Sarah Gadon: una bionda in carriera
L’attrice Sarah Gadon ha il fascino delle dive del passato. E al cinema ha già conquistato il regista David Cronenberg e sex symbol come Michael Fassbender e Robert Pattinson. Segni particolari: una determinazione che la porterà lontano. «Sono una decisionista: ho la testa sulle spalle e ogni cosa sotto controllo», dice a Grazia. Per questo Hollywood scommette su di lei
Sarah Gadon potrebbe tranquillamente essere vissuta negli Anni 50 e la differenza non si noterebbe. La pelle di porcellana perfetta, le labbra morbide, l’eleganza innata la fanno davvero sembrare una donna d’altri tempi, una diva di una volta, una creatura avvolta nel mistero. Le prove sono davanti a me, sulle pareti della boutique Jaeger-LeCoultre, il marchio di orologi di cui è ambasciatrice, in Madison Avenue, a New York. È qui che la incontro, davanti a una serie di fotografie scattate da Caitlin Cronenberg, figlia del regista David, che la ritraggono in giro per la città mentre prende il taxi, passeggia a Brooklyn, suona il piano.
Sarah sembra uscita da un film di Alfred Hitchcock, metà Grace Kelly, metà Kim Novak. «Mi fa piacere che lo noti, perché l’ispirazione per questa campagna viene propri da lì. Detesto essere fotografata in pose statiche, mi imbarazza, non fa per me. Così con Caitlin abbiamo pensato a una storia vera e propria, in modo che dietro a ogni fotografia ci sia un’intenzione e io sia sempre in movimento. Praticamente è come se recitassi e infatti gli scatti sono molto cinematografici», mi dice.
Canadese, figlia di uno psicologo e di un’insegnante, prima di fare l’attrice Sarah è stata una ballerina e si è laureata in Cinema all’università di Toronto. Tanti ruoli piccoli, anche televisivi, fino alla svolta nel 2011: la parte di Emma, moglie dello psichiatra Carl Jung interpretato dall’attore Michael Fassbender, in A Dangerous Method di David Cronenberg, accolto con ottime critiche. Da lì il decollo: nel 2012 è di nuovo sul set con Cronenberg in Cosmopolis, dove è la moglie di Robert Pattinson, e poi di nuovo nel 2014 per Maps to the Stars. Nel frattempo è stata anche nel cast di The amazing Spider Man 2 - Il potere di Electro, Dracula Untold ed Enemy con Jake Gyllenhaal. Quest’anno ha girato A Royal Night Out, dove interpreta una giovane regina Elisabetta II, e nel futuro c’è Indignazione, tratto dall’omonimo libro dello scrittore americano Philip Roth (in Italia edito da Einaudi). Una carriera ancora in fase di definizione, ma già molto interessante, grazie alla quale Sarah è diventata l’attrice da tenere d’occhio, quella destinata a un futuro ancora più luminoso.
Come si trova una canadese come lei a Hollywood?
«La mia carriera è internazionale, non è solo Hollywood e gli Stati Uniti. Ho lavorato molto in Europa, soprattutto in Inghilterra. Ormai la vita di un attore è così: i set possono essere ovunque ed è un bene dal punto di vista artistico che ci sia questa contaminazione. Ne sono felice, credo sia importante per crescere».
Da ragazzina ha studiato danza e, prima di diventare attrice, ha fatto per tanto tempo la ballerina professionista. Qual è la cosa di quegli anni che ancora si porta dietro?
«La danza mi ha insegnato a essere più disciplinata, a incanalare la mia energia. E anche l’etica del lavoro e della fatica: è una parte importante della mia personalità. Il mio interesse oggi non è solo sul risultato, ma anche sull’impegno che ti porta a quel risultato, sul progetto, sullo sforzo che ci vuole per raggiungerlo. Che è poi la definizione stessa di arte».
Pensa che, a volte, il pubblico sottovaluti il lavoro degli attori?
«Un po’ li capisco: vista dal di fuori, la vita di un attore può sembrare fatta solo di viaggi, alberghi, feste. In realtà c’è un sacco di fatica dietro. O, almeno, c’è un po’ di tutto».
La parte glamour della sua professione le piace?
«Dipende. Mi è piaciuta questa collaborazione con Jaeger-LeCoultre perché è un marchio davvero interessato al cinema e ha sempre sostenuto i bei film».
Parlando di orologi, qual è il suo rapporto con il tempo?
«Ah, il tempo è quella cosa che non ho mai abbastanza. Purtroppo sono una ritardataria».
