Estate in montagna: le mete più belle in base a quello che vi piace fare

Integralisti del mare e della tintarella in spiaggia, avete mai provato a passare un'estate in montagna?
Finché non si prova questo tipo di vacanza non ci si rende conto del mare di cose che si possono fare, compreso il dolce far nulla.
Magari a bordo di una piscina panoramica come alla Spa del Falkensteiner Hotel Kronplatz.
E, quanto al cibo, si mangia con più gusto dopo un trekking o un giro in bicicletta: dai Picnic in Vetta in Alto Adige ai rifugi veneti da veri gourmet.
I bambini poi non potranno mai annoiarsi tra parchi avventura - come il Larix Park di Livigno – e le fattorie didattiche del Trentino.
Anche gli amici a quattro zampe saranno felici di venire con voi con i Dog Trekking organizzati in Friuli.
Per un’immersione rigenerante e disintossicante (soprattutto senza notifiche whatsapp e co.) nella natura dedicatevi al forest bathing oppure al biowatching a cura di WWF Travel.
Vi abbiamo convinto? Leggete di seguito e trovate la meta che fa per voi e la vostra estate in montagna.
Estate in montagna: le mete migliori per trovare quello che cercate
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Enogastronomia: le mete perfette per passare l'estate in montagna se amate mangiare bene
Quanto è appagante sedersi a tavola (senza sensi di colpa!) dopo un’escursione in montagna?
Il nostro paese non solo offre eccellenze enogastronomiche in ogni regione ma anche contesti naturalistici unici al mondo in cui gustarle.
È il caso del Rifugio Averau a Passo Giau (Belluno) - annoverato dal prestigioso Times come uno dei migliori ristoranti di montagna delle Alpi - dove si può pranzare su una terrazza panoramica: la vista spazia dal massiccio Croda da Lago fino alle Pale di San Martino e la Marmolada.
Assaggiate i Cappelli d’alpino, pasta fresca ripiena di formaggio e noci con pomodoro e timo.
Preferite piuttosto consumare il vostro meritato pasto su un prato circondati dalla maestosità delle Dolomiti?
In Alta Badia questa estate arriva la novità dei Picnic in Vetta preparati dai rifugi con prodotti tipici e dolci fatti in casa (in dotazione anche tovaglia e posate).
Un piccolo tour gastronomico da affrontare in sella è invece il Giro delle Malghe a Sauris: neanche a dirlo, grande protagonista è il suo prosciutto IGP che deve la sua unicità al particolare metodo di affumicatura ottenuto bruciando legno di faggio dei boschi locali.
E come non menzionare un “pezzo forte” dei nostri alpeggi: il formaggio.
Il Trentino ospita la Strada dei Formaggi delle Dolomiti con partenza dalla Val di Fiemme - da provare il Caprino di Cavalese da abbinare all’ottimo miele di queste valli - proseguendo per la Val di Fassa (con il suo Puzzone di Moena) e la Valle di Primiero da cui prende il nome l’omonimo formaggio.
Per gli appassionati non mancano occasioni per sapere di più sulla produzione casearia, voce (e vanto) dell’economia montana: la Latteria di Livigno riunisce piccoli produttori locali e organizza visite guidate e degustazioni di latte, yogurt e burro.
E formaggi chiamano vino, uno degli accostamenti più goduriosi che ci possano essere (non ce ne vogliano i dietologi).
Non perdetevi la Strada del vino e dei sapori del Trentino: uno dei suoi itinerari prevede l’incontro con cinque vitigni della zona (Marzemino, Nosiola, Trentodoc, Müller Thurgau e Teroldego Rotaliano).
Se passate per Merano merita una sosta la Tenuta Kränzelhof a Cermes: ottocento anni di storia e quasi una ventina di etichette tra cui il rosso Farnatzer.
Siete più tipi da birra? Pare si trovi proprio sulle nostre Alpi il birrificio più alto d’Europa, il 1816 (altitudine della città che lo ospita, Livigno) che organizza tasting con mastri birrai e non solo.
Una novità del 2021 è il Beer Bike Tour: tour alla scoperta dei prodotti del territorio da abbinare.
Benessere e relax
Shinrin-yoku. Lo hanno inventato i giapponesi ma oggi il forest-bathing si pratica anche in Italia nel “Parco del Respiro” a Fai della Paganella: camminare in un bosco ed essere avvolti dal suo silenzio e dai suoi profumi – in questo caso di una faggeta – aiuta a ridurre lo stress.
