Emma Nolde: viaggio nel Nuovospaziotempo dell'artista toscana

Un esclusivo servizio moda scattato tra le colline e i filari di uva di Villa Petriolo per conoscere meglio Emma Nolde, la cantautrice toscana che ha appena iniziato il tour del suo album Nuovospaziotempo

Nuovospaziotempo si apre con la voce vellutata di Emma Nolde che elenca una serie di oggetti e azioni a ritmo marziale, scandendo la routine di giorni e mesi apparentemente sempre uguali ma frenetici, e si conclude con una domanda personale che risuona come un grido collettivo: "Cosa succederà poi?".

È la intro perfetta di un album che riflette sulla diversa percezione dello spazio e del tempo, la campagna che si contrappone alla città, le piccole cose che diventano enormi, e su un mondo che gira così velocemente che sembra sfuggirci tra le mani, tanto che è necessario ripetersi costantemente di fermarsi e prendere una pausa.

Proprio per questo, per parlarne, abbiamo deciso di raggiungere Emma Nolde vicino a San Miniato, il paese della Toscana dove vive quando non è in tour, prendendoci tutti un momento per godere della bellezza della natura intorno a noi, della musica e della moda, ovviamente, tra le mura affrescate di Villa Petriolo, progetto agri-turistico fortemente voluto dalla famiglia di pellettieri messicani Cuadra, che ci ha accolti con calore.

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Gilé e pantaloni in velluto a costine SHAFT JEANS



Quando hai iniziato a scrivere il tuo ultimo album Nuovospaziotempo?

In realtà ho iniziato a lavorarci quando ancora Dormi (l'album precedente del 2022 - ndr) non era uscito e hanno due approcci totalmente diversi. Dormi è stato scritto tutto durante la pandemia e i lockdown, era un momento in cui tutto era fermo e io ero chiusa a casa mia, in campagna. Invece mentre scrivevo Nuovospaziotempo ero in tour, c'erano in ballo mille cose, spesso ero in furgone, un luogo che mi piace tantissimo, raccolto, ma anche pieno di persone.

Pensa che per il nuovo tour saremo in sette, ci sarà anche un tecnico delle luci perché abbiamo voluto curare molto anche la parte scenografica ed emozionale. È una formazione molto ricca che ci permetterà di fare dei live più completi.

Staticità e movimento, un mondo che ti porta a esserci sempre, a fare mille cose e la necessità invece di prendersi dei momenti per sé e rallentare. Sono temi molto presenti nell’album, vuoi parlarcene?

Questo disco si chiama Nuovospaziotempo proprio perché, secondo me, stiamo vivendo un modo diverso di affrontare le nostre giornate e la nostra quotidianità, influenzati e immersi per la maggior parte delle ore in una realtà che non è quella vera. Parliamo e lavoriamo con persone che tante volte non sono accanto a noi, tramite il telefono, con il computer, in una dimensione che ci fa vivere in maniera completamente nuova.

Così finiamo per farci travolgere da questo modo di annullare lo spazio e il tempo fisici, perché ad esempio lavoriamo proprio fino all'ultimo secondo, prima di andare a letto mandiamo l'ultimo messaggio, ci alziamo la mattina e già rispondiamo o guardiamo le email che ci arrivano. Non siamo mai davvero costretti a "non fare" e questo può davvero farti star male. Io soffro tanto questo modo di vivere e nel disco ne parlo. Sono la prima vittima e carnefice di queste abitudini e vorrei imparare la pazienza, spero con l'età di arrivarci.

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Giacca DURAZZI, collo con zip in lana e pantaloni FEDERICO CINA, occhiali adidas ORIGINALS, anello MVM by MADINA VISCONTI

Cosa significa per te vivere in un paese piccolo rispetto alla città?

Vivere in un paese, in una piccola città, come San Miniato, per me vuol dire essere costantemente a contatto con le cose che sono realmente importanti, perché fortunatamente quando esco e vado a prendere un caffè al bar che ho vicino casa, immerso nel niente perché abito in campagna, i discorsi che sento fare sono molto diversi da quelli che fanno le persone che lavorano con me oppure che abitano in città grandi e che sono interessate a cose ben diverse.

Penso che le cose realmente importanti siano quelle minuscole, semplici e di conseguenza che queste persone, che lavorano in questo bar di campagna, abbiano una visione della vita molto più completa rispetto a chi lavora nei grattacieli cittadini. Per cui mi affascina il loro modo di minimizzare tutte le cose che a me sembrano importanti e grandi della mia piccolissima carriera.

Quando le racconto a loro non c'è un riscontro forzato o un grande entusiasmo, e questo continuo "riportare a terra" tutto mi piace e mi fa bene.

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Completo giacca e pantaloni CANAKU, top ECOALF, bracciale e collana MVM by MADINA VISCONTI, borsa DURAZZI, calzettoni GOLDENPOINT, anfibi DR.MARTENS

Cosa significa per te iniziare un tour? Come ti prepari (fisicamente e psicologicamente)? 

Significa iniziare il momento più bello del percorso di un disco, quello più spensierato anche, dove l'ansia o comunque la preoccupazione è viva, è fisica, è il mal di pancia che hai prima di entrare, di salire sul palco. È quel brivido che provi nell'eventualità di sbagliare qualcosa che però anche se succede, pace, inizia e finisce lì, in quel momento live, quindi vero e vivo.

Mi preparo provando il più possibile con la band. Ad esempio quando abbiamo fatto il primo concerto a Livorno, subito dopo ci siamo chiusi in camerino per parlare di quello che avremmo dovuto migliorare e questa cosa, per quanto possa sembrare non molto piacevole, in realtà per noi è bella, e finché non finisce questo tour ogni data sarà una prova a migliorarci. In più cerco di prepararmi al massimo perché so che in questo modo psicologicamente me la godo di più. Se invece penso di non aver fatto il massimo (o comunque tutto quello che potevo fare) alla fine non me la godo, penso di non meritarmelo.

Qual è la canzone che hai più voglia di suonare live?

Direi Sempre La Stessa Storia, perché è il pezzo più rock, ha questa chitarra che mi piace un sacco, è molto divertente. E poi Universo Parallelo. Non vedo l'ora di suonarla a Livorno perché lì ci sarà anche mio padre a sentirla.

