Il mondo si ferma a Venezia
il potere e la nostra vita. Ecco quelli da non perdere
Le star di Hollywood, l’attesa dei fan, i tappeti rossi e la magia della Laguna. Ma in un festival di cinema come la Mostra di Venezia, dal 27 agosto al 9 settembre, non possono mancare film incentrati sul mondo che cambia: dalle guerre all’amore, dalla famiglia ai sentimenti.
Come Il mago del Cremlino di Olivier Assayas, che racconta la formazione del presidente russo Vladimir Putin, interpretato da Jude Law. Tratto dal romanzo dell’italiano Giuliano Da Empoli, immagina che nei primi Anni 90 l’artista Vadim Baranov (Paul Dano) diventi il consigliere di Putin, guidandolo alla conquista del potere. Nel cast c’è anche Alicia Vikander nella parte di Ksenia, una donna che incarna la speranza.
Indaga, invece, le stanze del potere americano la regista premio Oscar Kathryn Bigelow: A House of Dynamite, che ha tra i protagonisti Idris Elba e Rebecca Ferguson, segue un gruppo di funzionari alle prese con un attacco missilistico.
E si parla già molto di The Voice of Hind Rajab, in cui la regista tunisina Kaouther Ben Hania ricostruisce la morte di una bambina palestinese rimasta intrappolata in un’auto nel mezzo di una sparatoria.
Si entra nella finzione con altri titoli. A partire da Jay Kelly di Noah Baumbach: protagonisti sono George Clooney e Adam Sandler, nel ruolo rispettivamente di un divo, arrivato al momento di fare i conti con se stesso e con la propria carriera, e del suo agente. Quasi un road movie in giro per l’Europa con moltissimi altri attori: Greta Gerwig, moglie del regista, Laura Dern, Billy Crudup e Alba Rohrwacher.
Punta sempre sull’ironia The Last Viking del danese Anders Thomas Jensen: la storia di un ex carcerato che cerca di trovare il bottino di una rapina. Peccato che suo fratello (Mads Mikkelsen), l’unico a sapere dove si trovi, abbia perso la memoria.
Con Frankenstein, il regista Guillermo Del Toro, già Leone d’oro a Venezia 2017, ha realizzato il suo sogno: un film tratto dal romanzo di Mary Shelley, in cui Oscar Isaac è il dottor Frankenstein e Jacob Elordi il mostro. Isaac, inoltre, interpreta un altro ruolo difficilissimo sempre a Venezia, ovvero Dante, nel film In the Hand of Dante di Julian Schnabel, in compagnia di un cast pieno di star: Gal Gadot, Gerard Butler, Al Pacino, John Malkovich, Martin Scorsese, Jason Momoa, Franco Nero, Sabrina Impacciatore.
Così come pieno di star è Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch, storia di relazioni familiari che ha tra i protagonisti Adam Driver, Charlotte Rampling, Cate Blanchett e Vicky Krieps. Willem Defoe, invece, spicca in Late Fame di Kent Jones.
Sono molti i film che hanno per protagoniste assolute le donne. Come Duse di Pietro Marcello, in cui Valeria Bruni Tedeschi rende omaggio alla grande attrice di teatro; The Testament of Ann Lee della regista Mona Fastvold con Amanda Seyfried nella parte della donna che, nel XVIII secolo, fondò un nuovo e importante movimento religioso; e Teresa - La madre degli ultimi, diretto da Teona Strugar Mitevska, con Noomi Rapace nel ruolo di Madre Teresa.
In Bugonia, Yorgos Lanthimos torna a dirigere Emma Stone, una manager di una casa farmaceutica sospettata di essere un’aliena: una storia sul complottismo e le nostre ossessioni. Mentre Luca Guadagnino ha conquistato Julia Roberts che, nel suo film After the Hunt, è una docente universitaria coinvolta in uno scandalo che rischia di rovinarle la vita. La regista Ildikó Enyedi ha scelto fra i principali interpreti del suo Silent Friend (una parabola sul potere della natura) la star Léa Seydoux.