Provatelo nel Sentiero dei Reti – tracciato di poco più di un chilometro che porta al sito archeologico Doss Castel – che, tra abeti rossi, larici e pini si collega poi al Sentiero Acqua e Faggi.
E di barefoot walking - camminare a piedi nudi in un ruscello o su un prato – ne avete mai sentito parlare? La Val di Rabbi ospita il primo centro Kneipp all’aperto del Trentino: un’area verde di oltre cinquecento metri quadrati con percorsi ad hoc tra corteccie, erba, ciottoli, legno e l’alternarsi di acqua calda e fredda.
Potrete riscoprire il contatto con la terra anche lungo il Sentiero Sensoriale di Bellamonte in Val di Fiemme - passeggiata segnalata di quasi tre chilometri in un bosco – e in Val Nambrone dove si snodano, oltre al barefoot e al natural Kneipp, diversi itinerari dedicati al tree hugging o silvoterapia (l’abbracciare gli alberi come antistress).
Sessioni di Hatha, Vinyasa, Pranayama e Yinyasa con panorama montano è il programma di Mountain Paradise Yoga in Valle Aurina dall’1 al 4 luglio con insegnanti qualificati e lezioni per ogni livello.
Saluto al Sole da provare anche a Livigno dove, tutte le domeniche dal 18 luglio al 29 agosto, viene organizzata una Yoga Experience con vista sulla vallata (partenza all’alba al Ristoro Carosello 3000) e wellness brunch a seguire.
Sempre la località valtellinese ospita il centro sportivo e benessere tra i più alti d’Europa: Aquagranda Active You!, diecimila metri quadri tra palestra panoramica, piscina da 25 metri, pista d’atletica e campo da calcio.
Non mancano Baby Pool, Family Sauna e Hammam. Dedicate a chi è in cerca di quiete l’area Wellness&Relax - con piscina (anche di acqua salata), idromassaggio, bagno turco, bio sauna, sauna finlandese 90°, pozzo freddo, percorso Kneipp e tinozze esterne riscaldate - e quella Health&Beauty.
Per le cure termali invece dirigetevi a Caderzone Terme (una ventina di minuti d’auto da Madonna di Campiglio) dove vi aspetta un centro d’eccellenza, Borgo Salute, e alle Terme di Pejo - sempre in Trentino – dove si possono seguire anche trattamenti idropinici, balneoterapia e fangoterapia.
Spa con vista su Plan de Corones al Falkensteiner Hotel Kronplatz: più di mille metri quadri con piscina rooftop all’ultimo piano, sessioni di yoga all’aperto, sauna finlandese, palestra, lounge panoramica e una scenografica parete da arrampicata.
Estate in montagna in famiglia
La montagna per i bambini è come un grande parco giochi, continuamente stimolati da natura e animali.
Non mancano quindi le occasioni per rendere felici i più piccoli come la visita alla Malga Vago a Livigno dove cimentarsi nella mungitura del latte e nel dare da bere ai vitellini (dal 14 giugno al 9 settembre tutti i lunedì, martedì, mercoledì e giovedì dalle 17 alle 18).
Un’escursione tra mucche e marmotte vi aspetta a Passo Giau in Veneto: dal parcheggio va preso il sentiero n° 436 fino alla forcella Col Piombin.
I più fortunati potrebbero udire gli inconfondibili fischi dei simpatici roditori che popolano i prati di questo angolo delle Dolomiti a 2.237 metri di altitudine.
Caprette, pecore e maialini sono pronti a farsi accarezzare alla Malga Juribello nel cuore del Parco Naturale di Paneveggio: si parte da Passo Rolle e in poco più di mezz’ora - anche con passeggino da trekking - si raggiunge con facilità questa meta che vanta le Pale di San Martino come sfondo.
Una fattoria didattica vi attende alla Malga Ritorto (Pinzolo) facilmente raggiungibile percorrendo in meno di un’ora una stradina asfaltata che parte da località Patascoss.
Animali intagliati nel legno s’incontrano invece lungo il WoodyWalk a Bressanone, passeggiata circolare (dislivello di 100 metri e lunghezza complessiva di cinque chilometri) con vista sul Sass di Putia e il gruppo delle Odle e che porta alla Malga Rossalm.
Da affrontare invece con il porta bimbo i percorsi trentini che conducono ai Laghi di Cornisello in Val Nembrone e al Lago di Nambino.
