Perché il profumo sembra svanire dopo un'ora? La spiegazione è scientifica
Secondo diversi studi di neuroscienze olfattive, più della metà dell’adattamento a un odore continuo avviene nei primi due minuti di esposizione.
Succede spesso proprio con il profumo che amate di più. Lo mettete la mattina, dopo un’ora sembra sparito, ma in ufficio qualcuno vi chiede che fragranza indossate. Da qui la domanda: è un problema di profumo che non dura, o siete voi a non sentirlo più?
Quando il profumo “sparisce” solo per voi
La scena è sempre la stessa: spruzzi generosi, magari su polsi, collo e sciarpa. Uscite di casa avvolte nella vostra nuvola. Mezz’ora dopo, niente. Silenzio olfattivo totale.
Intanto però chi vi sta vicino continua a percepire la vostra scia. Questo succede perché la proiezione del profumo nello spazio può restare buona, mentre il vostro naso, che vive dentro quella nuvola dall’istante zero, si abitua e smette di registrarla.
Se il profumo viene ancora notato dagli altri, molto probabilmente la sua persistenza è normale. Siete voi che vi siete adattate, non lui che è evaporato all’improvviso.
Cos’è l’adattamento olfattivo (o nose blindness)
I profumieri lo chiamano adattamento olfattivo, o assuefazione olfattiva. È il modo in cui il cervello filtra gli odori costanti per restare libero di cogliere le novità, soprattutto quelle potenzialmente pericolose.
Come spiegano gli esperti di profumeria, l’olfatto umano si è evoluto per riconoscere rapidamente fumo, cibo avariato, gas. Un odore continuo e innocuo, come il vostro profumo o l’aroma di casa, viene presto classificato come non minaccioso e “abbassato di volume”.
Lo notate benissimo in profumeria: dopo tre o quattro fragranze sul blotter, distinguere le seguenti diventa difficile. Non è colpa dei profumi, è il vostro sistema olfattivo che va in saturazione temporanea.
Questo meccanismo è rapido. In laboratorio si è visto che il calo di sensibilità a un odore stabile può essere molto marcato già nei primi minuti. Poi l’olfatto si “resetta” quando l’odore scompare, ed è pronto per un nuovo round.
Profumo svanito o naso abituato? I test lampo
Prima di bollare una fragranza come “inutile, non dura niente”, potete fare qualche prova molto semplice.
- Chiedete a chi vi sta vicino se sente ancora il profumo dopo un paio d’ore. Se la risposta è sì, il problema è solo la vostra percezione.
- Annusate un maglione, una sciarpa o i capelli a fine giornata: i tessuti trattengono spesso le note leggere più a lungo della pelle nuda.
- Uscite all’aria aperta per qualche minuto, poi rientrate in una stanza in cui vi trovavate già: il cambio di ambiente aiuta il naso a “staccare” e a percepire di nuovo la scia.
- Evitate di annusare i polsi ogni dieci minuti. Ogni sniff è uno stimolo in più che spinge il cervello ad accelerare l’assuefazione.
- Per “pulire” il naso potete usare chicchi di caffè o, meglio ancora, la vostra pelle non profumata, ad esempio l’incavo del gomito.
Se invece non lo sente nessuno, né su di voi né sui vestiti, allora sì, può essere un profumo oggettivamente poco persistente o applicato in quantità troppo piccola.
Note, ingredienti e chimica della pelle
Non tutti i profumi si comportano allo stesso modo sulla pelle. La famosa piramide olfattiva spiega perché. Le note di testa, agrumi o accenti verdi, sono molto volatili e svaniscono in fretta. Il cuore floreale dura un po’ di più. Le note di fondo, come legni, ambre e muschi, restano ancorate per ore.
Capita quindi che voi “perdiate” la brillantezza iniziale e, non amando o non riconoscendo le note di fondo, abbiate la sensazione che il profumo sia sparito.
Conta anche il tipo di materie prime. Molte molecole sintetiche restano più “in superficie” e proiettano bene. Gli ingredienti naturali tendono a legarsi maggiormente alla vostra pelle, diventando un velo più intimo: voi li percepite meno, chi vi abbraccia sì.
Esiste poi la cosiddetta anosmia specifica: alcune persone, per ragioni genetiche, non percepiscono certi muschi o molecole legnose. Uno studio pubblicato nel 2012 ha stimato che circa un quarto della popolazione non sente affatto un comune muschio sintetico. Così un profumo può sembrarvi delicatissimo, mentre per gli altri è molto presente.
Allenare (e proteggere) il vostro olfatto
La buona notizia è che non potete “aggiustare” l’adattamento olfattivo - è un meccanismo sano - ma potete convivere meglio con lui.
Alternate due o tre fragranze con caratteri diversi, così nessuna diventa puro rumore di fondo. Ogni tanto fate una pausa totale di profumo per un giorno o un weekend. Potete anche distribuire la fragranza: un po’ sulla pelle, un tocco sui capelli o sulla fodera della giacca, per intercettarla “di passaggio” quando vi muovete.
Per tenere in forma il naso, dedicate un minuto al giorno a piccoli esercizi di consapevolezza olfattiva: annusate lentamente una scorza di arancia, una foglia di basilico, il bucato pulito, l’aria dopo la pioggia. A occhi chiusi, cercando di riconoscere sfumature e intensità.
Attenzione però a quando non è più solo una questione di profumo. Se iniziate a non sentire anche odori forti come caffè, cipolla, detersivi, potrebbe trattarsi di iposmia o anosmia. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la perdita o riduzione dell’olfatto è un sintomo frequente dopo infezioni respiratorie virali.
Anche il diabete e l’età avanzata possono ridurre progressivamente la sensibilità olfattiva: molti studi mostrano un calo marcato dopo i 70 anni. In questi casi, meglio parlarne con il medico e, se serve, con un otorinolaringoiatra o un centro specializzato nell’olfatto. Il vostro profumo preferito ringrazierà, insieme a tutto il resto dei vostri sensi.
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