A passeggio per Reggio Emilia: dove andare e cosa vedere

Un giorno o un weekend bastano per entrare nell'atmosfera della bella cittadina di Reggio Emilia. A piedi o in sella a una bicicletta, il tour inizia dalle piazze e si completa a tavola, davanti a un piatto di tortelli, un tagliere di salumi e un buon bicchiere di vino rosso.
Abbiamo chiesto all’illustratrice Silvia Castagnoli di rappresentare la sua città utilizzando il suo occhio e il suo stile artistico, e di raccontarci, prima con il disegno e poi con le parole, i suoi luoghi e i piatti del cuore, oltre alle cose da fare e da vedere a Reggio Emilia.
Così da ispirare nuovi viaggiatori curiosi e appassionati a partire alla scoperta di un piccolo angolo d’Italia fuori dalle solite mete del turismo di massa.
Cosa vedere a Reggio Emilia
Tra le piazze più affascinanti, c’è la rinascimentale piazza Prampolini, o piazza Grande, il cuore pulsante della città e sede dell’allegro mercato settimanale.
Su di essa si affacciano il Palazzo del Comune, la Torre del Bordello, la Cattedrale, il Battistero, il Palazzo delle Notarie e il Palazzo del Podestà con la Torre dell'orologio. Quest’ultima, eretta nel 1216, ospita tre campane: il Campanoun (o Forcarola), il Bariloun e la Céca.
Lì vicino c’è un’altra piazza, San Prospero, collegata alla prima dal vicolo Broletto (luogo che anticamente ospitò l'area cimiteriale del Duomo e, in seguito, l'orto dei canonici).
Nota anche come Piazza Piccola, è uno spazio racchiuso da quinte neoclassiche e portici (a nord e sud), dalle absidi del Duomo (a ovest) e dalla mole della chiesa di San Prospero, patrono cittadino (a est).
Da non perdere, nel centralissimo corso Garibaldi, il tempio della Beata Vergine della Ghiara, meta di pellegrinaggio ma anche di appassionati di opere d’arte che qui possono ammirare i suoi affreschi e il pregevole organo monumentale.
Oltre al Teatro Ariosto e al Teatro Cavallerizza, un gioiello di Reggio Emilia è il Teatro Municipale Romolo Valli, caratterizzato da una magnifica sala a ferro di cavallo, impreziosita da una volta dipinta e da scintillanti decorazioni dorate.
E chicca delle chicche, la Sala del Tricolore, luogo in cui sono stati scelti i colori della bandiera italiana!
Anche gli amanti della musica non rimarranno delusi: la città ospita diversi teatri che propongono stagioni operistiche e concertistiche notevoli.
Dopo la full immersion d’arte e cultura, Piazza Fontanesi è il posto giusto dove rilassarti con un po’ di shopping o assaporare un drink in uno dei tanti localini con tavolini all’aperto.
E per chi cerca un po’ di frescura, il Parco del Popolo è un ampio spazio verde in pieno centro storico, nell'area occupata dall'antica "Cittadella", con piante rare e secolari, statue e busti di personaggi famosi.
«Godereccia, rivoluzionaria e innovativa», così è Reggio Emilia per l’artista, che spiega: «L’ispirazione per la mia illustrazione viene dal mio vissuto e dai racconti di chi è vissuto qui prima di me. Donne e uomini che dalla vendita di un carro armato della fine della Seconda guerra mondiale hanno dato vita, nel tempo, a un nuovo modo di fare scuola, diventato celebre in tutto il mondo. Un modo socio-costruttivista che insegna ai bimbi sin da piccoli a costruire la pace. Nella mia visione di Reggio Emilia Ludovico Ariosto si erge tra alcuni monumenti della città, come la chiesa della Ghiara o il teatro Valli, e alcuni elementi della natura, come la famosa Pietra di Bismantova. I colori, poi, ricordano la bandiera italiana, nata proprio qui a Reggio Emilia, città del tricolore».
Aprendo i cassetti della sua memoria, tra i ricordi più vividi di Silvia, «le piazze e i mercati tra i profumi dei forni e le luci del tardo pomeriggio. E quando salivo sul leone di Piazza San Prospero. Ricordo un muro bianco di nebbia mentre andavamo a prendere acqua da una fonte.
