Perché i trami di Milano sono gialli?
Nel 1928 sui binari milanesi appare qualcosa di nuovo: un tram dipinto di giallo, che rompe il dominio delle vecchie carrozze verdi. Nessuno parla ancora di design urbano, ma l’effetto è potentissimo.
Oggi quel colore è diventato una specie di firma grafica della città: lo vedete sui tram, sulle biciclette del BikeMi, su molti palazzi restaurati. Tecnicamente ha un codice preciso, RAL 1023. Ma la domanda resta: perché proprio questo giallo?
Che cos’è il giallo Milano, nato prima dei tram
Per capire i tram bisogna fare un passo indietro di almeno due secoli, ai tempi di Maria Teresa d’Austria. È allora che a Milano si impone il cosiddetto giallo Milano, chiamato anche giallo Maria Teresa.
L’amministrazione asburgica cerca un colore pratico per le facciate degli edifici. Serve un tono caldo ma abbastanza scuro da nascondere fuliggine, pioggia, smog. Meno intonaci da rifare, meno spese per tutti.
Questo giallo si diffonde nei cortili delle case di ringhiera, lungo le vie del centro, nei quartieri popolari. Colora il Palazzo Reale e il Teatro alla Scala, e resta intatto sulla facciata severa della Biblioteca Ambrosiana.
Quando arrivano i primi tram, a fine Ottocento, la città è insomma già gialla. Le vetture però no: come in molte altre città europee, le carrozze urbane sfoggiano una livrea decisamente più sobria, verde.
Dal verde al tram giallo: la scelta che cambia il paesaggio
Il cambio di rotta arriva negli anni Venti del Novecento. Tra il 1927 e il 1930 fanno il loro debutto le celebri vetture della serie 1500, le Ventotto, che molti di voi associano immediatamente a Milano.
Curiosamente, i primi prototipi non sono ancora gialli: escono dai depositi in una raffinata combinazione nocciola e crema, poi vengono ridipinti nel classico verde per uniformarsi al resto della flotta.
La svolta vera è il 1928, quando il Comune e l’ATM iniziano a usare il giallo Milano come nuova livrea ufficiale dei tram. Il ragionamento è semplice e geniale: lo stesso colore che riveste le facciate diventa quello dei mezzi che le attraversano.
C’è poi il lato pratico. Il giallo, soprattutto in versione un po’ scura e panna, risalta molto più di un verde su sfondo di asfalto e binari. Resta visibile anche nella luce morbida, spesso lattiginosa, della nebbia milanese.
Negli anni Settanta però una normativa nazionale impone ai mezzi pubblici italiani il cosiddetto arancio ministeriale. Anche i tram milanesi si adeguano: per qualche decennio la città perde la sua continuità cromatica, e le "Ventotto" arancioni sembrano quasi travestite.
Tra il 2007 e il 2008 l’ATM avvia un vero restauro filologico delle vetture storiche. Si torna alle tonalità giallo-crema ispirate alle prime prove degli anni Trenta, e pian piano anche i jumbotram e i nuovi Tramlink vengono dipinti nello stesso linguaggio cromatico.
Il giallo come identità: dai tram alle biciclette
Oggi il giallo Milano non serve più a nascondere la fuliggine dei comignoli ottocenteschi, ma a far riconoscere la città in un secondo. È diventato un vero codice visivo, usato come un logo a cielo aperto.
Lo ritrovate sulle biciclette del servizio BikeMi, sulle livree dei tram storici e di quelli nuovissimi, sulle campagne grafiche dell’azienda dei trasporti. Il codice RAL 1023 fa da filo conduttore tra passato asburgico e mobilità elettrica contemporanea.
Non tutti i tram però sono ancora gialli: qualche convoglio verde sopravvive, altri conservano tracce dell’arancio ministeriale. È una sorta di archivio viaggiante, che racconta come un’esigenza pratica sia diventata stile, e poi identità collettiva.
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