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Perché compriamo libri che forse non leggeremo mai: secondo la psicologia la risposta è questa!

Perché compriamo libri che forse non leggeremo mai: secondo la psicologia la risposta è questa!

foto di Grazia.it Grazia.it — 16 Giugno 2026
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No, non è pigrizia ma... "tsundoku", concetto che arriva dal Giappone e la psicologia lo spiega così!

Secondo gli ultimi dati Istat, poco più di un terzo degli italiani legge almeno un libro all’anno per piacere. Eppure, nelle case di molti, i libri spuntano ovunque: sugli scaffali, certo, ma anche sui comodini, sulle sedie, per terra, sotto il letto. Una costellazione di copertine bellissime che spesso non abbiamo ancora aperto.

Quel mucchio colorato può sembrare la prova della nostra scarsa disciplina. In realtà esiste una parola giapponese che lo descrive perfettamente e lo riabilita: tsundoku. E racconta qualcosa di molto più interessante di una semplice “pigrizia”.

Non è pigrizia: quella pila racconta un'altra storia

Quando comprate un libro che vi interessa davvero, succede qualcosa di sottilissimo. Nel momento in cui cliccate su “acquista” o uscite dalla libreria col sacchetto in mano, il cervello registra una piccola vittoria. Avete preso una decisione, vi siete impegnati, avete “fatto qualcosa” per quella versione più colta e organizzata di voi.

Dal punto di vista emotivo, spiegano diversi studi di psicologia, la soddisfazione dell’acquisto assomiglia molto a quella di aver letto davvero. È come se il piacere anticipato della lettura si comprimessse dentro il gesto di comprare. Il libro arriva a casa, si sistema in pila. Il picco di entusiasmo però si è già consumato.

La pila quindi cresce, mentre il tempo per leggere no. E noi ci sentiamo in colpa. Ma quella colonna di libri non è un monumento al fallimento. È la prova fisica che continuate a credere in una vita in cui leggerete di più. Il vero momento di resa, paradossalmente, sarebbe smettere di comprare, non continuare.

Tsundoku, parola giapponese per una mania molto occidentale

In Giappone questo fenomeno è talmente diffuso da avere un nome preciso fin dall’era Meiji (1868-1912), periodo di forte occidentalizzazione e boom dell’editoria. Tsundoku nasce dall’unione di tsunde (accumulare) e oku (mettere da parte per dopo); nel tempo si è saldato con doku, leggere. Letteralmente: accumulare libri da leggere in un futuro indefinito.

La psicologa sociale Valeria Sabater, che ha studiato il fenomeno, sottolinea che spesso si tratta di una “dipendenza sana”: un modo di circondarsi di possibilità. Il saggista Nassim Nicholas Taleb ha reso celebre il concetto di “antibiblioteca”, ispirato alla biblioteca di Umberto Eco: i libri non letti non sono un difetto, ma una riserva di ciò che ancora possiamo imparare. Ci tengono umili.

C’è poi tutto il piacere sensoriale del libro-oggetto: la copertina, la grafica, il rumore delle pagine, l’odore della carta. Sabater ricorda che questi stimoli si legano a ricordi di momenti gratificanti, un po’ come la madeleine di Proust. Anche questo alimenta lo tsundoku: voi non comprate solo contenuti, comprate emozioni potenziali.

Cosa ci dice la psicologia su questo impulso a comprare libri

Una ricerca pubblicata sulla rivista Current Opinion in Psychology mostra che spesso percepiamo il nostro “io futuro” quasi come una persona diversa. Più calma, con più tempo, più capace di concentrarsi. È a lei che regalate quei tomi di storia di 800 pagine o il romanzo russo in edizione integrale. L’io di oggi, però, arriva a casa stanco, apre lo smartphone e finisce su una serie tv.

Un altro studio apparso su PLOS ONE evidenzia quanto spesso le buone intenzioni non si trasformino in comportamenti, non perché fossero false, ma perché la vita quotidiana rimodella le priorità. La distanza fra intenzione e azione è una caratteristica della mente, non un difetto morale.

Interessante anche la differenza tra libri letti e non letti. Di solito leggiamo per primi quelli più compatibili con la vita com’è: scorrevoli, “prendibili e mollabili”. Nella pila invece tendono ad accumularsi i titoli più lunghi, complessi, ambiziosi. Non è un caos: è il ritratto della persona che provate a diventare.

 

pila-di-libri-2

Quando lo tsundoku fa bene (e quando inizia a farvi male)

La scrittrice e libraia Laura Riñón ricorda che ogni vero lettore possiede più libri di quanti riuscirà mai a leggerne in una vita. In un Paese in cui, secondo Istat, meno della metà della popolazione legge abitualmente, il semplice fatto di avere una “torre” di libri in casa vi colloca già nel club delle persone molto coinvolte con la lettura.

Lo tsundoku diventa però faticoso quando quella pila si trasforma in un promemoria visivo costante della mancanza di tempo o della difficoltà a rispettare gli obiettivi. Sabater e lo psicologo Matteo Mazzucato spiegano che per alcune persone i libri non letti finiscono per erodere l’autostima: “vedo” ogni giorno ciò che non ho fatto.

Ci si mette anche la FOMO, la fear of missing out. Quanti titoli avete comprato solo perché spopolavano su Instagram o nei gruppi WhatsApp, più che per un reale interesse? In questo caso lo tsundoku non parla più di voi, ma della pressione a essere sempre aggiornati su tutto.

Diverso ancora è l’accumulo patologico, la bibliomania: quando l’acquisto di libri crea problemi economici concreti, invade gli spazi al punto da rendere difficile vivere in casa o genera ansia costante, siamo fuori dal territorio del “bibliofilo felice”. In questi casi serve un confronto con un professionista.

Mini-manuale pratico per tsundoku sereni

Se la vostra pila vi diverte ma ogni tanto punge, può aiutare un piccolo filtro mentale prima del prossimo acquisto. Per esempio:

1. Lo voglio davvero io o “lo hanno tutti”?
2. Mi serve in questa fase della mia vita?
3. Quando, realisticamente, potrei iniziare a leggerlo?
4. Quanti libri in attesa ho già a casa?
5. Mi sento in colpa per quelli comprati nell’ultimo mese?
6. Possederlo mi arricchisce anche se non lo finirò?

Sabater suggerisce anche un registro mensile: libri comprati e libri letti. Se per un mese non leggete nessuno dei titoli nuovi, potreste decidere di fermare gli acquisti per i successivi trenta giorni e pescare solo dalla pila. Non come punizione, ma come esperimento di cura di sé.

Sul fronte del tempo, Mazzucato consiglia di trasformare la lettura in un rito quotidiano minimo: 10-15 minuti al giorno, sempre più o meno alla stessa ora. Funziona molto più di maratone occasionali. Un trucco semplice è accordarvi con un’amica o un collega per iniziare lo stesso libro nello stesso momento: il desiderio di restare al passo dà una spinta gentile.

Poi potete fare pace con l’idea che non leggerete tutto. Pensate alla vostra libreria non come a una lista di compiti, ma come a un menu. Ogni tanto scegliete “alla cieca” un titolo dalla pila e dategli una serata di prova. Se non è il suo momento, tornerà in attesa senza drammi.

Forse la domanda più utile, davanti a quelle pile, non è “perché sono così pigra”, ma “che versione di me sta parlando attraverso questi libri?”. Finché continuerete a comprarli, quella versione non sarà scomparsa. E avere in casa le sue speranze, sotto forma di carta e inchiostro, non è poi una cosa tanto brutta.

© Riproduzione riservata

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