Il risultato dell’incontro tra cuvées de prestige e musica è ora a disposizione di tutti con il trio di champagne chiamati Krug from Soloist to Orchestra in 2008 - Act 2. Un’armonia nuova che si può cominciare a conoscere guardando il documentario disponibile qui e ascoltare anche sulle principali piattaforme di streaming. Un invito a vivere ogni esperienza con la lentezza che merita. E immergersi nella musica con un calice in mano per sentire profumi tra le note musicali, accompagnati dalla luce che ha dato vita a un'annata indimenticabile.
Nelle foto, dall'alto:
Max Richter in concerto a Londra
Max Richter con le tre Cuvées de Prestige Krug
Max Richter con Julie Cavil, Chef de Cave di Krug
Un'altra immagine del concerto di Londra
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«Sorridi e fa' la brava, sei una donna»: l'editoriale di Silvia Grilli
Alzi la mano la donna che non si è mai sentita dire: «Dovresti sorridere di più». Kaitlan Collins, giornalista dell’emittente televisiva CNN, ha chiesto a Donald Trump: «Che cosa risponde alle vittime di Jeffrey Epstein, che chiedono giustizia?».
TRUMP, CHE COMPARE IN PIÙ DI 5.300 DOCUMENTI DELL’INCHIESTA SULLA RETE DI POTENTI CHE ABUSAVA DI RAGAZZINE MINORENNI, L’HA ATTACCATA: «Sei pessima, la peggiore reporter. Non mi stupisco che la CNN sia così svalutata. È colpa di gente come te».
Rivolgendosi al suo staff e agli altri cronisti, che assistevano senza proferire parola, il presidente ha aggiunto: «Sapete, è giovane». Poi, ancora a Collins: «Non penso di averti mai vista sorridere. Ti conosco da 10 anni. Non ho mai visto un sorriso sul tuo viso».
MENTRE GUARDAVO LA SCENA, MI SONO SENTITA RIBOLLIRE. NON PERCHÉ FOSSE SCONVOLGENTE. MA PERCHÉ NON LO ERA. Alle donne viene insegnato sin da bambine a essere docili, accoglienti, affettuose. Per tutta la vita ci fanno credere che la migliore versione di noi stesse sia fare sentire gli altri a proprio agio.
Sorridere esprime obbedienza. Il presidente avrebbe voluto che Collins lo facesse. SORRIDI, FAMMI CREDERE CHE IO TI PIACCIA. PORGIMI DOMANDE COMPIACENTI COME MI PORTERESTI LA COLAZIONE IN CAMERA.
La nostra società trova sempre giustificazioni ai peggiori comportamenti maschili. Ci sono volute più di mille vittime prima che l’America capisse che il finanziere Epstein non fosse un aitante libertino con amici influenti, tra cui lo stesso Trump. No, era un predatore seriale, con un’organizzazione finalizzata all’abuso sessuale e al traffico di minorenni.
Eppure, ancora oggi il problema non sono il pedofilo e i compagni di merende. Trump zittisce una giornalista che esige da lui la verità. INSEGNIAMO ALLE NOSTRE FIGLIE CHE AVERE UNA VOCE È PIÙ IMPORTANTE CHE ESSERE AMABILI.
Nessuno chiederebbe a un maschio perché non sorride. Un uomo austero è sinonimo di solennità. Ma Collins è una donna. DOVREMMO MOSTRARCI BELLE CONTENTE ANCHE QUANDO CHIEDIAMO GIUSTIZIA PER VIOLENZE SESSUALI. E COMUNQUE NON SAREMMO MAI ABBASTANZA DOCILI DA MERITARE IL PERDONO PER AVER SFIDATO GLI UOMINI.
ALLE LETTRICI E AI LETTORI
Da questo numero, Grazia si rinnova. Rafforza il suo punto di vista, evolve in autorevolezza e ricercatezza. Nell’epoca della velocità dei social media, diventa quindicinale, privilegiando l’affidabilità e la competenza, storie vere e verificate, la moda più desiderabile, il tempo per la lettura. Cambiamo, ma non cambiamo l’anima. Resteremo quello che siamo: amanti della libertà e della bellezza. Buona lettura. Scrivetemi che cosa ne pensate. Un abbraccio.
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