Abbiamo chiesto agli esperti qual è il momento migliore per annaffiare balconi e giardini durante un'ondata di calore: tutti mi hanno risposto questa stessa ora
Temperature oltre i 35 gradi, notti tropicali e balconi che sembrano piastre elettriche. Le ondate di caldo non stressano solo voi: anche piante e prato vanno in crisi. Secondo i dati dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, questi episodi estremi sono sempre più frequenti in Italia. E in queste condizioni l’errore più grave non è dare “poca” acqua, ma darla all’ora sbagliata.
Ma quindi, qual è il momento migliore per annaffiare balconi e giardini durante un'ondata di calore?
I professionisti non hanno dubbi. La regola è semplice: annaffiate all’alba.
L’ondata di caldo: perché l’orario è più importante della quantità
Quando l’aria è rovente, una parte enorme dell’acqua evapora prima ancora di arrivare alle radici. Il terreno, soprattutto nei vasi, può superare facilmente i 40 gradi: l’acqua che date nelle ore centrali si scalda subito e le radici non riescono ad assorbirla bene.
C’è poi il tema foglie: se le bagnate in pieno sole, tra gocce che funzionano da lente e shock termico, aumentate il rischio di bruciature. Non è un caso se molti comuni italiani, nelle ordinanze sul risparmio idrico, chiedono di annaffiare solo di notte o al primo mattino, quando l’acqua lavora davvero.
**Balconi e terrazzi pronti per l'estate in 10 minuti: il trucco naturale che vi fa risparmiare tempo**
(Continua sotto la foto)
Qual è il momento migliore per annaffiare balconi e giardini durante un'ondata di calore? La risposta degli esperti
Tutti gli esperti con cui abbiamo parlato indicano la stessa finestra temporale: tra le 5.30 e le 8.30 del mattino. In pratica, dovreste aver finito prima che il sole colpisca direttamente balcone o aiuole. Così riducete l’evaporazione, date tempo all’acqua di penetrare in profondità e lasciate che foglie e terreno si asciughino lentamente nel corso della giornata.
La sera è il “piano B”. Va bene solo dopo le 19, quando vasi e pavimento non sono più bollenti, e meglio se l’aria non è troppo umida. In quel caso bagnate esclusivamente alla base, evitando di lasciare le foglie bagnate per tutta la notte, perché aumentano i rischi di malattie fungine.
Fasce da evitare sempre, soprattutto in ondata di caldo: dalle 11 alle 17, e sui balconi esposti a sud o ovest anche fino alle 18.
Balconi e terrazzi bollenti: quanto e quante volte bagnare
Sul balcone le piante soffrono più che in giardino: poco terriccio, vasi che si surriscaldano, muri che rilasciano calore e tanto vento. Gli esperti di giardinaggio consigliano, per le piante da fiore in piena estate, una quantità d’acqua pari circa a un terzo del volume del vaso, data lentamente, lasciando che il terriccio si imbiba bene.
In ondata di caldo le piante in vaso possono avere bisogno di acqua ogni giorno, a volte anche due volte.
Regola pratica: innaffiate all’alba, poi verificate nel tardo pomeriggio con il famoso “test del dito”. Se a 2-3 centimetri di profondità il terriccio è secco e il vaso risulta leggerissimo sollevandolo, potete fare un secondo giro leggero tra le 20 e le 21. Vietatissimi, invece, sottovasi sempre pieni d’acqua e docce alle foglie a mezzogiorno.
Giardino e prato con 40 °C: profondità prima di tutto
In aiuole e orto, l’obiettivo non è “rinfrescare” la superficie ma portare l’acqua a 10-20 centimetri di profondità. Meglio quindi annaffiare meno spesso ma a lungo, sempre nelle prime ore del mattino, così il terreno trattiene l’umidità per buona parte della giornata.
Per il prato, i giardinieri suggeriscono di tenerlo leggermente più alto d’estate, tra 2,5 e 4 centimetri, e di non tagliare mai più di un terzo dell’altezza in una sola volta. In condizioni normali si può bagnare a giorni alterni, sempre prima delle 8. Nelle ondate di caldo estremo può servire un supporto serale leggero, ma da usare solo se il terreno è davvero asciutto e senza creare ristagni.
Come capire se le piante hanno davvero sete (e non state esagerando)
Tra “poca acqua” e “troppa acqua” la linea è sottile. Oltre al dito nel terriccio, guardate le foglie: se sono molli, si afflosciano nelle ore più calde e poi si riprendono la sera, la pianta ha sete. Se invece ingialliscono, diventano molli alla base e il terreno è sempre fradicio, state esagerando con l’irrigazione.
Per far durare l’acqua di più, gli esperti consigliano la pacciamatura: uno strato di 3-5 centimetri di corteccia, paglia, lapillo o argilla espansa sopra il terreno può ridurre l’evaporazione fino al 50 per cento e mantenere le radici più fresche. Funziona sia in giardino sia nei vasi. Aiuta anche scegliere contenitori chiari, usare teli ombreggianti leggeri nelle ore peggiori e, dove possibile, raccogliere l’acqua piovana in bidoni: è più gradita alle piante e vi permette di rispettare eventuali ordinanze senza sacrificarle.
© Riproduzione riservata