“Passeggiate” ma sugli alberi sono previste in vari parchi avventura come il Dolomiti Action (Campitello di Fassa) tra ponti nepalesi, travi oscillanti, passerelle trabocchetto, muri di rete e teleferiche.
Un meraviglioso bosco di larici è lo scenario del Larix Park a Livigno con percorsi per tutti i livelli (alcuni fino a diciassette metri di altezza).
Per i più temerari al Dolomiti Adventure Park, nella friuliana Forni di Sopra, si può provare anche il powerfun: chi avrà il coraggio di lanciarsi nel vuoto da una passerella di quindici metri?
Trekking&co
Avete mai assisto a un concerto in alta quota? Allacciate gli scarponcini che torna il festival I Suoni delle Dolomiti (23 agosto - 24 settembre) in cui musicisti e pubblico s’incamminano insieme lungo sentieri che portano a palcoscenici d’eccezione: vallate e prati in cima alle più belle montagne trentine.
Spazio anche al cinema con la seconda edizione di SuperPark nel Parco Naturale Adamello Brenta (26 luglio - 8 agosto): boschi e piccoli paesi montani ospiteranno proiezioni a impatto zero alimentate dalla luce solare.
In programma anche passeggiate con accompagnatori speciali: registi, scrittori, musicisti e sportivi che racconteranno le loro storie.
E chissà che nel tragitto non scappa di incontrare anche camosci, cervi, stambecchi e aquile.
Itinerari pensati proprio per avvistarli con l’aiuto di guide esperte - il cosiddetto biowatching, camminare osservando la biodiversità - sono organizzati da WWF Travel in Trentino (Parco Nazionale dello Stelvio e Parco Naturale di Panaveggio Pale di San Martino) e in Friuli (Valli del Natisone).
Si rivolgono anche ai bambini e sono dog friendly. Sì perché una vacanza in montagna può essere l’occasione giusta per partire insieme ai nostri amici a quattro zampe: in Friuli per esempio si organizzano Dog Trekking, escursioni con il cane assicurato alla persona mediante un'imbragatura accompagnati da istruttori della Scuola Internazione Mushing di Tarvisio.
Adatte a tutta la famiglia - cani compresi - due escursioni di mezza giornata per chi si trovasse in Veneto: Gores de Federa, percorso immerso in una foresta che costeggia rivoli e cascate con punti panoramici sulla conca ampezzana, e il Lago Sorapiss che si raggiunge da Passo Tre Croci.
I dintorni di Cortina d’Ampezzo sono celebri anche per vie ferrate spettacolari come la Olivieri che segue lo spigolo sud-est della Punta Anna (Tofana di Mezzo) fino alla cima di 2.731 metri. Ne stia bene alla larga chi soffre di vertigini.
Meglio allora una passeggiata rilassante nella zona intorno a Vipiteno ricca di torrenti di montagna che accompagnano ogni passo con il loro sottofondo scrosciante (Cascate di Stanghe, Cascata Inferno e Cascata Moassl).
Per chi invece è in cerca di adrenalina da provare il rafting sul torrente Fella.
Qualcosa di meno spericolato? Sempre in Friuli una bella gita in canoa sul Lago di Barcis.
Per gli amanti delle due ruote c’è l’imbarazzo della scelta: in Alto Adige un percorso quasi del tutto pianeggiante è la pista ciclabile della Valle dell'Adige che si snoda per ottanta chilometri lungo l'antica strada romana Via Claudia Augusta.
Per i più allenati un tour scenografico è il Mondeval Man che attraversa il Sistema N.1 Dolomiti UNESCO Pelmo - Croda da Lago: oltre quaranta chilometri tra sterrate, prati e asfalto.
arte dalle Dolomiti di Brenta e arriva fino al Lago di Garda la ciclabile DOGA, oltre cento chilometri su strade secondarie e forestali poco battute.
Paradiso per gli amanti dell’all-mountain, del cross-country e dell’enduro il Tutti Frutti Epic, cinquanta chilometri tra la nuova sentieristica MTB di Carosello 3000 e sentieri storici di Livigno.
Per l’enduro da non perdere il Bikepark Mottolino sempre in Valtellina. E se durante una vacanza in montagna c’è davvero ogni giorno una nuova attività da provare di recente spopola il trail running: correre in quota tra saliscendi e panorami meravigliosi, come nel caso del Fartlek delle nuvole con vista sulla valle di Livigno.