Non vedevo nemmeno il mio naso e mia mamma recitava: “La nebbia a gl'irti colli piovigginando sale, e sotto il maestrale urla e biancheggia il mar;”. E in quel momento amavo la nebbia perché lì poteva davvero esserci il mare, era tutto così bianco che si poteva dipingere il paesaggio con quel che volevi, con l’immaginazione».
Tra i suoi luoghi del cuore, poi: «...mi piace perdermi con i bimbi al museo che è davvero affascinante, con tutti quegli animali e strane creature che fanno anche un po’ paura».
Per vivere una giornata in perfetto stile reggio-emiliano, l’artista consiglia:
«Un giro a piedi la mattina per le piazze, al mercato, tra un buon caffè e gustosi pasticcini. Da provare è l’erbazzone artigianale.
Fattasi l’ora di pranzo, si mangia bene ovunque e ogni luogo ha la sua caratteristica. Ce n’è per tutti i gusti anche se, a chi passa in questa città, consiglierei di andare dove si trovano i tortelli fatti a mano dalle zdore: verdi, di zucca con sughetto, alle patate, al radicchio... andrebbero assaggiati tutti!
Il pomeriggio la “vasca” in via Emilia è un classico: quand’ero ragazza si faceva più per incontrarsi con lo sguardo che per camminare o guardare i negozi.
Verso sera, le vie e le piazze pullulano di localini che offrono ottimi aperitivi».
Parlando invece di buona cucina, la disputa è tra tortelli e cappelletti in brodo:
«Ma io amo i tortelli verdi», dice Silvia «sono saporiti ma anche delicati. La pasta racchiude le erbe nostrane mixate con il nostro Parmigiano Reggiano, dosato a regola d’arte. Il burro fuso per condirli è delle nostre vacche rosse. Ne mangerei a volontà!
Amo anche i tortelli di patate, quelli ai funghi porcini, al radicchio o alla zucca. E impazzisco per le chizze salate, vuote o ripiene, ottime come stuzzichino insieme alle tigelle o ai taglieri di salumi e formaggi misti con salse agrodolci».
Ad accompagnare il tutto non deve mancare la bevanda tipica di Reggio Emilia, il Lambrusco «ma non si trova facilmente, bisogna cercarlo bene perché quello fatto con metodo tradizionale è di gran lunga superiore».
E per non rinnegare in alcun modo la tradizione, ecco il souvenir da portare a casa: «il mattarello, o la rotella tagliapasta, per cercare di replicare la magica sfoglia emiliana».
Grazia at home City Guideè un progetto nato nei mesi trascorsi in lockdown, quando la redazione di Grazia ha chiesto a una selezione di illustratori di raccontare la propria città vista da una finestra - così come abbiamo visto il mondo per lunghe settimane, a distanza da tutto e da tutti. Oggi, attraverso le loro parole, vi raccontiamo cosa c'è da vedere fuori da quelle stesse finestre, piccole grandi meraviglie italiane tutte da scoprire.
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In viaggio da sola: 5 mete sicure (e bellissime) per iniziare

C’è un momento preciso in cui l’idea di mettersi in viaggio da sola smette di sembrare un azzardo e inizia a suonare come una promessa. Una promessa di libertà, di silenzi scelti e di ritmi personali.
Il solo female travel infatti non è solo una moda, ma un bisogno sempre più condiviso: partire senza dover mediare, senza compromessi, con l’unica bussola del proprio desiderio. Il segreto per iniziare? Scegliere mete “soft”, sicure e accoglienti, capaci di farci sentire a casa anche dall’altra parte d’Europa (o del mondo).
Dove andare in viaggio da sola: 5 mete sicure e bellissime
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Lisbona: la prima volta in viaggio da sola è più dolce
Lisbona è una di quelle città che sanno essere gentili fin dal primo sguardo, perfette per viaggiare da sola. Luminosa, malinconica al punto giusto, rilassata e incredibilmente vivibile, è perfetta per una prima esperienza in solitaria.
Ci si muove facilmente, si cammina molto e senza ansia, ci si siede a bere un caffè senza sentirsi mai fuori posto. È una città che non giudica e non corre, dove anche stare da sole a guardare l’oceano diventa un piccolo rito quotidiano.
