Chi è davvero Frida Kahlo: le sue frasi più belle e le curiosità su di lei

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Frida Kahlo: vi raccontiamo chi era davvero la grande artista messicana, ribelle e anticonformista, attraverso (non solo) le sue frasi più belle

Frida Kahlo non è solo una delle più importanti pittrici messicane, ma una donna divenuta simbolo delle donne e della loro emancipazione e forza.

Spirito ribelle, dentro un corpo fragile, ha avuto una vita breve e segnata dalla malattia e dal dolore: morì a soli 47 anni, senza lasciare niente di intentato.

Al centro delle sue opere la passione per l'arte, per il suo Messico, per la lotta politica e per l'amore - incondizionato, anche se tormentato - per l'artista Diego Rivera.

A lei va il merito di aver ispirato con la sua forza di volontà infinita, che le ha permesso di trasformare la sofferenza, le sconfitte, la sfortuna e il dolore fisico in grandi capolavori.

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Chi è Frida Kahlo de Rivera

Nome di battesimo Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón

Nazionalità Messicana

Nata il 6 luglio 1907 a Coyoacán, Mexico City

Morta il 13 luglio 1954 (età 47 anni) a Coyoacán, la sua città natale, dove la sua abitazione, la Casa Azzurra, semplice e bellissima, con muri colorati, luce e sole, è stata donata al Messico da Diego Rivera e oggi è meta per molti appassionati d’arte e della pittrice.

Il padre, Wilhelm Kahlo, è un pittore di origini ungheresi. Emigrato in Messico, cambia il suo nome in Guillermo. Rimasto vedovo dal primo matrimonio si risposa nel 1898 con quella che sarà la madre di Frida, Matilde Calderon y Gonzales, figlia di una messicana e di un indio. Hanno quattro figli.

Frida è la più vivace e ribelle dei quattro. È indipendente e passionale, intollerante di ogni regola e convenzione. È anche la più cagionevole di salute.

Nasce affetta da spina bifida, che i genitori scambiano per poliomielite. Per questo non riceve le cure adeguate.

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Perché ha fatto così tanti autoritratti

Frida Kahlo ha subito un grave incidente mentre viaggiava su un autobus quando aveva 18 anni che le ha procurato una frattura multipla della spina dorsale, di parecchie vertebre e del bacino.

Le conseguenze dell'incidente l'hanno costretta a letto per molti mesi.

I genitori le regalano colori e pennelli per aiutarla a passare le lunghe giornate. Frida inizia a dedicarsi alla pittura.

E così sempre i genitori decidono di istallare uno specchio sul soffitto della sua camera, così che possa ritrarsi nei lunghi pomeriggi solitari.

Questo spiega i numerosi autoritratti dell'artista. Lei stessa dirà: «Dipingo autoritratti perché sono spesso sola, perché sono la persona che conosco meglio».

Il primo autoritratto è per Alejandro, il suo amore adolescenziale. Ne seguiranno molti altri.

I 32 interventi chirurgici subiti nel corso della sua vita non le hanno mai restituito la mobilità completa, e per tutta la vita si troverà a convivere con dolori lancinanti in tutto il corpo.

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L'amore tormentato con Diego Rivera

A 21 anni Frida si iscrive al partito comunista messicano, diventando un'attivista convinta.

In quell'anno - era il 1928 - conosce Diego Rivera, il pittore più famoso del Messico rivoluzionario. Lei gli mostra le sue opere e lui rimane molto colpito dal suo stile moderno, tanto che decide di prenderla sotto la sua ala e di introdurla alla scena politica e culturale messicana.

Nel 1929 i due si sposano.

Diego ha 21 anni più di lei e tre matrimoni conclusi alle spalle.

Ha la fama del donnaiolo e proprio la sua infedeltà sarà fonte di litigi costanti.

Per contenere i loro animi, e avere ciascuno il proprio spazio artistico, vissero sempre in case separate, unite tra loro da un piccolo ponte.