Tra i documentari al femminile, inoltre, ci sono Marc by Sof ia, in cui la regista Sofia Coppola racconta la sua lunga amicizia con lo stilista Marc Jacobs, Broken English su Marianne Faithfull, con la partecipazione di Tilda Swinton, e Kim Novak’s Vertigo, sulla vita dell’attrice Kim Novak, oggi 92 anni, che a Venezia riceverà il Leone d’oro alla carriera.
Tanti sono i film italiani selezionati. Paolo Sorrentino apre il festival con La Grazia con Toni Servillo e Anna Ferzetti. Torna anche Pierfrancesco Favino come protagonista di Il maestro di Andrea Di Stefano, in cui è l’allenatore di tennis di un campione.
Daniele Vicari porta Ammazzare stanca con Gabriel Montesi, Vinicio Marchioni, Selene Caramazza. Infine, sono nella sezione Orizzonti le due regista italiane in gara: Carolina Cavalli, che presenta Il rapimento di Arabella con Benedetta Porcaroli, e Laura Samani con il film Un anno di scuola.
Il capolavoro ritrovato
Nella sezione Venezia Classici del Festival verrà presentato il restauro di Roma, ore 11 di Giuseppe De Santis, del 1952. «È ispirato a un episodio di cronaca: un gruppo di giovani donne erano accorse a un colloquio per un impiego e rimasero vittime del crollo di una scala», dice Gabriella Buontempo. E aggiunge che il Centro Sperimentale di Cinematografia, di cui di recente è stata nominata presidente, «da sempre si pone al centro dell’arena per dare visibilità al mondo femminile nel mondo cinematografico».
Foto CONTRASTO, GETTY IMAGES, ASSUNTA SERVELLO, ARCHIVIO FOTOGRAFICO CINETECA NAZIONALE CSC
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Le illusioni di una coppia
Il Teatro Franco Parenti di Milano ospita L’illusione coniugale, fino all’11 gennaio, una commedia che esplora le fragilità e le contraddizioni delle relazioni di coppia. Lo spettacolo fa parte della rassegna Il teatro è donna del Franco Parenti ed è il quarto appuntamento dedicato alle protagoniste del palcoscenico, di cui Grazia è partner culturale.
Sul palco, Rosita Celentano, Attilio Fontana e Stefano Artissunch, anche regista della pièce, portano alla luce tradimenti, bugie, insicurezze, rancori e gelosie che emergono dopo una serata mondana, tra confessioni e riflessioni. Il testo, scritto da Éric Assous, più volte Premio Molière per la migliore commedia, affronta con umorismo, profondità e cinismo la complessità dei rapporti amorosi.
Tutto ha inizio con una secca richiesta di lei a lui di essere onesti e leali sui tradimenti dell’altro, che diventa l’occasione per passare al setaccio la loro relazione. Desiderio, tenerezza, complicità e mistero vengono attraversati dai protagonisti con ironia, divertimento, conflitto e una certa dose di cinismo.
La relazione di coppia è sempre sotto la lente di ingrandimento in uno spettacolo che fa ridere e riflettere ed è molto profondo e complesso. Dentro ci sono rabbia, presa di coscienza, debolezza, confusione, compromessi e perdono ma anche quei segreti che non necessariamente vanno rivelati, perché possono trasformarsi in forza. I dialoghi sono autentici a tal punto che è facile immedesimarsi e riconoscersi.
«In una coppia le responsabilità non sono mai completamente di una sola persona: possono essere distribuite in modo diverso, ma c’è sempre uno scambio reciproco», ha detto Rosita Celentano a Grazia. «Perdonare non significa scagionare l’altro, ma perdonare la coppia, cioè scegliere di ricostruire insieme, riconoscere che ognuno ha limiti e fragilità. Allo stesso modo, quando una relazione fallisce, non c’è un vincitore e un perdente: si vince o si perde insieme. Personalmente ho scoperto, crescendo, che qualunque delusione, dolore, problema o paura può essere un’opportunità. Ogni caduta è un'occasione di crescita interiore per capirsi meglio».