E il lusso, invece, per lei che cos’è?
«La possibilità di togliersi una soddisfazione, anche quella di fare una cosa semplice come una passeggiata. È un concetto molto personale».
Lei ha lavorato in tre film diretti da David Cronenberg, in uno dal figlio Brandon (Antiviral) e ha posato per queste foto di Jaeger-LeCoultre scattate dalla figlia Caitlin. Ormai fa parte della famiglia!
«Non è fantastico? Con David ho un rapporto di lavoro incredibile e devo ammettere che quello che sono diventata oggi come artista lo devo in gran parte a lui. La sua dedizione, il suo supporto sono stati una guida: lo considero un mentore».
Il primo incontro come è stato? Se lo ricorda ancora?
«In Germania, sul set di A Dangerous Method. Ero molto nervosa perché l’aspettativa era altissima».
A 28 anni come si gestisce una fama crescente come la sua?
«Rimanendo con i piedi per terra. Niente mi fa stare bene come tornare a casa dalla mia famiglia e nei miei luoghi. È per questo che abito ancora a Toronto e, se devo andare a Los Angeles o venire qui a New York, faccio avanti e indietro. Per quanto glamour e interessante possa essere la professione di attrice, ritornare nei posti in cui sono cresciuta mi fa sentire ancorata alla vita reale. Prendere il caffè nel solito bar, andare a fare la spesa al mercato, vedere amici e familiari: sono cose e sensazioni che non puoi ricostruire altrove».
Pensa che al giorno d’oggi sia possibile fare l’attrice senza diventare una celebrità o le due cose vanno ormai di pari passo?
«Sicuramente è diverso da prima: ora noi attori, se lo vogliamo, possiamo avere il totale controllo della nostra immagine e far vedere alle gente che siamo persone normali. Una volta recitare al cinema ti rendeva misterioso e irraggiungibile, adesso non è più così».
E questo per lei è un bene o un male?
«Secondo me è un bene. Io uso i social media, soprattutto Instagram: lo trovo divertente, adoro scattare fotografie e postarle».
Le piace tenere sotto controllo ogni aspetto della sua carriera?
«Sì, infatti chi mi conosce dice di me che sono una decisionista: mi piace essere informata e fare scelte consapevoli».
In quali casi rifiuta i progetti che le propongono?
«Quando non credo nella visione del regista o, se si tratta di un marchio, quando non lo sento vicino o sincero».
Ora è sul set di Indignazione.
«Sì, e non vedo l’ora di incontrare lo scrittore Philip Roth, dal cui romanzo è tratto il film. È uno dei miei autori preferiti».
Prima di Indignazione, ha recitato in A Royal Night Out, dove interpreta la Regina Elisabetta da giovane. Ormai sembra abituata a portare sullo schermo donne di altre epoche o in qualche modo legate al passato.
«È vero, ed è una cosa che mi pace: infatti il mio film preferito, quello con cui sono cresciuta, è Vacanze romane, con Audrey Hepburn e Gregory Peck. Forse, inconsciamente, cerco sempre di tornare a quel clima».
Se potesse scegliere un’epoca del passato in cui vivere, quale sceglierebbe?
«Mi pacciono l’estetica e la moda degli Anni 40, le trovo molto eleganti e classiche. Adoro le acconciature, il trucco e il senso di forza che avevano le donne di quel tempo».
Non che ce ne siano state fino a ora, ma lei come reagisce alle critiche negative?
«Le sembrerà strano, ma a me piacciono: ho studiato cinema e so apprezzare una buona critica, se è costruttiva e mi fa pensare, se posso prenderla, metterla da parte e usarla per migliorare».
A questo punto deve dirmi la critica che le è più servita nella sua carriera.
«Nel 2012 ero al Festival di Cannes per presentare sia Cosmopolis, sia Antiviral con David e Brandon Cronenberg. Un giorno mia madre mi ha preso da parte e mi ha detto: «Sarah, sono due film molto belli. Ma pensi che prima o poi io potrò andare al cinema a vederti e divertirmi davvero?”».
© Riproduzione riservata
Krug e Max Richter traducono in musica un'annata di emozioni
Un concerto straordinario per celebrare un’annata straordinaria. Siamo nella Roundhouse di Londra, a Camden Town. È il 10 febbraio e seduto al pianoforte c’è il compositore Max Richter, uno dei talenti più acclamati della musica contemporanea.
