C'era d'aspettarselo. È l'unico commento possibile alla passerella giocosa e parodistica di Thom Browne. Non è facile discernere nel guazzabuglio dei riferimenti stilistici, che vanno dalla favola gotica all'iconografia elisabettiana, dall'orrido pop di Joker al feticismo. Ecco dunque le gole serrate nella gorgiera, le gonne rese scultoree dall'esagerata bombatura sui fianchi, le chiome su cui sembra essersi posata la polvere di una cipria secolare. E poi tutte le arricciature e i plissé, le concrezioni prominenti sulle vesti, i collettoni scenografici in cartapesta, i pizzi aristocratici da dama al confine tra la stravaganza e la follia conclamata. Una messa in scena che ride di se stessa. Ma che difficilmente strapperà un sorriso alla pragmatica compratrice di moda.

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