Come si diventa assaggiatore (e si viene pagati per mangiare)

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Mangiare per guadagnarsi il pane è il sogno di tutti, ma a sorpresa quello dell’assaggiatore è uno dei lavori più ricercati: ecco come diventare sommelier di cibo

Se pensavate che il lavoro della vita non esistesse, preparatevi a ricredervi perché c’è ed è ultimamente richiestissimo: si tratta del ruolo dell’assaggiatore, meglio ancora se declinato al femminile visto che lo sanno anche i paracarri che tutto nello Yang è più sensibile, papille gustative incluse.

Mangia quello che devi assaggiare, prega di non ingrassare troppo, ama il fatto che fai il lavoro più delizioso che ci sia. Ecco il motto di un’assaggiatrice, colei che se la gode addirittura più di Julia Roberts in Eat, Pray, Love.

E visto che Ludwig Feuerbach ci aveva preso già nel 1804, quando se ne uscì con la genialata del “Siamo ciò che mangiamo”, affrettatevi a scegliere davvero quello che volete mangiare ed ergo essere: formaggio, cioccolato, vino, caffè, tè… esiste perfino l’assaggiatore di salame, quello di nuggets di pollo e, dulcis in fundo, la figura professionale (richiestissima da poco tempo da parte da Milka e Oreo) per assaggiare i nuovi dolciumi della casa.

Altro che Umpa Lumpa!

Ecco le dieci cose da fare per sperare di diventarlo.

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Stabilite se avete un buon naso

L’assaggiatore deve avere due narici degne di un profumiere o, perlomeno, abili come quelle di un cane da tartufo.

Se anche la natura non vi avesse donato una canappia da Cyrano de Bergerac, non temete: lo strumento di precisione è quello che sta dentro, appena varcate le narici.

Qui si compie la magia, qui il vostro naso collaborerà con il cervello per anatomizzare con precisione un bouquet di vino o una tostatura di arabica.

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Bisogna avere il palato fine (oltre al cervello)

Il cervello è uno dei grandi protagonisti del lavoro da assaggiatore, inscindibile da un buon naso così come da un palato sopraffino.

Però è indubbio il fatto che la prima donna sia la papilla gustativa, colei da cui dipende tutto il resto. Purtroppo bisogna avere un pizzico di fortuna e, soprattutto, una dote naturale prima di passare alla fase in cui affinerete il vostro talento.

Se a casa di nonna, quando vi fa l’impepata di cozze, non sentite bene il retrogusto di prezzemolo o, peggio ancora, la sbadilata di aglio e pepe che ci ha buttato dentro, allora rivedete il vostro iter studiorum perché è molto probabile che quella dell’assaggiatrice non sia la carriera più nelle vostre corde. Tantomeno nelle vostre papille.

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Trovate il cibo che fa per voi

Gli assaggiatori professionali di oggi lavorano nelle grandi aziende alimentari per certificare la qualità e le proprietà organolettiche di innumerevoli tipologie gastronomiche.

Dal vino all’olio, dall’aceto al formaggio passando per il caffè, il , il miele, la cioccolata e i salumi, non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Posto che essere assaggiatrici di burro o ricotta non è che sia proprio il massimo, è bene scegliere l’alimento che più si confà al proprio palato e anche (se non soprattutto) alla propria disposizione d’animo.

Diventare sommelier quando anche solo un goccetto di vin santo ci fa straparlare e barcollare che è un dis-piacere non è la mossa più azzeccata. Lo sarebbe di più fare l’assaggiatore di caciotte nonostante una comprovata intolleranza al lattosio, per dire.

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Sì, ma c’è anche da studiare - cosa credevate?!

Per diventare assaggiatore non basta andare a qualche happy hour con buffet ricco o avere sperimentato tutto ciò che il menù del ristorante giapponese sotto casa propone.

È necessario studiare. E anche parecchio.

La chimica è fondamentale poiché serve a individuare le sostanze che determinano il sapore degli alimenti.

La matematica e la statistica sono indispensabili per ricomporre i pareri individuali in giudizi oggettivi, quindi se non avete il bernoccolo per i calcoli ciao.

Infine anche la fisiologia è essenziale per comprendere appieno il funzionamento degli organi sensoriali prima di usarli.

