Dio li fa poi li accoppia — e non è il film con Johnny Dorelli

Dio li fa poi li accoppia — e non è il film con Johnny DorelliDio li fa poi li accoppia — e non è il film con Johnny Dorelli
C’era una volta uno stilista per cui andavo letteralmente pazza. Era giovane, bello. Era una promessa della moda italiana. La fashion week di Milano era solo un pretesto per vederlo, per fare due chiacchiere con lui e portare a casa la cartella stampa su cui avrei lavorato giorno e notte per scrivere un pezzo meraviglioso, dedicato alla sua collezione. Nell’ottobre del 2014, io e Giaco eravamo a Parigi. Non succedeva spesso, ma era la seconda volta che si assentava dal lavoro per accompagnarmi alla sfilata di Chanel, regalandomi, allo stesso tempo, un weekend in una delle città più romantiche del mondo. 
Alloggiavamo in un albergo del centro vicino a Rue Cambon, la via simbolo di Coco, e Matteo aveva disegnato due abiti per me. Un completo viola — pantaloni e blusa — in stile Saint Laurent, e un tubino con la crinolina — corpetto in pizzo, gonna in tweed — da abbinare a quattro paia di suole rosse, gentilmente offerte dalla maison Christian Louboutin. 
Quello era il periodo felice in cui Loubi metteva a disposizione le sue scarpe per le mie fashion week: a volte non mi sembra vero che ho preferito diventare una scrittrice. 
Anzi, a pensarci bene, credo che lo decisi proprio quella sera. Mi lanciai e scrissi un articolo che riassumeva la mia esperienza a Parigi, protestai sul fatto che non ci fosse il bidet in bagno e aggiunsi — senza usare alcun nesso logico — che era giunto il momento di tornare su quel libro che avevo lasciato in un cassetto.
Uno dei primi commenti che ricevetti su quel post, era di Valeria, una ragazza che non mi aveva mai scritto prima. A colpirla non era stata la mia dichiarazione artistica, ma la faccenda del bidet. Mi disse che probabilmente i parigini non avrebbero gradito. 
Non stavo dicendo una bugia e poi non potevo tagliare la parte del bidet: era la più divertente del pezzo. Temporeggiai, risposi che ci avrei pensato. Aggiunse che mi seguiva da un po’, che aveva letto i miei articoli dedicati al giovane stilista che
le erano piaciuti, e mi confessò di conoscerlo da quando era piccola, i loro genitori erano amici. Ma tu pensa il mondo quanto è piccolo, pensai. 
E così, succede che ci sono persone che entrano nella tua vita per caso, a volte per una coincidenza, a volte per un bidet: così ho conosciuto Ringhio. 

Valeria aveva vissuto a Londra per un po’, divideva l’appartamento con Nick, il primo batterista dei Jamiroquai, colui che oggi definisce come un fratello. Dipingeva, più di quanto non lo faccia oggi, e aveva organizzato un paio di mostre con le sue opere: una alla Brick Lane Gallery, l’altra nella White Gallery, erano le più quotate della città. Furono quegli anni a suggerirle che non poteva privarsi dell’arte. Tornò in Italia e comunicò ai genitori che non aveva intenzione di frequentare giurisprudenza e che si sarebbe trasferita a Viterbo per prendere una laurea in Beni Culturali. 
Organizzò una mostra anche nella sua nuova città, mi invitò, ma non potei andare. Decisi ugualmente di dedicarle un articolo sul blog. 
Valeria aveva iniziato a dipingere per uscire da un momento duro della sua vita. 
Desiderava esprimere la sua arte in modo che anche il padre, non vedente, potesse recepirla. Le tele con le braccia di cartapesta furono il mezzo materico con cui sottolineare che nonostante le tante difficoltà, cercare di rendere la vita meravigliosa è un’esigenza. 