In prima fila ad applaudirlo ci sono volti noti come gli attori Pierce Brosnan, Lily James e Kristin Scott Thomas, ma anche Olivier Krug, sesta generazione della famiglia e ambasciatore della Maison. Accanto a loro, anzi accanto a ogni componente della platea, ci sono tre calici che verranno riempiti per ogni brano di questa esibizione unica.
Si tratta del nuovo capitolo del viaggio musicale che Krug ha chiamato Every Note Counts, ogni nota conta, affidando a un musicista di fama mondiale il compito di tradurre in musica lo spirito delle sue cuvée.
Richter ha intrapreso un viaggio nel tempo verso un anno straordinario per tanti motivi diversi, il 2008. Ve lo ricordate? L’elezione alla Casa Bianca di Barack Obama, la grande crisi finanziaria globale, Katy Perry che impazzava nelle radio con I Kissed a Girl. Quella del 2008 fu un'annata straordinaria anche in Champagne: nelle campagne francesi l'inverno fu freddo, l'estate clemente, e il sole tornò proprio al momento giusto, in settembre, pochi giorni prima della vendemmia.
«È molto raro assistere a un allineamento dei pianeti così perfetto da offrirci tre “movimenti” nella stessa stagione. La missione di Krug è creare ogni anno una prestige cuvée che sia come una sinfonia, ma non sempre possiamo avere altre storie da raccontare come accaduto nel 2008», dice Julie Cavil, Chef de Cave di Maison Krug. «Le condizioni fresche, i contrasti morbidi e una maturazione lenta e costante hanno permesso alle uve di svilupparsi con un equilibrio e una precisione straordinari. I vini che ne nascono incarnano eleganza, verticalità e un'austera, sottile compostezza».
Grazie anche a quelle uve maturate in una stagione senza precedenti Cavil ha creato tre cuvées: il Krug Clos d'Ambonnay 2008, nato da un solo pregiatissimo appezzamento di Pinot Noir; il Krug 2008, il millesimato che celebra il carattere distintivo di quell'anno particolare; e il Krug Grande Cuvée 164ème Édition, assemblaggio di oltre 120 singoli vini di oltre 10 annate diverse.
Max Richter ha risposto a queste creazioni componendo tre brani musicali originali ispirati a ciascun vino:Clarity, dove i protagonisti sono gli strumenti solisti che raccontano un solo terreno, una singola uva e un singolo anno; Ensemble, un crescendo armonico che suona come un dialogo tra più voci; e Sinfonia, dove la pienezza dell’orchestra va a riecheggiare la ricchezza che compone il Krug Grande Cuvée 164ème Édition.
Per dare vita a questa creazione Richter ha visitato le proprietà Krug a Reims e Ambonnay, in Francia. Ha passeggiato tra le vigne, messo le mani nella terra, osservato la curva della luce che accarezza i grappoli. Cavil ha poi fatto visita alla casa laboratorio del compositore, immerso nella natura dell'Oxfordshire, in Gran Bretagna. Nelle apparecchiature dello studio musicale, nei canali dei mixer, ha quasi riconosciuto i filari delle sue amate vigne.
Entrambi hanno trovato similitudini tra i loro mondi: «Il mio lavoro è fatto di materiali che sono gli stessi da secoli», dice Richter, «è una continua connessione tra il presente e il passato, ma alla fine lavoriamo tutti con ciò che non conosciamo: Julie non sa che cosa la terra darà ogni anno e questo è il prezzo della scoperta. Ed è molto stimolante». Continua Richter: «Il lavoro creativo è come metà di una conversazione. Fai una domanda e aspetti la risposta di chi hai davanti. Quello che ottieni lo chiamiamo cultura».
Il risultato dell’incontro tra cuvées de prestige e musica è ora a disposizione di tutti con il trio di champagne chiamati Krug from Soloist to Orchestra in 2008 - Act 2. Un’armonia nuova che si può cominciare a conoscere guardando il documentario disponibile qui e ascoltare anche sulle principali piattaforme di streaming. Un invito a vivere ogni esperienza con la lentezza che merita. E immergersi nella musica con un calice in mano per sentire profumi tra le note musicali, accompagnati dalla luce che ha dato vita a un'annata indimenticabile.
Nelle foto, dall'alto:
Max Richter in concerto a Londra
Max Richter con le tre Cuvées de Prestige Krug
Max Richter con Julie Cavil, Chef de Cave di Krug
Un'altra immagine del concerto di Londra
© Riproduzione riservata
«Sorridi e fa' la brava, sei una donna»: l'editoriale di Silvia Grilli
Alzi la mano la donna che non si è mai sentita dire: «Dovresti sorridere di più». Kaitlan Collins, giornalista dell’emittente televisiva CNN, ha chiesto a Donald Trump: «Che cosa risponde alle vittime di Jeffrey Epstein, che chiedono giustizia?».