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Allenare costantemente le papille gustative ma senza esagerare

Le papille gustative vanno allenate esattamente come la tartarughina addominale (benchè le une siano spesso nemiche delle altre).

Bisogna fare lavorare quotidianamente il palato senza però sforzarlo troppo.

Due o tre assaggini di ogni alimento sono più che sufficienti per una palestra efficace.

Bandite i bis e i tris, evitate le pietanze troppo salate (il sale è la kryptonite dell’assaggiatore) e limitate anche lo zucchero eccessivo. Pure le spezie, se mal dosate, potrebbero sabotare per qualche tempo il vostro superpotere, mettendovi k.o. le papille gustative e olfattive.

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Dite addio a digiuni e diete: niente inattività per il vostro palato!

Come accade sul versante dell’esagerazione, anche un lungo periodo di inattività potrebbe compromettere la capacità di discernere le sfumature sensoriali più delicate.

Quindi sappiate fin da subito che l’assaggiatore non può permettersi digiuni lampo, fioretti, diete drastiche né alimentazioni proteiche per asciugare la silhouette in vista della prova bikini.

Se siete dieta-dipendenti di quelle che riescono a fare conteggi calorici che nemmeno Rain Man potrebbe battervi, questa carriera non fa per voi. Provate con la matematica semmai.

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Stipendi ottimi

La ciliegina sulla torta di questo mestiere già grondante dolcezza è lo stipendio.

Una busta paga da leccarsi i baffi, roba da acquolina in bocca se pensate che un assaggiatore professionale di formaggi guadagna circa 30 euro all’ora.

Ok che buona parte dello stipendio servirà a curare il colesterolo alle stelle, tuttavia un onorario del genere non è molto dissimile da quello delle altre stelle protagoniste della tavola: gli chef insigniti di star Michelin.

E se in materia di Star tutto fa brodo, in quella da assaggiatore invece non c’è miscuglio alcuno: ogni palato è specializzato in un solo ingrediente e pagato profumatamente per quello.

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Addio all’orario di lavoro canonico

Scordatevi le otto ore di lavoro: non sarebbe umanamente possibile riuscire ad assaggiare in maniera obiettiva per così tanto tempo. Per non parlare dello stomaco, che sventolerebbe bandiera bianca. Preparatevi quindi a godervi un lavoro ben lontano dal canonico full-time.

Addirittura altro che part-time! Quello dell’assaggiatore è semmai un flash-time, un lavoro-lampo che permetta così al palato di dare le giuste risposte al cibo che sta degustando.

Ferie ovviamente pagate così come la malattia. Riguardo quest’ultima, la vera peste bubbonica temutissima da questa branca professionale è il raffreddore.

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Cosa fa l’assaggiatrice nel tempo libero

Avete voluto diventare assaggiatori? E ora pedalate!

In palestra sulla cyclette o en plein air con una mountain bike non fa differenza, l’unica conditio sine qua non è quella di fare del moto. Perpetuo!

Dal momento che una simile professione comporta un introito calorico notevole, l’unico modo per scongiurare un giro vita che potrebbe venire idolatrato dal buddismo e una silhouette che si fa prima a scavalcare anziché girarle attorno è quello di sudare. Chi si suda il pane mangiando non può che fare così.

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Le letture perfette per aspiranti assaggiatrici

Oltre all’appena uscito Le assaggiatrici di Rosella Postorino, il romanzo che racconta della tristemente celebre "carriera" forzata delle assaggiatrici del Terzo Reich ossia il ruolo delle donne costrette a mangiare prima di Hitler le pietanze per lui preparate al fine di scongiurare un possibile avvelenamento, ci sono moltissimi titoli che fanno gola alle wannabe assaggiatrici.

Da Dolce come il cioccolato di Laura Esquivel a Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop di Fannie Flagg, da Kitchen di Banana Yoshimoto a Chocolat di Joanne Harris fino ad arrivare a L'inconfondibile tristezza della torta al limone di Aimee Bender, fate della vostra libreria una vera e propria dispensa.

E ristoratevi con un po’ di cibo per l’intelletto e per l'anima prima ancora che per il corpo. A prova di assaggiatore.

