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Cesare Cremonini e il coraggio di ricominciare 

Cesare Cremonini e il coraggio di ricominciare 

foto di Giulia Biava Giulia Biava — 21 Ottobre 2026

La prima volta che ho ascoltato Cesare Cremonini dal vivo era giugno 2018. Lui aveva appena conquistato San Siro per la prima volta, e io avevo ventidue anni.
Cremonini Londra 1Cremonini Londra 2

La prima volta che ho ascoltato Cesare Cremonini dal vivo era giugno 2018. Lui aveva appena conquistato San Siro per la prima volta, e io avevo ventidue anni. Ero seduta nel posto più lontano (ed economico) dal palco, con una visuale persino limitata. 

Ieri, a Londra, l’ho ascoltato di nuovo, questa volta ero seduta praticamente di fronte a lui. Sono passati più di otto anni e, nel frattempo, siamo cambiati entrambi. È cambiata la sua musica, è cambiato il modo in cui l'ascolto io, ma forse è cambiata soprattutto la distanza da cui riesco a riconoscermi dentro alle sue parole. 

Non è una questione di nostalgia, né il tentativo di ritrovare la persona che ero allora in una canzone. È piuttosto la consapevolezza che il tempo non si limita ad aggiungere anni: sposta il punto di vista, modifica le domande, ci costringe a riconsiderare ciò che credevamo di sapere.

Crescere, forse, significa anche questo: accettare che non tutto debba restare uguale perché abbia avuto valore. 

Cesare Londra 3

È un pensiero che attraversa anche Amateur, il nuovo album di Cremonini, che lui stesso ha definito «come un primo disco». Non un ritorno alle origini, né la volontà di cancellare ciò che è stato, ma la volontà di ripartire da un punto di vista diverso, dopo quasi tre decenni di carriera e imparando a fare i conti con le aspettative, gli obiettivi e l’immagine che, nel tempo, si è costruito intorno a sé.

La particolarità di Amateur è che non era nemmeno un disco previsto. Dopo anni trascorsi a lavorare con un traguardo davanti –un album da pubblicare, una montagna da scalare, un nuovo obiettivo da raggiungere– questo progetto è nato senza un piano preciso, dal vuoto e dal contatto con se stesso. Per la prima volta dopo tanto tempo, non c’era un nuovo stadio da riempire né un risultato di carriera da inseguire. C’era, invece, la possibilità di ascoltare ciò che sarebbe successo senza sapere in anticipo dove avrebbe portato. 

Cesare Londra 4

Ieri sera, all’O2 Shepherd’s Bush Empire, Amateur ha preso forma per la prima volta davanti al pubblico. Nella Londra in cui il disco è nato, Cremonini ha presentato dal vivo tutti gli undici brani, accompagnato da una band di musicisti italiani e internazionali e affiancato da Salmo, Fabri Fibra e Malika Ayane, protagonisti delle collaborazioni dell’album. Un’occasione per dare voce a queste nuove canzoni prima della loro uscita ufficiale, ma anche per avvicinarsi allo spirito con cui sono state concepite.

Perché Amateur, già dal titolo, racconta proprio questo: il desiderio di tornare a fare qualcosa per passione, per amore, prima ancora che per mestiere. Non significa rinnegare la propria esperienza, ma ritrovare la libertà di imparare e sperimentare, senza dover essere sempre all’altezza dell’immagine che gli altri – e noi stessi – si sono costruiti nel tempo.

Cesare Londra 5
Cesare Londra 8

Durante la conferenza che ha preceduto il live, una delle immagini più emblematiche scelte dall'artista per raccontare il disco è stata quella dello specchio contrapposto alla porta. Cremonini non vuole che un album ci restituisca soltanto qualcosa che conosciamo già, in cui riconoscerci e trovare conferma di ciò che siamo. Vorrebbe, invece, che aprisse nuove possibilità. «Io voglio che sia una porta», ha detto: un invito ad andare oltre ciò che ci è familiare, a lasciarci sorprendere da qualcosa che ancora non conosciamo. 

È una riflessione che riguarda anche il nostro modo di ascoltare la musica, spesso alla ricerca di canzoni che rispecchino esattamente quello che proviamo. Sentirsi compresi attraverso una canzone è importante, ma la musica secondo Cremonini può fare anche altro: spostare il nostro sguardo, suggerire nuove prospettive, portarci lontano dalle nostre esperienze. È una possibilità che comporta un rischio, soprattutto quando il successo viene misurato attraverso le aspettative e la risposta immediata del pubblico. 

E se un disco non incontrasse subito chi lo ascolta? Per Cesare, «bisogna essere anche contenti dei fallimenti, se rendono liberi». Non significa che l’insuccesso sia un obiettivo, ma che non tutto ciò che facciamo debba necessariamente essere approvato o compreso da tutti per avere un senso. Perché a volte, provare una strada nuova significa anche accettare di non sapere dove porterà. 

Cremonini Londra 6

È forse questo che mi porto via dall’ascolto di Amateur e dal ritrovare Cremonini a distanza di anni: l’idea che il tempo non serva soltanto a portarci lontano da chi eravamo, ma ci offra la possibilità di diventare altro. Senza rinnegare il passato, senza dover dimostrare a ogni svolta di essere sempre gli stessi, senza pretendere di avere già tutte le risposte.

La prima volta che ho ascoltato Cesare Cremonini a San Siro avevo ventidue anni. Oggi non ascolto più quelle canzoni nello stesso modo e non sono più la persona che le ascoltava allora. Non è una perdita da compensare, né una distanza da colmare. È la misura di tutto quello che è successo nel frattempo.

A volte crescere significa imparare a riconoscersi. Altre, concedersi il lusso di non farlo subito. E ricominciare, anche quando si ha già una storia alle spalle, può essere il modo più sincero di continuare.

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