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Maglione FLORANIA x MAX&CO, earcuff CRILOI, calzettoni GOLDENPOINT

Insieme abbiamo scattato per un servizio moda con ben otto look (che sono tantissimi!) e non hai mai accennato a momenti di stanchezza. Com’è il rapporto con la tua immagine e con la moda?

Devo dire che quando sto facendo una cosa bella, che mi piace, tendo a vedere la stanchezza, la fame, tutto quello che ha a che fare con cose fisicamente estenuanti, come una sensazione positiva, che non può interferire o farmi vivere in modo meno bello qualcosa di così piacevole. Quindi in generale non mi va di definirmi "stanca" perché non mi va di attribuire della stanchezza a quel momento così bello e rovinarmelo!

Il rapporto con la mia immagine è conflittuale come penso per ognuno di noi. Tento di apprezzarmi anche quando non mi vedo particolarmente bella o semplicemente di cambiare qualcosa del mio modo di vestire o del mio modo di essere truccata perché si arrivi a un'immagine che a me sembra naturale e che in qualche modo rappresenti quello che sono. Non mi piace truccarmi e vestirmi in modo diverso da come mi vedo. A livello anche teorico quando mi presento a qualcuno a parole vorrei che il mio modo di vestire mi rispecchiasse. C'è la frase "parla come mangi," io direi: "mi voglio vestire come parlo".

La moda mi interessa, penso di non essere in alcun modo esperta, però forse ho un sesto senso, non lo so. Penso che sia davvero importante per chi fa musica, e quindi per chi mostra la propria immagine continuamente, che il proprio modo di vestire, di porsi, sia allineato a quello che uno fa.

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Bomber, pantaloni, bustier e collo in lana CHB by CHRISTIAN BOARO, occhiali TOM FORD, stivali DR. MARTENS

Mentre stavo preparando i tuoi look, pensavo che il tuo stile è molto preciso, ma che in realtà ti piace anche sperimentare e spingerti un po’ più in là. Quando devi scegliere cosa indossare sul palcoscenico, preferisci osare o rimanere nella tua comfort zone? 

Ho tre fasi diverse. La fase in cui da cantautrice scrivo una canzone in cui mi piace essere vestita il peggio possibile, più brutta sono meglio è, perché non mi va di guardarmi allo specchio e di compiacermi in quei momenti lì, mi piace che non sia presente quella dose di ego che a volte essere vestiti particolarmente bene ci fa venire fuori.

Quando sono sul palco mi piace essere comoda nei miei vestiti, quindi tendo a non mettermi qualcosa che mi stia stretto, a qualcosa che mi costringe, preferisco qualcosa in cui sia piacevole correre, saltare, e allo stesso tempo che sia stiloso e figo da vedere. Quando sono, come nel nostro caso, a fare delle foto, allora lì mi piace proprio giocare e, sempre con il mio gusto e con la mia sensibilità, concedermi di osare un po' di più e quindi di vivere quel divertimento. Proprio come quando ero piccola e con mia sorella ci vestivamo con i vestiti di mia nonna e magari mi piaceva mettermi una maglia in testa e usarla come cappello, questo tipo di gioco che non viene tanto fuori in me quando vivo la vita di tutti i giorni oppure quando suono.

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Trench PORTS 1961, stivali di gomma SUPERGA, chocker CRILOI

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Completo giacca cropped e pantaloni ALESSANDRO VIGILANTE, collana MVM by MADINA VISCONTI

Ci sono delle artiste o degli artisti che sono per te d’ispirazione, dal punto di vista stilistico?

Sì, mi viene in mente Tamino perché ha una serietà sia nel suo modo di cantare e di scrivere che nel modo che ha di approcciarsi alla moda. Si vede che gli piace sperimentare nonostante sia così coerente. È un grande riferimento.

E mi piace moltissimo Winona Ryder, nel suo modo di essere coraggiosa e allo stesso tempo se stessa e poi tanti altri, però al momento direi loro due.

Finiamo con uno slancio verso il futuro. Cosa ti piacerebbe che succedesse nei prossimi mesi o anche dopo il tour? 

Mi piacerebbe scrivere belle canzoni e registrarle bene e fare un bel disco, tutto qui!

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Top e pantaloni ampi ZONA 20, stivali DR. MARTENS, anello CRILOI



Emma Nolde sarà in concerto:

29 novembre - Livorno - The Cage
4 dicembre - Trento - Sanbapolis - NUOVA DATA
7 dicembre - Pistoia - H2NO
13 dicembre - Milano - Arci Bellezza - SOLD OUT
14 dicembre - Bologna - Locomotiv Club
27 dicembre - Terlizzi (BA) - MAT Laboratorio Urbano
28 dicembre - Taranto - Spazioporto
29 dicembre - Caserta - Lizard Club
17 gennaio - Roncade (TV) - New Age Club
27 gennaio – Milano – Arci Bellezza – NUOVA DATA
7 febbraio - Bergamo - Druso - NUOVA DATA
27 febbraio - Roma - Monk
7 marzo - Torino - Hiroshima Mon Amour
8 marzo - Firenze - Glue
21 marzo - Cosenza - Mood - NUOVA DATA
22 marzo - Palermo - Spazio Franco - NUOVA DATA

Credits:

Talent: Emma Nolde
Foto: Marco Mezzani
Mua-Hair: Anna Lazzarini
Location: Villa Petriolo
Creative e Art Direction: Sara Moschini e Daniela Losini

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Arya: il potere di cambiare nella musica e con la moda

Un servizio scattato sulla terrazza Vertigo by Puro Beach a Milano e una conversazione a cuore aperto con la cantante e artista Arya Delgado su musica, moda, parità di genere e live

Incontriamo la cantante Arya Delgado a Milano in uno dei posti più colorati e segreti della città, l'esclusiva terrazza Vertigo by Puro Beach che si trova all'ultimo piano del Nhow hotel. Il vento forte le scompiglia i capelli e dà un tono ancora più cinematografico al nostro servizio moda, con l'acqua della piscina a sfioro che si increspa e il sole del tramonto che infuoca le mattonelle arancioni.

