«Il matrimonio ci complica la vita»: l'editoriale di Silvia Grilli
Ci sono giovani uomini, che trascorrono troppo tempo sui social, convinti che il loro problema siano le donne occidentali. Troppo indipendenti. Troppo esigenti. E, se le femmine intorno a loro non si comportano come vorrebbero, vanno a cercarle altrove: Thailandia, Filippine, Vietnam, Colombia, per esempio. Esistono forum, canali YouTube, profili TikTok checlassificano i Paesi in base all’ubbidienza delle donne.
Non sono uomini lontani da noi. Spesso rifiutano l’accusa di maschilismo dicendo che ci rispettano. «ABBIAMO UNA MADRE, UNA SORELLA, ANCHE UNA FIGLIA», SI DIFENDONO. COME SE CI MERITASSIMO DIGNITÀ SOLO PER LA FUNZIONE CHE RICOPRIAMO NELLA LORO VITA.
Forse avete visto una vecchia scena del 1972 che viene rilanciata in questi giorni sui social. In un talk show televisivo americano, l’attore Chad Everett definì sua moglie «il più bell’animale che posseggo». Per secoli il matrimonio è stato per noi un obbligo senza alternativa. Eravamo una proprietà in una prigione con le tende di pizzo. Oggi uno studio condotto dalla banca d’affari Morgan Stanley prevede che, entro il 2030, quasi la metà delle donne tra i 25 e i 44 anni sarà single. Un po’ per mancanza. Un po’ per scelta.
SI DICE CHE LE DONNE ABBIANO LOTTATO PER IL DIRITTO AL LAVORO. NON È VERO. LE DONNE HANNO SEMPRE LAVORATO. HANNO LOTTATO PER ESSERE PAGATE E SMETTERE DI FARE GRATUITAMENTE CIÒ CHE AGLI ALTRI VENIVA RETRIBUITO. È la stessa differenza che esiste tra scegliere una vita e subirla. Stare da sole oggi non significa neanche più rinunciare alla maternità. Il numero di donne che diventano madri senza un partner è cresciuto negli ultimi anni. Sanno che qualcuno le giudicherà. Non importa. Lo fanno lo stesso.
Hanno chiesto a Rosalía quale qualità apprezza di più in un uomo. Ha risposto subito, ridendo: «Che sia gay». La clip ha fatto il giro del mondo, perché dice quello che milioni di donne pensano. Nel suo ultimo disco, la cantautrice aveva scritto: “Non sarò la tua metà. Mai una tua proprietà. Sarò mia. E della mia libertà”. Non è solo una canzone. È la risposta a chi misura il valore di una donna in base a chi le impone un cognome.
L’amore libero, equo, che non chiede a nessuno di sparire per farlo funzionare, è la cosa più luminosa che esista. La gabbia costruita con l’attenuante morale e giuridica dell’amore ha sulle donne conseguenze catastrofiche. SEGNALO UNA STATISTICA: IL MATRIMONIO ALLUNGA LA VITA AGLI UOMINI. ALLE DONNE LA COMPLICA. La pandemia lo ha mostrato senza equivoci: scuole chiuse, lavoro in casa e il carico della famiglia tutto su di noi. Quando è finita, alcune cose non sono tornate dove stavano prima. Perché, una volta visto, non si può più fingere di non vedere. Guardiamoci: siamo tutte schiave e sfinite.
Ma non è solo per il carico invisibile del lavoro domestico. La Commissione parlamentare sul femminicidio ha chiesto di inserire nel Codice penale un nuovo reato: la violenza economica di genere. Cioè quando il marito s’intesta il conto corrente di entrambi gli stipendi, ti nega l’accesso ai tuoi soldi, ti chiede di restare a casa dal lavoro. Sono arrivati adesso a dare un nome ad abusi che le donne subiscono da sempre. TUTTO QUESTO PANICO PER I MATRIMONI IN DIMINUZIONE, IL CALO DELLE NASCITE, LA NOSTRA NUOVA LIBERTÀ NON PARLA DI DEMOGRAFIA. PARLA DI CONTROLLO. Viene definita «crisi» ciò che è semplicemente libertà. Stiamo riscrivendo una storia di ingiustizie. Ed è questo che spaventa di più: non il fatto che le donne se ne vadano, ma che stiano bene lo stesso. Per questo i mariti le uccidono: nefandezze giustificate in nome dell’amore.
Eppure, nonostante tutto, vorremmo riscrivere questa storia assieme agli uomini nuovi. Quelli che non hanno bisogno di cercare in noi né una madre né una schiava.
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