Gli ospiti della serata, dopo la rappresentazione, hanno festeggiato con Grazia e i protagonisti dello spettacolo teatrale gustando le delizie dello chef stellato Stefano Cerveni e i vini di Masciarelli Tenute Agricole.
Nelle foto, dall'alto:
- Attilio Fontana; Rosita Celentano; Stefano Artissunch
- Alessandro Enriquez
- Enzo Iacchetti
- Stefano Cerveni
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Dopo Squid Game vi farò ridere e pensare
«Faccio questo mestiere da tanto tempo, non vivo la fama con le difficoltà con cui la vivono i nuovi idoli. Credo di esserne immune». L'ex modello e attore Lee Byung Hun, star sudcoreana della serie di successo mondiale Squid Game, torna sullo schermo per raccontare le inquietudini di chi perde il lavoro da un giorno all'altro e non riesce a ritrovarlo, finendo in una spirale di disperazione e sete di vendetta.
Accade in No Other Choice - Non c'è altra scelta, dark comedy d'autore firmata Park Chan-Wook, selezionata dalla Corea per la corsa agli Oscar e in shortlist come Miglior film internazionale.
Ora nelle sale, è la storia di un padre di famiglia licenziato senza preavviso che perde tutto ciò che aveva costruito, dalla casa fino alla stima per se stesso. Gli restano la passione per il giardinaggio e la determinazione a farsi assumere in un nuovo posto di lavoro a ogni costo, anche sbarazzarsi dei suoi concorrenti.
La performance di Byung Hun è talmente convincente da essergli valsa la candidatura come miglior attore nella categoria Commedia o film musicale ai Golden Globes 2026, dov'è il vero outsider in gara. Per vincere dovrà battere George Clooney, Leonardo DiCaprio, Ethan Hawke, Jesse Plemons e Timothée Chalamet.
Partiamo dalla sua "immunità" alla celebrità. Che cosa intende?
«Non voglio fare lo snob, tanto meno dire che mi sono abituato: intendo solo che ho sviluppato una forma di accettazione e consapevolezza, per cui ho un approccio più rilassato dei ragazzi che stanno iniziando la loro carriera».
Ha mai sentito, come accade nel film, di non avere altra scelta?
«Premetto che sono molto diverso dal mio personaggio, non potrei mai immaginare di arrivare a compiere atti così estremi, e non sono altrettanto pianificatore e meticoloso in quello che faccio. Ma sì, certo, mi è capitato mille volte, anche nello stesso giorno, di dirmi: "Non c'è altra scelta”».
Quando, ad esempio?
«Non essendo disperato, senza casa, senza lavoro e pieno di debiti come mi vedete nel film, mi capita di usare questa espressione più come una scusa per tirarmi fuori o abbandonare una situazione».
Non posso non chiederle di Squid Game. Che cosa pensa del suo clamoroso successo?
«Sono molto grato per l’inaspettato successo planetario che ha avuto la serie, ma sento anche grande amarezza, perché credo che il mondo intero oramai simpatizzi con la totale assenza di umanità. Spiace dirlo, ma non sono per nulla ottimista: temo che non ci siano speranze. C’è una mancanza di empatia che si diffonde in tutto il mondo, stiamo perdendo la nostra umanità».
Ai Golden Globes si troverà in mezzo a blasonati colleghi hollywoodiani: che effetto le fa?
«Mi fa piacere quando i miei colleghi hollywoodiani mi dicono di apprezzare il cinema coreano perché è imprevedibile e originale. Io sono cresciuto con il cinema occidentale, a 4 anni mio padre mi faceva vedere in tv quei film e mai mi sarei immaginato di ritrovarmi a interpretarli. L'esperienza più bella a Hollywood è stata girare I magnifici sette, ma mi sono divertito anche sul set di Red 2. Il mio rapporto con Hollywood è sempre stato quello di un incredulo sognatore, felice di lavorare con attori da ammirare e di riscontrare che il sistema produttivo coreano non è poi molto diverso da quello hollywoodiano, c'è giusto più flessibilità».
Chiudiamo con un consiglio: perché andare a vedere No Other Choice - Non c'è altra scelta?