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In viaggio da sola: 5 mete sicure (e bellissime) per iniziare

C’è un momento preciso in cui l’idea di mettersi in viaggio da sola smette di sembrare un azzardo e inizia a suonare come una promessa. Una promessa di libertà, di silenzi scelti e di ritmi personali.
Il solo female travel infatti non è solo una moda, ma un bisogno sempre più condiviso: partire senza dover mediare, senza compromessi, con l’unica bussola del proprio desiderio. Il segreto per iniziare? Scegliere mete “soft”, sicure e accoglienti, capaci di farci sentire a casa anche dall’altra parte d’Europa (o del mondo).
Dove andare in viaggio da sola: 5 mete sicure e bellissime
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Lisbona: la prima volta in viaggio da sola è più dolce
Lisbona è una di quelle città che sanno essere gentili fin dal primo sguardo, perfette per viaggiare da sola. Luminosa, malinconica al punto giusto, rilassata e incredibilmente vivibile, è perfetta per una prima esperienza in solitaria.
Ci si muove facilmente, si cammina molto e senza ansia, ci si siede a bere un caffè senza sentirsi mai fuori posto. È una città che non giudica e non corre, dove anche stare da sole a guardare l’oceano diventa un piccolo rito quotidiano.
Copenhagen: ordine, silenzio e libertà di movimento
Copenhagen è l’esatto opposto, e proprio per questo funziona benissimo. Ordinata, verde, silenziosa, è una delle città più sicure al mondo e una delle più facili da vivere in autonomia. Qui viaggiare da sole è la normalità: si pedala, si legge in un caffè, si passeggia lungo i canali con quella sensazione rassicurante di essere sempre nel posto giusto. La lingua non è mai un problema e la città sembra progettata per semplificare la vita, non per complicarla.
Siviglia: il calore che mette a proprio agio
Se invece si ha voglia di calore, di colori e di una socialità spontanea, Siviglia è una scelta perfetta. È una città viva, ma non caotica, dove ci si sente accolte senza essere invase. Le giornate scorrono lente tra tapas improvvisate, piazze assolate e musica che arriva dai vicoli.
Viaggiare da sole qui significa lasciarsi andare, fidarsi del ritmo locale e scoprire che anche la sera, se vissuta con attenzione, può essere serena e piacevole.
Amsterdam: la libertà è di casa
Amsterdam è la meta ideale per chi cerca libertà totale. Nonostante i pregiudizi, è una delle mete migliori per viaggiare da sola. È una città inclusiva, sicura, abituata alle persone che viaggiano da sole e che rivendicano il proprio spazio.
Nessuno si sorprende se si entra in un museo in solitaria o se si pranza leggendo un libro davanti a un canale. Tutto è intuitivo, semplice, accessibile, e la sensazione costante è quella di potersi muovere senza mai sentirsi vulnerabili.
Kyoto: il viaggio interiore
Per chi sogna qualcosa di più lontano ma sorprendentemente rassicurante, Kyoto è una rivelazione. Silenziosa, rispettosa, profondamente armonica, è una città che invita all’introspezione e rende il viaggio in solitaria un’esperienza quasi meditativa.
Qui la sicurezza è altissima e il rispetto per lo spazio personale è parte della cultura. Camminare da sole tra templi e giardini, senza fretta, diventa un modo per riconnettersi con sé stesse in modo profondo e gentile.
Viaggiare da sole non significa esporsi al rischio, ma imparare ad ascoltarsi. Scegliere alloggi centrali, informarsi, fidarsi del proprio istinto e concedersi il diritto di cambiare idea sono piccoli gesti che fanno la differenza. E soprattutto ricordare che essere sole non è mai sinonimo di solitudine, ma spesso di presenza piena.
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Abbiamo guidato una Porsche su un ghiacciodromo in Lapponia (e potete farlo anche voi)

Nell’ambito delle Ice Experience firmate Porsche Italia, abbiamo avuto la possibilità di vivere tre giorni alla scoperta del Grande Nord, scanditi da avventure inusuali e travolgenti. Un’occasione non solo per mettersi ai comandi di una macchina iconica come la 911 ma anche di divertimento e di fuga adrenalinica dall’ordinario.
Perché, sì, ci sono momenti in cui lasciarsi scuotere dall’imprevisto e dal brivido fa bene. E qui è stata proprio una questione di brividi, in tutti i sensi.
Da ormai quasi dieci anni Porsche Italia, infatti, organizza corsi di guida su ghiaccio in Svezia – aperti a tutti gli appassionati, neofiti compresi – e nello specifico a Luleå: una cittadina costiera nel nord est del Paese, quasi al confine con la Finlandia.