Frida stessa dirà: «Ho subito due gravi incidenti nella mia vita… il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il secondo è stato Diego Rivera».

Frida soffrì molto per i tradimenti del marito che ebbe persino una relazione con la sorella minore di Frida, Cristina.

I due divorziano nel 1939 a causa di questo grave atto di infedeltà. Ma non passa molto tempo e si riavvicinano per risposarsi nel 1940 a San Francisco.

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Ha avuto un sacco di amanti

Sposando Diego Rivera, Frida Kahlo sapeva che lui l'avrebbe tradita. E lei fece lo stesso, sia con uomini che con donne.

Tra i molti amanti di Frida Kahlo, il rivoluzionario russo Lev Trotsky e il poeta André Breton.

È molto amica e forse anche amante di Tina Modotti, militante comunista e fotografa nel Messico degli anni Venti.

Nonostante le ardenti passioni amorose non riuscì mai ad avere figli, a causa del fisico compromesso.

Rimasta incinta del primo figlio, Frida fece di tutto per portare avanti la gravidanza.

Ma i medici la costrinsero ad abortire per evitare che perdessero la vita sia lei che il bambino.

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Le frasi più belle di Frida Kahlo

«Perché lo chiamo il Mio Diego? Non è mai stato e non sarà mai mio. Diego appartiene a se stesso».

«Piedi, perché li voglio se ho ali per volare?»

«È lecito inventare verbi nuovi? Voglio regalartene uno: «io ti cielo», così che le mie ali possano distendersi smisuratamente, per amarti senza confini»

«Vorrei darti tutto quello che non hai mai avuto, e neppure così sapresti quanto è meraviglioso amarti».

«L'amore? Non so. Se include tutto, anche le contraddizioni e i superamenti di sé stessi, le aberrazioni e l'indicibile, allora sì, vada per l'amore. Altrimenti, no»

«La morte può essere crudele, ingiusta, traditrice… Ma solo la vita riesce a essere oscena, indegna, umiliante»

«Che farei io senza l'assurdo?»

«Dipingo i fiori per non farli morire»

«Le cicatrici sono aperture attraverso le quali un essere entra nella solitudine dell'altro»

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Le opere d'arte più importanti di Frida Kahlo

The Frame (autoritratto) (1938)

Due nudi nel bosco (1939)

Le due Frida (1939)

Il Sogno (Il Letto) (1940)

La colonna rotta (1944)

Mosè (o Nucleo solare) (1945)

Cervo ferito (1946)

Autoritratto (1948)

L'amoroso abbraccio dell'universo, la terra (Messico), io, Diego e il signor Xólot (1949)

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Come coltivare la resilienza: 7 pratiche per affrontare la vita con più forza e leggerezza

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Dalla mentalità di crescita alla mindfulness: 7 pratiche concrete per rafforzare la resilienza e affrontare stress e cambiamenti al meglio

Nel lessico del benessere contemporaneo c’è una parola che torna con insistenza: resilienza. Non perché sia di moda, ma perché risponde a un bisogno concreto. Viviamo in un tempo segnato da cambiamenti rapidi, incertezze diffuse e una stanchezza che non è solo fisica ma anche, e soprattutto, mentale.

E così, più che cercare soluzioni drastiche o trasformazioni improvvise, cresce il desiderio di costruire una forza diversa: meno appariscente, ma più stabile.

Parlare oggi di resilienza significa interrogarsi su come affrontiamo gli imprevisti, lo stress quotidiano, le fasi di passaggio e tutto quanto la vita ci mette davanti. Non si tratta di “tenere duro” a tutti i costi, ma di sviluppare strumenti interiori che permettano di adattarsi, recuperare, ripartire.

Una competenza che non è innata, ma che si può coltivare nel tempo, attraverso abitudini consapevoli e pratiche alla portata di tutti.

