Gaia: «Io sono energia»
Gaia Gozzi, per molti semplicemente Gaia, è in un momento di trasformazione profonda. Reduce dal successo del suo show Baile parte seconda al Fabrique di Milano, annuncerà presto nuove date estive. «Non è solo uno show, ma un rito collettivo», ha spiegato. “Baile” sta per “danza”, movimento, corpo che vibra, ma anche incontro, comunità, energia condivisa. Nella sua visione, tutto è connesso: musica, natura, famiglia.
Le sue radici, metà italiane, metà brasiliane, non sono un dato anagrafico, bensì un Dna culturale vivo, che attraversa la sua voce, il suo modo di stare sul palco, il suo modo di sentire. C’è poi il dialogo con le sue antenate, una dimensione quasi spirituale che accompagna il suo processo creativo e non solo: una presenza che sente accanto, che invoca, che riconosce come parte di sé.
Con nuova musica pronta a prendere forma, Gaia si racconta senza filtri, tra identità, sensualità, memoria e libertà. Questa non è solo un’intervista, è un viaggio dentro il suo “baile” personale.
CHE TIPO DI ESPERIENZA VUOLE FAR VIVERE AL PUBBLICO?
«Il nuovo “baile” è l’evoluzione del progetto lanciato con l’album Rosa dei venti, pensato proprio per portare in Italia l’energia di quelle feste brasiliane, eventi notturni e rituali in cui la musica si vive con il corpo. Dalla prima fase più elettronica e da club, ora il progetto include una band ampliata con percussioni e strumenti brasiliani, ispirandosi anche alle “roda de samba”, con musicisti disposti in cerchio e il pubblico molto coinvolto. È un’esperienza collettiva che unisce festa, movimento e radici brasiliane, aprendo la strada a una nuova fase, a un’esperienza attiva, per lasciarsi andare e riconnettersi con il corpo e con se stessi, in un mondo che ci spinge alla disconnessione».
ASCOLTA MOLTO IL SUO ISTINTO?
«Lavoro molto per riconnettermi al corpo e al sentire, perché la mia mente è molto attiva e tende a controllare tutto. Oggi è facile lasciarsi dominare dal mentale e perdere il contatto con se stessi, quindi devo imparare a lasciar andare».
FA MEDITAZIONE O ALTRO?
«Respiro, medito e, ovviamente, canto. La respirazione mi aiuta molto anche nella scrittura. Quando preparo un progetto, prima lo visualizzo mentalmente, come se lo disegnassi. Immagino dove voglio andare, che cosa voglio fare, così quando le cose iniziano a prendere forma, o arrivano gli imprevisti dell’ultimo minuto, il mio sistema nervoso è più aperto e pronto a adattarsi. Non sempre però ci riesco, quindi cerco altri modi per ritrovare equilibrio. Come tornare al corpo con un’attività fisica intensa o al ballo. Oppure torno a disegnare: mi aiuta a entrare in un flusso meditativo che genera le intuizioni più interessanti».
HA DETTO CHE ANCHE SENSUALITÀ E SESSUALITÀ SONO ENERGIE DA COLTIVARE.
«Le sto trasformando in forza creativa. Ho vissuto un periodo di astinenza sessuale per capire come gestire questa carica, così da farla emergere nel lavoro artistico».
IL SUCCESSO LA FA SENTIRE PIÙ LIBERA O PIÙ CONTROLLATA, PIÙ FEDELE A SE STESSA O AL PERSONAGGIO CHE IL PUBBLICO AMA?
«Più che il successo, che è una parola complessa e difficile da definire, per me conta l’esposizione: il fatto che il pubblico inizi a reagire davvero alla mia musica. Una relazione che richiede tempo, cura e che deve crescere insieme con te. È un equilibrio delicato. Da una parte mi dà forza e anche privilegi, dall’altra la sovraesposizione, che è forse la sfida più grande con cui mi confronto, può mettermi in difficoltà, farmi giudicare severamente, avere paura dello sguardo esterno. Oggi riesco a riconoscere che certi giudizi sono solo riflessi delle insicurezze altrui, ma ci sono momenti di grande stress in cui anche un commento può restarti addosso. C’è poi il tema della vita privata: a volte ne sono gelosa, ma allo stesso tempo la riverso nelle canzoni. È una contraddizione con cui faccio i conti. Sono migliorata facendo esperienza. Viviamo in una società performativa, soprattutto sui social. Chi è più visibile la sente ancora di più, ma in realtà riguarda tutti. Con il tempo si impara a dosare che cosa condividere. È un equilibrio costante, in cui tutti, in modi diversi, siamo coinvolti e un po’ vittime del sistema. Più cresco professionalmente più aumentano le voci intorno a me. E se non resto in ascolto di me stessa, rischio di perdere la direzione. Oggi mi vedo al volante di un team senza cui la “Gaia artista” non esisterebbe, ma la responsabilità, prima di tutto, è verso me stessa, nel proteggermi, e poi verso la musica».
L’AIUTANO LE SUE ANTENATE DI CUI HA PARLATO COME PRESENZE VIVE NELLA SUA VITA. QUALE DIALOGO HA CON LORO?
«Sento un legame forte con le donne della mia famiglia che mi hanno preceduta: molto di ciò che sono lo devo a loro. Parlo con loro e cerco guida, soprattutto nel mio lavoro creativo. Non è qualcosa di superficiale, è una convinzione che ho da sempre. Ci sono presenze che ci accompagnano. Tante donne del passato ci hanno lasciato una conoscenza e un’energia che spesso si è interrotta nel tempo e che va recuperata. È proprio da questa eredità silenziosa e potente che traggo ispirazione e forza creativa».
MARCEL WANDERS, DIRETTORE OSPITE DI QUESTO NUMERO DI GRAZIA, RITIENE CHE LA NOSTRA IMMAGINAZIONE SIA PIÙ POTENTE DI QUALSIASI SISTEMA GUIDATO DALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE.
«La musica oggi può anche essere costruita a tavolino, perfino con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Io stessa uso la tecnologia per crearla, ma ciò che nutre la mia creatività è l’energia che arriva dalle persone».
© FOTO di ELLEN VON UNWERTH
STYLING di SELIN BURSALIOGLU
Nella foto di apertura: abito e sandali (tutto The Attico). Pendente e anello in platino e oro giallo con diamanti (tutto Jean Schlumberger by Tiffany & Co.). Poltrona Hana Wingback Swivel (MOOOI by Simone Bonanni). Tappeto Timber Tones Carpet (MOOOI by Sjoerd Vroonland).
© Riproduzione riservata