TRUMP, CHE COMPARE IN PIÙ DI 5.300 DOCUMENTI DELL’INCHIESTA SULLA RETE DI POTENTI CHE ABUSAVA DI RAGAZZINE MINORENNI, L’HA ATTACCATA: «Sei pessima, la peggiore reporter. Non mi stupisco che la CNN sia così svalutata. È colpa di gente come te».
Rivolgendosi al suo staff e agli altri cronisti, che assistevano senza proferire parola, il presidente ha aggiunto: «Sapete, è giovane». Poi, ancora a Collins: «Non penso di averti mai vista sorridere. Ti conosco da 10 anni. Non ho mai visto un sorriso sul tuo viso».
MENTRE GUARDAVO LA SCENA, MI SONO SENTITA RIBOLLIRE. NON PERCHÉ FOSSE SCONVOLGENTE. MA PERCHÉ NON LO ERA. Alle donne viene insegnato sin da bambine a essere docili, accoglienti, affettuose. Per tutta la vita ci fanno credere che la migliore versione di noi stesse sia fare sentire gli altri a proprio agio.
Sorridere esprime obbedienza. Il presidente avrebbe voluto che Collins lo facesse. SORRIDI, FAMMI CREDERE CHE IO TI PIACCIA. PORGIMI DOMANDE COMPIACENTI COME MI PORTERESTI LA COLAZIONE IN CAMERA.
La nostra società trova sempre giustificazioni ai peggiori comportamenti maschili. Ci sono volute più di mille vittime prima che l’America capisse che il finanziere Epstein non fosse un aitante libertino con amici influenti, tra cui lo stesso Trump. No, era un predatore seriale, con un’organizzazione finalizzata all’abuso sessuale e al traffico di minorenni.
Eppure, ancora oggi il problema non sono il pedofilo e i compagni di merende. Trump zittisce una giornalista che esige da lui la verità. INSEGNIAMO ALLE NOSTRE FIGLIE CHE AVERE UNA VOCE È PIÙ IMPORTANTE CHE ESSERE AMABILI.
Nessuno chiederebbe a un maschio perché non sorride. Un uomo austero è sinonimo di solennità. Ma Collins è una donna. DOVREMMO MOSTRARCI BELLE CONTENTE ANCHE QUANDO CHIEDIAMO GIUSTIZIA PER VIOLENZE SESSUALI. E COMUNQUE NON SAREMMO MAI ABBASTANZA DOCILI DA MERITARE IL PERDONO PER AVER SFIDATO GLI UOMINI.
ALLE LETTRICI E AI LETTORI
Da questo numero, Grazia si rinnova. Rafforza il suo punto di vista, evolve in autorevolezza e ricercatezza. Nell’epoca della velocità dei social media, diventa quindicinale, privilegiando l’affidabilità e la competenza, storie vere e verificate, la moda più desiderabile, il tempo per la lettura. Cambiamo, ma non cambiamo l’anima. Resteremo quello che siamo: amanti della libertà e della bellezza. Buona lettura. Scrivetemi che cosa ne pensate. Un abbraccio.
© Riproduzione riservata
Grazia presenta il numero speciale "Fresh Air"
Grazia, primo fashion brand 100% italiano diffuso in tutto il mondo e punto di riferimento nel panorama editoriale femminile, inaugura una nuova fase della sua storia. A partire da questo numero, il magazine edito da Reworld Media Italia e diretto da Silvia Grilli evolve e passa da settimanale a quindicinale, scegliendo un ritmo più consapevole e un posizionamento ancora più premium, mentre rafforza in modo significativo la propria presenza digitale e social, oggi centrali nello sviluppo della comunicazione.
Una trasformazione che risponde a un’esigenza chiara: restituire valore al tempo, alla lettura, alla qualità dei contenuti, costruendo un’esperienza editoriale capace di integrare e convivere con l’immediatezza del digitale. Un’evoluzione coerente con la storia di un brand che da sempre interpreta e anticipa i cambiamenti della società, della moda e del ruolo delle donne.