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«Non tutte le barrette proteiche fanno bene, ecco come sceglierle»: parola agli esperti

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Le barrette proteiche non sono tutte uguali. Gli esperti ci spiegano come riconoscere quelle che fanno bene da quelle che sono solo snack

Negli ultimi anni, specie per chi fa una vita sportiva, la ricerca di proteine è diventata una piacevole ossessione. Così, il mondo dei cibi a base proteica si sono diffusi enormemente, creando un'offerta vastissima di barrette proteiche dove sembra quasi impossibile trovare quelle davvero salutari.

Il loro essere in formato “snack” le ha portate con successo ovunque: dalle farmacie (che per primi le hanno adottate) ai supermercati, fino addirittura ai negozi di articoli da regalo e igiene per la casa.

Le barrette proteiche sono un oceano nel quale è facile perdersi, per questo abbiamo gettato un salvagente chiedendo a figure con grande esperienza nel campo (nella nutrizione con grande vita sportiva) per comprendere meglio cosa scegliere quando le compriamo, partendo subito a gamba tesa su tutto ciò che sarebbe meglio evitare.

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barrette proteiche da evitare

Quali sono le barrette proteiche da evitare?

«La prima importante “red flag” è il contenuto proteico» ci racconta la dietista Elisa Rosso «se navighiamo sotto i 15 grammi di proteine per barretta, non è così proteica, è quindi più che altro uno snack». L’altro aspetto da considerare sono gli zuccheri. «Se ne trovate più di 10 o 12 grammi in totale di zuccheri, che equivale già a un cucchiaio di zucchero, c’è già di certo un rapporto poco equilibrato». È concorde anche il nutrizionista sportivo Marco Tancredi, che sottolinea l’importanza di guardare sempre ai grammi totali di prodotto: «È importante fare attenzione al peso della barretta, guardando i valori percentuali, facendo occhio poi che non abbia un’alta dose di grassi, in genere sopra il 10%. Farei attenzione anche all’eccessiva presenza di sciroppi che rendono il prodotto più gustoso, ma meno utile allo scopo».

Vanno bene anche per chi non fa fitness?

Tendenzialmente sì. Ma se usati come “alternativa rapida” a spuntini in mancanza di alternative. «Chi per vari motivi ha bisogno di un surplus di proteine, può usarlo come approccio d’emergenza» racconta Elisa Rosso «ma spesso ne fanno uso persone che magari non fanno sport ma che hanno bisogno di prendere peso, magari concentrando l’uso di barrette in un periodo specifico dell'anno. Con l’aiuto di uno specialista, si va a inquadrare ogni singola posizione. «Può essere molto utile a chi è non più giovanissimo» racconta Marco Tancredi «in modo tale da tutelare la tonicità muscolare e alcuni processi fisiologici dovuti all’avanzare dell’età, a prescindere che faccia sport o meno».

quali barrette proteiche scegliere

Da quali valori ingredienti si riconosce una barretta di valore?

«È importante controllare l’origine delle proteine: possono essere di origine animale, come le proteine del siero del latte o dall’uovo, oppure di origine vegetale, come quelle che arrivano dai legumi e dalla frutta secca» spiega Marco Tancredi. «La barretta va guardata in base al “valore” che può dare a noi che la mangiamo: ad esempio se una persona è in definizione per "vedere" meglio la propria muscolatura, non consiglierei una barretta con più di 250 calorie o magari considererei una possibilità che molti escludono, ovvero quello di mangiarne solo metà» chiarisce Elisa Rosso.

Le barrette proteiche più “sane” sono quelle meno buone?

«Supponendo che una barretta sia come la stiamo descrivendo finora, ovvero con pochi zuccheri e pochi grassi, ecco, magari potrebbe risultare meno golosa. Ma la domanda da farsi è un’altra e la trovo più interessante» spiega Marco Tancredi «non è che forse il sapore di una barretta risulta buono o cattivo se le nostre abitudini alimentari sono buone o cattive? È chiaro che una persona abituata a ingerire cibi molto zuccherati e molti grassi, troverà alcune barrette meno buone». «Il mercato delle barrette è sconfinato, basta fare un po’ di tentativi e saper scegliere, anche perché è molto soggettivo» chiarisce invece Elisa Rosso «ormai però ci sono barrette equiparabili a dolci veramente dolci in termini di gusto, pur essendo molto più contenuti negli zuccheri, quindi basta provare».

migliori barrette proteiche

Qual è la differenza con le barrette energetiche?

