Claudia Cardinale: nata libera

Da ragazza Claudia Cardinale voleva fare l’esploratrice, invece ha recitato accanto ai grandi divi diventando il simbolo del fascino italiano. E ora che si prepara al ritorno in tv, racconta a Catherine Spaak perché nessun uomo ha mai potuto
chiuderla in una gabbia

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Nel 1969, Claudia Cardinale e io siamo state protagoniste del film Certo, certissimo, anzi... probabile di Marcello Fondato. All’epoca Claudia era timidissima, diffidente e sembrava custodire un mondo misterioso, tutto suo. Era ostaggio di un contratto in esclusiva con un produttore cinematografico che le imponeva molte regole di comportamento e le vietava di  ingrassare, parlare con estranei, stare da sola, frequentare persone al di fuori della cerchia autorizzata, vestire come voleva, tagliarsi i capelli, uscire di sera. A sorvegliarla, e riferire ogni suo gesto, c’era una corte attentamente selezionata composta dal suo truccatore, la sua parrucchiera, la sua sarta, il suo autista e la sua segretaria che la seguivano passo passo, ognuno addestrato a controllarla ma anche pronto a origliare, spiare e riferire tutto ciò che gli altri, sul set del film, dicevano di lei, di noi. O a inventarselo. Io, incurante di quei divieti, mi avvicinai a Claudia scavalcando tutti e la invitai a pranzare da sola con me durante le pause della lavorazione. Un suo rifiuto avrebbe probabilmente provocato un incidente diplomatico e rischiava di divenire notizia ghiotta per la stampa, che non vedeva l’ora d’inventarsi dissapori e rivalità fra noi, ma fu così che, dopo aver tirato accuratamente tutte le tendine del mio camper-camerino, iniziò la nostra amicizia. Claudia è molto diversa dalla star che tutti credono di conoscere. In lei, figlia del deserto (è nata 77 anni fa a La Goletta, in Tunisia) brucia la fiamma della propria libertà, sonnecchia la follia della piccola selvaggia che un tempo correva a perdifiato a piedi nudi sulle dune di sabbia, l’indomita adolescente che voleva essere più potente dei maschi. Nessuno, credo, potrà mai dire di averla vista piangere. Molti attendono il suo ritorno in tv con una parte nella serie tv Il bello delle donne, in onda in autunno su Mediaset. Mentre in questi giorni ritorna nelle sale un classico, Rocco e i suoi fratelli girato nel 1960 da Luchino Visconti, dove Claudia era accanto ad Alain Delon: il film, restaurato con l’intervento, tra gli altri, della Fondazione Martin Scorsese e di Gucci, è stata accolto da una pioggia di applausi, un anno fa, al Festival di Cannes. Ma torniamo alla pellicola che abbiamo girato insieme.

Che ricordi hai di quel periodo? Allora non accadeva spesso che due attrici protagoniste dello stesso film fossero anche amiche.
 «Anticipavamo i tempi anche con un finale sorprendente per l’epoca: i nostri fidanzati che scappavano assieme su una barca a vela. L’essere gay era davvero tabù. Lo ricordo come un film molto divertente».

Eri estremamente timida. Lo sei rimasta?
«Sì. La mia voce è ancora bassa e rauca perché da ragazza non parlavo mai, preferivo fare a botte con i ragazzi. E volevo sempre dimostrare che le donne erano le più forti».

Vincevi sempre tu?
«Sì, ero proprio matta».

Pensi che per ciascuno di noi ci sia un destino che debba compiersi?
«Esatto, è il “Maktub” che in arabo vuol dire “scritto nel destino”. Tutto quello che ti deve succedere è già deciso nel cielo. La cosa incredibile è che io non volevo assolutamente fare il cinema. Volevo diventare un’esploratrice. È stato mio padre a spingermi a fare il mio primo film, con Omar Sharif, mentre frequentavo ancora la scuola».

Quando hai cominciato ad amare la tua professione?
«All’inizio parlavo solamente francese - sono nata in Tunisia – ed ero sempre doppiata in italiano, poi con Mario Monicelli in I soliti ignoti ho recitato con la mia voce. Ho fatto 154 film e ne farò altri tre prossimamente. Ma questo lavoro ha incominciato a piacermi quando mi sono resa conto che con ogni ruolo potevo avere un’altra vita e mi è sembrato fantastico poterne vivere così tante».

