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In questo aeroporto è vietato guardare fuori dal finestrino (e il motivo è davvero unico)

In questo aeroporto è vietato guardare fuori dal finestrino (e il motivo è davvero unico)

foto di Grazia.it Grazia.it — 22 Settembre 2026
donna aereo volo
Su quasi tutti i voli vi chiedono di alzare le tendine per decollo e atterraggio. In Corea del Sud esiste invece un aeroporto dove è vietato guardare fuori: ecco perché

Arrivare in Corea del Sud e trovarsi il finestrino “censurato” non è solo una leggenda da raccontare al rientro. All’aeroporto di Busan-Gimhae, durante l’atterraggio, il personale di bordo passa in cabina e chiede di abbassare tutte le tendine. Una dopo l’altra, le finestre si chiudono e per qualche minuto la vista sulla pista scompare.

Per chi ama guardare il paesaggio mentre l’aereo scende è un piccolo shock, anche perché questa procedura va contro quello che viene insegnato altrove in aviazione civile. Dietro quel gesto, però, non c’è superstizione ma una precisa scelta di sicurezza militare, con tanto di base aerea affacciata sulla stessa pista.

L’aeroporto dove è vietato guardare fuori dal finestrino

L’Aeroporto Internazionale di Busan-Gimhae serve la seconda città della Corea del Sud ed è uno scalo piuttosto trafficato nel Nord-Est asiatico. A vederlo dal terminal sembra un aeroporto come tanti: negozi, ristoranti, vetrine instagrammabili. La particolarità arriva quando siete già seduti, con le cinture allacciate, pronti all’atterraggio.

Nella fase finale della discesa l’equipaggio fa un annuncio in cui chiede di abbassare le tendine dei finestrini per “motivi di sicurezza aeroportuale”. Non è un suggerimento gentile: le assistenti di volo passano lungo i corridoi e controllano che tutte le tendine siano effettivamente chiuse, dal finestrino in prima fila fino all’ultimo in coda.

La “finestra cieca” dura il tempo dell’atterraggio e del rullaggio fino al terminal. Una manciata di minuti in cui la cabina resta più buia del solito, mentre all’esterno scorrono piste, vie di rullaggio e, soprattutto, una zona che ai turisti non dovrebbe interessare ma agli apparati di intelligence sì: le installazioni militari.

La regola non vale per tutti i voli in Corea del Sud e non accompagna l’intero viaggio. In crociera potete tenere il finestrino come preferite, e anche dentro il terminal di Busan-Gimhae fotografare è in genere consentito, purché non si inquadrino aree operative o cartelli che lo vietano in modo esplicito.

(Continua sotto la foto)

regole in aereo (4)

Perché a Busan-Gimhae le tendine devono restare abbassate

Il punto è che Busan-Gimhae non è solo un aeroporto civile. È uno scalo a uso congiunto: accanto ai voli di linea opera la Republic of Korea Air Force, con i suoi aerei, i suoi hangar e le sue aree operative. Tutto concentrato nello stesso grande sedime aeroportuale.

Per le autorità sudcoreane alcune di queste strutture sono considerate sensibili. La legge nazionale vieta di fotografare o filmare infrastrutture militari senza autorizzazione, proprio per evitare che dettagli su mezzi, configurazioni della base o movimenti operativi finiscano in rete nel giro di pochi secondi via smartphone.

Una semplice ripresa dal finestrino può inquadrare codici sugli aerei, mezzi speciali, persino procedure di sicurezza al suolo. È materiale prezioso per chiunque voglia studiare da vicino l’organizzazione delle forze armate di un Paese. Chiedere ai passeggeri di abbassare le tendine è la soluzione pratica per ridurre questo rischio alla radice.

Per questo le compagnie che operano su Busan-Gimhae si adeguano alle indicazioni dell’aeroporto e inseriscono la chiusura delle tendine nel loro rituale di arrivo. Non è una scelta estetica, ma una misura legata alla sicurezza nazionale. Esistono altri aeroporti civili-militari nel mondo, anche in Italia, ma questa attenzione così rigida ai finestrini resta piuttosto rara, ed è uno dei motivi per cui il caso coreano fa tanto parlare chi ci atterra.

Altrove è il contrario: come funziona la sicurezza (e cosa fare se atterrate qui)

Nella maggior parte degli scali, la regola è l’opposto: in decollo e atterraggio le tendine devono restare alzate. L’Agenzia dell’Unione Europea per la Sicurezza Aerea (EASA) ricorda che questa abitudine aiuta l’equipaggio e i passeggeri a individuare subito fumo, fuoco, perdite di carburante o ostacoli vicino all’aereo.

C’è anche un tema di adattamento degli occhi alla luce esterna. In caso di evacuazione d’emergenza, la cabina dovrebbe svuotarsi in circa 90 secondi: se chi è a bordo ha già gli occhi abituati alla luminosità fuori, si muove più rapidamente verso le uscite. Con i finestrini aperti, inoltre, i soccorritori possono osservare meglio cosa accade dentro.

A Busan-Gimhae questa logica cede temporaneamente il passo alla sicurezza militare. Per qualche minuto, la priorità non è vedere cosa succede fuori ma impedire che lo vedano e lo registrino centinaia di smartphone. La procedura è calibrata su una fase precisa del volo, in cui l’aereo è già vicino al suolo e si muove in un’area particolarmente sensibile della base.

Se vi capita di atterrare qui, ci sono un paio di accorgimenti pratici. Se soffrite di claustrofobia o vi agita l’idea della cabina più buia, può essere utile scegliere un posto sul corridoio: sentirete meno la mancanza della vista esterna. Potete anche anticipare all’equipaggio eventuali timori, ma è bene sapere che la chiusura delle tendine non è negoziabile.

Ignorare le istruzioni del personale rientra tra i comportamenti vietati dalla normativa sulla sicurezza aerea sudcoreana. E puntare la fotocamera verso l’esterno in quella fase può attirare l’attenzione delle autorità aeroportuali, con controlli e richieste di cancellare le immagini. In pratica, la foto della pista “proibita” rischia di rovinarvi l’inizio del viaggio.

Quella piccola tendina che siete abituati ad alzare senza pensarci troppo, a Busan-Gimhae diventa il confine tra la normale curiosità del passeggero e la tutela di informazioni considerate delicate da uno Stato. Un dettaglio minimo, che racconta quanto il mondo dell’aviazione sia regolato da equilibri più complessi di quanto sembri da un sedile finestrino.

© Riproduzione riservata

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