«Se parliamo di barrette energetiche» spiega Marco Tancredi «sono tendenzialmente ricche di carboidrati e spesso sono utilizzate da chi fa endurance, ovvero attività sportiva per un tempo prolungato, integrando per non avere cali di energie. Mangiarle durante l’allenamento fornisce energia sul breve e medio termine e permettono di non avere cali di zuccheri». «Consiglio di fare attenzione alle barrette non proteiche che magari si pongono come “barrette light” o “sostitutive del pasto”» racconta Elisa Rosso «spesso queste barrette “vestite per la dieta” hanno pochissimi nutrienti utili. Se bisogna fare attenzione a quelle proteiche, bisogna fare ancora più attenzione a quelle che non lo sono».

Se le barrette proteiche sono poco digeribili

«Le proteine del latte isolate o idrolizzate sono in genere quelle più assimilabili» spiega Elisa Rosso «ma la differenza vera, anche se è un discorso soggettivo, la fanno i dolcificanti. Lo dico perché alcuni tipi di dolcificanti, in base alle quantità, potrebbero diventare lassativi. Quindi io spesso prediligo quelli con zucchero o miele rispetto ai dolcificanti che finiscono in -oli, ma ovviamente è sempre personale. A quel punto meglio una barretta digeribile anche se meno “leggera”: la tolleranza intestinale è un fattore importante».

barrette proteiche se non fai sport

Si possono fare da soli?

«Assolutamente sì» spiega Marco Tancredi «si possono fare con fiocchi d’avena, proteine del siero del latte, burro di arachidi o mandorle, latte e miele. Ci sono parecchie ricette davvero valide on line, vale la pena fare dei tentativi». «È molto più facile fare quelle da “endurance”, da integrare negli allenamenti lunghi, fatte con avena, riso soffiato, datteri, frutta secca o essiccata, tritati con il miele e conservate in frigo» spiega Elisa Rosso «quelle proteiche possono essere fatte addirittura anche con l’albume. Diciamo che è un ottimo modo per risparmiare e avere controllo sugli ingredienti, quindi perché non provare?»

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Mangiare sano spendendo poco: cosa mettere nel carrello della spesa per sostenere la salute quando i prezzi salgono

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Mangiare sano spendendo poco è possibile: ecco gli alimenti da prediligere per fare il pieno di salute senza svuotare il portafoglio

Fare la spesa oggi richiede attenzione, calcolo e una buona dose di strategia. I prezzi degli alimenti continuano a salire e ciò che fino a poco tempo fa era considerato “di base” rischia di diventare un piccolo lusso quotidiano.

Eppure, mangiare bene non significa necessariamente spendere un patrimonio. Al contrario: alcuni degli alimenti più interessanti per il benessere del nostro organaismo sono anche tra i più economici, soprattutto se si guarda con meno pregiudizi a prodotti in scatola o surgelati.

L’idea è semplice: puntare su cibi nutrienti, versatili e facilmente reperibili, capaci di offrire benefici reali senza gravare sul budget. Ecco, allora, quali alimenti comprare per fare il pieno di salute senza svuotare il portafoglio.

**Gli gli alimenti da inserire nella dieta quotidiana per sostenere la salute in modo naturale**

Mangiare sano sano spendendo poco: 8 alimenti da mettere nel carrello della spesa

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Sardine in scatola

Spesso sottovalutate, le sardine in scatola sono uno degli alimenti più completi dal punto di vista nutrizionale. Ricche di omega-3, aiutano a sostenere la funzione cerebrale e a proteggere il sistema cardiovascolare. Sono anche una fonte preziosa di vitamina D, calcio e proteine.

Ottime sul pane tostato, si prestano anche a essere utilizzate in primi piatti, insalate o come alternativa al pesce fresco in ricette più elaborate, con il vantaggio di una lunga conservazione e di un costo contenuto.

Fagioli neri in scatola

Inserire più legumi nella dieta è una delle scelte più semplici e intelligenti per il benessere del cuore. I fagioli neri, in particolare, sono ricchi di fibre, che contribuiscono a ridurre il rischio cardiovascolare e a migliorare la salute intestinale.