Arya si muove disinvolta tra un look e l'altro, le piace tutto quello che abbiamo scelto per lei e a tutto riesce a dare vita con il suo fascino e rilassatezza. Mentre Sara Reverberi scatta, chiacchieriamo del suo passato e presente, della musica che l'accompagna da sempre e delle sfide mentali che i social network mettono davanti al percorso di giovani artiste e artisti come lei.

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Camicia e denim TOMMY HILFIGER, scarpe JIMMY CHOO, basco LA STRAMBERIA, orecchini ARGENTOBLU

Ciao Arya! Presentati a chi ancora non ha avuto la fortuna di ascoltare la tua splendida voce. Chi sei? Cosa fai? Da dove vieni? Quale è stato il tuo percorso?


Mi chiamo Arya, sono una cantante e cantautrice, ho 29 anni e sono italo venezuelana. Faccio musica praticamente da quando ho iniziato a camminare e da lì ho intrapreso il percorso per farlo in maniera più professionale.

Il progetto Arya nasce ufficialmente nel 2018, poi c’è stato di mezzo il Covid, quindi diciamo che lo porto avanti da circa cinque, sei anni. 

Anche mio padre è un cantante, ma di un altro genere, completamente salsa. Possiamo però dire che la musica ha sempre fatto parte della mia vita, delle mie giornate. Ho iniziato a pensare di poter avere un progetto mio personale dopo aver fatto gavetta cantando ad eventi locali. Questi sono stati un po' l'apripista per poi farmi prendere consapevolezza del fatto che volessi fare qualcosa di davvero mio.

La tua musica è stata definita in molti modi: soul, jazz, elettronica, latina. Come la descriveresti tu?


Non sono grande fan delle definizioni, il fatto di dover per forza dare un'etichetta a qualcosa non mi è mai piaciuto. Se all'inizio il mondo a cui facevo più riferimento, da cui prendevo più ispirazione, era quello del New Soul, sicuramente poi negli anni i miei ascolti, il mio modo di esprimermi, sono evoluti.

Ad oggi in realtà non saprei come rispondere, nel senso che ‘soul’ richiama certe sonorità che nei pezzi - che tra l'altro sto scrivendo ultimamente - esce fuori un po' meno. 

Ma le melodie, e probabilmente anche i temi, rimangono comunque legati a quel mondo. Il contesto sonoro però è cambiato molto negli anni, quindi no, in realtà non saprei dare una risposta e forse questa cosa mi piace. 

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Abito in maglia TOMMY HILFIGER scarpe JIMMY CHOO, orecchini ARGENTOBLU

Raccontaci cosa succede nel tuo processo di creazione e scrittura.

Anche questo è cambiato. Quando ero più piccola temevo molto il giudizio degli altri, è una cosa su cui continuo a lavorare molto con la mia psicologa. Anche in ambito musicale ero molto schiacciata, non tanto dal giudizio effettivo, ma dall'idea che io potevo farmi del giudizio degli altri.

Per esempio, facevo molta fatica a lavorare in gruppo. Quindi se mi trovavo in studio con dei producer e veniva fuori un'idea di beat, io me la portavo a casa, nella mia cameretta e provavo a scriverci qualcosa sopra, così che nessuno mi sentisse prima di avere la versione definitiva. Crescendo e lavorando su questa cosa anche grazie ad aiuti esterni - non lo ripeterò mai abbastanza è importante chiedere aiuto quando è necessario anche quando non ci sembra importante - ho iniziato ad aprirmi un po' di più alla possibilità di far vedere agli altri anche l'errore. Ho iniziato a temere meno l'improvvisazione, il lavorare con altre persone, sia alla melodia che al testo. Infatti alcuni dei brani che sono nati negli ultimi tempi sono proprio in collaborazione con altri artisti sia a livello di beat di canzone, a livello armonico, ma anche a livello testuale, cosa che per me era una sorta di taboo fino ad adesso. 

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Felpa e pantaloni adidas ORIGINALS, top a collo alto WOLFORD, orecchini ARGENTOBLU

Qual é il tuo rapporto con i live? Sei emozionata prima di salire sul palco? Come ti prepari?


Avendo fatto tanti lavori da corista, riesco a riconoscere una netta differenza tra i miei live e i live in cui lavoro. In quest'ultimo caso sono non tranquilla, di più!

Perché non sono in prima linea. È come se facessi parte di uno sfondo, se vogliamo metterla così. E questo fa scomparire l’ansia da prestazione. La cosa cambia quando invece i live sono i miei. E lì l'ansia si fa sentire. È una sensazione che fino al momento prima di salire sul palco mi mangia lo stomaco, è un'ansia importante. Nel momento in cui metto piede sul palco non voglio dire che si scioglie perché rimane comunque sempre, ma è un'ansia ‘carburante’. Mi preparo, mi tengo sempre dei momenti per stare da sola prima di salire. C'è stato un periodo in cui ascoltavo sempre un pezzo prima di salire sul palco, Female Energy, di Willow Smith. Guardavo proprio il video su YouTube. Avevo questo rituale.

Ora non ce l'ho più, continuo a mantenere un momento per me stessa in cui chiudo gli occhi, respiro, cerco di di calmarmi, ripenso a quello che farò sul palco poco dopo. 

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Top e gonna WOLFORD, giacca GIUGLIA, stivali JIMMY CHOO, anelli ARGENTOBLU, borsa VALEXTRA

E il tuo rapporto con la moda? C’è qualcuno che ti aiuta nello scegliere i vestiti? Cosa preferisci indossare, con cosa ti senti a tuo agio?


Anche quello è variato nel tempo. C’è una stylist che mi aiuta a scegliere i look per concerti, eventi così via. Si chiama Greta Fumagalli ed è anche un'amica e questo aggiunge sicuramente un plus. Ho sempre visto la moda, la scelta di come vestirsi nella vita di tutti i giorni, come un modo per far venire fuori ogni volta un aspetto diverso. Mi piace legare il modo in cui mi vesto a come mi sono svegliata e anche a che musica ascolto in quel momento. Per esempio posso decidere di avere un'attitudine più street, un po' più baggy oppure invece qualcosa di più classy.