Copenhagen: ordine, silenzio e libertà di movimento
Copenhagen è l’esatto opposto, e proprio per questo funziona benissimo. Ordinata, verde, silenziosa, è una delle città più sicure al mondo e una delle più facili da vivere in autonomia. Qui viaggiare da sole è la normalità: si pedala, si legge in un caffè, si passeggia lungo i canali con quella sensazione rassicurante di essere sempre nel posto giusto. La lingua non è mai un problema e la città sembra progettata per semplificare la vita, non per complicarla.
Siviglia: il calore che mette a proprio agio
Se invece si ha voglia di calore, di colori e di una socialità spontanea, Siviglia è una scelta perfetta. È una città viva, ma non caotica, dove ci si sente accolte senza essere invase. Le giornate scorrono lente tra tapas improvvisate, piazze assolate e musica che arriva dai vicoli.
Viaggiare da sole qui significa lasciarsi andare, fidarsi del ritmo locale e scoprire che anche la sera, se vissuta con attenzione, può essere serena e piacevole.
Amsterdam: la libertà è di casa
Amsterdam è la meta ideale per chi cerca libertà totale. Nonostante i pregiudizi, è una delle mete migliori per viaggiare da sola. È una città inclusiva, sicura, abituata alle persone che viaggiano da sole e che rivendicano il proprio spazio.
Nessuno si sorprende se si entra in un museo in solitaria o se si pranza leggendo un libro davanti a un canale. Tutto è intuitivo, semplice, accessibile, e la sensazione costante è quella di potersi muovere senza mai sentirsi vulnerabili.
Kyoto: il viaggio interiore
Per chi sogna qualcosa di più lontano ma sorprendentemente rassicurante, Kyoto è una rivelazione. Silenziosa, rispettosa, profondamente armonica, è una città che invita all’introspezione e rende il viaggio in solitaria un’esperienza quasi meditativa.
Qui la sicurezza è altissima e il rispetto per lo spazio personale è parte della cultura. Camminare da sole tra templi e giardini, senza fretta, diventa un modo per riconnettersi con sé stesse in modo profondo e gentile.
Viaggiare da sole non significa esporsi al rischio, ma imparare ad ascoltarsi. Scegliere alloggi centrali, informarsi, fidarsi del proprio istinto e concedersi il diritto di cambiare idea sono piccoli gesti che fanno la differenza. E soprattutto ricordare che essere sole non è mai sinonimo di solitudine, ma spesso di presenza piena.
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Sensoria Dolomites: dove il lusso incontra la natura

Immerso nel suggestivo panorama delle Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO, Sensoria Dolomites unisce design contemporaneo, ospitalità altoatesina e un profondo senso di benessere. Un luogo pensato per chi vuole rallentare, ascoltare e lasciarsi cambiare dalla montagna.
Ci sono hotel che nascono da un business plan. E poi ci sono luoghi che nascono da una scelta d’amore. Il Sensoria Dolomites appartiene alla seconda categoria.
Dopo anni trascorsi tra Parigi, Milano, Vienna, Singapore ed Edimburgo, Lea Oberhofer e Simon Leitner hanno scelto di tornare alle origini. L’ex albergo di famiglia, il Ritterhof, è stato ripensato con rispetto per la memoria, ma con la libertà di immaginare qualcosa di completamente nuovo. Da questo gesto intimo e coraggioso nasce Sensoria: un luogo che interpreta l’ospitalità come esperienza dei sensi. Qui ogni dettaglio è parte di un ritmo lento, accompagnato dalla luce, quasi una firma, che disegna gli spazi, scalda il legno, accarezza i tessuti naturali, per cambiare poi durante il giorno e trasformare lo spazio.
Un rifugio sensoriale che dà forma a un’idea di lusso per l’anima. L’eredità altoatesina si sente nella cura silenziosa, nella qualità autentica dei materiali, nella precisione dei gesti. Ma si percepisce anche lo sguardo internazionale di Lea e Simon: un’estetica essenziale, pulita, contemporanea. Il risultato è un equilibrio raro tra calore familiare e sofisticazione discreta.