Ecco che allora, appena atterrati nel suo minuscolo aeroporto e messo fuori il naso, il benvenuto nella terra dei Sami sono stati i meno venti gradi che hanno aiutato però a risvegliare la mente e i muscoli intorpiditi dalle 4 ore di volo da Milano (intervallate da un veloce scalo a Stoccolma). Spoiler confortante: il freddo è molto secco e, piano piano, ci si abitua.
In direzione dell’hotel Elite Stadshotellet Luleå, fuori dal finestrino, una fitta fila ordinata di abeti ricoperti da una morbida coltre di neve ci ha accompagnato lungo i bordi della strada per tutto il tragitto: l’atmosfera era rarefatta e ovattata. L’immaginario che avevamo sempre avuto di quelle latitudini non è stato smentito; anzi, eravamo già convinti che in quell’angolo di Lapponia, ancora preservato dal turismo di massa, avremmo trovato un’autenticità intatta. E così è stato.
La Porsche Ice Experience a cui abbiamo preso parte – format che si svolge a un centinaio di chilometri a sud del Circolo Polare Artico e prevede ogni anno cinque o sei partenze nel mese di febbraio, aperta ciascuna a una ventina di partecipanti – è iniziata con un briefing il giorno stesso dell’arrivo.
È il momento in cui vengono presentate le vetture da provare all’indomani sul circuito di Ebbenjarka, uno specchio d’acqua ghiacciato circondato da una natura selvaggia dove correre in tutta sicurezza, assistiti da un team di esperti.
Grande protagonista, quest’anno, è stata la nuova gamma della storica 911 – emblema della casa automobilistica tedesca dal 1963 – con i modelli 911 Carrera 4 GTS, dotato della più recente tecnologia T-Hybrid – un sofisticato sistema ibrido ad alte prestazioni che garantisce un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 3 secondi e una velocità fino ai 312 km/h –, e 911 GT3, una versione ancora più sportiva con tanto di alettone, dalla potenza di 510 Cavalli.
“Se le donne partecipano alle Ice Experience organizzate da Porsche? Il primo anno vengono per accompagnare fidanzati e mariti, quello successivo tornano e sono le prime a voler scendere in pista”: neanche ancora al volante, la risposta del nostro istruttore già ci aveva fatto intuire lo spasso che di lì a poco ci avrebbe aspettato.
Quello che abbiamo provato è stato divertimento allo stato puro e scariche di adrenalina a ogni curva affrontata di traverso a tutto gas, incitati dalla voce spronante del coach seduto accanto, al posto del passeggero (e certa degli impeccabili sistemi di sicurezza della 911 qualora avessimo commesso qualche errore!).
Tra una sessione di guida e l’altra, il “pit stop” consiste in una piacevole pausa al caldo di uno chalet affacciato sul circuito: seduti attorno a un focolare si ascolta il debrief dell’istruttore che ripercorre errori, traiettorie e spiega i margini di miglioramento.
E se l’appetito vien guidando, si prosegue con il pranzo: il momento giusto per assaggiare alcuni piatti tradizionali di queste zone come il Poronkaristys, stufato di renna con marmellata ai frutti rossi, oppure scoprire il vero gusto di un trancio di salmone freschissimo cotto al forno.
Ricaricate le energie, e conclusa la parte didattica, la Porsche Ice Experience prevede anche momenti dedicati alla scoperta della destinazione – pensati non solo per i partecipanti al corso di guida, ma anche per gli eventuali accompagnatori. E quale altro mezzo per andare in esplorazione della taiga svedese, se non la motoslitta?
A una ventina di chilometri dal ghiacciodromo, nella località di Mörön, si organizzano snowmobile safari di un paio d’ore attraverso foreste di conifere e praterie innevate a perdita d’occhio. Anche qui, se amate il brivido della velocità o volete mettervi alla prova con qualcosa di inconsueto, l’occasione è da non perdere: muniti di casco, tuta da sci e ricevute le dovute istruzioni su come si guidano questi bolidi delle nevi, tutto è pronto per (ri)sbizzarrirvi con l’acceleratore.
E, non saranno certo Porsche, ma sappiate che anche le motoslitte non scherzano: alcuni modelli possono toccare fino a 160 km/h! In fila indiana dietro la guida, e con un po’ di fortuna, magari c’è anche la possibilità di avvistare la fauna locale come renne, alci e volpi artiche. Ma, a proposito di fortuna, tenete un anche po’ per la sera.