La conobbi fisicamente l’anno successivo, in occasione di una calamità naturale. Dopo un terremoto di magnitudo 6.1 che colpì l’Emilia Romagna nel 2012 — per essere esatti. 
Valeria, all’epoca, era già la fidanzata di Furio, e siccome Furio aveva avuto esperienze di restauri importanti all’Aquila, il comune di Sassuolo aveva richiesto i suoi servigi per una perizia al Palazzo Ducale, appartenuto alla famiglia d'Este. 
Ci eravamo dati appuntamento in un bar di Piazza Piccola, quello sotto il campanile, alle quattro in punto. La scuola delle bimbe era a pochi metri da lì, sarei stata puntuale. O quasi. 
I rintocchi dell’orologio — più in lontananza del dovuto — mi ricordavano che ero in ritardo. Presi Emma e Carola per mano, mi inventai una gara, un gelato come premio e di corsa raggiungemmo il bar. 
C’era solo una ragazza seduta a uno dei tavolini, con una tela 100x80 tra le mani: Valeria. Aveva viaggiato in treno con quell’oggetto voluminoso perché desiderava che avessi uno dei suoi quadri. Mi commossi. Gli presentai le bimbe, lei mi presentò Furio, e al momento dei saluti, mi dispiacqui di aver passato così poco tempo con lei. Allora non sapevo che le nostre strade sarebbero diventate una sola. E nemmeno avrei immaginato che un paio di mesi più tardi, chiacchierando al telefono, potesse uscire una proposta d’affari che si sarebbe concretizzata. 
Valeria si trasformò in Ringhio il giorno in cui cominciò a lavorare con me. 

Amiche, colleghe, compagne di sventura legatissime. Ma anche nei migliori rapporti può succedere di litigare. E mica solo una volta. 
La lite più furiosa di tutte risale a un anno fa, durante la mia gita in Giappone con Antonino. Seppure nutra un amore smisurato per il mio amico stilista, la lontananza da casa, il fuso orario e la mancanza di ore sonno mi avevano resa un tantino intrattabile. 
Un giorno, chiamai Valeria per parlare di alcune cose di lavoro, ma il suo tono di voce mi sembrava distaccato, non era quello affettuoso a cui ero abituata. Eravamo alle solite, pensai, ce l’ha con me e non vuole dirmelo. Non ricordavo di aver detto o fatto qualcosa che l’avesse offesa, così partii in quarta. 
“Dove ho sbagliato stavolta?” sbottai. 
“Ma che stai dicendo amo?” 
La lite ebbe inizio più o meno o così e andò avanti per un po’. Lei urlava, io pure. 
Ma dopo tre minuti di grida isteriche, mi accorsi che le frasi che tutte e due stavamo ripetendo erano le stesse: “non interrompermi! Mi fai finire il discorso?”
Ebbi un’intuizione: le mie e le sue parole arrivavano in differita e il ritardo rendeva tutto confuso e incomprensibile. 
“Stop!” urlai. “Vale, aspetta, ascoltami: le parole arrivano in differita: dobbiamo aspettare dieci secondi tra una battuta e l’altra o non ci capiremo mai.”
La risata che ne seguì, invece, arrivò in tempo reale: facemmo la pace. 

E in fondo, cosa sarebbe la mia vita senza Ringhio? 
Una volta, per esempio, durante il periodo primaverile, mi sentivo un po’ spossata. Ne parlai con lei, che oltre a essere una tuttologa con il pollice verde, è anche un’appassionata di omeopatia. 
“Amo, sai cosa ti devi prendere?”
“No, dimmi...” 
“La rodiola”
“La robiola? Fa bene?”
“RO-DIO-LA.” disse calcando la d. “La rodiola è una radice che veniva data ai soldati romani durante le battaglie.”
In effetti, la vita di tutti i giorni non era poi così diversa. 
“Rinvigorisce corpo e mente e riduce la stanchezza.”
Mi convinse, la provai, ma dopo una settimana, mi chiesi in quale momento della battigia, i soldati assumessero la rodiola. Sicuramente dopo, a conflitto finito, creava sonnolenza: smisi di prenderla. 
E se i suoi consigli in materia omeopatica lasciavano un po’ a desiderare, quelli di make-up, invece, restano tuttora infallibili. 
Lei ha un debole per tutto ciò che si può applicare sul viso: creme, maschere, fondotinta, polveri, ombretti, mascara, matite, rossetti, blush e illuminanti. 
Lei non è solo un’esperta, è pure una pittrice e quando assiste alle mie sedute di trucco, si mette le mani nei capelli. 
A volte credo di non essere degna di quel profilo autore da beauty reporter su Glamour. 
Ringhio mi corregge, mi insegna a sfumare l’ombretto, a disegnare le sopracciglia allungando la coda, mi consiglia il rossetto in base alla consistenza e ai pigmenti che lo compongono. E a volte, ricorrendo pure alla saliva, elimina gli eccessi di blush che ho lasciato sugli zigomi. 
Seppure grazie al suo prezioso contributo — col tempo — abbia decisamente migliorato la mia tecnica, una volta le chiesi: “Perché una volta non mi trucchi tu?” 
“Mi piacerebbe moltissimo.” 
Fu lei a informarmi che quel momento era giunto, lo fece per telefono.
“Amo sei seduta?”
“Sono sulla scala a scrivere.”
“Ho ricevuto una mail da Yamamay, mi chiedono se vuoi fare una foto che sarà condivisa sui loro profili social...”