Non ti sei mai stancata dei tuoi personaggi?
«No. Non hai idea di quanti copioni continuo a ricevere. Per me conta più di tutto la storia, anche come è scritta.Se non mi piace subito, rifiuto. E non è solamente il nome del regista che mi interessa».

Hai detto che per fare l’attrice bisogna essere molto forti interiormente. Lo sei sempre stata?
«Quando si recita si deve diventare un’altra persona per tante settimane e quando finisce il film è necessario tornare a essere se stessi. Molte persone si perdono nella finzione di un ruolo e si montano la testa quando hanno successo. Io vado in giro da sola per le strade, faccio shopping, entro nei negozi, compro i giornali ogni mattina. Non mi piace l’idea di avere delle guardie del corpo, non ne ho mai volute».

Nella vita di molti artisti spesso subentrano problemi di dipendenza da alcol e da droghe, credono che sia il modo giusto per superare l’ansia, la paura del fallimento e del declino. È davvero un reale pericolo che si corre facendo questo mestiere?
«Sì, è vero. Fin dall’inizio della mia carriera ho sentito il bisogno di restare con i piedi per terra e di rispettare me stessa. Per questo è necessario essere molto forti psicologicamente. Personalmente non mi sono mai sentita veramente in difficoltà, non sono mai stata una persona fragile. Sono del segno zodiacale dell’Ariete, siamo tipi resistenti e stimolati dalle avversità. Mi è stata annunciata la morte dei miei genitori mentre stavo per entrare in scena in teatro: puoi immaginare quello che ho provato, ho superato lo choc emotivo grazie ai miei compagni di palcoscenico. L’amicizia e la solidarietà sono fondamentali nella mia vita».

Hai molti amici nel mondo dello spettacolo?
«Sì, come Jean-Paul Belmondo e Alain Delon. Con Rock Hudson, quando vivevo e lavoravo a Los Angeles, facemmo finta di avere una relazione perché lui in realtà era gay e in America all’epoca era davvero uno scandalo. Rock era una persona straordinaria, un uomo di grandi qualità».

In Italia il costume e la morale sono cambiati negli ultimi 20 anni ma rimangono ancora molti pregiudizi. Che cosa ti colpisce maggiormente quando torni nel nostro Paese?
«La Francia è sempre stata molto più avanti riguardo all’omosessualità. Da tempo ho scelto di difendere i gay perché non accetto i pregiudizi e le discriminazioni nei loro confronti».

A che cosa hai dovuto rinunciare per proteggere la tua carriera ?
«A nulla. Ho avuto un solo uomo importante: Pasquale Squitieri. E con i miei due figli (Claudine Squitieri, 36 anni, e Patrick, 59, nato dal suo legame con il produttore Franco Cristaldi, ndr) ho un bellissimo rapporto».

Negli Anni 60 e 70 avevi un contratto ferreo con il produttore cinematografico Franco Cristaldi, che ti lasciava poche libertà di scelta e di azioni.
«Sì, è stato molto duro ed ero retribuita mensilmente esattamente come un’impiegata».

Non ti sentivi prigioniera durante quegli anni?
«Sì, mi dava enormemente fastidio e per di più, quando ho incontrato Pasquale e me ne sono innamorata, mi sono resa conto, dopo aver girato una cinquantina di film, che non avevo un soldo in banca. Quando ho rescisso quel contratto mi sono liberata».

Accetti d’ invecchiare serenamente?
«Sì. Non ho mai voluto farmi un lifting o cose del genere. D’invecchiare non m’importa niente. È normale che passi il tempo e non lo si può fermare».

Ci sono cose che vorresti non avere mai fatto nella tua vita?
«No. Sono stata molto fortunata a vivere durante gli Anni 60, periodo straordinario per il cinema italiano. Ho avuto il privilegio di lavorare con i più grandi e prestigiosi registi dell’epoca in tutto il mondo. Davvero non ho nessun rimpianto».

Quanto ha contato la tua bellezza?
«Non mi sono mai considerata bella. Sono sempre stata una persona normale».

Appari solare, luminosa, piena di vitalità eppure nei tuoi occhi affiora qualcosa di segreto e malinconico.
«Il primo articolo su di me era dello scrittore Pier Paolo Pasolini e parlava proprio del mio sguardo che definiva misterioso. Forse avete ragione tutti e due. La mia vita privata appartiene solo a me e l’ho sempre difesa».