In inverno (fino, indicativamente, ai primi giorni di aprile), alzando gli occhi verso il cielo si potrebbe assistere a uno dei fenomeni più affascinanti che la natura regala: l’aurora boreale. La buona notizia è che Luleå (che, in realtà si pronuncia Luleo), così come tutta l’estremità settentrionale della Lapponia svedese, è considerata una delle zone migliori per vederla ma a condizione che il cielo sia perfettamente limpido.
Con il meteo a favore, l’aurora si potrebbe addirittura ammirare comodamente affacciandosi dalla finestra della propria camera, ma volete mettere l’atmosfera romantica e lo stupore condiviso del ritrovarsi attorno a un fuoco acceso sulle sponde ghiacciate del Golfo di Botnia aspettando la sua improvvisa comparsa?
Se supererete questa prova di “sopravvivenza” al freddo in notturna, sarete allora pronti per affrontare un'altra escursione unica nel suo genere: un’uscita a bordo di una rompighiaccio lungo il fiume Pite, in direzione del Mar Baltico. L’imbarco sull’Artic Explorer è a Pite Havsbad, una sessantina di chilometri a sud di Luleå: da quel momento, inizia un’avventura di un paio d’ore difficile da vivere altrove (e per questo imperdibile).
Dal parapetto della nave si può godere di un panorama al limite del surreale, avvolto dal silenzio: ovunque si posi lo sguardo, l’orizzonte è una distesa monocromatica di ghiaccio e neve che fa entrare in una dimensione spazio temporale onirica.
Una volta frantumata dalla chiglia la banchisa in un punto sicuro, arriva il momento più emozionante della crociera: l’opportunità di fare il bagno nelle acque gelate del Golfo di Botnia – un’insenatura del Mar Baltico – indossando una spessa muta impermeabile che permette di galleggiare senza esitazioni e soprattutto, di non soffrire le temperature estreme.
Portate con voi un costume da bagno, vi venisse voglia di spingervi oltre e tuffarvi nel blu: così abituati all’adrenalina aspettatevi di tutto. Anche a non sentire il freddo a meno diciotto gradi!
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Sensoria Dolomites: dove il lusso incontra la natura

Immerso nel suggestivo panorama delle Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO, Sensoria Dolomites unisce design contemporaneo, ospitalità altoatesina e un profondo senso di benessere. Un luogo pensato per chi vuole rallentare, ascoltare e lasciarsi cambiare dalla montagna.
Ci sono hotel che nascono da un business plan. E poi ci sono luoghi che nascono da una scelta d’amore. Il Sensoria Dolomites appartiene alla seconda categoria.
Dopo anni trascorsi tra Parigi, Milano, Vienna, Singapore ed Edimburgo, Lea Oberhofer e Simon Leitner hanno scelto di tornare alle origini. L’ex albergo di famiglia, il Ritterhof, è stato ripensato con rispetto per la memoria, ma con la libertà di immaginare qualcosa di completamente nuovo. Da questo gesto intimo e coraggioso nasce Sensoria: un luogo che interpreta l’ospitalità come esperienza dei sensi. Qui ogni dettaglio è parte di un ritmo lento, accompagnato dalla luce, quasi una firma, che disegna gli spazi, scalda il legno, accarezza i tessuti naturali, per cambiare poi durante il giorno e trasformare lo spazio.
Un rifugio sensoriale che dà forma a un’idea di lusso per l’anima. L’eredità altoatesina si sente nella cura silenziosa, nella qualità autentica dei materiali, nella precisione dei gesti. Ma si percepisce anche lo sguardo internazionale di Lea e Simon: un’estetica essenziale, pulita, contemporanea. Il risultato è un equilibrio raro tra calore familiare e sofisticazione discreta.
Aperto nell’estate 2022, Sensoria accoglie gli ospiti in 45 camere dal gusto minimalista e in due suite panoramiche di 125 m2 con spa privata e terrazze affacciate sullo Sciliar. L’architettura gioca con linee pulite e materiali naturali: legno caldo, tessuti materici, palette neutre interrotte da dettagli sofisticati. L’effetto è quello di una baita di design immersa in un panorama mozzafiato che entra dalle vetrate e va dritto dentro il cuore.