Aperto nell’estate 2022, Sensoria accoglie gli ospiti in 45 camere dal gusto minimalista e in due suite panoramiche di 125 m2 con spa privata e terrazze affacciate sullo Sciliar. L’architettura gioca con linee pulite e materiali naturali: legno caldo, tessuti materici, palette neutre interrotte da dettagli sofisticati. L’effetto è quello di una baita di design immersa in un panorama mozzafiato che entra dalle vetrate e va dritto dentro il cuore.
L’intenzione é chiara: non competere con la natura, ma seguirne la logica. Non imporsi sul paesaggio, ma ascoltarlo. Costruito quasi interamente in legno locale, il complesso dialoga con le Dolomiti attraverso geometrie che riprendono il profilo dei monti e volumi che sembrano emergere dal terreno con naturalezza. Il legno é imperfetto, con i suoi nodi, venature e variazioni cromatiche, i cortili interni e ampi atri luminosi dissolvono i confini tra dentro e fuori e l’architettura si trasforma in un’estensione del paesaggio. L’anima del complesso è fatta di armonia grazie anche al legno d’abete rosso, ispirato ai boschi di Castelvecchio e al profilo dello Sciliar, che avvolge il Sensoria come una seconda pelle, calda e protettiva.
Ma ciò che rende davvero unico Sensoria è l’accoglienza. Familiare senza essere invadente, attenta senza formalismi. Il lusso qui è sentirsi nel posto giusto, nel momento giusto. Una colazione che profuma di caffè, pane caldo e quiete. Una tisana calda dopo la spa. Un bicchiere di vino vicino al camino sempre acceso.
E una cena senza fretta, dove ogni assaggio racconta il territorio, la stagione e le specialità tirolesi convivono con la freschezza mediterranea, mentre la raffinatezza francese aggiunge eleganza a ogni piatto. La formula “All Day Inclusive - esclusivamente inclusiva”, in vero stile Sensoria, lascia l’ospite libero e senza pensieri e ogni momento della giornata si trasforma in piacere. Dalla colazione, tra prodotti locali, ricette artigianali e ingredienti selezionati con cura, alla merenda altoatesina, fino alla cena, per un viaggio nel gusto, pensato per essere lento, consapevole e profondamente appagante.
E poi la SPA, in legno di abete di montagna, un’estensione naturale del paesaggio: piscine che riflettono il cielo, dove l’acqua riscaldata a trentadue gradi scorre dall’interno verso l’esterno e lo sguardo si perde sullo Sciliar, saune panoramiche, spazi di quiete che sembrano sospesi tra interno ed esterno. Tutto è studiato per rallentare e restituire centralità ai sensi. Da non perdere il “bagno di suoni”, un rituale di vibrazioni sonore che ti invita a vibrare insieme al ritmo dei monti. In queste sessioni immersive, strumenti come gong, campane tibetane, vocalizzi profondi creano onde di suono che risuonano nel corpo e nella mente, favorendo un rilassamento profondo, equilibrio energetico e una sensazione di leggerezza interiore in risonanza con il silenzio e la potenza naturale che circonda l’hotel.
E in questo universo anche la creatività diventa esperienza sensoriale: si è tenuta qui, infatti, la Sensoria Art Edition 01, la prima edizione di un progetto nato dal desiderio di Lea e Simon di aprire ancora di più Sensoria Dolomites al dialogo tra arte e natura. Un’estensione naturale della loro visione: trasformare l’ospitalità in esperienza culturale, viva, condivisa.
Per questa prima edizione, sono arrivate due tra le voci più significative dell’arte altoatesina contemporanea: Aron Demetz e Peter Senoner. Entrambi già presenti con le loro opere nella collezione temporanea dell’hotel, hanno accompagnato gli ospiti in un percorso fatto di incontri personali, momenti creativi e scambio diretto. Una naturale evoluzione di un luogo nato da una scelta d’amore e oggi capace di generare nuove connessioni tra persone, paesaggio e immaginazione.
E per non farsi mancare nulla e vivere appieno il paesaggio di Sensoria Dolomites, è indispensabile salire in quota: una camminata sulla neve tra panorami cristallini, respirando aria pura e silenzio immenso. E poi, tappa obbligatoria in baita per un pranzo che sa di montagna, tra canederli (gnocchi di pane) e tradizione, per poi finire con un bombardino che scalda mani e cuore.