Negli anni del femminismo abbiamo lottato per i nostri diritti e preso coscienza della nostra capacità di autonomia e d’indipendenza. Che cosa pensi dei tantissimi casi di femminicidi che attualmente riempiono le cronache italiane?
«C’è una violenza sconvolgente. Conosco una donna che è stata bruciata viva dal suo compagno, per fortuna non è morta. Ho conosciuto Kim Phuk, la bambina, ora donna, che è apparsa su tanti giornali nel mondo mentre scappava nuda, terrorizzata dall’esplosione di una bomba al napalm in Vietnam. Poco tempo fa, sono andata in Siria, ho attraversato il deserto per arrivare all’antica città romana di Palmira, una volta chiamata “Sposa del deserto”. Lì ho conosciuto l’archeologo che era stato capo della direzione generale delle antichità per più di 50 anni, Khaled Assad. Quando sono tornata in Francia, ho saputo che i militanti sunniti radicali della corrente ultra ortodossa dell’Islam lo avevano decapitato e appeso il suo corpo a una colonna dopo avere devastato e distrutto tutte le statue. È stato un trauma e sono stata malissimo per giorni».

Provi nostalgia per qualcuno o per qualcosa?
«Mi rattrista non potere più tornare in Tunisia, prima ci andavo spesso. Sono nata in Africa, sai, e mi manca la sua magia».

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«Non ce la farete a ricacciarci in casa»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

Le Olimpiadi sono finite ma non riesco a smettere di ascoltare Eileen Gu, un oro e due argenti per la Cina a Milano Cortina 2026. È l’atleta più vincente nella storia dello sci acrobatico, modella, studentessa universitaria a Stanford. Dopo le tre medaglie, ha detto: «Ciò che conta è poter mostrare al mondo ciò di cui sono capaci le donne».

RIPENSO A PIERRE DE COUBERTIN, FONDATORE DEI GIOCHI OLIMPICI, SECCAMENTE CONTRARIO ALLA PARTECIPAZIONE FEMMINILE ALLE OLIMPIADI. Sosteneva che noi servissimo solo a incoronare i vincitori maschi. Vedere gareggiare i nostri corpi sarebbe stato uno spettacolo osceno e inadeguato. Con la sua bellezza e il suo talento, Gu se lo sarebbe mangiato vivo, come si è mangiata il giornalista che, dopo le sue prime due medaglie, le ha chiesto come mai avesse vinto solo l’argento. Lei gli ha riso in faccia con il suo bel viso sfrontato: «Sono la sciatrice acrobatica più decorata della storia, sto compiendo imprese mai fatte prima, mostrando lo sci migliore. La sua prospettiva è ridicola».

LA AMO. SE RICORDO COM’ERO TIMIDA IO A 22 ANNI, MI SENTO MALE. ALLA SUA ETÀ CAMMINAVO RASENTANDO I MURI. NON VOLEVO, NON PRETENDEVO. CI HO MESSO DECENNI A COMPLIMENTARMI (A VOLTE) PER CIÒ CHE FACCIO. ANZI, ANCORA SONO RILUTTANTE. E allora ascolto Gu. Sento la forza di Francesca Lollobrigida, che hanno cercato di ridurre a mamma e basta, perché «campionessa» per una donna è sempre troppo. Sento la gioia portentosa di Alysa Liu, che ha pattinato per se stessa, senza ascoltare nessuno, come voleva lei e ha vinto l’oro. Ascolto la libertà della pattinatrice Amber Glenn, che ci ha incantati al gala finale, e non ha mai smesso di esprimere le sue opinioni: «La gente ritiene che siamo solo atleti. “Pensa al tuo lavoro”, dicono. “Non parlare di politica”. Invece no, la politica ci riguarda tutti».

PERCIÒ MI DICO: AL NETTO DI TUTTO, NON VA COSÌ MALE PER NOI DONNE. La parità, con la partecipazione femminile a tutte le gare olimpiche, l’abbiamo raggiunta solo nel 2012. Ma voi avete visto quale spettacolo di forza, di consapevolezza, di autostima, non solo di grandissimo valore sportivo, ci hanno dato queste ragazze?