CONTINUA...

Illustrazione di Valeria Terranova


Dio li fa poi li accoppia — e non è il film con Johnny Dorelli
  • IN ARRIVO

«Non ce la farete a ricacciarci in casa»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

Le Olimpiadi sono finite ma non riesco a smettere di ascoltare Eileen Gu, un oro e due argenti per la Cina a Milano Cortina 2026. È l’atleta più vincente nella storia dello sci acrobatico, modella, studentessa universitaria a Stanford. Dopo le tre medaglie, ha detto: «Ciò che conta è poter mostrare al mondo ciò di cui sono capaci le donne».

RIPENSO A PIERRE DE COUBERTIN, FONDATORE DEI GIOCHI OLIMPICI, SECCAMENTE CONTRARIO ALLA PARTECIPAZIONE FEMMINILE ALLE OLIMPIADI. Sosteneva che noi servissimo solo a incoronare i vincitori maschi. Vedere gareggiare i nostri corpi sarebbe stato uno spettacolo osceno e inadeguato. Con la sua bellezza e il suo talento, Gu se lo sarebbe mangiato vivo, come si è mangiata il giornalista che, dopo le sue prime due medaglie, le ha chiesto come mai avesse vinto solo l’argento. Lei gli ha riso in faccia con il suo bel viso sfrontato: «Sono la sciatrice acrobatica più decorata della storia, sto compiendo imprese mai fatte prima, mostrando lo sci migliore. La sua prospettiva è ridicola».

LA AMO. SE RICORDO COM’ERO TIMIDA IO A 22 ANNI, MI SENTO MALE. ALLA SUA ETÀ CAMMINAVO RASENTANDO I MURI. NON VOLEVO, NON PRETENDEVO. CI HO MESSO DECENNI A COMPLIMENTARMI (A VOLTE) PER CIÒ CHE FACCIO. ANZI, ANCORA SONO RILUTTANTE. E allora ascolto Gu. Sento la forza di Francesca Lollobrigida, che hanno cercato di ridurre a mamma e basta, perché «campionessa» per una donna è sempre troppo. Sento la gioia portentosa di Alysa Liu, che ha pattinato per se stessa, senza ascoltare nessuno, come voleva lei e ha vinto l’oro. Ascolto la libertà della pattinatrice Amber Glenn, che ci ha incantati al gala finale, e non ha mai smesso di esprimere le sue opinioni: «La gente ritiene che siamo solo atleti. “Pensa al tuo lavoro”, dicono. “Non parlare di politica”. Invece no, la politica ci riguarda tutti».

PERCIÒ MI DICO: AL NETTO DI TUTTO, NON VA COSÌ MALE PER NOI DONNE. La parità, con la partecipazione femminile a tutte le gare olimpiche, l’abbiamo raggiunta solo nel 2012. Ma voi avete visto quale spettacolo di forza, di consapevolezza, di autostima, non solo di grandissimo valore sportivo, ci hanno dato queste ragazze?

Sapete che c’è? Togliete pure la parola «consenso» dalla legge sullo stupro, togliete anche le quote rosa dai consigli di amministrazione come stanno facendo in America, lodateci pure solo quando siamo madri, oscurando tutti gli altri talenti. Rappresentateci pure come il vicepresidente americano J. D. Vance, che ostenta in giro la moglie alla quarta gravidanza come lezione di quello che dovrebbero fare le donne: ritirarsi dal lavoro e dare figli alla Patria. CONTINUATE PURE, MA IL SENTIERO È BEN SEGNATO. NON AVRÀ SUCCESSO LA VOSTRA RESTAURAZIONE. LE RAGAZZE NON VI ASCOLTANO PIÙ.