Con il mondo ai piedi e le Dolomiti intorno, ogni attimo diventa esperienza totale, sensoriale e indimenticabile.
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Se siete amanti del mare d’inverno dovete conoscere questi 5 posti

C’è un momento, lontano dal clamore dell’estate, in cui il mare smette di essere una cartolina e torna a essere poesia. L’inverno infatti lo spoglia di tutto ciò che è superfluo: ombrelloni, rumori, file, fretta. Quello che resta del mare d'inverno è il respiro delle onde, il vento che accarezza le scogliere, i colori più intensi del cielo.
Il mare d’inverno non è qualcosa che si guarda: si ascolta. Un’esperienza intima, quasi segreta, fatta di passeggiate sulla battigia silenziosa, caffè caldi nei borghi vuoti, tramonti che sembrano dipinti a mano. Un lusso autentico, per chi cerca bellezza senza distrazioni.
Ecco cinque mete italiane dove goderselo.
Mare d'inverno: cinque mete da scoprire
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Polignano a Mare, Puglia
Tutti conosciamo Polignano a Mare, ma non tutti sanno come questa località in inverno sembri sospesa nel tempo. Le sue scogliere bianche, a picco sull’Adriatico, si stagliano contro un mare di un blu quasi irreale.
Cala Lama Monachile è incredibilmente deserta. Immaginate una lingua di sabbia tra le falesie bianche, le case dei pescatori e quel mare blu che Domenico Modugno cantava in alcune delle sue canzoni. Il centro storico si attraversa con lentezza d'inverno, tra balconi fioriti e luci soffuse. Una meta romantica, per chi ama la bellezza senza filtri.
Portovenere, Liguria
Misteriosa e magnetica, Portovenere in inverno è un gioiello che non stanca mai. Le case colorate si riflettono su un mare spesso agitato, creando un contrasto potente e romantico. La prima cosa che salta agli occhi non appena arrivati è la meravigliosa vista che offre la palazzata delle case. Siamo abituati a vederla in foto, ma è impossibile non essere stupiti dalle case colorate verticali che si affacciano sul mare.
La Chiesa di San Pietro poi, un esempio di stile gotico genovese è affacciata sul promontorio e regala uno dei panorami più suggestivi d’Italia. Uno dei punti più romantici, anche di inverno, dove un tempo sorgeva il tempio pagano dedicato proprio a Venere, dea dell'amore, da cui questa località prende il suo nome "Portus Veneris" .
Scilla, Calabria
Qui il mare è leggenda, dopotutto anche Omero ne ha scritto nella sua Odissea. Scilla, con il suo borgo di Chianalea, sembra galleggiare sull’acqua. In inverno questo si svuota, e il suono delle onde diventa colonna sonora di giornate lente.
Questa località per molti è l'immagine simbolo di una Calabria fatta di borghi, leggende, spazi carichi di storia, tutti da scoprire. Scilla è sicuramente un luogo intimo, perfetto per chi cerca un Sud autentico, fatto di silenzi e luce dorata. A Scilla infatti il tempo sembra rallentare per permetterci di ascoltare ciò che resta: il mare, il mito, e quella bellezza discreta che esiste solo lontano dalla folla.
Alghero, Sardegna
Dimenticate la Sardegna mondana, d’inverno Alghero è elegante, malinconica e profondamente mediterranea. Ma è la destinazione perfetta per chi, anche in inverno, cerca eventi culturali, gastronomici e mercati stagionali con sapori autentici.
Alghero infatti è la meta ideale per coloro che sognano relax e avventura: le passeggiate tra i palazzi storici, il profumo dei dolci tipici del luogo, creano l'atmosfera ideale da scoprire, specialmente nei mesi più freddi, senza folla, più intima e romantica.
Le mura sul mare, le stradine in pietra, il vento che soffia dal nord: tutto racconta una storia antica.Il tramonto sul lungomare è uno spettacolo che resta nel cuore. E per gli amanti del vino, l'inverno è il periodo perfetto per scoprire i famosi vini locali, dal Vermentino, al Cannonau e Cagnulari.
