Ogni sapore è come un bacio
Diletta e io ci siamo conosciuti in un classico incontro un po’ formale al ristorante, in occasione di un festeggiamento, qualche anno fa. Solite presentazioni, una veloce chiacchierata di rito e (all’apparenza) tutto si era esaurito lì. Il destino ha invece voluto che ci incontrassimo di nuovo in una situazione completamente diversa: eravamo sullo stesso volo di ritorno da un viaggio alle Maldive. Lì, ad alta quota, ci siamo conosciuti meglio.
Diletta è una donna bellissima e affascinante, ma a colpirmi è stata soprattutto la sua simpatia, la sua voglia di giocare, di non prendersi mai troppo sul serio. E in questi anni ho scoperto che abbiamo diversi punti in comune. Professionalmente ci impegniamo ogni giorno al massimo per raggiungere i nostri obiettivi. Abbiamo una naturale tendenza a ricercare il bello. E ci piace far emergere il lato divertente della vita. Per questo l’ho scelta per accompagnarmi in questo numero di Grazia Food.
Qual è stata la prima impressione del mio ristorante?
«La prima volta che sono venuta da Da Vittorio è stato per il compleanno della mia mamma. Mi ha colpita l’atmosfera calda, l’accoglienza e quel profumo che arriva dalla cucina e che ti fa subito sentire a casa: non lo dimentichi più. Da lì è nato un legame speciale, perché per me Da Vittorio è un posto del cuore. Qui ho festeggiato momenti importanti della mia vita, ho conosciuto una delle mie migliori amiche e ho anche portato Aria, la mia bimba, per la prima volta al ristorante. Ogni volta che vengo qui è come ritrovare una parte di me».
Quando vieni a cena nel mio ristorante, che cosa ti aspetti? Piacere, emozioni, seduzione?
«Tutte e tre. Da Vittorio è un’esperienza completa. Ci sono il piacere del gusto, l’emozione della condivisione e un tocco di seduzione, perché tutto è curato nei dettagli, a partire dalla luce fino al modo in cui ti arriva un piatto. È una cena che ti fa sentire viva».
Qual è stato il piatto più “intimo” che hai provato qui?
«Senza dubbio i paccheri al pomodoro. È il piatto più semplice del mondo, ma da voi diventa poesia. Ogni volta che li mangio mi emoziono, perché mi ricordano casa, l’infanzia, e allo stesso tempo mi fanno sentire coccolata. È il mio rito personale. Mi piacciono così tanto che, anche dopo aver provato il menù degustazione, alla fine torno sempre ai paccheri e alla cotoletta. Sono i miei due grandi amori culinari».
Nella tua esperienza, il cibo può essere anche un linguaggio di seduzione?
«Certamente. Il cibo è uno dei linguaggi più sinceri che esistano. Quando cucini o mangi insieme con qualcuno, ti mostri per come sei: naturale, autentica, senza maschere. È un modo per prendersi cura dell’altro e per lasciarsi scoprire».
Qual è il cibo che più ti fa sentire femminile?
«La pasta al pomodoro. Sembra banale, ma è la sintesi di semplicità e passione. È come la femminilità: non ha bisogno di troppo, ma di equilibrio, calore e carattere».
Mangiare è un atto che coinvolge tutti i sensi: quale, secondo te, è quello più legato alla seduzione?
«L’olfatto. Un profumo ti colpisce prima ancora che tu veda o tocchi qualcosa. È misterioso, ti avvolge, ti prepara all’esperienza. E poi, quando arriva il sapore, è come un bacio che conferma l’intuizione».
Ci sono profumi in cucina che ti conquistano prima ancora di assaggiare un piatto?
«Il profumo del pomodoro fresco e del basilico. È l’essenza dell’Italia, dell’estate, della gioia. Ti mette subito di buon umore e ti fa sentire a casa ovunque tu sia».
A tavola preferisci lasciarti sorprendere o avere il controllo di ciò che mangi?
«Mi piace essere sorpresa, soprattutto quando so di essere in buone mani. Ma poi, alla fine, c’è sempre un momento in cui ritorno ai miei piatti del cuore. Diciamo che mi piace l’equilibrio tra scoperta e comfort».
Se ti chiedo di associare un piatto a un momento della tua vita personale o professionale, che cosa ti viene in mente?
«I paccheri li associo alla mia vita familiare, ai momenti veri e caldi. La cotoletta, invece, è più “grinta e concretezza”, come quando affronto una diretta o un progetto importante: semplice all’apparenza, ma con sostanza».
Per te il cibo è un piacere individuale o soprattutto un piacere da condividere?
«Da condividere. Sempre. Non c’è niente di più bello che vedere le persone che ami sorridere davanti a un piatto buono. È un linguaggio universale, capace di unire».
Una cena perfetta per sedurre come sarebbe?
«Luce calda, pochi piatti, ma perfetti, un vino che accompagna e non sovrasta, e tanta autenticità. Niente di costruito. La vera seduzione è la naturalezza».
(Testo di Enrico Cerea, raccolto da Marina Speich)
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