Sapete che c’è? Togliete pure la parola «consenso» dalla legge sullo stupro, togliete anche le quote rosa dai consigli di amministrazione come stanno facendo in America, lodateci pure solo quando siamo madri, oscurando tutti gli altri talenti. Rappresentateci pure come il vicepresidente americano J. D. Vance, che ostenta in giro la moglie alla quarta gravidanza come lezione di quello che dovrebbero fare le donne: ritirarsi dal lavoro e dare figli alla Patria. CONTINUATE PURE, MA IL SENTIERO È BEN SEGNATO. NON AVRÀ SUCCESSO LA VOSTRA RESTAURAZIONE. LE RAGAZZE NON VI ASCOLTANO PIÙ.

P.S. Gu è nata a San Francisco, ma ha scelto di competere per la Cina, il Paese di sua madre. Vance insiste che dovrebbe rappresentare l’America alle Olimpiadi. Come mai il più sfrenato dei nazionalisti improvvisamente vuole gli stranieri? Gu gli ha risposto: «Grazie J. D., ma se non vincessi non te ne importerebbe». Esatto.

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Grazia celebra Sanremo 2026 con quattro cover esclusive dedicate a Elettra Lamborghini, Malika Ayane, Arisa e Levante

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In edicola dal 26 febbraio, il nuovo numero propone approfondimenti sulle protagoniste di Sanremo e Carlo Conti, con un ampio speciale moda in vista della Milano Fashion Week

Il nuovo numero di Grazia, in uscita in tutte le edicole e su app dal 26 febbraio, celebra il Festival di Sanremo con uno speciale dedicato alle protagoniste della musica italiana. La rivista diretta da Silvia Grilli propone infatti quattro cover esclusive, dedicate ad Arisa, Malika Ayane, Levante ed Elettra Lamborghini.

“Quattro servizi fotografici esclusivi, quattro interviste, quattro diverse copertine rimarcano la forza di Grazia e il talento di queste artiste. Così celebriamo il rito nazionale del Festival di Sanremo”, dichiara la direttrice Silvia Grilli.

Arisa porta sul palcoscenico la sua vita, tra gioia, dolore e l’oceano della passione, in quella che definisce la sua “favola”. Malika Ayane torna a Sanremo con una canzone d’amore che esplora la scoperta della normalità e della felicità, mentre Levante conquista con la sua passione travolgente. Elettra Lamborghini condivide invece la sua vita da Elettra, tra il cognome che porta e il desiderio costante di superare i propri limiti.

L’edizione di quest’anno è raccontata anche da Carlo Conti, tra le canzoni in gara, i grandi ospiti e le polemiche sul comico Andrea Pucci. Il direttore artistico svela poi la sua formula per lo show italiano più seguito, offrendo un punto di vista esclusivo dietro le quinte della kermesse musicale. Segue Michele Bravi, che torna sul palco dell’Ariston con la canzone Prima o Poi e lo spirito di chi, nell’ultimo anno, ha voltato pagina, andando in cerca di nuova musica e di sé stesso, senza perdere la voglia di emozionare.

Passando alla sezione 10 storie di cui parlare, Grazia affronta temi cruciali dell’attualità - dalle domande che feriscono le donne vittime di abusi al potere terapeutico dell’arte, dal coraggio civile alle riflessioni sulle quote rosa negli Stati Uniti - mentre nell’inchiesta Noi che a 30 anni siamo uniche dà voce ai trentenni di oggi, una generazione che sta ridefinendo priorità, ambizioni e modelli di riferimento, tra carriera, equilibrio personale e desiderio di autenticità.

La moda occupa uno spazio centrale nel numero, in perfetta sintonia con la Milano Fashion Week. Grazia intercetta l’energia e le aspettative di una momento cruciale per il sistema moda internazionale con uno speciale ricco di ispirazioni, tendenze e interpretazioni contemporanee. Dalle suggestioni british al ritorno dell’estetica Anni 70, dal rosso ribelle ai giochi di contrasti più sofisticati, il racconto si sviluppa tra passerelle ideali e street style, accessori e pagine shopping pensate per tradurre i trend in scelte concrete.

Chiudono l’edizione le pagine dedicate alla bellezza, con un focus sul make-up primaverile e sugli incontri che dimostrano come la collaborazione possa diventare forza condivisa.

