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«Tutti stupratori»: l’editoriale di Silvia Grilli

«Tutti stupratori»: l'editoriale di Silvia Grilli

foto di Silvia Grilli Silvia Grilli — 8 Ottobre 2026
Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

In una delle più prestigiose università americane, la Cornell, nello Stato di New York, due anni fa una ragazza di 20 anni ha denunciato di essere stata violentata per ore da sette studenti che l’avevano drogata con la ketamina. DURANTE L’AGGRESSIONE, GLI UOMINI INVITAVANO ALTRI 50 UNIVERSITARI, CON I QUALI CONDIVIDEVANO UNA CHAT DI GRUPPO: «VENITE, QUI C’È FI.A GRATIS».

Nella relazione al procuratore, i poliziotti del campus hanno omesso le accuse di stupro della vittima e il caso è stato chiuso senza procedimenti penali. Gli uomini ai vertici dell’ateneo hanno punito gli aggressori in modo minimo, per non stroncare il loro brillante futuro: due espulsioni, un divieto di ingresso per un laureato e, per gli altri, solo sospensioni e l’obbligo di frequentare seminari riparatori. Al destino della studentessa, nessuno ha pensato: la ragazza ha dovuto lasciare gli studi per non in- contrare i suoi aguzzini ogni giorno, e ha convissuto con un trauma enorme.

Finché, qualche giorno fa, la vittima ha trovato la forza di reagire agli eventi e intentato una causa civile contro i sette studenti (Matthew Ingalls, Jonathan Newell, Winston Lee, Gillio Lopes, Diego Sarabia, Scott Norris e Scott Kretzschmar), la loro confraternita e la Cornell University.
SI DICE SEMPRE, PER ASSOLVERE LA CATEGORIA, CHE NON TUTTI GLI UOMINI SIANO COLPEVOLI. PUÒ DARSI, MA SONO COMUNQUE UOMINI. Nei loro messaggi, i sette offrivano la ragazza come se fosse un omaggio per la serata («venite, c’è fi.a gratis»); uno scempio davanti al quale nessuno dei 50 partecipanti alla chat ha sentito il dovere di intervenire. Nessun poliziotto, nessun professore, nessun dirigente universitario ha fatto nulla per difenderla. Credo che questa omertà maschile si basi sul pregiudizio che la donna «se la sia andata a cercare». Se in una chat decine di maschi assistono a una violenza sessuale di gruppo e nessuno interviene, sono tutti complici. GLI UOMINI TENDONO A COPRIRSI A VICENDA PERCHÉ, IN FONDO, CONDIVIDONO LA STESSA CULTURA DELLO STUPRO CHE MINIMIZZA, NORMALIZZA O GIUSTIFICA LA VIOLENZA, SPOSTANDO LA COLPA SULLA VITTIMA.

Sui giornali italiani si è letto poco su questa vicenda. Diversi colleghi maschi si sono messi a farmi “mansplaining”, spiegandomi in modo paternalistico che è una storia lontana e difficile da spiegare. Con me cascano male. Non c’è niente di complicato in questi fatti. Il 90 per cento delle donne capisce benissimo che cosa è accaduto, perché la stragrande maggioranza di noi ha subìto una qualche forma di aggressione sessuale nella vita. Il 90 per cento di noi è una “Jane Doe”, il nome in codice dato a quella studentessa. Noi la capiamo, perché sappiamo che cosa significhi essere una ragazza in un mondo che non è stato creato per noi.

VIVIAMO OGNI GIORNO NELLA PAURA. QUALCUNO MI STA SEGUENDO? HO LE CHIAVI A PORTATA DI MANO? È PRUDENTE CAMMINARE DA SOLA? POSSO BERE IL COCKTAIL CHE MI HA PREPARATO LUI? EPPURE, QUANDO LE DONNE RACCONTANO EPISODI DI VIOLENZA, SI INDAGA SU DI LORO INVECE CHE SULL’AGGRESSORE. ERA CONSENZIENTE? AVEVA BEVUTO? ERA VESTITA IN MODO PROVOCANTE?

Noi genitori dovremmo smetterla di insegnare alle nostre figlie a difendersi dagli stupri e cominciare a insegnare ai nostri figli a non stuprare.
Donald Trump si è mostrato preoccupato per il futuro dei sette studenti accusati di violenza. Nei giorni scorsi la sua storica avversaria, la Procuratrice Generale dello Stato di New York Letitia James che lo aveva inquisito per frode, ha riaperto le indagini penali. E subito il presidente ha delegittimato l’inchiesta: «Gli accusati non avranno un processo giusto». Lo dice un uomo che è riuscito a tornare alla Casa Bianca nonostante una condanna civile per abusi sessuali. IO PENSO INVECE CHE DOVREMMO LIMITARE SERIAMENTE IL FUTURO DEGLI STUPRATORI, IN MODO CHE NON SI POSSA AGGREDIRE UNA DONNA E DIVENTARE PRESIDENTE, O AMMINISTRATORE DELEGATO DI UN’AZIENDA, O PRIMARIO DI UN REPARTO.

Che sia fatta giustizia per la vittima alla Cornell University e per tutte le altre, nel mondo e in Italia. Che non accada più che il futuro degli stupratori valga più della vita spezzata di chi ha subìto violenza. Le donne di tutto il mondo vi stanno guardando.

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