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Allo stadio con la pistola

Allo stadio con la pistola

foto di Silvia Grilli Silvia Grilli — 8 Maggio 2014

Tra i miei difetti c’è anche quello di essere juventina.

Silvia Grilli

Tra i miei difetti c’è anche quello di essere juventina.
In casa mia lo siamo tutti e tre. Mia figlia Anna, due anni, quando sente nominare la Juve alza le braccia e grida goal. Siamo in festa per lo scudetto, ma esprimo un desiderio: portare tra qualche anno mia figlia allo stadio senza finire tra opposte fazioni di criminali. In America si va alle partite come a una scampagnata, con Coca-Cola e bambini e anche quando si perde è una festa.

Invece, sabato 3 maggio, per la finale di Coppa Italia tra il Napoli e la Fiorentina a Roma ci sono stati 10 feriti, uno dei quali gravissimo dopo essere stato colpito da un proiettile, poi bombe carta, fumogeni, fischi all’inno di Mameli, campioni del calcio e polizia in ginocchio davanti agli ultrà per poter ricevere il via a cominciare la partita. Ora dicono tutti «mai più», ma dagli Anni 80 gli scontri nel calcio sono costanti, nell’ultimo campionato 114 partite sono finite a botte. Caro presidente del Consiglio Matteo Renzi, lei promette di lavorare per restituire il calcio alle famiglie, ma è rimasto in quello stadio il 3 maggio. Secondo me ha sbagliato.

Avrebbe dovuto andarsene, non si tratta con i facinorosi, non è sport quando c’è violenza. Negli Stati Uniti il proprietario della squadra dei Los Angeles Clippers è stato radiato dalla Lega della pallacanestro per frasi razziste, noi non possiamo continuare a giocare tra i colpi di pistola.      

© Riproduzione riservata

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