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Perché ci ammaliamo appena prima o durante le vacanze? Ecco cos’è il leisure sickness!

Perché ci ammaliamo appena prima o durante le vacanze? Ecco cos'è il leisure sickness!

foto di Grazia.it Grazia.it — 20 Luglio 2026
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Ogni anno, proprio quando chiudete il pc e preparate la valigia, arrivano febbre e mal di testa. Non è sfortuna: la leisure sickness svela cosa succede al corpo quando si ferma.

Biglietto sul tavolo, valigia chiusa a fatica, gruppo WhatsApp del viaggio in pieno delirio organizzativo. E proprio la sera prima della partenza, quando finalmente vi sedete sul divano, arriva lui: mal di gola, brividi, testa che pulsa. Non succede una volta, ma quasi ogni anno.

Non è (solo) sfortuna. Da inizio anni Duemila gli psicologi parlano di leisure sickness, letteralmente “malattia del tempo libero”: una serie di sintomi fisici che compaiono puntualmente all’inizio di weekend e vacanze. Vediamo perché il corpo sceglie il momento meno adatto per “rompersi” e cosa potete fare per non passare le ferie con la tachipirina in mano.

Cos’è il leisure sickness, in pratica

Con leisure sickness si indica la tendenza ad ammalarsi o a sentirsi molto male proprio quando lo stress lavorativo si interrompe. Durante la settimana reggete ritmi da maratoneta; il secondo giorno di mare siete ko.

Uno studio pilota guidato dallo psicologo Ad Vingerhoets alla Tilburg University, pubblicato nel 2002 su Psychotherapy and Psychosomatics, ha stimato che circa il 3% delle persone riferisce questo schema ricorrente: pochi sintomi nei periodi intensi, malesseri concentrati in weekend, ponti e vacanze. In diversi casi il fenomeno è andato avanti per anni.

I sintomi più frequenti? Emicrania da weekend, stanchezza estrema, dolori muscolari, nausea, raffreddori e influenze proprio sul lettino da spiaggia. Spesso compaiono nel secondo o terzo giorno di pausa, quando finalmente iniziate davvero a rallentare.

Importante: leisure sickness non è una diagnosi ufficiale, non compare nelle classificazioni internazionali come l’ICD‑11 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. È un fenomeno descritto in letteratura che aiuta a mettere a fuoco il legame fra stress, sistema immunitario e modo in cui viviamo il tempo libero.

Cosa succede al corpo quando lo stress cala di colpo

Sotto pressione il corpo entra in “modalità performance”. Aumentano adrenalina e cortisolo, gli ormoni che vi tengono sveglie, concentrate e reattive. È lo stesso meccanismo che vi permette di tirare fino a tarda sera su una presentazione, e poi crollare appena la inviate.

Questo assetto di allerta tiene in stand-by infiammazioni e piccoli malanni. Il cortisolo funziona come uno scudo temporaneo: sostiene le difese immunitarie e “spegne” dolori che ci sono già, ma che non percepite davvero. Il conto arriva quando quello scudo si abbassa.

Gli studi sullo stress parlano di recupero ritardato: l’organismo non passa da 100 a 0 come un interruttore. Resta in corsa anche quando teoricamente siete in vacanza. Poi, dopo qualche ora o un paio di giorni di riposo, il cervello registra che la minaccia è finita e dà il via al vero spegnimento. È il cosiddetto effetto di rilascio, che in psicologia viene chiamato let‑down effect.

In quel momento i livelli di adrenalina e cortisolo crollano. I vasi sanguigni cerebrali, rimasti contratti per giorni, si dilatano all’improvviso: ecco la classica emicrania del sabato. Le infiammazioni latenti e i virus che il corpo teneva a bada trovano un varco e si manifestano tutti insieme. Non è che vi ammalate “per colpa” delle ferie; nel tempo libero il corpo si concede il lusso di mostrare la fatica accumulata.

 

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Quando il lavoro diventa identità (e il vuoto delle ferie fa paura)

Il modello elaborato da Vingerhoets non parla solo di biologia, ma anche di psicologia. Le persone più esposte al leisure sickness hanno spesso un profilo ricorrente: iper‑responsabili, perfezioniste, con difficoltà a delegare. Le classiche che “se non lo faccio io, non si fa”.

Ci sono poi le stacanoviste vere e proprie, che vivono in funzione del lavoro e faticano a staccare mentalmente persino in spiaggia, con l’occhio alle mail e ai numeri. Per molte, il lavoro non è solo uno stipendio: è struttura, identità, senso di controllo.

Quando questa impalcatura scompare di colpo, come all’inizio delle ferie, non sparisce solo lo stress. Resta un vuoto da riempire. Il silenzio mentale può risultare insopportabile: arrivano irrequietezza, senso di colpa se “non si combina niente”, ansia. E i sintomi fisici possono diventare un modo, involontario ma molto efficace, di dare una forma concreta a questo disagio.

Vi succede spesso? Cosa potete fare prima di partire

Vi riconoscete in questo schema: state bene finché correte, poi al primo weekend lungo vi ammalate, quasi ogni volta? Ignorate dolori e stanchezza durante la settimana e li sentite tutti addosso appena vi fermate? Potrebbe esserci una componente di leisure sickness.

La buona notizia è che si può ridurre il rischio. Gli psicologi parlano di transizione graduale. In pratica: evitare di concentrare tutto nelle ultime 48 ore. Meglio alleggerire il carico di lavoro nella settimana prima delle ferie, spostare scadenze non urgenti, dire qualche “no” strategico.

Fondamentale anche non sacrificare il sonno per “chiudere tutto prima di partire”. Ritmi regolari aiutano il sistema nervoso a non vivere la partenza come uno schianto. Piccoli momenti di decompressione durante la settimana - dieci minuti di camminata senza telefono, qualche esercizio di respirazione, una pausa caffè vera, non davanti alle mail - abituano il corpo all’idea che fermarsi è consentito.

Nelle prime 24 ore di vacanza, accettate che potreste sentirvi più stanche, irritabili o malinconiche. Non è segno che le ferie “non funzionano”, è il sistema che si riassesta. Alternate giornate piene a giornate lente, lasciate il lavoro fuori da valigia e smartphone per quanto possibile.

Se però febbre alta, dolori forti o sintomi respiratori importanti compaiono a ogni pausa, è sempre il caso di parlarne con il medico. E se ansia, insonnia o umore depressione vi accompagnano per settimane, un confronto con uno psicologo può aiutarvi a rivedere il rapporto con lavoro, riposo e aspettative su voi stesse. Imparare a riposare non è pigrizia: è una competenza di cura, che si costruisce un weekend alla volta.

© Riproduzione riservata

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