Ma il Festival e la moda si vivono anche online: sul sito e i canali social di Grazia, i lettori e gli utenti potranno seguire tutto in tempo reale, scoprire il backstage, ammirare i look delle star, approfondire interviste e curiosità dagli eventi più esclusivi e lasciarsi ispirare dai trend della moda, per un’esperienza digitale completa che integra musica, stile e lifestyle e amplifica il dialogo con la fashion week milanese.

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Krug e Max Richter traducono in musica un'annata di emozioni

Krug e Max Richter
Il grande compositore firma per la maison tre brani musicali che celebrano il 2008. Da abbinare a tre cuvées de prestige molto speciali

Un concerto straordinario per celebrare un’annata straordinaria. Siamo nella Roundhouse di Londra, a Camden Town. È il 10 febbraio e seduto al pianoforte c’è il compositore Max Richter, uno dei talenti più acclamati della musica contemporanea.

In prima fila ad applaudirlo ci sono volti noti come gli attori Pierce Brosnan, Lily James e Kristin Scott Thomas, ma anche Olivier Krug, sesta generazione della famiglia e ambasciatore della Maison. Accanto a loro, anzi accanto a ogni componente della platea, ci sono tre calici che verranno riempiti per ogni brano di questa esibizione unica.

Krug e Max Richter (2)

Si tratta del nuovo capitolo del viaggio musicale che Krug ha chiamato Every Note Counts, ogni nota conta, affidando a un musicista di fama mondiale il compito di tradurre in musica lo spirito delle sue cuvée. 

Richter ha intrapreso un viaggio nel tempo verso un anno straordinario per tanti motivi diversi, il 2008. Ve lo ricordate? L’elezione alla Casa Bianca di Barack Obama, la grande crisi finanziaria globale, Katy Perry che impazzava nelle radio con I Kissed a Girl. Quella del 2008 fu un'annata straordinaria anche in Champagne: nelle campagne francesi l'inverno fu freddo, l'estate clemente, e il sole tornò proprio al momento giusto, in settembre, pochi giorni prima della vendemmia. 

«È molto raro assistere a un allineamento dei pianeti così perfetto da offrirci tre “movimenti” nella stessa stagione. La missione di Krug è creare ogni anno una prestige cuvée che sia come una sinfonia, ma non sempre possiamo avere altre storie da raccontare come accaduto nel 2008», dice Julie Cavil, Chef de Cave di Maison Krug. «Le condizioni fresche, i contrasti morbidi e una maturazione lenta e costante hanno permesso alle uve di svilupparsi con un equilibrio e una precisione straordinari. I vini che ne nascono incarnano eleganza, verticalità e un'austera, sottile compostezza». 

Grazie anche a quelle uve maturate in una stagione senza precedenti Cavil ha creato tre cuvées: il Krug Clos d'Ambonnay 2008, nato da un solo pregiatissimo appezzamento di Pinot Noir; il Krug 2008, il millesimato che celebra il carattere distintivo di quell'anno particolare; e il Krug Grande Cuvée 164ème Édition, assemblaggio di oltre 120 singoli vini di oltre 10 annate diverse.  

Max Richter ha risposto a queste creazioni componendo tre brani musicali originali ispirati a ciascun vino:Clarity, dove i protagonisti sono gli strumenti solisti che raccontano un solo terreno, una singola uva e un singolo anno; Ensemble, un crescendo armonico che suona come un dialogo tra più voci; e Sinfonia, dove la pienezza dell’orchestra va a riecheggiare la ricchezza che compone il Krug Grande Cuvée 164ème Édition. 

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Per dare vita a questa creazione Richter ha visitato le proprietà Krug a Reims e Ambonnay, in Francia. Ha passeggiato tra le vigne, messo le mani nella terra, osservato la curva della luce che accarezza i grappoli. Cavil ha poi fatto visita alla casa laboratorio del compositore, immerso nella natura dell'Oxfordshire, in Gran Bretagna. Nelle apparecchiature dello studio musicale, nei canali dei mixer, ha quasi riconosciuto i filari delle sue amate vigne.  

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Entrambi hanno trovato similitudini tra i loro mondi: «Il mio lavoro è fatto di materiali che sono gli stessi da secoli», dice Richter, «è una continua connessione tra il presente e il passato, ma alla fine lavoriamo tutti con ciò che non conosciamo: Julie non sa che cosa la terra darà ogni anno e questo è il prezzo della scoperta. Ed è molto stimolante». Continua Richter: «Il lavoro creativo è come metà di una conversazione. Fai una domanda e aspetti la risposta di chi hai davanti. Quello che ottieni lo chiamiamo cultura». 

