«Il futuro degli stupratori»: l'editoriale di Silvia Grilli
Fernanda Herrera è una sciabolatrice messicana. Aveva 17 anni quando, nell’agosto 2023, durante un ritiro a Chianciano Terme, ha denunciato di essere stata violentata da due schermidori italiani. Ha affrontato un processo e aspettato.
Pur riconoscendo la forte sofferenza psicologica della giovane donna, il 18 maggio un giudice ha assolto i due ragazzi perché il fatto non sussiste. Per tre anni Fernanda aveva nascosto il suo viso. Dopo la sentenza si è mostrata. In lacrime, davanti alle telecamere, ha detto: «MI FARÒ VEDERE PERCHÉ SONO ORGOGLIOSA DI ME. NON MI FERMERÒ. SONO TANTI I CASI IN CUI VOGLIONO SILENZIARE LE DONNE».
Per il suo avvocato, le prove erano schiaccianti. La ragazza, che aveva bevuto, non era in condizione di poter comprendere e acconsentire ad avere rapporti. Il legale dei due accusati ha commentato: «Sono giovanissimi. È un problema più socioculturale, non hanno strumenti per comprendersi a vicenda». Ho riletto questa frase tre volte, perché speravo di aver capito male.
Credo che la difficoltà culturale esista, ma non sia una difficoltà di traduzione dallo spagnolo messicano all’italiano o l’equivoco per cui «pensavo fosse un sì».
È IL PROBLEMA DI UNA CULTURA CHE CONSIDERA SEXY L’AGGRESSIVITÀ MASCHILE E NEGA ALLE DONNE IL DIRITTO DI ESPRIMERE IL CONSENSO ESPLICITO E REVOCABILE. NON DOBBIAMO CHIEDERCI QUANTO FOSSE PERFETTO IL RIFIUTO DI FERNANDA, MA CHE VALORE DIAMO AL SUO CORPO.
Nulla di ciò che avviene sul corpo di una donna può essere considerato scontato e inevitabile. Non siamo oggetti, ma soggetti. La giustizia dovrebbe riconoscere il dolore di vittime che soffrono così profondamente da non riuscire mai a guarire del tutto.
A Piacenza, Emanuele Michieletti, ex primario di Radiologia, è accusato di aver abusato nel suo ufficio di almeno otto colleghe dottoresse, tecniche, infermiere. Una telecamera nascosta ha documentato 32 episodi in 45 giorni. Le intercettazioni hanno rivelato violenze risalenti al 2015.
Ma l’Ordine dei medici gli ha revocato la sospensione. Oggi Michieletti esercita in uno studio privato. La sospensione era legata all’arresto durato sei mesi. È tutto corretto, legale e insopportabile per me.
Non sto scrivendo che i due schermidori siano colpevoli (lo dirà, eventualmente, un altro grado di giudizio). Neppure che Michieletti sia già condannato: il processo non è iniziato.
MA QUANDO UNA DONNA DENUNCIA, IL SISTEMA LE CHIEDE DI DIMOSTRARE L’IMPOSSIBILE. QUANDO UN UOMO VIENE ACCUSATO, IL SISTEMA TROVA IL MODO DI RIMETTERLO AL SUO POSTO.
La ragazza che ha accusato di violenza sessuale Leonardo Apache La Russa ha deciso di fare ricorso alla Corte europea dei diritti dell’Uomo contro l’archiviazione. Ignazio La Russa, presidente del Senato, aveva detto di credere nell’innocenza del figlio. «Tu sai quanta importanza hanno le tue parole», ha commentato la giovane donna. «Facile che, se la seconda carica dello Stato dice una roba del genere, venga creduta e ascoltata».
A Fordingbridge, in Inghilterra, tre adolescenti sono stati condannati per lo stupro di due ragazze. Non hanno trascorso un solo giorno in carcere. Il giudice voleva «evitare di criminalizzare inutilmente questi giovanissimi». Una vittima ha detto: «A che cosa è servito denunciare e sottopormi a tutto questo?».
LE ISTITUZIONI CHI PROTEGGONO? LA PREOCCUPAZIONE SI SPOSTA SPESSO SUL FUTURO DEI RAGAZZI ACCUSATI, SULLA LORO GIOVINEZZA. È IL RIFLESSO CONDIZIONATO DI UN SISTEMA CHE PERSISTE NEL PESARE IL POTENZIALE DI UN UOMO PIÙ DELLA VITA SPEZZATA DI UNA RAGAZZA.
Gisèle Pelicot, che per 10 anni fu sedata e violentata dal marito e decine di uomini, ha detto al mondo: «La vergogna deve cambiare lato». La vergogna appartiene a chi ha fatto del male e a un sistema che continua a proteggere gli stupratori e a logorare chi denuncia.
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