Crescendo mi sono resa conto che è una cosa con cui mi piace giocare e cerco di essere più estrosa. Mi sento a mio agio praticamente con tutto e infatti mi è capitato per concerti di indossare cose abbastanza provocanti oppure molto più classiche. Nel tempo ho capito che sono composta da tantissime parti diverse e ognuna di queste ha una caratteristica propria che va accettata.

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Abito DHRUV KAPOOR, stivali JIMMY CHOO, occhiali da sole MCM

Un’artista che riesce a unire musica e stile per te?

Beh, direi Rosalìa. 


E un’artista con cui ti piacerebbe collaborare e perché?


D’istinto direi sempre Rosalìa, perché l'amo e perché è un’artista a 360 gradi, ma in realtà ascolterò la mia parte più intima e dirò Solange perché a livello estetico, a livello artistico, a livello sonoro è ciò a cui in qualche modo aspiro e mi sento connessa. 

Come ti sei sentita durante il nostro servizio fotografico, c’è un look che hai apprezzato particolarmente?


Mi sono sentita benissimo!

Il fatto di avere un team tutto al femminile è sempre fonte di ispirazione, di comfort e di confidence. Quindi intanto c'era questo step iniziale. Lato look ho apprezzato il vestito a righe dorato di Tommy Hilfiger è proprio un capo che sento mio, semplice, però al tempo stesso super attillato, poi con la scarpa di Jimmy Choo, bellissima. L'altra cosa che mi è piaciuta tantissimo è vedere come come avete lavorato. Per esempio vedere come un accessorio ha completamente cambiato un outfit che altrimenti sarebbe andato in un’altra direzione. Questa cosa sicuramente mi sta aiutando anche nel mio styling personale di tutti i giorni.

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Top FLORANIA, collana con charm e orecchini ARGENTOBLU

Durante lo shooting chiacchierando abbiamo parlato della difficoltà per un artista ora con i social di dimostrare sempre una presenza, di far vedere che in qualche modo “si sta lavorando”. Come vivi questa pressione?


Non vivo benissimo, infatti questa estate mi sono un po’ eclissata sia per questioni personali, sia perché volevo sentire al massimo quello che stavo vivendo nel negativo e nel positivo senza per forza coinvolgere altre persone o senza per forza far vedere cosa stavo facendo.

Purtroppo un artista al giorno d'oggi non può prescindere dai social, o almeno un artista emergente che cerca di imporsi (‘imporre’ è una parola bruttissima!), di far emergere il suo progetto.

I social sono un ambiente estremamente tossico dal mio punto di vista, perché se non sei una persona molto centrata - e comunque anche in questo caso il rischio c'è -  si cominciano a fare paragoni con quello che stanno facendo le altre persone o quello che ‘ti sembra’ stiano facendo. E ti chiedi perché lui è qui e invece io sono qua, che cosa sto sbagliando? È passato più di un mese da quando ho pubblicato, devo pubblicare. Si crea una peer pressure veramente importante che purtroppo non fa bene alla creatività e alla possibilità di fare passi falsi e sbagliare che è parte del gioco dell'arte. Quindi secondo me è deleteria.

Si parla anche sempre della difficoltà delle artiste italiane a entrare in certi circuiti e “uscire” allo scoperto per avere una fanbase più ampia rispetto alla facilità che ha la controparte maschile. Anche per te è così?


Sinceramente ci sono stati tanti episodi in cui ho percepito l'essere donna non come uno svantaggio, ma come la prima cosa che veniva notata quando ero su un palco, al di là delle mie capacità canore, al di là della mia espressività. La prima cosa che veniva sottolineata, anche dal pubblico stesso, era il fatto che fossi una ragazza che si muoveva in un certo modo. Questo rende tutto più bidimensionale e quindi anche più piatto e più difficile. 

Dal mio punto di vista per le artiste donne è come se ci fossero due sole possibilità: o la cantautrice impegnata che fa un certo tipo di musica, oppure la pop star che fa musica frivola, a tempo, con poca sostanza sotto. Ed è come se non si considerasse una terza, una quarta, una quinta, una sesta, cioè infinite altre possibilità. È come se tutto dovesse rientrare per forza in una di queste due categorie. Io non mi sento in nessuna delle due, o meglio, mi sento in entrambe ma mi sento tante altre cose e quindi vorrei non dover per forza omologarmi al ‘devi essere la prossima X o devi essere la prossima Y’ per riuscire a emergere.

Io vivo la mia esperienza e sono donna e quindi la vivo da questo punto di vista. Non penso che per gli uomini sia la stessa cosa, quindi non penso che per loro ci sia questo dover per forza cadere in una certa categoria, come se non ci fossero altre possibilità.

In più in Italia è come se si pensasse che per fare musica sia necessario fare solamente quello che va al momento. Quindi c'è stata l'ondata dell'indie, poi c'è stata l'ondata della trap e se non facevi questi generi non venivi minimamente considerato dai canali di diffusione più ufficiali, più importanti.

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Felpa con zip e shorts adidas ORIGINALS, camicia TOMMY HILFIGER, sneakers adidas GAZELLE

Come si potrebbe ovviare a questa situazione secondo te?


Penso che in un primo momento ci debba essere una sorta di push che possono essere le - passatemi il termine - quote rosa, come avere line-up ai festival che siano più eque dal punto di vista del genere. Se c'è una situazione di partenza sbilanciata, il primo passo deve essere quello.

Una volta che il tutto viene interiorizzato dalla società, da chi fa comunicazione, da chi fa informazione musicale, allora il passaggio successivo è lasciare che il cambiamento si stabilizzi.

Hai dei progetti futuri di cui ti va di parlarci?


Sì, sto scrivendo l'album e siamo in realtà in fase abbastanza... No, non voglio dire avanzata, però abbiamo fatto tanti passi avanti in questo mese in cui ho avuto più tempo per concentrarmi sulle mie cose e quindi al momento le mie giornate sono principalmente impegnate così.

Finire le produzioni, finire di scrivere, capire a chi far registrare cosa, in che modo, quando, ecc. L'essere indipendente ti rende molto più responsabile e molto più consapevole del tempo che impieghi in qualcosa e questo per il momento mi piace perché mi fa sentire grande in qualche modo, responsabile delle mie cose. Sicuramente poi ad un certo punto sarà necessario fare un passo avanti, però per ora sto bene qui.