"La nuova fase di Grazia riflette una strategia chiara: rendere ancora più distintivo il giornale di carta, un prodotto di alto profilo e di valore, e allo stesso tempo rafforzare la presenza digitale e sui social con un linguaggio contemporaneo e inclusivo. Un equilibrio che consolida l’identità del brand e ne amplia la forza sul mercato", dichiara Daniela Sola, Amministratrice Delegata Reworld Media Italia.
Il nuovo “Grazia”: più tempo, più valore, più qualità
Con 26 uscite annue e un prezzo di 2 euro sul territorio nazionale, Grazia diventa un vero e proprio prodotto da collezionare, da sfogliare con calma, da vivere come un momento personale e privilegiato.
"Più qualità e più identità. Questo è il nuovo Grazia che rafforza il suo punto di vista con una parte iniziale di notizie veloci presentate come mini-editoriali, una parte centrale di lettura e approfondimento, grande moda e bellezza, una parte finale di lifestyle", spiega Silvia Grilli, direttrice di Grazia. "Nell'epoca della velocità dei social media, Grazia evolve in autorevolezza e ricercatezza, privilegiando l'eleganza, l'affidabilità e la competenza".
Ogni numero sarà curato nel dettaglio, con contenuti esclusivi, approfondimenti, focus su moda, bellezza, attualità, cultura, e darà ancora più spazio alle emozioni, alle passioni e allo stile come libertà di espressione, raccontando le donne che cambiano il mondo con le loro idee, ma anche quelle che scelgono di condividere fragilità, dubbi e sfide offrendo un quadro autentico sul presente.
Confermate anche nel 2026 le edizioni straordinarie della rivista con direzione ospite, affidate a voci autorevoli e personalità provenienti da mondi diversi – dalla cultura alla moda, dall’arte al cinema, dal lifestyle alla musica, fino al design – per offrire punti di vista inediti e contaminazioni creative, nel segno dell’innovazione editoriale.
Non mancheranno collaborazioni esclusive, progetti speciali e iniziative ad alto valore, che consolideranno il ruolo di Grazia come brand di riferimento per la moda, il Made in Italy e i temi dell’attualità.
La struttura del magazine
Grazia accompagnerà le lettrici e i lettori in un racconto che intreccia attualità, moda, bellezza e lifestyle, con uno sguardo autorevole e contemporaneo.
Ad aprire il magazine sarà una sezione dedicata ai temi del momento, ispirata alle Hot News delle edizioni internazionali di Grazia: uno spazio dinamico in cui si alterneranno tendenze, idee beauty, cultura ed eventi.
L’attualità del nuovo numero, in edicola e su app da domani, si aprirà con Romana Maggiora Vergano, rivelazione del film C’è ancora domani, che interpreterà il ruolo di Francesca Scopelliti, moglie di Enzo Tortora, nella miniserie Portobello. Tra le voci creative, Sarah Toscano, talento emergente della musica italiana, e Havana Rose Liu, attrice e modella americana, protagonista di un servizio moda e di un’intervista.
Accanto alle storie personali, Grazia proporrà un’inchiesta dedicata all’adolescenza e alla cosiddetta "generazione ansiosa", analizzando l’impatto delle pressioni sociali e dei social media sulla salute mentale dei più giovani.
La moda inaugurerà il primo speciale della stagione con servizi sulle tendenze primavera-estate, rubriche tematiche e backstage inediti dalle sfilate di Alta Moda di Parigi. La bellezza avrà invece come focus la dermocosmesi e le novità skincare della primavera, tra ricerca e innovazione.
Completamente rinnovate le pagine lifestyle, con una selezione di proposte su viaggi, design, letture, gusto ed esperienze, arricchite da un’agenda con gli appuntamenti da non perdere.
Un ecosistema digitale in forte accelerazione, al centro della crescita del brand
In un contesto di mercato in cui digitale e social media assumono un ruolo sempre più rilevante, Grazia accelera sullo sviluppo del proprio ecosistema digitale, uno dei principali driver di crescita del brand.
"Il rafforzamento dell'ecosistema digital e social rappresenta un’evoluzione naturale per Grazia, oggi una community dinamica basata sul dialogo e sulla condivisione. L’obiettivo è offrire a lettrici e lettori una guida autorevole e consigli mirati all'interno del flusso costante di contenuti quotidiani", afferma Sara Moschini, Head of Fashion di Grazia.it. "Attraverso lo sviluppo di nuovi format e linguaggi pertinenti ai diversi momenti della giornata, il brand evolve mantenendo intatta la propria identità. Da sempre pioniera nel sostenere i talenti emergenti, Grazia amplia oggi lo spazio dedicato ai protagonisti della cultura digitale, con l’ambizione non di inseguire le tendenze, ma di anticiparle".