L’intenzione é chiara: non competere con la natura, ma seguirne la logica. Non imporsi sul paesaggio, ma ascoltarlo. Costruito quasi interamente in legno locale, il complesso dialoga con le Dolomiti attraverso geometrie che riprendono il profilo dei monti e volumi che sembrano emergere dal terreno con naturalezza. Il legno é imperfetto, con i suoi nodi, venature e variazioni cromatiche, i cortili interni e ampi atri luminosi dissolvono i confini tra dentro e fuori e l’architettura si trasforma in un’estensione del paesaggio. L’anima del complesso è fatta di armonia grazie anche al legno d’abete rosso, ispirato ai boschi di Castelvecchio e al profilo dello Sciliar, che avvolge il Sensoria come una seconda pelle, calda e protettiva.
Ma ciò che rende davvero unico Sensoria è l’accoglienza. Familiare senza essere invadente, attenta senza formalismi. Il lusso qui è sentirsi nel posto giusto, nel momento giusto. Una colazione che profuma di caffè, pane caldo e quiete. Una tisana calda dopo la spa. Un bicchiere di vino vicino al camino sempre acceso.
E una cena senza fretta, dove ogni assaggio racconta il territorio, la stagione e le specialità tirolesi convivono con la freschezza mediterranea, mentre la raffinatezza francese aggiunge eleganza a ogni piatto. La formula “All Day Inclusive - esclusivamente inclusiva”, in vero stile Sensoria, lascia l’ospite libero e senza pensieri e ogni momento della giornata si trasforma in piacere. Dalla colazione, tra prodotti locali, ricette artigianali e ingredienti selezionati con cura, alla merenda altoatesina, fino alla cena, per un viaggio nel gusto, pensato per essere lento, consapevole e profondamente appagante.
E poi la SPA, in legno di abete di montagna, un’estensione naturale del paesaggio: piscine che riflettono il cielo, dove l’acqua riscaldata a trentadue gradi scorre dall’interno verso l’esterno e lo sguardo si perde sullo Sciliar, saune panoramiche, spazi di quiete che sembrano sospesi tra interno ed esterno. Tutto è studiato per rallentare e restituire centralità ai sensi. Da non perdere il “bagno di suoni”, un rituale di vibrazioni sonore che ti invita a vibrare insieme al ritmo dei monti. In queste sessioni immersive, strumenti come gong, campane tibetane, vocalizzi profondi creano onde di suono che risuonano nel corpo e nella mente, favorendo un rilassamento profondo, equilibrio energetico e una sensazione di leggerezza interiore in risonanza con il silenzio e la potenza naturale che circonda l’hotel.
E in questo universo anche la creatività diventa esperienza sensoriale: si è tenuta qui, infatti, la Sensoria Art Edition 01, la prima edizione di un progetto nato dal desiderio di Lea e Simon di aprire ancora di più Sensoria Dolomites al dialogo tra arte e natura. Un’estensione naturale della loro visione: trasformare l’ospitalità in esperienza culturale, viva, condivisa.
Per questa prima edizione, sono arrivate due tra le voci più significative dell’arte altoatesina contemporanea: Aron Demetz e Peter Senoner. Entrambi già presenti con le loro opere nella collezione temporanea dell’hotel, hanno accompagnato gli ospiti in un percorso fatto di incontri personali, momenti creativi e scambio diretto. Una naturale evoluzione di un luogo nato da una scelta d’amore e oggi capace di generare nuove connessioni tra persone, paesaggio e immaginazione.
E per non farsi mancare nulla e vivere appieno il paesaggio di Sensoria Dolomites, è indispensabile salire in quota: una camminata sulla neve tra panorami cristallini, respirando aria pura e silenzio immenso. E poi, tappa obbligatoria in baita per un pranzo che sa di montagna, tra canederli (gnocchi di pane) e tradizione, per poi finire con un bombardino che scalda mani e cuore.
Con il mondo ai piedi e le Dolomiti intorno, ogni attimo diventa esperienza totale, sensoriale e indimenticabile.
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Se siete amanti del mare d’inverno dovete conoscere questi 5 posti

C’è un momento, lontano dal clamore dell’estate, in cui il mare smette di essere una cartolina e torna a essere poesia. L’inverno infatti lo spoglia di tutto ciò che è superfluo: ombrelloni, rumori, file, fretta. Quello che resta del mare d'inverno è il respiro delle onde, il vento che accarezza le scogliere, i colori più intensi del cielo.
Il mare d’inverno non è qualcosa che si guarda: si ascolta. Un’esperienza intima, quasi segreta, fatta di passeggiate sulla battigia silenziosa, caffè caldi nei borghi vuoti, tramonti che sembrano dipinti a mano. Un lusso autentico, per chi cerca bellezza senza distrazioni.