«Perché è una commedia divertente, piena di ironia, ma tratta anche temi sociali rilevanti. Così, tra una risata e l'altra, c'è modo di riflettere, che male non fa mai».
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«Se la strage in spiaggia o il saccheggio alla Stampa sono definiti "resistenza"»: l'editoriale di Silvia Grilli
La resistenza è necessaria con ogni mezzo», «con Hamas fino alla vittoria», «ora e sempre resistenza». Sono slogan che sentiamo nelle piazze di tutto il mondo alle manifestazioni contro Israele.
Per chi li inneggia possono essere innocua teoria, opinioni a favore della Palestina o semplicemente parole urlate per non sentirsi esclusi dal gruppo, non una chiamata alle armi per massacrare i presunti oppressori. Ma c'è sempre chi prende la teoria alla lettera. Domenica 14 dicembre, quegli slogan sono stati scritti con il sangue degli ebrei.
Un padre e un figlio pachistani hanno sparato sulla folla che celebrava il primo giorno della festa religiosa ebraica dell’Hanukkah su una spiaggia famosa per le nuotate al tramonto. Quindici morti e decine di feriti sono rimasti sulla sabbia a Bondi Beach, uno dei posti più belli, pacifici e gioiosi dell’Australia. Il primo ministro Anthony Albanese ha dichiarato che non riesce a spiegarsi tutto questo male. Io credo sia molto spiegabile: per gli invasati che considerano Israele il male assoluto, massacrare gli ebrei è fare giustizia.
È la colpa dei giudei che spinge giovani ProPal a saccheggiare la redazione del quotidiano La Stampa (paradossalmente uno dei più favorevoli alla causa palestinese). Induce quel centinaio di manifestanti a scrivere e urlare slogan terroristi come “Stampa-Morta” o «giornalista sei il primo della lista», mentre una loro guru, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite, riduce l'assalto a un «monito ai giornalisti».
Nella tradizione ebraica, Hanukkah è la festa della luce, della speranza. Colpire bambini, anziani e adulti che festeggiano la vita non è diverso da quando il 7 ottobre i terroristi di Hamas fecero strage al Nova Festival. Sparare sulla spiaggia in un momento storico in cui c'è qualche passo verso la pace è voler cancellare la speranza nel futuro.
Eppure, ho ancora fiducia che l’umanità possa superare l’odio. Domenica 14 dicembre, in Australia, questa speranza aveva i gesti di un uomo: Ahmed Al Ahmed, fruttivendolo immigrato siriano, che si è precipitato su uno dei terroristi e gli ha strappato il fucile. Aveva le gambe di Jackson Doolan, il bagnino veterano della spiaggia, ex star di Baywatch in Australia, che è corso a piedi nudi per un chilometro e mezzo portando il borsone dei medicinali. Aveva le braccia di tutti coloro che si sono adoperati per salvare le vittime, sollevandole sulle tavole di soccorso che di solito vengono usate per trasportare la gente a riva.
Gli orrori si ripetono, sembrano non volersi fermare. Ma se le persone corrono ad aiutare, se ci sono solidarietà e compassione, c’è ancora speranza nell’umanità.
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Grazia è in edicola con Maya Hawke
Maya Hawke è la protagonista di copertina Grazia in edicola e app. Si è fatta conoscere con la serie Stranger Things, arrivata all’ultima stagione. Ora l’attrice newyorkese figlia delle star Uma Thurman ed Ethan Hawke, girerà il nuovo capitolo di Hunger Games dove vuole portare l’energia di chi non ha paura di crescere.
Questa settimana intervistiamo alcune icone di Hollywood. Incontriamo Zoe Saldana, al cinema nel ruolo di Neytiri, la madre combattente di Avatar. Parliamo con Ariana Grande, in corsa ai Golden Globe con Wicked e le attrici premio Oscar Jodie Foster e Laura Dern.
Il 2025 ha cambiato noi e la Storia. Grazia lo ripercorre. Dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca alla guerra a Gaza. Dalle vittorie di Jannik Sinner all’elezione del primo Papa americano fino alla scomparsa di icone come Ornella Vanoni e Giorgio Armani.
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