In cucina sono estremamente versatili: perfetti per chili vegetariani, zuppe, bowl o insalate tiepide, permettono di costruire piatti completi, sazianti e nutrienti con pochi ingredienti.

Spinaci

Gli spinaci freschi sono super nutrienti e super veloci da preparare. Ricchi di potassio, contribuiscono al controllo della pressione sanguigna e al buon funzionamento muscolare.

Possono essere utilizzati in vellutate, curry, torte salate o semplicemente ripassati in padella come contorno.

Frutti di bosco surgelati

I frutti di bosco freschi sono tra gli alimenti più costosi al supermercato, ma la versione surgelata rappresenta un’ottima alternativa per mangiare sano spendendo poco. Congelati subito dopo la raccolta, mantengono un alto contenuto di antiossidanti, utili per contrastare il declino cognitivo legato all’età.

Perfetti per colazioni, smoothie, porridge o salse da abbinare a piatti dolci e salati, permettono di beneficiare delle loro proprietà tutto l’anno, a un prezzo più accessibile.

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Pomodori in scatola

Oltre a essere economici, i pomodori in scatola hanno un vantaggio nutrizionale spesso ignorato: contengono più licopene rispetto a quelli freschi. Questo potente antiossidante è associato a una riduzione del rischio di ictus e contribuisce alla protezione del cuore.

Sono la base ideale per sughi, stufati e piatti a base di legumi, rendendo semplice preparare pasti sani anche nei giorni più frenetici.

Gamberi surgelati

In un periodo in cui il pesce fresco ha costi elevati, i gamberi surgelati rappresentano una soluzione interessante. Forniscono omega-3 e astaxantina, un antiossidante associato alla protezione delle arterie e al miglioramento del profilo lipidico.

Sono rapidi da cucinare e si prestano a piatti unici, riso speziato, pasta o insalate proteiche.

Prugne secche

Cadute un po’ in disuso, le prugne secche meritano una riscoperta. Sono un ottimo alimento da comprare per mangiare sano spendendo poco perché ricche di fibre e potassio, nutrienti che aiutano a regolare il transito intestinale e a sostenere la salute cardiovascolare.

Possono essere utilizzate per dolcificare naturalmente porridge e dessert, oppure inserite in ricette da forno semplici e nutrienti.

Avena

L’avena è uno degli alimenti più economici e versatili che si possano tenere in dispensa. Ricca di beta-glucano, una fibra solubile che contribuisce alla riduzione del colesterolo, è un’alleata preziosa per il cuore.

Perfetta per colazioni, pancake, merende dolci e anche preparazioni salate; si adatta facilmente alle abitudini quotidiane.

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Altro che integratori! Ecco gli alimenti da inserire nella dieta per sostenere la salute in modo naturale

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Dalle vitamina al magnesio: ecco i nutrienti fondamentali per la salute da assumere attraverso una dieta varia ed equilibrata

Negli ultimi anni abbiamo imparato a guardare alla salute con occhi diversi: meno scorciatoie, più consapevolezza. E così, accanto a una crescente offerta di integratori, cresce anche una domanda semplice ma cruciale: è davvero necessario ricorrere a capsule e polveri, o possiamo sostenere la salute partendo da ciò che mettiamo ogni giorno nel piatto?

Sempre più esperti concordano su un punto: quando l’alimentazione è varia, bilanciata e ricca di nutrienti, il cibo resta la prima e più efficace forma di prevenzione.

Alcuni micronutrienti, in particolare, svolgono un ruolo chiave nel supportare il sistema immunitario, il metabolismo e il benessere generale. E la buona notizia è che si trovano in alimenti comuni, accessibili e spesso già presenti nella nostra cucina.

**5 superfood che fanno super-bene alla salute**

Il punto non è “mai integratori”, ma prima il cibo

Parlare di salute naturale non significa demonizzare gli integratori, ma rimetterli nel loro giusto contesto. In presenza di carenze diagnosticate o esigenze specifiche, possono essere utili, e comunque sempre dopo una consultazione medica.

Ma nella quotidianità, un’alimentazione ricca, colorata e varia resta lo strumento più potente che abbiamo.