Credits:

Foto: Sara Reverberi
Mua/Hair: Silvia Sidoli
Styling: Sara Moschini
Art Direction: Sara Moschini, Sara Reverberi, Daniela Losini
Creative Direction: Sara Moschini, Daniela Losini

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Marco De Vincenzo sceglie la cantante Miglio per la sfilata di Etro

Una colonna sonora esclusiva ed emozionante accompagna lo show f/w 2024 di Etro. Abbiamo parlato del valore della musica per la moda con il Direttore Creativo Marco De Vincenzo e la cantante Miglio, autrice della sountrack di questa stagione

Marco De Vincenzo non è una di quelle persone che ti dice “mi piace la musica” con leggerezza. Basta scambiare due battute sull’argomento con lui per capire il rispetto che ha verso chi scrive e crea musica e come il suo sguardo si illumini al solo parlarne. 

Ma il Direttore Creativo di Etro non ha lasciato che questo suo amore restasse a livello di passione. In un momento in cui per i musicisti indipendenti è difficilissimo farsi conoscere e in cui i reality e i concorsi la fanno da padrone lui ha deciso di usare l’enorme visibilità che può dare una sfilata come quella del brand che disegna per farla diventare palcoscenico non solo di abiti ma anche di musica italiana.

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Miglio indossa bermuda in denim con bomber over in pelle nera ricamato sulla schiena ETRO

«Alla mia prima sfilata, circa quindici anni fa, avevo scelto io dei pezzi che mi piacevano e aiutato da un mio amico abbiamo creato il mix per lo show. Alla fine tutti gli uffici stampa e i giornalisti iniziarono a dirmi che avrei dovuto invece affidarmi ad un grande nome del sound design perché era così che funzionava. Io non ho mai ceduto. Ho sempre chiesto ad amici e collaboratori affidandomi al mio giudizio e scegliendo il pezzo giusto fino alle quattro di notte. A volte anche sbagliando.

A me piacciono le canzoni tristi e malinconiche e non sempre queste sono adatte ad uno show. Ma con l’esperienza ho imparato tanto. Ad esempio a febbraio abbiamo chiuso lo show di Etro con Liberi di Lucio Dalla, ma da un paio di stagioni sentivo di non trovare il pezzo perfetto per me, per le mie sfilate, non ero più soddisfatto. E così a settembre abbiamo sperimentato con i Santamarea, la prima volta che provavo ad avere qualcosa di inedito. E questo progetto mi ha davvero illuminato, l’ho sentito molto mio e ho deciso di andare avanti. Grazie ad un mio amico produttore ho ricevuto diversi brani da selezionare e io che sono molto istintivo ho capito subito che Miglio sarebbe stata l’artista giusta per me».

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Miglio indossa bomber over in pelle nera ETRO e giacca over in pelle nera con jeans a zampa in denim grigio e camicia in plumetis con ruches ETRO



Alessia Zappamiglio, in arte Miglio, è la giovane artista bresciana che ha conquistato il cuore di De Vincenzo e che ha creato per la sfilata f/w 2024 la colonna sonora.

«Quando ho ricevuto la chiamata che mi spiegava la collaborazione ho detto subito di sì. Poi ho chiuso il telefono e ho pensato “ma ora cosa succede?”, e mi ci è voluto un po’ per capire e abituarmi all’idea. Il mondo della moda per me è un mondo nuovo, mi piacciono i vestiti, li uso ovviamente e sono felice di poter indossare degli abiti belli come quelli di Etro, ma sono dovuta entrare in una dimensione artistica diversa molto sfaccettata. Mi sono sentita "al servizio" di un'altra arte ed è stato elettrizzante. È il bello delle collaborazioni”, ci dice Miglio mentre De Vincenzo aggiunge:

«Io la vedo come una collaborazione al 100%. Noi diamo la possibilità a lei di sperimentare attraverso una piattaforma e con un pubblico molto diverso e lei ci dona la sua arte che diventa parte integrante dello show».

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Miglio indossa jeans over a zampa e bomber over in pelle nera ETRO

Molto importante l’uso della lingua italiana che la moda un po’ troppo esterofila in questo caso, secondo De Vincenzo, ha snobbato per molto tempo. Poi sono arrivati i pezzi classici e famosi, ma la sua sfida al momento è far conoscere e promuovere artisti e artiste indipendenti. 

«Amo la musica sin da quando sono piccola", continua Miglio, «mio padre suonava e io ho iniziato con la chitarra a dodici anni, mentre i miei amici andavano il pomeriggio a fare calcio e lezioni di sport io tornavo a casa e suonavo tanti strumenti diversi. Negli ultimi anni mi sono avvicinata all'elettronica e ho iniziato a fare produzioni mie, tutto però sempre associato alla parola, che per me è quella italiana. Io sono nata con il cantautorato e credo di aver trovato un mio linguaggio per poter far sentire al meglio la forza della parola italiana legato al sound contemporaneo. È un connubio che mi emoziona.

Cerco sempre di scrivere solo cose che mi piacciono e di cui vado fiera e il mio album, Futuro Splendido, nasce proprio da questa esigenza reale e dalla collaborazione con il mio produttore Marco Bertoni che viene da una storia di elettronica e New Wave anni 80, per cui perfetto per il suono che volevo creare».

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Miglio indossa giacca di pelle, jeans e top see-through ETRO

Miglio sta già lavorando per produrre nuova musica dopo un'estate di promozione e tour e sicuramente questa esperienza con Etro la porterà a sperimentare ancora di più raggiungendo lati e forme della sua arte dei quali non era ancora a conoscenza. Mentre noi non vediamo già l'ora di scoprire chi saranno i prossimi nomi selezionati da Marco De Vincenzo e sogniamo (perché no?) un festival musicale estivo che unisca davvero moda e musica, magari organizzato proprio da lui.

Credits:

Foto: Marco Mezzani
Art Direction: Sara Moschini

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Marta Del Grandi a Venezia

La magia di Venezia riflessa nelle vetrate del Centurion Palace Hotel e nella voce della cantante Marta Del Grandi. Un esclusivo editoriale unisce moda, musica e lifestyle


Al Centurion Palace di Venezia, hotel di lusso del gruppo Sina Hotels, si arriva direttamente dall’acqua, passando dal Canal Grande al pontile privato, o dai vicoli nell’area del chiostro di San Gregorio, dove molti curiosi si affacciano attirati dall’imponente facciata bianca in stile gotico-veneziano che apparteneva a quello che era conosciuto come Palazzo Genovese.