Il risultato dell’incontro tra cuvées de prestige e musica è ora a disposizione di tutti con il trio di champagne chiamati Krug from Soloist to Orchestra in 2008 - Act 2. Un’armonia nuova che si può cominciare a conoscere guardando il documentario disponibile qui e ascoltare anche sulle principali piattaforme di streaming. Un invito a vivere ogni esperienza con la lentezza che merita. E immergersi nella musica con un calice in mano per sentire profumi tra le note musicali, accompagnati dalla luce che ha dato vita a un'annata indimenticabile. 

Nelle foto, dall'alto:

Max Richter in concerto a Londra
Max Richter con le tre Cuvées de Prestige Krug
Max Richter con Julie Cavil, Chef de Cave di Krug
Un'altra immagine del concerto di Londra

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«Sorridi e fa' la brava, sei una donna»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

Alzi la mano la donna che non si è mai sentita dire: «Dovresti sorridere di più». Kaitlan Collins, giornalista dell’emittente televisiva CNN, ha chiesto a Donald Trump: «Che cosa risponde alle vittime di Jeffrey Epstein, che chiedono giustizia?».

TRUMP, CHE COMPARE IN PIÙ DI 5.300 DOCUMENTI DELL’INCHIESTA SULLA RETE DI POTENTI CHE ABUSAVA DI RAGAZZINE MINORENNI, L’HA ATTACCATA: «Sei pessima, la peggiore reporter. Non mi stupisco che la CNN sia così svalutata. È colpa di gente come te».

Rivolgendosi al suo staff e agli altri cronisti, che assistevano senza proferire parola, il presidente ha aggiunto: «Sapete, è giovane». Poi, ancora a Collins: «Non penso di averti mai vista sorridere. Ti conosco da 10 anni. Non ho mai visto un sorriso sul tuo viso».

MENTRE GUARDAVO LA SCENA, MI SONO SENTITA RIBOLLIRE. NON PERCHÉ FOSSE SCONVOLGENTE. MA PERCHÉ NON LO ERA. Alle donne viene insegnato sin da bambine a essere docili, accoglienti, affettuose. Per tutta la vita ci fanno credere che la migliore versione di noi stesse sia fare sentire gli altri a proprio agio.

Sorridere esprime obbedienza. Il presidente avrebbe voluto che Collins lo facesse. SORRIDI, FAMMI CREDERE CHE IO TI PIACCIA. PORGIMI DOMANDE COMPIACENTI COME MI PORTERESTI LA COLAZIONE IN CAMERA.

La nostra società trova sempre giustificazioni ai peggiori comportamenti maschili. Ci sono volute più di mille vittime prima che l’America capisse che il finanziere Epstein non fosse un aitante libertino con amici influenti, tra cui lo stesso Trump. No, era un predatore seriale, con un’organizzazione finalizzata all’abuso sessuale e al traffico di minorenni.

Eppure, ancora oggi il problema non sono il pedofilo e i compagni di merende. Trump zittisce una giornalista che esige da lui la verità. INSEGNIAMO ALLE NOSTRE FIGLIE CHE AVERE UNA VOCE È PIÙ IMPORTANTE CHE ESSERE AMABILI.

Nessuno chiederebbe a un maschio perché non sorride. Un uomo austero è sinonimo di solennità. Ma Collins è una donna. DOVREMMO MOSTRARCI BELLE CONTENTE ANCHE QUANDO CHIEDIAMO GIUSTIZIA PER VIOLENZE SESSUALI. E COMUNQUE NON SAREMMO MAI ABBASTANZA DOCILI DA MERITARE IL PERDONO PER AVER SFIDATO GLI UOMINI.

ALLE LETTRICI E AI LETTORI

Da questo numero, Grazia si rinnova. Rafforza il suo punto di vista, evolve in autorevolezza e ricercatezza. Nell’epoca della velocità dei social media, diventa quindicinale, privilegiando l’affidabilità e la competenza, storie vere e verificate, la moda più desiderabile, il tempo per la lettura. Cambiamo, ma non cambiamo l’anima. Resteremo quello che siamo: amanti della libertà e della bellezza. Buona lettura. Scrivetemi che cosa ne pensate. Un abbraccio.