Cos’è la resilienza e perché è così importante

La resilienza non è una parola astratta o una moda del momento: è la capacità di affrontare eventi stressanti o difficili e di uscirne con maggiore consapevolezza. Non significa essere immuni alle difficoltà, ma imparare a gestirle con strumenti che potenziano la tranquillità mentale e l’adattamento emotivo. È un processo dinamico che cresce con l’esperienza, la riflessione e la cura di sé, e che ci rende capaci di guardare avanti anche quando il cammino si fa accidentato.

Ecco allora sette pratiche che aiutano a rafforzare la resilienza e a vivere le difficoltà con maggiore equilibrio e lucidità.

**Il vero segreto della felicità è la resilienza: cos’è e come allenarla**

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1. Coltivare una mentalità di crescita

Avere una mentalità di crescita significa vedere gli ostacoli non come muri invalicabili, ma come opportunità di apprendimento. Invece di pensare “non sono capace”, si impara a dire “sto imparando”.

Questa prospettiva riduce l’ansia, incentiva la curiosità e alimenta la resilienza perché sposta l’attenzione dal fallimento alla scoperta. Alcune strategie includono abbracciare consapevolmente le imperfezioni, accettare critiche costruttive, prendere rischi calcolati e dare a se stessi il tempo di lavorare attraverso le sfide.

2. Prendersi cura di sé con amore

La cura di sé non è un lusso, è una necessità per costruire resilienza. Prendersi cura del corpo e della mente significa individuare ciò che ci nutre davvero (che sia un bagno caldo, una camminata nel parco o semplicemente dieci minuti di respiro profondo) e farne una priorità.

Fondamentale è anche definire limiti sani: dire no quando serve, ascoltare la propria stanchezza e dare valore al riposo. Strategie semplici come tenere un diario delle emozioni, seguire un’alimentazione equilibrata, dormire bene e praticare attività fisica regolare contribuiscono a consolidare un equilibrio profondo.

3. Scegliere obiettivi realistici

Un altro ingrediente della resilienza è la capacità di porsi obiettivi raggiungibili. Suddividere una grande ambizione in piccoli passi concreti permette non solo di registrare progressi reali, ma anche di costruire fiducia in sé stessi. Se il vostro obiettivo è correre una 5 km, ad esempio, non aspettatevi di riuscirci subito: iniziate invece con brevi tratti, celebrate ogni passo avanti e concedetevi la pazienza di crescere gradualmente.

Questo approccio trasforma la frustrazione in motivazione e fa sentire ogni piccolo successo come un mattone solido nella costruzione della vostra resilienza.

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4. Accettare il cambiamento con flessibilità

La vita raramente va esattamente come programmato. Accettare che il cambiamento e l’incertezza fanno parte della quotidianità aiuta a rispondere alle difficoltà con meno tensione.

Piuttosto che arrabbiarsi con ciò che sfugge al controllo, provate quindi a vedere il quadro generale e a mantenere uno sguardo flessibile. Imparate a riconoscere i pensieri rigidi, come “non ce la farò mai”, e a sostituirli con frasi più aperte e sostenibili. Coltivare speranza, anche nei momenti complessi, è uno dei modi migliori per rafforzare la resilienza emotiva.

5. Sviluppare capacità di problem solving

Essere resilienti significa anche affrontare gli ostacoli con efficacia. Allenare il problem solving implica costruire una “cassetta degli attrezzi” mentale: imparare a identificare chiaramente un problema, esplorare possibili soluzioni, provarle e valutare i risultati.

Mantenere la calma, chiedere aiuto quando serve e ricordarsi che la prima idea non è sempre la migliore sono tutti comportamenti che aumentano la fiducia nelle proprie risorse. Questo processo, se praticato nel tempo, genera una resilienza più solida e consapevole.

6. Integrare mindfulness e meditazione nella quotidianità

Mindfulness e meditazione non sono rituali complicati, ma modi per ricentrarsi e rafforzare la presenza mentale. Essere consapevoli del momento presente - mentre cucinate, camminate o respirate profondamente - aiuta a ridurre l’ansia e a regolare le emozioni.