È un luogo dove è facile respirare la storia e immergersi nella tipica atmosfera veneziana data dall’alternarsi dei chiaroscuri e dai colori rosso e bianco, ma dove è forte e costante la presenza dell’arte e del design contemporaneo.

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Marta Del Grandi indossa abito trench BOSS

Gli interni, curati dall’Architetto Guido Ciompi, uniscono lo stile classico al contemporaneo e c’è un continuo rimando alle opere di artisti sottolineato anche dalla posizione strategica dell’hotel, situato tra il Museo di Punta della Dogana, Palazzo Grassi e Palazzo Venier dei Leoni, sede della Guggenheim Collection. 

La cultura e la bellezza come punti centrali dell’accoglienza.

Quando abbiamo conosciuto Marta Del Grandi, nel mezzo di un tour europeo e con un album, Selva, che è stato ampiamente apprezzato dalla critica italiana, ce la siamo subito immaginata lì, in una delle suite che contengono i camini originali del 1800, o nelle sale dai muri di broccato rosso carminio, in attesa sul pontile o con la fidata chitarra elettrica, con la sua voce cristallina e intensa a fare da colonna sonora (sul Tik Tok di Grazia trovate proprio un contenuto speciale dedicato).

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Marta Del Grandi indossa giacca VIVIENNE WESTWOOD, bra CHITÈ, calze WOLFORD

È così che è nato questo editoriale, che alterna abiti da sera a look da palcoscenico passando per il daily più raffinato, come il trench-abito di Boss o il completo di Dejamis, brand fiorentino che ricicla le stoffe “già messe” come svela il nome, e le trasforma in qualcosa di nuovo ed estremamente chic.

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Marta Del Grandi indossa abito CALVIN KLEIN, scarpe GIUSEPPE ZANOTTI

Di origini milanesi, Del Grandi è in realtà una cittadina del mondo (ha vissuto in Cina, in Belgio e in Nepal) con uno stile eclettico che mescola synth, chitarre, percussioni e crea delle atmosfere rarefatte e sempre diverse. Le stesse che abbiamo vissuto mentre la fotografa Claudia Ferri creava i suoi scatti analogici. Tra una foto e l’altra siamo entrate in confidenza con lei, che ride guardando l’account Instagram di Familia Povera e si perde in lunghi monologhi sull’argomento del momento, per poi tornare sulla nostra Terra concentrata e intensa. 

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Marta Del Grandi indossa abito SUOLI, orecchini e choker VIVIENNE WESTWOOD

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Marta del Grandi indossa abito MISSONI

Il rapporto con la moda non è stato immediato, ci è voluto del tempo per capirne l'importanza anche nel suo lavoro come metodo espressivo, ma grazie all'incontro con esperti ed esperte di settore ora ha iniziato a sperimentare anche con colori più accesi e fluo, come l'abito drappeggiato di Missoni che vedete qui sopra.

Tra le artiste alle quali guarda come riferimento c'è nientemeno che Cher, avventurosa e pioneristica nei suoi look così come nella musica ("ricordiamoci che è stata la prima a pubblicare un brano con l'autotune! Believe, 1998", ci dice Del Grandi con entusiasmo) e nel suo impegno sociale, grande ambasciatrice gender equality, ma anche Nada, la cui carriera è un modello al quale vorrebbe ispirarsi.


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Marta Del Grandi indossa abito e blazer JORDANLUCA, abito trench BOSS bianco e occhiali da sole BOTTEGA VENETA

Assaporando già l'arrivo della prossima primavera, ci siamo spostati a scattare all'esterno del Centurion Palace dove dalla terrazza si può ammirare un panorama unico al mondo e sorseggiare un cocktail, magari il "Veneziano" a base di due bitter (MacGuffin e Brunello), vermouth rosso e soda (tutti prodotti localmente), servito in un esclusivo bicchiere di vetro di Murano della vetreria di Massimiliano Schiavon Art Team ideato appositamente gli importanti eventi "The Venice Glass Week" e "The Venice Cocktail Week".

Per chi invece preferisce passare alla cena il ristorante Antinoo ha cinquanta tavoli e un menù stagionale ideato dallo chef Giancarlo Bellino di impronta italiana con la predilizione di prodotti locali (pesce di laguna o anatra ad esempio) tra cui anche l'anguilla con l'arancia arrosto, piatto preferito dello chef.

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Marta Del Grandi indossa completo con giacca e gonna DEJAMIS e scarpe GIUSEPPE ZANOTTI



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Marta Del Grandi indossa top DEJAMIS e gioielli ILENIA CORTI



Mentre sogniamo di poter tornare al Centurion Palace al più presto ci prepariamo a vedere Marta Del Grandi in tour sia in Italia che Europa fino a fine anno. Per ora ha annunciato le date primaverili e a breve annuncerà i festival estivi (tra cui sono già presenti Miami a Milano e Ypsigrock a Castelbuono in provincia di Palermo).

Nel frattempo sta anche pensando a nuova musica, ma per ora è dedicata alla promozione di 'Selva' e a farlo conoscere il più possibile attraverso i concerti. Scopritela come abbiamo fatto noi e ci ringrazierete.9

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Marta Del Grandi indossa abito MISSONI, bra VALENTINA ILARDI, orecchini e anello ILENIA CORTI

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Marta Del Grandi indossa abito JORDANLUCA

Credits:

Foto: Claudia Ferri
Mua: Alice Moscatelli per MAC Cosmetics
Hair: Sergio Gnan della Beauty Fashion by Sergio per Wella
Creative/Art Direction: Sara Moschini e Daniela Losini
Location: Sina Centurion Palace Venice

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BORNAJEANS: le Ragazze Metropolitane siamo tutte noi

L'artista BornaJeans lancia il suo nuovo singolo "Ragazze Metropolitane": in esclusiva per Grazia il video che ha realizzato e l'occasione di raccontarsi sulla vita, le cose e quello che ci gira intorno

Nel panorama dei talenti narrativi musicali c'è BornaJeans, "ragazza metropolitana" con un gusto speciale per le storie passate rielaborate attraverso la lente del presente.