P.S. Gu è nata a San Francisco, ma ha scelto di competere per la Cina, il Paese di sua madre. Vance insiste che dovrebbe rappresentare l’America alle Olimpiadi. Come mai il più sfrenato dei nazionalisti improvvisamente vuole gli stranieri? Gu gli ha risposto: «Grazie J. D., ma se non vincessi non te ne importerebbe». Esatto.

  • IN ARRIVO

Grazia celebra Sanremo 2026 con quattro cover esclusive dedicate a Elettra Lamborghini, Malika Ayane, Arisa e Levante

apertura
In edicola dal 26 febbraio, il nuovo numero propone approfondimenti sulle protagoniste di Sanremo e Carlo Conti, con un ampio speciale moda in vista della Milano Fashion Week

Il nuovo numero di Grazia, in uscita in tutte le edicole e su app dal 26 febbraio, celebra il Festival di Sanremo con uno speciale dedicato alle protagoniste della musica italiana. La rivista diretta da Silvia Grilli propone infatti quattro cover esclusive, dedicate ad Arisa, Malika Ayane, Levante ed Elettra Lamborghini.

“Quattro servizi fotografici esclusivi, quattro interviste, quattro diverse copertine rimarcano la forza di Grazia e il talento di queste artiste. Così celebriamo il rito nazionale del Festival di Sanremo”, dichiara la direttrice Silvia Grilli.

Arisa porta sul palcoscenico la sua vita, tra gioia, dolore e l’oceano della passione, in quella che definisce la sua “favola”. Malika Ayane torna a Sanremo con una canzone d’amore che esplora la scoperta della normalità e della felicità, mentre Levante conquista con la sua passione travolgente. Elettra Lamborghini condivide invece la sua vita da Elettra, tra il cognome che porta e il desiderio costante di superare i propri limiti.

L’edizione di quest’anno è raccontata anche da Carlo Conti, tra le canzoni in gara, i grandi ospiti e le polemiche sul comico Andrea Pucci. Il direttore artistico svela poi la sua formula per lo show italiano più seguito, offrendo un punto di vista esclusivo dietro le quinte della kermesse musicale. Segue Michele Bravi, che torna sul palco dell’Ariston con la canzone Prima o Poi e lo spirito di chi, nell’ultimo anno, ha voltato pagina, andando in cerca di nuova musica e di sé stesso, senza perdere la voglia di emozionare.

Passando alla sezione 10 storie di cui parlare, Grazia affronta temi cruciali dell’attualità - dalle domande che feriscono le donne vittime di abusi al potere terapeutico dell’arte, dal coraggio civile alle riflessioni sulle quote rosa negli Stati Uniti - mentre nell’inchiesta Noi che a 30 anni siamo uniche dà voce ai trentenni di oggi, una generazione che sta ridefinendo priorità, ambizioni e modelli di riferimento, tra carriera, equilibrio personale e desiderio di autenticità.

La moda occupa uno spazio centrale nel numero, in perfetta sintonia con la Milano Fashion Week. Grazia intercetta l’energia e le aspettative di una momento cruciale per il sistema moda internazionale con uno speciale ricco di ispirazioni, tendenze e interpretazioni contemporanee. Dalle suggestioni british al ritorno dell’estetica Anni 70, dal rosso ribelle ai giochi di contrasti più sofisticati, il racconto si sviluppa tra passerelle ideali e street style, accessori e pagine shopping pensate per tradurre i trend in scelte concrete.

Chiudono l’edizione le pagine dedicate alla bellezza, con un focus sul make-up primaverile e sugli incontri che dimostrano come la collaborazione possa diventare forza condivisa.

Ma il Festival e la moda si vivono anche online: sul sito e i canali social di Grazia, i lettori e gli utenti potranno seguire tutto in tempo reale, scoprire il backstage, ammirare i look delle star, approfondire interviste e curiosità dagli eventi più esclusivi e lasciarsi ispirare dai trend della moda, per un’esperienza digitale completa che integra musica, stile e lifestyle e amplifica il dialogo con la fashion week milanese.