La meditazione, sia guidata che libera, favorisce il rilassamento e promuove una maggiore chiarezza mentale. Che scegliate una passeggiata meditativa, yoga dolce o cinque minuti di respiro profondo, integrare queste pratiche nella routine quotidiana favorisce una resilienza che parte dal cuore e arriva alla mente.⁵

7. Tenere un diario e riflettere

Scrivere i propri pensieri, le emozioni e le esperienze è uno strumento potente per aumentare la consapevolezza di sé e coltivare resilienza. Non è necessario essere scrittori: basta annotare ciò che si prova al mattino, elencare le preoccupazioni per liberare la mente la sera o tenere un diario di gratitudine.

Riflettere su ciò che avete imparato dagli eventi della giornata aiuta a riconoscere i vostri progressi e a dare un senso anche alle difficoltà, trasformandole in lezioni preziose.

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Perché quando c’è la luna piena dormiamo male

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La luna piena può influenzare il nostro riposo notturno tra luce, ormoni del sonno e percezione psicologica facendoci dormire male

È vero che quando c’è la luna piena dormiamo male?

La domanda si ripropone ogni mese, accompagnata da notti insonni, risvegli frequenti e la sensazione di non aver riposato davvero. Ma al di là delle credenze popolari, esistono spiegazioni scientifiche che aiutano a capire perché il plenilunio venga spesso associato a un sonno più leggero e irregolare.

Tra ritmi circadiani e fattori psicologici, il legame tra luna piena e qualità del riposo è meno misterioso di quanto sembri. Ve lo spieghiamo qui. 

**C'è la Luna piena! 5 cose da fare (e 3 da non fare)**

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Il legame tra luna piena e sonno

Diversi studi hanno osservato che durante la luna piena alcune persone impiegano più tempo ad addormentarsi, dormono meno ore e trascorrono meno tempo nella fase di sonno profondo. In particolare, la qualità del riposo sembra essere più fragile, con un aumento dei micro-risvegli notturni e una maggiore sensibilità agli stimoli esterni.

Il motivo non sarebbe legato a energie misteriose, ma ai ritmi circadiani, il sistema che regola il ciclo sonno-veglia ed è fortemente influenzato dalla luce. Anche se oggi viviamo circondati da illuminazione artificiale, il nostro cervello resta sensibile alle variazioni luminose dell’ambiente. Durante il plenilunio, la luce notturna è più intensa e prolungata, e potrebbe interferire, anche in modo minimo, con la produzione di melatonina, l’ormone che favorisce l’addormentamento.

Alcuni ricercatori ipotizzano che questo effetto sia un residuo evolutivo: per millenni, la luna piena ha significato notti più luminose e quindi maggiore vigilanza. Anche se oggi dormiamo dietro tapparelle oscuranti e vetri isolanti, il nostro organismo potrebbe non essersi del tutto “aggiornato”.

Va però detto che non tutti reagiscono allo stesso modo. La luna piena sembra influenzare soprattutto chi già ha un sonno leggero, chi soffre di insonnia o chi attraversa periodi di stress e affaticamento mentale.

Suggestione, luce e mente: perché ci sembra di dormire peggio

Oltre alla componente biologica, c’è un altro fattore fondamentale: la percezione. Sappiamo che c’è la luna piena, magari l’abbiamo vista affacciandoci alla finestra. Questo può renderci più attenti, e più inavvertitamente più critici, verso il nostro sonno.

Se ci svegliamo una volta di notte, tendiamo ad attribuirlo subito alla luna, rafforzando l’idea di aver dormito male.

La suggestione non è un’illusione: è un meccanismo reale della mente. Quando siamo stanchi, ansiosi o sovraccarichi, basta poco per alterare il riposo. La luna piena, in questo senso, diventa una spiegazione esterna rassicurante: non siamo noi a essere “sbagliati”, è la notte che è diversa.