Cefalù, Sicilia
Con la Rocca che domina il borgo e il Duomo che guarda il mare, Cefalù in inverno è un dipinto vivente. La spiaggia infatti è deserta e il centro storico, con i suoi palazzi e chiese barocche, vibra di una calma nuova. Tra le luci che illuminano le vie al profumo del mare, Cefalù è senza dubbio una destinazione perfetta anche con le temperature più rigide.
Qui il mare d’inverno ha il colore della nostalgia e il profumo degli agrumi. Non dimenticate di fare una visita al Parco delle Madonie, alle spalle di Cefalù, nell’entroterra montano della Sicilia settentrionale. Questo paesaggio incantevole caratterizzato da frassini secolari vi farà rimanere a bocca aperta. In questo luogo mare e montagna si incontrano, dando vita a un panorama davvero suggestivo.
Forse il mare d’inverno non è una fuga, ma un ritorno. Un ritorno alla bellezza senza rumore, ai luoghi che non chiedono di essere condivisi, ma vissuti. Lontano dall’estate, lontano da tutto, quello che resta è proprio il mare, che ci ricorda chi siamo quando impariamo a guardare davvero.
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Weekend a Cervinia: cosa fare in montagna (senza dover per forza sciare)

C’è un momento preciso in cui si arriva a Cervinia e si capisce che la montagna, qui, non è solo sinonimo di sci. Succede quando il Monte Cervino, maestosa montagna piramidale di 4.478 metri situata al confine tra Italia e Svizzera, compare imponente all’improvviso davanti ai nostri occhi.
Alzare lo sguardo verso il Cervino, che domina il paesaggio con una presenza costante e quasi magnetica, aiuta a capire perché questo angolo d’Italia abbia conquistato anche lo sguardo internazionale. Non a caso, il New York Times ha inserito Cervinia nella sua lista dei 52 luoghi da visitare nel 2026, uno per ogni settimana dell’anno, rimanendo letteralmente incantato dalla potenza di questo paesaggio alpino.
Un riconoscimento che racconta bene l’anima della località: non solo una destinazione per sciatori esperti, ma un luogo capace di offrire molto di più. Un weekend a Cervinia può essere vissuto con tempi più lenti, attività alternative e un’idea di vacanza che va oltre le piste.
Sempre più spesso, infatti, la montagna invernale si rivela una destinazione ideale anche per chi non scia (o semplicemente non ha voglia di farlo).
Cervinia è uno di quei luoghi capaci di accogliere tutti: chi cerca panorami estremi senza fatica, chi desidera camminare nella neve, provare esperienze nuove e alternative, o chi semplicemente è alla ricerca del silenzio. Un modo diverso di stare in montagna; più contemporaneo, più inclusivo e sorprendentemente completo.
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Weekend a Cervinia: le attività per i più avventurosi
Vivere l’alta quota senza sci
Una delle prime cose da fare a Cervinia, anche senza sciare, è salire ad alta quota. Il comprensorio Breuil-Cervinia Valtournenche Zermatt è uno dei più vasti d’Europa e permette di raggiungere facilmente altitudini spettacolari anche a chi non pratica sport invernali.
Grazie agli impianti di risalita, si può arrivare fino al ghiacciaio del Plateau Rosà e al Piccolo Cervino, vivendo l’esperienza della montagna a oltre 3.500 metri.
È un modo accessibile e potente per capire cosa significhi stare in alta quota, osservare da vicino le pareti del Cervino e ammirare 38 vette che superano i 4.000 metri, restando comodamente seduti. Un’esperienza che rende qualsiasi weekend a Cervinia memorabile, anche senza sci ai piedi.
Matterhorn Alpine Crossing
Tra le esperienze più iconiche da fare a Cervinia, anche senza mettere gli sci ai piedi, c’è il Matterhorn Alpine Crossing, il collegamento transalpino che permette di attraversare le Alpi tra Italia e Svizzera sospesi nel vuoto, a oltre 3.500 metri di altitudine.
Non è solo un mezzo di trasporto, ma un vero e proprio viaggio panoramico, pensato anche per chi non scia ma vuole comunque vivere l’alta quota in modo accessibile.