Prima di cercare la soluzione in una pillola, vale la pena guardare il piatto: spesso è lì che si nasconde la risposta più semplice (e più efficace) per prenderci cura del nostro benessere psicofisico ogni giorno.

**5 trucchetti per mangiare meglio (senza che il gusto ne risenta)**

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Omega 3: grassi “buoni” per cuore e cervello

Gli omega 3 sono tra i nutrienti più citati quando si parla di benessere a lungo termine. Contribuiscono alla salute cardiovascolare, supportano la funzione cerebrale e aiutano a modulare i processi infiammatori dell’organismo.

Gli alimenti che ne sono più ricchi sono i pesci grassi – come salmone, sgombro, sardine e alici – ma anche alcune fonti vegetali, tra cui noci, semi di lino e semi di chia. Consumati regolarmente, inseriti in un’alimentazione equilibrata, possono ridurre il bisogno di integrazioni esterne, soprattutto in assenza di carenze specifiche.

Vitamina C: molto più di un alleato contro i malanni

Spesso associata solo ai mesi invernali, la vitamina C è in realtà fondamentale tutto l’anno. Supporta il sistema immunitario, favorisce l’assorbimento del ferro e contribuisce alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo, con effetti positivi sulla salute generale.

Agrumi, kiwi, fragole, peperoni, broccoli e verdure a foglia verde ne sono ottime fonti. Il consiglio è consumarli freschi e poco lavorati, perché la vitamina C è sensibile al calore e alla conservazione prolungata.

Vitamina D: il nutriente che unisce sole e alimentazione

La vitamina D è essenziale per la salute delle ossa, dei muscoli e del sistema immunitario. Il nostro corpo la produce grazie all’esposizione solare, ma l’alimentazione può contribuire in modo significativo, soprattutto nei mesi in cui il sole scarseggia.

Si trova in alimenti come pesce grasso, uova, latte e yogurt fortificati. Inserirli regolarmente nella dieta aiuta a mantenere livelli adeguati, riducendo il ricorso automatico agli integratori, che andrebbero valutati solo in caso di reale necessità.

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Selenio: un piccolo minerale, un grande supporto

Il selenio è un oligoelemento spesso sottovalutato, ma fondamentale per il corretto funzionamento della tiroide e per la protezione delle cellule dai danni ossidativi. Svolge un ruolo importante nel mantenimento della salute metabolica e immunitaria.

Le noci del Brasile ne sono una delle fonti più concentrate, ma si trova anche in pesce, uova, cereali integrali e legumi. Bastano quantità moderate, inserite con regolarità, per coprire il fabbisogno quotidiano.

Magnesio: equilibrio per muscoli, nervi ed energia

Il magnesio è coinvolto in centinaia di reazioni biochimiche nel nostro organismo. Aiuta a regolare la funzione muscolare e nervosa, contribuisce alla produzione di energia e sostiene l’equilibrio emotivo, con effetti positivi anche sulla salute mentale.

È presente in alimenti come verdure a foglia verde, legumi, frutta secca, semi, cereali integrali e cacao amaro. Una dieta ricca di questi cibi può aiutare a prevenire quella sensazione di stanchezza diffusa che spesso porta a cercare soluzioni rapide sotto forma di integratori.

Zinco: un alleato silenzioso del sistema immunitario

Lo zinco contribuisce alla normale funzione del sistema immunitario e alla sintesi proteica. È importante per la salute della pelle, dei capelli e delle unghie, oltre che per la capacità dell’organismo di rispondere agli stress esterni.

Si trova in alimenti come semi di zucca, legumi, cereali integrali, latticini e carne. Anche in questo caso, la varietà alimentare è la chiave per garantirne un apporto adeguato.

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In cerca di ricette sfiziose per Natale (e non solo)? Idee e miti da sfatare sul Cotechino Modena IGP

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Il piatto delle Feste per eccellenza vi stupirà: ecco perché.

Non è Capodanno senza il Cotechino con le lenticchie, un abbinamento tradizionale che, se mangiato alla mezzanotte, si dice porti fortuna e prosperità per l'anno nuovo.

Ma allora perché concederselo solo durante le Feste? Il Cotechino Modena IGP è un ottimo prodotto italiano che si presta perfettamente anche a ricette gourmet, da servire non solo durante la stagione fredda, soprattutto perché meno calorico di quanto si pensi.

