E se vi dicessimo che questi pezzi vintage IKEA oggi valgono migliaia di euro?
Nel 2022 una poltrona Cavelli di IKEA, nata come arredo “democratico”, è stata battuta all’asta per circa 16.700 euro. È l’esempio più vistoso di un fenomeno in piena crescita: il mercato dei mobili IKEA vintage, che sta trasformando sedie, librerie e vasi comprati decenni fa in piccoli investimenti.
Molti di questi pezzi erano nelle nostre case senza far rumore: la sedia della scrivania in cameretta, il mobile TV degli anni Novanta, la libreria in salotto. Adesso collezionisti e piattaforme di aste internazionali se li contendono, e chi li possiede scopre di avere in casa un capitale inaspettato.
Dal low cost al collezionismo: il boom del vintage IKEA
IKEA nasce per portare il design a prezzi accessibili, ma oggi una parte di quella produzione “popolare” è diventata oggetto di culto. Secondo diverse ricerche, fino a un quinto dell’arredamento è firmato dal colosso svedese: un patrimonio enorme che il mercato del second hand sta rivalutando pezzo dopo pezzo.
La stessa azienda sta spingendo sul riuso, con un marketplace tra privati già attivo in Spagna, Norvegia e Regno Unito. Qui le persone possono comprare e vendere direttamente mobili di seconda mano, e questo alimenta ancora di più l’attenzione verso il vintage IKEA e la sua storia.
«Quando ho iniziato a collezionare e vendere design più di 25 anni fa, i pezzi IKEA non erano considerati oggetti da collezione», ha spiegato Christian Plat, esperto di design di Catawiki. «Oggi invece i collezionisti cercano attivamente il vintage IKEA, con molta più consapevolezza dei designer, della rarità e della storia progettuale».
È qui che entrano in gioco record d’asta e rivalutazioni imponenti rispetto ai prezzi originali di listino.
I mobili IKEA vintage che oggi valgono una fortuna
Non tutti i vecchi mobili dell’azienda sono tesori nascosti, ma alcuni modelli firmati, prodotti in poche migliaia di esemplari o legati a un’estetica precisa oggi valgono migliaia di euro.
La regina è la poltrona Cavelli disegnata da Bengt Ruda alla fine degli anni Cinquanta. Pensata come seduta elegante ma accessibile, oggi nei cataloghi internazionali di design può superare i 15.000 euro, con aste chiuse intorno ai 16.700 euro. Il prezzo di partenza, negli anni Sessanta, era poco più di una cena fuori.
La poltrona Impala, firmata da Gillis Lundgren nel 1972, ha linee morbide e un’aria space age che oggi fa impazzire gli appassionati. A seconda delle condizioni, le quotazioni vanno da circa 2.000 euro fino a oltre 10.000 per gli esemplari meglio conservati e nei colori più ricercati.
La sedia Vilbert di Verner Panton è l’esempio perfetto del riscatto postumo. Uscita nel 1993 in soli 3.000-4.000 pezzi, fu un flop commerciale e restò poco in catalogo. Oggi una singola sedia può valere tra 1.500 e 5.000 euro, soprattutto nelle combinazioni di colore originali.
La libreria metallica Guide, disegnata da Niels Gammelgaard negli anni Ottanta, è diventata un’icona dell’estetica industrial IKEA. Gli originali, diversi dalla riedizione recente chiamata Byakorre, possono arrivare a diverse migliaia di euro. Anche gli scaffali Enetri, dalle linee essenziali in metallo e legno, superano spesso i 1.600 euro nelle aste specializzate.
Fuori categoria la sedia Clam del 1944, che secondo le valutazioni circolate su Catawiki può toccare i 50.000 euro. Più abbordabili ma comunque interessanti i vasi disegnati da Hella Jongerius per IKEA nel 2005: costavano circa 35 euro, oggi possono valerne anche tre volte tanto.
Come capire se il vostro vecchio IKEA è un tesoro (e come venderlo)
I criteri che fanno salire i prezzi sono abbastanza chiari. Conta l’epoca (forti gli anni Settanta e Ottanta, ma cominciano a interessare anche i Novanta e i Duemila), conta il nome del designer e conta la rarità, cioè poche unità prodotte o modelli rimasti pochissimo in catalogo.
Fondamentali anche le condizioni. Rivestimenti, viti, piedi e cuciture originali aumentano il valore, mentre restauri pesanti, riverniciature fai‑da‑te o pezzi mancanti lo abbassano sensibilmente. Prima di smontare o “aggiornare” un mobile datato, vale la pena chiedersi se non stiate toccando proprio quello che lo rende collezionabile.
Per una verifica rapida potete seguire una mini checklist. Cercate l’etichetta sotto sedute e ripiani, dove spesso compaiono nome del modello e anno, e confrontate le foto con i vecchi cataloghi digitali. Poi controllate se il pezzo è firmato da un designer noto o compare tra i modelli da collezione. Infine guardate i risultati recenti su siti di aste come Catawiki o Bukowskis per farvi un’idea delle cifre reali.
Se scoprite di avere tra le mani qualcosa di interessante, potete valutare una casa d’aste o piattaforme specializzate, che offrono pubblico internazionale ma trattengono commissioni. In alternativa esistono i marketplace generalisti e i mercatini italiani, dai siti di annunci ai gruppi Facebook dedicati al modernariato. In ogni caso conviene documentare bene foto, misure e stato di conservazione, e diffidare delle offerte troppo generose in cambio di pagamenti poco trasparenti.
Photo Courtesy of Zeno Group Press Office
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