Ecco cinque mete italiane dove goderselo.
Mare d'inverno: cinque mete da scoprire
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Polignano a Mare, Puglia
Tutti conosciamo Polignano a Mare, ma non tutti sanno come questa località in inverno sembri sospesa nel tempo. Le sue scogliere bianche, a picco sull’Adriatico, si stagliano contro un mare di un blu quasi irreale.
Cala Lama Monachile è incredibilmente deserta. Immaginate una lingua di sabbia tra le falesie bianche, le case dei pescatori e quel mare blu che Domenico Modugno cantava in alcune delle sue canzoni. Il centro storico si attraversa con lentezza d'inverno, tra balconi fioriti e luci soffuse. Una meta romantica, per chi ama la bellezza senza filtri.
Portovenere, Liguria
Misteriosa e magnetica, Portovenere in inverno è un gioiello che non stanca mai. Le case colorate si riflettono su un mare spesso agitato, creando un contrasto potente e romantico. La prima cosa che salta agli occhi non appena arrivati è la meravigliosa vista che offre la palazzata delle case. Siamo abituati a vederla in foto, ma è impossibile non essere stupiti dalle case colorate verticali che si affacciano sul mare.
La Chiesa di San Pietro poi, un esempio di stile gotico genovese è affacciata sul promontorio e regala uno dei panorami più suggestivi d’Italia. Uno dei punti più romantici, anche di inverno, dove un tempo sorgeva il tempio pagano dedicato proprio a Venere, dea dell'amore, da cui questa località prende il suo nome "Portus Veneris" .
Scilla, Calabria
Qui il mare è leggenda, dopotutto anche Omero ne ha scritto nella sua Odissea. Scilla, con il suo borgo di Chianalea, sembra galleggiare sull’acqua. In inverno questo si svuota, e il suono delle onde diventa colonna sonora di giornate lente.
Questa località per molti è l'immagine simbolo di una Calabria fatta di borghi, leggende, spazi carichi di storia, tutti da scoprire. Scilla è sicuramente un luogo intimo, perfetto per chi cerca un Sud autentico, fatto di silenzi e luce dorata. A Scilla infatti il tempo sembra rallentare per permetterci di ascoltare ciò che resta: il mare, il mito, e quella bellezza discreta che esiste solo lontano dalla folla.
Alghero, Sardegna
Dimenticate la Sardegna mondana, d’inverno Alghero è elegante, malinconica e profondamente mediterranea. Ma è la destinazione perfetta per chi, anche in inverno, cerca eventi culturali, gastronomici e mercati stagionali con sapori autentici.
Alghero infatti è la meta ideale per coloro che sognano relax e avventura: le passeggiate tra i palazzi storici, il profumo dei dolci tipici del luogo, creano l'atmosfera ideale da scoprire, specialmente nei mesi più freddi, senza folla, più intima e romantica.
Le mura sul mare, le stradine in pietra, il vento che soffia dal nord: tutto racconta una storia antica.Il tramonto sul lungomare è uno spettacolo che resta nel cuore. E per gli amanti del vino, l'inverno è il periodo perfetto per scoprire i famosi vini locali, dal Vermentino, al Cannonau e Cagnulari.
Cefalù, Sicilia
Con la Rocca che domina il borgo e il Duomo che guarda il mare, Cefalù in inverno è un dipinto vivente. La spiaggia infatti è deserta e il centro storico, con i suoi palazzi e chiese barocche, vibra di una calma nuova. Tra le luci che illuminano le vie al profumo del mare, Cefalù è senza dubbio una destinazione perfetta anche con le temperature più rigide.
Qui il mare d’inverno ha il colore della nostalgia e il profumo degli agrumi. Non dimenticate di fare una visita al Parco delle Madonie, alle spalle di Cefalù, nell’entroterra montano della Sicilia settentrionale. Questo paesaggio incantevole caratterizzato da frassini secolari vi farà rimanere a bocca aperta. In questo luogo mare e montagna si incontrano, dando vita a un panorama davvero suggestivo.
Forse il mare d’inverno non è una fuga, ma un ritorno. Un ritorno alla bellezza senza rumore, ai luoghi che non chiedono di essere condivisi, ma vissuti. Lontano dall’estate, lontano da tutto, quello che resta è proprio il mare, che ci ricorda chi siamo quando impariamo a guardare davvero.
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