Le cabine permettono di muoversi tra Breuil-Cervinia e Zermatt con una vista continua sulle pareti del Cervino, facendo tappa al Piccolo Cervino, dove lo sguardo si apre su decine di vette sopra i 4.000 metri. È un’esperienza che unisce stupore e consapevolezza: si osserva la montagna e se ne intuisce la forza, ma lo si fa senza fretta, restando comodamente seduti.
Anche qui non serve fatto essere sciatori: il viaggio è pensato anche per chi vuole semplicemente osservare, capire, lasciarsi attraversare dalla montagna.
Un modo diverso di “attraversare” le Alpi, che trasforma il concetto di spostamento in un racconto visivo continuo.
Weekend a Cervinia: le attività per chi vuole vivere la montagna slow
Camminare e ciaspolare
C’è un modo diverso di vivere la montagna d’inverno, fatto di passi lenti, respiri profondi e soste che diventano parte dell’esperienza.
A Cervinia, questo ritmo si trova lontano dalle piste, lungo i sentieri innevati che attraversano boschi e radure, perfetti per passeggiate e ciaspolate anche per chi non è particolarmente allenato.
Una delle mete più suggestive è senza dubbio il Lago Blu, raggiungibile con una camminata semplice ma scenografica, che in inverno si trasforma in un piccolo viaggio sospeso nel silenzio. Quando il lago è ghiacciato o leggermente innevato, il riflesso del Cervino sullo sfondo crea un’immagine quasi irreale, di quelle che invitano a fermarsi, più che a scattare una foto. Qui la montagna non chiede performance, ma presenza: camminare diventa un gesto meditativo, ciaspolare un modo per ascoltare il suono ovattato della neve sotto i piedi.
È questa dimensione più intima e contemplativa a rendere speciale un weekend a Cervinia, soprattutto per chi cerca un contatto autentico con la natura, lontano dal rumore e dalla fretta.
Provare la slitta trainata dai cani
Tra le esperienze più emozionanti da provare a Cervinia c’è senza dubbio la slitta trainata dai cani.
Un’attività avventurosa (ma al tempo stesso sicura) che sembra uscita da un film, ma che qui trova un contesto naturale perfetto; tra distese innevate e silenzi interrotti solo dal rumore soffice della neve.
Seduti sulla slitta, ci si lascia guidare dai cani lungo percorsi immersi nel paesaggio alpino, vivendo la montagna da una prospettiva completamente diversa, più istintiva e primordiale.
La cosa bella è che, come per la ciaspolata, anche qui non serve alcuna preparazione fisica particolare: l’esperienza è accessibile a tutti e regala una sensazione di libertà difficile da raccontare a parole.
È uno di quei momenti che restano impressi più per come fanno sentire che per quello che si vede, e che trasformano un weekend in montagna in un ricordo davvero fuori dall’ordinario, perfetto anche per chi cerca attività alternative allo sci ma non vuole rinunciare al lato più emozionale della montagna.
VRetreats Cervino, l'hotel perfetto per scoprire tutto quello che la montagna ha da offrire
Qui regna il silenzio, il paesaggio si apre e all’improvviso il Cervino appare davanti agli occhi, imponente e rassicurante allo stesso tempo.
Siamo al VRetreats Cervino, hotel 5 stelle parte del gruppo VRetreats, brand di hôtellerie di VOIhotels, catena alberghiera di Alpitour World, che ci fa entrare in una dimensione diversa, dove la montagna non è solo uno sfondo ma una presenza costante, quasi intima.
L’hotel, inaugurato nel 2021, si inserisce con naturalezza nel contesto alpino, senza mai forzarlo: linee pulite, materiali caldi, grandi vetrate che sembrano fatte apposta per incorniciare il panorama e portarlo dentro.
L’atmosfera è quella di un rifugio elegante, contemporaneo ma profondamente legato al territorio. Appena si entra, tutto invita a rallentare: la luce che filtra dalle vetrate, il legno, le tonalità neutre, il silenzio ovattato tipico della montagna d’inverno. È uno di quei luoghi in cui si ha subito la sensazione di essere arrivati, non solo geograficamente, ma mentalmente.
Le 66 camere (suddivise in Superior, Deluxe, Suite e Spa Suite) raccontano la stessa filosofia: un equilibrio riuscito tra lo stile classico della montagna e un design moderno ed essenziale, ma mai freddo.