In cerca di ricette sfiziose per Natale (e non solo)? Idee e miti da sfatare sul Cotechino Modena IGP

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Ogni anno, arriva puntuale il momento di scegliere il menu per il pranzo di Natale e il cenone di Capodanno. L’usanza (ma anche l’indubitabile bontà e gusto) vuole che il Cotechino sia sempre e comunque presente a tavola e, per abitudine, siamo soliti proporlo con i classici abbinamenti lenticchie e purea di patate. 

Ma per stupire parenti e amici sappiate che ci sono ricette raffinate e innovative che combinano insieme tradizione e modernità.

Proprio il Consorzio di tutela Zampone e Cotechino Modena IGP – che oggi conta 13 aziende, tra i principali produttori dei due prodotti insigniti dell’ambito riconoscimento “Indicazione Geografica Protetta” – ha deciso di lanciare una sfida ai consueti luoghi comuni.

E così, grazie al coinvolgimento dello chef Luca Marchini del ristorante stellato L’erba del Re di Modena, sono venuti fuori piatti insoliti e originali come il Cotechino croccante accompagnato con zabaione semi salato, cipolle all’aceto balsamico di Modena ed emulsione oppure la Pasta all’uovo con un ragù di Zampone, fondo bruno e cioccolato fondente.

Ricette che fanno venire l’acquolina ancora prima di sentire il profumino che sprigionano in pentola e – ottima notizia! – contrariamente ai pregiudizi, si possono gustare senza grandi sensi di colpa. Sì perché il Cotechino ha meno calorie di quanto si pensi: un etto corrisponde a circa 250 calorie, un apporto inferiore a quello di un piatto di pasta scondita ed equivalente a quello di una mozzarella. 

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Altro mito da sfatare: il colesterolo è presente in quantità simili a quello contenuto nel pollo o nella spigola e comunque inferiori a quelle presenti in tanti alimenti che consumiamo abitualmente come le uova, frutti di mare o formaggio grana.

Questo prodotto dalla lunga storia e tradizione – una miscela di carni suine ottenute dalla muscolatura striata, grasso suino, cotenna, sale e pepe intero e/o a pezzi – rispetto al passato, ha visto ridursi il contenuto di grassi e sodio e oggi è in linea con i suggerimenti della moderna scienza nutrizionale.

Lo dicono gli esperti, e in particolare le recenti analisi dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (ex INRAN ora CREA NUT): il Cotechino non solo ha un elevato contenuto di proteine nobili e un moderato contenuto di grassi (perché persi in parte con la cottura) ma anche più grassi insaturi rispetto a quelli saturi ed è ricco di vitamine del gruppo B e di minerali, soprattutto ferro e zinco.

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Si tratta poi di un prodotto costantemente controllato proprio perché tutelato da un Consorzio, ormai attivo da oltre 20 anni, che ne garantisce la produzione nel territorio previsto dal disciplinare (Modena, Ferrara, Ravenna, Rimini, Forlì-Cesena, Bologna, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Cremona, Lodi, Pavia, Milano, Varese, Como, Lecco, Bergamo, Brescia, Mantova, Verona e Rovigo), secondo l’originale e tradizionale ricetta (determinati ingredienti, proporzioni e spezie) e rispettando precise caratteristiche qualitative (colore, sapore e soprattutto un contenuto minimo di proteine e massimo di grassi).

E poi, ultimo ma non per importanza, da considerare la velocità di preparazione di questo piatto. Quanto quella di un piatto di pasta, tra ebollizione e cottura: proprio così. Grazie al packaging in alluminio della versione precotta, che richiede una cottura in acqua bollente, ci vogliono solo 20 minuti. Quindi, cos’altro aspettare? Se già state sognando un bel piatto di Cotechino fumante, il conto alla rovescia è già partito e da questo momento avrete meno di un quarto d’ora per sbizzarrivi!

Se volete cimentarvi in ricette alternative con il Cotechino Modena IGP – un prodotto la cui origine risale addirittura al Cinquecento – potete consultare la sezione ricette del sito web del Consorzio con un’ampia serie di proposte che vanno dal brunch all’aperitivo. 

Pubblicazione finanziata con la Legge Regionale dell’Emilia-Romagna n. 16/95