  • IN ARRIVO

Krug e Max Richter traducono in musica un'annata di emozioni

Krug e Max Richter
Il grande compositore firma per la maison tre brani musicali che celebrano il 2008. Da abbinare a tre cuvées de prestige molto speciali

Un concerto straordinario per celebrare un’annata straordinaria. Siamo nella Roundhouse di Londra, a Camden Town. È il 10 febbraio e seduto al pianoforte c’è il compositore Max Richter, uno dei talenti più acclamati della musica contemporanea.

In prima fila ad applaudirlo ci sono volti noti come gli attori Pierce Brosnan, Lily James e Kristin Scott Thomas, ma anche Olivier Krug, sesta generazione della famiglia e ambasciatore della Maison. Accanto a loro, anzi accanto a ogni componente della platea, ci sono tre calici che verranno riempiti per ogni brano di questa esibizione unica.

Krug e Max Richter (2)

Si tratta del nuovo capitolo del viaggio musicale che Krug ha chiamato Every Note Counts, ogni nota conta, affidando a un musicista di fama mondiale il compito di tradurre in musica lo spirito delle sue cuvée. 

Richter ha intrapreso un viaggio nel tempo verso un anno straordinario per tanti motivi diversi, il 2008. Ve lo ricordate? L’elezione alla Casa Bianca di Barack Obama, la grande crisi finanziaria globale, Katy Perry che impazzava nelle radio con I Kissed a Girl. Quella del 2008 fu un'annata straordinaria anche in Champagne: nelle campagne francesi l'inverno fu freddo, l'estate clemente, e il sole tornò proprio al momento giusto, in settembre, pochi giorni prima della vendemmia. 

«È molto raro assistere a un allineamento dei pianeti così perfetto da offrirci tre “movimenti” nella stessa stagione. La missione di Krug è creare ogni anno una prestige cuvée che sia come una sinfonia, ma non sempre possiamo avere altre storie da raccontare come accaduto nel 2008», dice Julie Cavil, Chef de Cave di Maison Krug. «Le condizioni fresche, i contrasti morbidi e una maturazione lenta e costante hanno permesso alle uve di svilupparsi con un equilibrio e una precisione straordinari. I vini che ne nascono incarnano eleganza, verticalità e un'austera, sottile compostezza». 

Grazie anche a quelle uve maturate in una stagione senza precedenti Cavil ha creato tre cuvées: il Krug Clos d'Ambonnay 2008, nato da un solo pregiatissimo appezzamento di Pinot Noir; il Krug 2008, il millesimato che celebra il carattere distintivo di quell'anno particolare; e il Krug Grande Cuvée 164ème Édition, assemblaggio di oltre 120 singoli vini di oltre 10 annate diverse.  

Max Richter ha risposto a queste creazioni componendo tre brani musicali originali ispirati a ciascun vino:Clarity, dove i protagonisti sono gli strumenti solisti che raccontano un solo terreno, una singola uva e un singolo anno; Ensemble, un crescendo armonico che suona come un dialogo tra più voci; e Sinfonia, dove la pienezza dell’orchestra va a riecheggiare la ricchezza che compone il Krug Grande Cuvée 164ème Édition. 

Krug e Max Richter (3)

Per dare vita a questa creazione Richter ha visitato le proprietà Krug a Reims e Ambonnay, in Francia. Ha passeggiato tra le vigne, messo le mani nella terra, osservato la curva della luce che accarezza i grappoli. Cavil ha poi fatto visita alla casa laboratorio del compositore, immerso nella natura dell'Oxfordshire, in Gran Bretagna. Nelle apparecchiature dello studio musicale, nei canali dei mixer, ha quasi riconosciuto i filari delle sue amate vigne.  

Krug e Max Richter (4)

Entrambi hanno trovato similitudini tra i loro mondi: «Il mio lavoro è fatto di materiali che sono gli stessi da secoli», dice Richter, «è una continua connessione tra il presente e il passato, ma alla fine lavoriamo tutti con ciò che non conosciamo: Julie non sa che cosa la terra darà ogni anno e questo è il prezzo della scoperta. Ed è molto stimolante». Continua Richter: «Il lavoro creativo è come metà di una conversazione. Fai una domanda e aspetti la risposta di chi hai davanti. Quello che ottieni lo chiamiamo cultura». 