Infine, il plenilunio spesso coincide con periodi già delicati: cambi di stagione, ritmi alterati, settimane più intense del solito. Il risultato è un sonno più fragile, che cerchiamo di spiegare con ciò che abbiamo sotto (o sopra) gli occhi.

Dormire male durante la luna piena è quindi un’esperienza comune, ma non allarmante. Non significa che il vostro corpo non funzioni come dovrebbe, né che dobbiate rassegnarvi a notti insonni ogni mese. A volte è solo l’incontro tra biologia, mente e ambiente. 

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Decluttering di gennaio: 6 cose da eliminare per iniziare l'anno con una sensazione di leggerezza

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Il decluttering di gennaio aiuta a fare ordine in casa dopo le feste: ecco cosa eliminare per iniziare il 2026 con leggerezza

Il decluttering di gennaio non è solo una questione di ordine, ma di energia.

Il 2026 è appena iniziato e, mentre in casa resistono ancora tracce delle feste (decorazioni dimenticate, oggetti fuori posto, armadi pieni) questo è il momento ideale per fare spazio, anche mentalmente. Il decluttering di gennaio, infatti, funziona un po’ come un reset: non serve rivoluzionare tutto, basta partire da ciò che non serve più.

Ecco allora sette cose da eliminare a gennaio per affrontare il nuovo anno con una casa (e una testa) più leggera.

**5 regole d’oro per avere la casa sempre in ordine (senza perdere la testa)**

**10 regole di decluttering efficaci per (ri)organizzare la casa**

Decluttering di gennaio: cosa buttare, donare o riciclare dopo le feste

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Elettrodomestici che non usate mai

Nei pensili della cucina si nascondono spesso oggetti dimenticati: piccoli elettrodomestici acquistati con entusiasmo e poi mai più utilizzati. 

Il decluttering di gennaio è il momento giusto per chiedersi con onestà se torneranno mai utili. Se la risposta è no (o se per prenderli dovete spostare mezzo armadio), meglio venderli, regalarli o riciclarli. Liberare spazio in cucina ha un effetto immediato anche sulla percezione dell’ordine quotidiano.

Oggetti per hobby ormai abbandonati

Hobby mai coltivati, passioni lasciate a metà, strumenti musicali che occupano spazio e accumulano polvere. Tenerli “per senso di colpa” non li rende più utili, anzi.

Se questi oggetti, qualsiasi siano, non vengono usati da anni, allora è il caso di donarli a qualcuno che li userà davvero. 

Occhiali vecchi

Un paio di occhiali non è di certo un problema, ma è innegabile che col tempo si trasformano in una collezione involontaria. Occhiali con gradazioni superate finiscono nei cassetti “perché costavano tanto”.

Il decluttering di gennaio invita a essere pratici: tenete solo quelli che usate davvero e riciclate gli altri. Le custodie, invece, possono diventare piccoli organizer per gioielli o accessori da viaggio.

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Tecnologia vecchia e dimenticata

Cassetti pieni di vecchi telefoni, caricabatterie senza più un dispositivo, smartwatch inutilizzati. La tecnologia obsoleta è uno dei primi candidati al decluttering di gennaio, anche perché tende ad accumularsi rapidamente.

Attenzione però: prima di eliminarla, è importante cancellare i dati personali. Poi si può scegliere se riciclare, vendere o donare. 

Servizi “buoni” mai usati

Piatti, bicchieri e cristalli conservati per occasioni speciali che non arrivano mai. Se nemmeno durante le feste appena passate sono usciti dalla credenza, è probabile che non lo faranno nemmeno in futuro.

Fare decluttering aiuta a distinguere ciò che vi piace davvero da ciò che conservate solo per abitudine. Quello che non usate può essere venduto o regalato, mentre i pezzi a cui siete affezionati possono essere esposti o conservati in modo più sicuro.