L'abbiamo incontrata per l'uscita del suo nuovo singolo e per sviscerare i pensieri che l'hanno portata alla costruzione del nuovo pezzo e dell'estetica profusa nel video e nelle foto che abbiamo il privilegio di avere in esclusiva per Grazia.it.

C'è un po' di BornaJeans in noi e un po' di "rivista da femmina" in lei e ci è sembrato uno scambio decisamente molto bello. Ecco il resoconto della nostra conversazione.

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Chi sono le Ragazze Metropolitane?

Le ragazze metropolitane siamo tutte noi che viviamo in qualunque città del mondo. Indipendenti, scompigliate, ciniche, poetiche. La ragazza metropolitana è un’attitudine, uno stato di grazia che ti prende mentre attraversi la città, dopo una lunga giornata, magari in bicicletta, di corsa, col rossetto sui denti e i capelli in disordine. Mentre guardi di sfuggita gli scorci di palazzi o i passanti e nelle cuffie parte la canzone perfetta, come un colonna sonora che ti fa sentire la protagonista di un film che nessuno sta guardando. 

Quale storia hai voluto raccontare con questo pezzo?

Una sera, tornando verso casa stavo cantando Uomini Soli, e mi sono chiesta: come sarebbe questa canzone se a scriverla fosse stata una ragazza? Quelle descrizioni di uomini impettiti nei loro cappotti decorosi in una Milano fumosa, immagini così nitide ma profondamente in contrasto con il mio disordine, l’emotività incasinata, quel correre sempre sfiorando tante persone, come comparse ciascuno nella vita di qualcun altro. Ho voluto ambientare questa canzone a Milano, come la title track immaginaria di Yuppies 2.0, con personaggi femminili e genderfluid al posto di Ezio Greggio e Jerry Calà. 

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Come è evoluto il tuo modo di fare musica dagli esordi ?

Il primo disco si è manifestato come una visione: sono partita dai titoli della tracklist prima ancora delle canzoni. Come una direttrice creativa presso me stessa coordinavo amici, fidanzati, ex e parenti, scrivevo i testi e davo un senso ai pezzi mancanti. È stata la prima volta che sono riuscita a completare qualcosa per me stessa. Ho cominciato poi a studiare piano con una di quelle app giocattolo e a comporre per la prima volta partendo da zero. Quattro accordi, una drum machine, logic e fai da te. Sono lentissima in realtà, vorrei avere un superpotere che mi permetta di imparare tutto quello che non ho appreso in 30 anni di vita. Roberto Gallesi (in arte Robi Tuono), che ha prodotto quasi tutte le canzoni del primo disco, mi insegna con pazienza e continua a fare il grosso del lavoro di produzione, Ragazze Metropolitane è in grandissima parte merito suo. È un processo ancora in evoluzione, in bilico tra tribolamenti e folgorazioni, ma piano piano troverò il mio equilibrio.

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Come ti immagini tra cinque anni?

Faccio estremamente fatica a proiettarmi nel futuro se non in modo mega naif e quasi fanciullesco. Quindi risponderò come avrei probabilmente fatto a 9 anni: sul palco dell’ARISTON!

Il tuo legame con la moda, come la interpreti ?

Io vedo la moda come fosse un personaggio che ogni giorno chiede di essere interpretato, a seconda del mio umore, in tutte le sue sfumature. La seguo distrattamente sui social e con passione nelle puntate di Ru-Paul Drag Race. Amo le silhouette forti anni 80, i completi maschili e le luccicanze ma non c’è niente che io apprezzi di più del colore. Vesto in gran parte cose comprate ai mercatini con qualche tocco di contemporaneo qui e lì. Ho sempre odiato l’esibizione dei loghi e il conformismo, la moda dovrebbe essere un’estensione della propria personalità, un modo coraggioso per dire al mondo chi sei anche quando cammini per strada. L’ispirazione può arrivare dalla palette di un quadro, da un film con Robert De Niro o da una signora al supermercato. Basta tenere gli occhi aperti. 

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Cosa non ti piace del mondo di oggi che puoi cambiare?

Direi il consumo della carne. Si parla di cambiamento climatico in modo troppo poco attivo da questo punto di vista e si rifiutano le possibilità di convertirsi a qualcosa di più sostenibile, con argomenti molto sterili. Sono vegana da alcuni anni, faccio pochissime eccezioni (a volte la mozzarella sulla pizza) e non ci trovo nulla di difficile o sacrificato. Un’altra cosa a cui tengo molto è la sincerità e oggi scarseggia: sui social, nella politica, tra le persone, a partire dal rispondere alla domanda “come stai?” Io faccio del mio meglio a non dire “bene” se non è vero. Basta ritocchi nelle foto, basta ritocchi all’intonazione nella musica (e non parlo di chi ne fa un uso artistico ovvero pochissimi) W le imperfezioni, le stonature, la realtà.

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Come è il tuo rapporto con la performance live?

Amo esibirmi dal vivo. La prima volta è stato da piccola insieme al coro della scuola e ho continuato con il teatro, credevo che avrei fatto quello nella vita. Dopo un anno di Accademia d’arte drammatica mi sono buttata sullo studio del cinema ma spesso ripensavo a quella sensazione, quel misto di ansia e adrenalina e mi mancava. Ora durante i miei live posso fare la sciocca-chic e sfruttare la mia indole di soubrette, racconto aneddoti, proietto i visual, mi emoziono, è un’estensione del mio mondo. Mi manca una band con cui condividere quei momenti ma ci arriverò. 

Hai delle artiste/degli artisti che ammiri in modo particolare?

Amo tantissimo Renzo Arbore, non è una risposta molto moderna ma è un genio assoluto, mi ispiro molto al suo stile. La Carrà è stata e sempre sarà una delle mie icone e se dovessi dirti come vorrei essere “da grande” il mio pensiero va subito a lei. Musicalmente amo le band francesi, l’Imperatrice, i Phoenix. I loro live sono perfetti. Nell’Italia di oggi apprezzo molto la visceralità di David Blank, Il sound di Popa, la voce di Mille e credo che Angelina Mango abbia un’energia sul palco molto spontanea e fresca, spero non venga fagocitata dall’industria musicale. La realtà che si è creata dentro TALENTO, la mia etichetta, è di assoluta libertà e onestà intellettuale, spero possa diventare un esempio di come si può fare musica anche senza stare dentro certi schemi.