Il risultato dell’incontro tra cuvées de prestige e musica è ora a disposizione di tutti con il trio di champagne chiamati Krug from Soloist to Orchestra in 2008 - Act 2. Un’armonia nuova che si può cominciare a conoscere guardando il documentario disponibile qui e ascoltare anche sulle principali piattaforme di streaming. Un invito a vivere ogni esperienza con la lentezza che merita. E immergersi nella musica con un calice in mano per sentire profumi tra le note musicali, accompagnati dalla luce che ha dato vita a un'annata indimenticabile. 

Nelle foto, dall'alto:

Max Richter in concerto a Londra
Max Richter con le tre Cuvées de Prestige Krug
Max Richter con Julie Cavil, Chef de Cave di Krug
Un'altra immagine del concerto di Londra

  • IN ARRIVO

«Sorridi e fa' la brava, sei una donna»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

Alzi la mano la donna che non si è mai sentita dire: «Dovresti sorridere di più». Kaitlan Collins, giornalista dell’emittente televisiva CNN, ha chiesto a Donald Trump: «Che cosa risponde alle vittime di Jeffrey Epstein, che chiedono giustizia?».

TRUMP, CHE COMPARE IN PIÙ DI 5.300 DOCUMENTI DELL’INCHIESTA SULLA RETE DI POTENTI CHE ABUSAVA DI RAGAZZINE MINORENNI, L’HA ATTACCATA: «Sei pessima, la peggiore reporter. Non mi stupisco che la CNN sia così svalutata. È colpa di gente come te».

Rivolgendosi al suo staff e agli altri cronisti, che assistevano senza proferire parola, il presidente ha aggiunto: «Sapete, è giovane». Poi, ancora a Collins: «Non penso di averti mai vista sorridere. Ti conosco da 10 anni. Non ho mai visto un sorriso sul tuo viso».

MENTRE GUARDAVO LA SCENA, MI SONO SENTITA RIBOLLIRE. NON PERCHÉ FOSSE SCONVOLGENTE. MA PERCHÉ NON LO ERA. Alle donne viene insegnato sin da bambine a essere docili, accoglienti, affettuose. Per tutta la vita ci fanno credere che la migliore versione di noi stesse sia fare sentire gli altri a proprio agio.

Sorridere esprime obbedienza. Il presidente avrebbe voluto che Collins lo facesse. SORRIDI, FAMMI CREDERE CHE IO TI PIACCIA. PORGIMI DOMANDE COMPIACENTI COME MI PORTERESTI LA COLAZIONE IN CAMERA.

La nostra società trova sempre giustificazioni ai peggiori comportamenti maschili. Ci sono volute più di mille vittime prima che l’America capisse che il finanziere Epstein non fosse un aitante libertino con amici influenti, tra cui lo stesso Trump. No, era un predatore seriale, con un’organizzazione finalizzata all’abuso sessuale e al traffico di minorenni.

Eppure, ancora oggi il problema non sono il pedofilo e i compagni di merende. Trump zittisce una giornalista che esige da lui la verità. INSEGNIAMO ALLE NOSTRE FIGLIE CHE AVERE UNA VOCE È PIÙ IMPORTANTE CHE ESSERE AMABILI.

Nessuno chiederebbe a un maschio perché non sorride. Un uomo austero è sinonimo di solennità. Ma Collins è una donna. DOVREMMO MOSTRARCI BELLE CONTENTE ANCHE QUANDO CHIEDIAMO GIUSTIZIA PER VIOLENZE SESSUALI. E COMUNQUE NON SAREMMO MAI ABBASTANZA DOCILI DA MERITARE IL PERDONO PER AVER SFIDATO GLI UOMINI.

ALLE LETTRICI E AI LETTORI

Da questo numero, Grazia si rinnova. Rafforza il suo punto di vista, evolve in autorevolezza e ricercatezza. Nell’epoca della velocità dei social media, diventa quindicinale, privilegiando l’affidabilità e la competenza, storie vere e verificate, la moda più desiderabile, il tempo per la lettura. Cambiamo, ma non cambiamo l’anima. Resteremo quello che siamo: amanti della libertà e della bellezza. Buona lettura. Scrivetemi che cosa ne pensate. Un abbraccio.