Decorazioni e oggetti fuori stagione

Natale è finito, ma spesso non del tutto. Decorazioni rimaste in giro, candele mai accese, oggetti stagionali che occupano spazio per mesi.

Il decluttering di gennaio è l’occasione perfetta per fare una selezione: tenere ciò che vi fa ancora piacere vedere e lasciar andare il resto. Riporre tutto in modo ordinato renderà più semplice anche il prossimo cambio di stagione.

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Cosa fare a Milano a Gennaio 2026

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Concerti, moda, mostre, teatro ed eventi speciali: gennaio a Milano è il mese giusto per ripartire con cultura, musica e spettacoli

Milano a gennaio si risveglia. Dopo le feste, nonostante un'ondata di gelo, la città riprende il suo ritmo e accoglie un anno nuovo con la stessa grinta di sempre.

Concerti, grandi mostre, spettacoli ed eventi sono pronti ad accompagnarci per tutto il mese e ad assecondare i gusti di tutti. 

Ecco la nostra selezione di appuntamenti da segnare in agenda.

Cosa fare a Milano a Gennaio 2026

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giovanni allevi anfiteatro

Concerti

Gennaio è un mese particolarmente generoso sul fronte live, con una programmazione che attraversa generazioni e generi musicali.

Si parte il 9 gennaio con Edoardo Bennato al Teatro Arcimboldi, che porta sul palco le sue canzonette senza tempo, tra ironia e impegno. Il 12 gennaio Giovanni Allevi arriva al Teatro dal Verme per una serata intensa e introspettiva, seguita il giorno dopo, il 13 gennaio, dalla PFM - Premiata Forneria Marconi con il “Doppia Traccia Tour”, sempre al Dal Verme. La stessa sala ospita anche i Nomadi il 16 gennaio, in un concerto che è insieme memoria collettiva e attualità.

Il 18 gennaio la Santeria Toscana accoglie Irene Grandi & The Groove Aviators, mentre il 20 gennaio il Legend Club ospita l’energia folk-punk dei canadesi The Real McKenzies. Il 22 gennaio è una data doppia: Sergio Caputo sale sul palco del Lirico Giorgio Gaber, mentre all’Alcatraz suonano i Selton, con il loro mix caldo e colorato di pop e influenze brasiliane.
Il 24 gennaio è il turno dei Dream Syndicate di Steve Wynn, al Circolo Magnolia di Segrate, una tappa imperdibile per gli amanti del rock d’autore. Chiudono il mese gli Hammerfall all’Alcatraz il 26 gennaio, Mondo Marcio ai Magazzini Generali il 27 gennaio e Johnnie Guilbert il 28 gennaio al Legend Club.

Hermes : Runway – Paris Fashion Week – Menswear F/W 2020-2021

Milano Fashion Week Men’s Collection

Dal 16 al 20 gennaio Milano torna capitale della moda maschile con la Fashion Week Uomo dedicata alle collezioni Autunno/Inverno 2026/27. È un appuntamento che porta in scena non solo sfilate: eventi, presentazioni e installazioni trasformano la città in un laboratorio creativo diffuso, raccontando il continuo processo di evoluzione e metamorfosi che definisce la moda. 

Armani Brera

Mostre

Gennaio è un mese di transizione, in cui si attende l'arrivo delle grandi mostre che contraddistingueranno l'anno, ma è ancora possibile ammirare alcune delle più belle esposizioni aperte nei mesi scorsi.

Sono entrambe prorogate fino a maggio 2026 le due grandi esposizioni dedicate a Giorgio Armani, che continuano ad attirare pubblico anche oltre l’anno celebrativo. Giorgio Armani Privé 2005–2025, in corso all'Armani/Silos ripercorre vent’anni di alta moda attraverso una selezione di abiti couture che raccontano la visione del designer tra rigore, leggerezza e raffinatezza formale, mentre Giorgio Armani: Milano, per amore, alla Pinacoteca di Brera, illustra la creatività di di Re Giorgio attraverso 133 creazioni esposte tra i capolavori che raccontano l’arte italiana dal Medioevo all’Ottocento.