I canali social, supervisionati da Sara Moschini e gestiti da Giulia Biava, nuovo ingresso nel team Grazia, assumono un ruolo fondamentale nel piano editoriale, con nuovi format nativi, un uso sempre più evoluto del video e un linguaggio pensato per le piattaforme.
Parallelamente, Grazia.it si consolida come hub editoriale e progettuale, capace di integrare informazione, intrattenimento, approfondimento e servizi, diventando il punto di raccordo tra il racconto del brand e l’esperienza quotidiana delle community digitali.
Il digitale di Grazia diventa così uno spazio di relazione e sperimentazione, in cui il brand estende la propria identità, amplifica la voce delle donne e intercetta nuovi pubblici, in coerenza con i valori e l’autorevolezza che lo contraddistinguono
Il nuovo Grazia sarà in edicola e su app a partire da oggi, giovedì 12 febbraio.
© Riproduzione riservata
«Se non ci importa nulla dei martiri iraniani»: l'editoriale di Silvia Grilli
Perché non ci importa nulla dell'Iran? Perché non riempiamo le piazze a favore della resistenza di un popolo che sfida con straordinario coraggio una teocrazia assassina? Perché non si manifesta nei licei e nelle università per le migliaia di giovani uccisi poiché volevano democrazia e diritti?
Le ragazze e i ragazzi iraniani sognano l’Occidente, i nostri valori, la nostra libertà. Desiderano sciogliersi i capelli, baciarsi, ascoltare musica. Ma non ci siamo commossi per loro come per altre tragedie della storia: Gaza, per esempio.
Mentre reprimeva i suoi cittadini e giustificava un agente che aveva sparato in faccia a una madre sorridente, Donald Trump incoraggiava i manifestanti iraniani a continuare le proteste. Prometteva persino di aiutarli.
Poi ha fatto marcia indietro, distratto da obiettivi più remunerativi: prendersi la Groenlandia e imporre ulteriori dazi ai Paesi europei che hanno truppe nella Terra dei Ghiacci, per esempio. In realtà il nuovo Imperatore del mondo non è mai stato molto preoccupato per le vite degli iraniani o la mancanza di democrazia tra gli ayatollah.
Forse noi non piangiamo i martiri di Teheran perché il regime islamista è avversario di Israele e dell’America, quindi il nemico del nemico diventa quasi amico? Siamo così intrisi di anti occidentalismo? O non ci impicciamo perché se la sbrighino tra loro, con la loro religione? Si liberino da soli, perché mai dovremmo manifestare contro gli ayatollah?
Perché certamente li farebbe sentire meno soli e abbandonati, dico io. Anche il velo imposto alle donne aveva scaldato poco i cuori. Per un certo femminismo, il velo è simbolo di appartenenza e di libera scelta, dimenticando che è prima di tutto strumento del potere maschile.
Ho appena visto il documentario An Eye for an Eye (Occhio per occhio) diretto dalla regista americana nata in Iran, Tanaz Eshaghian. È la storia di una donna che uccide il marito violento dopo anni di feroci abusi. Lei sconta una lunga condanna in carcere e, quando ne esce, deve raccogliere il denaro per risarcire i familiari del morto e non essere mandata al patibolo.
In Iran si applica infatti la legge della vendetta: un omicidio deve essere rimborsato con un’altra vita, fatto salvo il perdono da parte dei familiari dell’ucciso o un risarcimento economico. È un film molto bello, ma non ha neppure un distributore.
Davanti a una semplice espressione di solidarietà per il popolo iraniano, anche il Parlamento italiano si è spaccato. Il Movimento 5 Stelle si è astenuto. Il Governo, dal canto suo, ha frenato sulla proposta tedesca d’inserire le guardie islamiche nella lista delle organizzazioni terroristiche.
Ma il silenzio in questi frangenti è complicità. Di fronte alle violazioni dei diritti umani non esistono zone grigie. O si sta con gli eroi iraniani o con le squadracce governative che li trucidano. I cadaveri ammassati come sacchi della spazzatura sulle strade di Teheran sono un avvertimento scritto nel sangue per ridurre al silenzio un popolo giovane che sogna la libertà.
L’arco della storia è lungo, ma tende verso la giustizia. Ricorderà chiaramente questo eccidio. Il punto non sarà se il mondo sapeva. Il mondo sapeva, ma aveva scelto di non vedere.
© Riproduzione riservata