I dettagli sono curati senza ostentazione, pensati per creare comfort e continuità con l’esterno. Al mattino, aprire le tende significa ritrovarsi davanti alla cresta del Cervino, ai boschi di larici, alla neve che cambia colore con la luce. È un risveglio lento, quasi rituale, che dà subito il senso di cosa voglia dire concedersi davvero un weekend a Cervinia.
All’esterno, terrazze e spazi comuni dialogano con il paesaggio circostante: un campo da golf che in inverno riposa sotto la neve e sentieri da escursione che partono proprio dall’hotel; con la montagna sempre lì, a fare da bussola. VRetreats Cervino non è solo un luogo dove dormire, ma una base ideale da cui partire per esplorare (o semplicemente osservare) la Valle del Cervino.
Un indirizzo che riesce a unire lusso e autenticità, comfort e senso del luogo, trasformando il soggiorno in parte integrante del viaggio, non in una semplice parentesi tra un’attività e l’altra.
Adara Spa: il lusso di fermarsi, davvero
C’è un momento preciso, dopo una giornata passata all’aria aperta, in cui la montagna chiede di essere vissuta in un altro modo. È allora che si entra alla Adara Spa, lo spazio benessere di VRetreats Cervino, pensato come un rifugio nel rifugio.
Oltre 600 metri quadri dedicati al recupero e al silenzio. Qui il tempo sembra perdere i suoi contorni abituali e farsi più morbido, più gentile.
La spa si apre con ambienti ampi, luminosi, in cui il legno e le superfici naturali dialogano con la luce che arriva dall’esterno. Le piscine permettono di immergersi nell’acqua calda mentre lo sguardo corre lungo il profilo delle montagne. È un'esperienza che non stanca mai, soprattutto d’inverno, quando il vapore sale lentamente e il Cervino resta lì, immobile, a fare da scenografia.
Accanto alle piscine, l’area relax invita a fermarsi senza fretta, tra lettini, tisane e silenzi che non hanno bisogno di essere riempiti. I trattamenti e i massaggi sono pensati per sciogliere tensioni e stanchezza, ma anche per accompagnare chi arriva qui semplicemente con il desiderio di prendersi cura di sé.
Non importa se la giornata è stata riempita di ciaspolate, passeggiate o puro dolce far niente: Adara Spa accoglie tutti allo stesso modo, con un’idea di benessere che non è mai performativa, ma profondamente rigenerante.
Dove (e cosa) mangiare a Cervinia
A Cervinia, il cibo è parte integrante del viaggio (quasi) quanto il paesaggio.
Qui la montagna si racconta anche a tavola, attraverso piatti che parlano di tradizione, di stagioni e di sapori pensati per scaldare. La cucina valdostana è fatta di ingredienti semplici ma decisi: fontina filante, polenta servita calda, zuppe sostanziose, carni saporite, funghi e formaggi che diventano protagonisti assoluti. È una cucina che non ha bisogno di effetti speciali, perché nasce dal territorio e dalla sua storia, e che dopo una giornata all’aria aperta diventa quasi un rito.
All’interno di VRetreats Cervino, questa tradizione trova una rilettura elegante al Ristorante Abrì, il ristorante che racconta la Valle d’Aosta in chiave contemporanea. Qui i piatti tipici vengono reinterpretati con rispetto e creatività, mantenendo intatta l’anima della cucina di montagna ma alleggerendone la forma. È il luogo ideale per assaggiare i sapori locali in un contesto raffinato ma mai rigido, dove la materia prima resta al centro e ogni piatto dialoga con il territorio che lo circonda.
Ma Cervinia è anche una destinazione capace di accogliere gusti diversi e internazionali. Lo dimostra il Panorama Restaurant di VRetreats Cervino, che propone una cucina più ampia, pensata per chi ama variare o semplicemente concedersi qualcosa di diverso. Il menù spazia tra piatti internazionali, proposte leggere e ricette più contemporanee, sempre con grande attenzione alla qualità e alla presentazione. Il tutto accompagnato, come suggerisce il nome, da una vista che abbraccia il Cervino e rende l’esperienza ancora più memorabile.
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