Tra le mostre tematiche più interessanti del periodo, avvicinandoci al via delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina, L’Italia sulla neve racconta oltre un secolo di immaginario invernale italiano, mettendo in dialogo manifesti pubblicitari, fotografie storiche, oggetti e filmati legati alla nascita del turismo alpino, degli sport invernali e delle vacanze sulla neve come fenomeno culturale e sociale. Un percorso che intreccia costume, comunicazione e storia del tempo libero.

Al Museo Poldi Pezzoli, Meraviglie del Grand Tour esplora invece il viaggio in Italia tra Settecento e Ottocento attraverso opere d’arte, taccuini, vedute, oggetti e testimonianze che raccontano come il nostro Paese sia stato a lungo tappa fondamentale nella formazione culturale dell’aristocrazia e della borghesia europea. Una mostra dal taglio classico, ideale per chi ama una visita più contemplativa.

Tra le esperienze immersive, prosegue allo Spazio Ventura Monet. Esperienza immersiva, che utilizza proiezioni digitali, animazioni e suono per restituire la centralità della luce e del colore nell’opera dell’artista francese, accompagnando il visitatore dentro paesaggi, stagni e giardini diventati iconici.

Gennaio è inoltre l’ultima occasione per visitare M.C. Escher. Tra arte e scienza al MUDEC, aperta fino all’8 febbraio, mentre alla Fabbrica del Vapore resta visitabile fino al 25 gennaio Dalí, Picasso, Miró. I tre grandi di Spagna, un confronto tra tre protagonisti assoluti del Novecento europeo.

Ah Comedy Manzoni

Teatro

Il nuovo anno si apre con tanti spettacoli tra comicità e imponenza.

I Legnanesi tornano protagonisti al Teatro Manzoni dall’8 gennaio fino al 22 febbraio, con uno spettacolo che conferma il loro legame storico con il pubblico milanese.

Il 9 e 10 gennaio Beatrice Arnera porta la sua comicità diretta e tagliente al Teatro Lirico Giorgio Gaber, mentre sempre al Manzoni il 12 gennaio va in scena Ah Comedy Night, il format dedicato alla stand-up contemporanea.

Dal 13 al 25 gennaio il Teatro Arcimboldi ospita Shen Yun, lo spettacolo che racconta la cultura tradizionale cinese attraverso danza, musica e scenografie spettacolari.

Eataly

Eventi

Prosegue da Eataly Milano Smeraldo il format Giovani Talenti, realizzato in collaborazione con Identità Golose, che porta in città alcuni dei nomi più interessanti della nuova cucina italiana. Martedì 13 gennaio è protagonista Matteo Grandi, chef una stella Michelin del ristorante Matteo Grandi in Basilica di Vicenza, con una cena che racconta una cucina istintiva ma misurata, guidata da tecnica invisibile, leggerezza e grande rispetto per la materia prima. Il menu invernale proposto per l’occasione attraversa mondi diversi, dalla sensibilità asiatica a quella francese, reinterpretati con una cifra personale ed elegante, tra piatti come il branzino al vapore con beurre blanc, il risotto al broccolo fiolaro e la faraona con cavolfiore fumé e salsa al tartufo.

Giovedì 15 gennaio torna invece TEDxMilano al Teatro Dal Verme, con la XIII edizione dedicata al tema Umanità. Un titolo ampio, che verrà esplorato dagli speaker attraverso prospettive diverse — dalla filosofia alla scienza, dal giornalismo alla cultura d’impresa — per interrogarsi su cosa significhi oggi essere umani in un’epoca di profonde trasformazioni sociali, tecnologiche e ambientali. Sul palco si alternano voci autorevoli del panorama italiano, mentre la serata è arricchita da una performance musicale dei Twin Violins e da una selezione di fotografie d’autore sul tema dell’umanità, curate dalla community culturale Perimetro.