Come già preannunciato a gennaio, la passerella di oggi va intesa a completamento della precedente. Un secondo atto che della sfilata maschile mutua cultura, atmosfere, scenografia. Stesse impalcature in metallo, stesse piattaforme in feltro. In una buca incassata, l'orchestra dal vivo e l'esibizione cammeo dell'artista tedesca Barbara Sukova. È proprio Miuccia Prada a sottolineare il tributo a una certa temperie berlinese, che delle avanguardie di Pina Bausch e delle eroine intellettuali predilette da Fassbinder fa il perno della nuova ispirazione. Come conseguenza necessaria, la fisicità della donna si rifonda con piglio inflessibile, nessuna sdolcinatezza deteriore, e una perversa sensualità di concetto che per questo risulta più beffarda e pericolosa. La convinzione del teatro sperimentale che nell'errore, nell'inatteso che disturba, nel superamento del limite rassicurante possa celarsi un momento di verità si fa qui tessuto e abito da indossare. Se la gonna è un velo diafono, che lascia intravvedere la sottoveste di lana con dosata sciatteria, il capospalla al contrario si struttura in un volume assertivo, scatoliforme. Ecco dunque il montone in technicolor, accresciuto nelle dimensioni, dagli orli di pelliccia ricciuta; il cappotto, quasi una giacca più grande di tre misure, dal bavero profilato d'oro. Li controbilancia la lunga serie di vestaglie, eleganti di un'eleganza spericolata e fiera, trasparenti di tulle, incise e sorrette da listini di pelle e d'argento. Al collo, di nuovo, penzola la sciarpetta. Una nota sghemba che suona come l'ennesima, riuscita provocazione.

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