Ph.: Sandra Defeudis

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Kaze: la musica come cura e il nuovo singolo ‘Come Fa’

Un’intervista e un esclusivo servizio moda firmato da Sara Lorusso ci trasportano nel mondo musicale di Kaze

Paola Kaze ci accoglie nella sua casa milanese con un sorriso. Essere davanti agli obiettivi non è per lei un’esperienza nuova, il teatro l’ha preparata ad avere metodo e sangue freddo e l’esperienza sul set del film ‘Anni da Cane’ ha confermato la sua - già ovvia - presenza scenica. Ma è con la musica che Kaze ha capito cosa significasse essere felici e quella che era da sempre una passione si è trasformata in un’esigenza prima e in un lavoro vero e proprio poi.

Dopo l’uscita dei sue singoli ‘Lasciami’ e ‘Non C’è Spazio Per Le Foto’ è da poco disponibile ‘Come Fa’, brano scritto da Kaze assieme a Ditonellapiaga (che abbiamo visto ora a Sanremo in coppia con Rettore) e al compositore Valerio Smordoni, che racconta la forza necessaria a risalire dopo aver toccato il fondo.

Kaze ce ne parla e ci racconta la sua storia e suoi sogni per il futuro, tra uno scatto e l’altro, mentre indossa alcune delle più belle creazioni dei designer per la prossima primavera-estate 2022.

Scopritela con noi nell’intervista e nell’esclusivo servizio moda.

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Abito STELLA MCCARTNEY

Ciao Paola, raccontaci la tua storia. Quando hai capito che avresti voluto fare la cantante?
Credo di averlo sempre saputo. Da piccolissima cantavo Barbie Girl degli Aqua come se fossi al Madison Square Garden, senza neanche sapere cosa fosse. Crescendo ho capito che è la cosa che mi rende felice. Quando sono triste e sto piangendo, canto per smettere, come se mi permettesse di estraniarmi da tutto. Ad un certo punto è diventato insostenibile il pensiero di non provare a renderlo il mio lavoro. 

Di cosa parlano le tue canzoni?
Le mie canzoni tendenzialmente parlano di cose che mi sono successe. A volte mi capita di non riuscire ad elaborare gli eventi, da quando scrivo ho trovato un modo per scomporli ed analizzarli in maniera lucida come se fossero di qualcun altro. Una volta chiuso il brano mi sento meglio come se mi fossi tolta un peso enorme di dosso.

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Top MARCO RAMBALDI, collana NYO, miniskirt AMEN, borsa FENDI

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Top MARCO RAMBALDI, gonna HOUSE OF AMEN, collane SWAROVSKI e NYO, scarpe

Canti sia in italiano che in francese, qual è la forza di queste due lingue?
Adoro la lingua italiana, la trovo estremamente poetica e precisa. Del francese amo la sua delicatezza. Credo che si sposino molto bene. Inoltre, del francese parlato mi piace che molte parole si possano abbreviare, risulta molto utile nella scrittura.

Il tuo nuovo singolo si chiama ‘Come Fa’ che hai scritto assieme a Ditonellapiaga. Ci racconti come è andata?
È stato estremamente costruttivo sia a livello umano che artistico. Margherita è una persona meravigliosa e la reputo una grande artista. Insieme a noi c’era anche Valerio Smordoni che a sua volta è geniale. A volte collaborare può far paura, ma in questo caso è andato tutto liscio come l’olio e credo che le bellissime energie che c’erano in studio si sentano nella canzone. 

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Abito FENDI, borsa STELLA MCCARTNEY, orecchino a cuore SWAROVSKI, pendente NYO
Scarpe STELLA MCCARTNEY, borsa FENDI, gonna AMEN, top MARCO RAMBALDI

E tu cosa ascolti di solito?
Sembra un cliché, ma ascolto di tutto. Ho una propensione verso l’r&b e la disco music, ma cerco sempre di variare senza discriminare. Credo che quando un brano riesce a farti sentire qualcosa ha raggiunto l’obiettivo, e questo va aldilà della sua categoria d’appartenenza. La musica deve far sentire, tutto il resto sono solo “scatoloni” che abbiamo inventato per dare una sorta di ordine alla cosa più umana e viscerale che esista. 

Hai avuto anche un’esperienza da attrice nel film ‘Anni Da Cane’. È un mondo, quello della recitazione e del cinema, che ti piacerebbe approfondire? 
Ho recitato per molti anni in teatro. L’esperienza sul set è stata ovviamente molto diversa e mi è piaciuta moltissimo. Sicuramente è un mondo che non escluderei. 

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Top DES PHEMMES, pantaloni SALVATORE FERRAGAMO, borsa e scarpe LOUIS VUITTON

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Orecchino a cuore SWAROVSKI, pendente NYO

Qual è il tuo rapporto con la moda? Hai dei capi che preferisci indossare o uno stile che senti ti rappresenta?
La moda è una bellissima forma d’arte. Per tanti anni ho avuto molta paura dei vestiti. Poi, nel percorso per trovare me stessa, ho capito che sono miei alleati. Nella vita quotidiana preferisco uno stile comodo e tendenzialmente street (anche se ho i miei giorni da Blair Waldorf). Quando si tratta invece di esibirmi o scattare, mi piace esagerare e farmi coprire di colori, accessori,brillantini per descrivere al meglio l’universo in cui nascono e vivono i brani. 

C’è un’artista anche del passato a cui ti ispiri o che trovi affine dal punto di vista dello stile?
Sicuramente Diana Ross e Donna Summer.

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Abito STELLA MCCARTNEY, scarpe MELISSA X Y PROJECT
Top DES PHEMMES, pantaloni SALVATORE FERRAGAMO, scarpe e borsa LOUIS VUITTON

Come è il tuo rapporto con i social network? Li usi? Trovi siano importanti per gli artisti?
Ho un pessimo rapporto con il mio telefono. Non sono poche le volte in cui ho pensato di buttarlo dalla finestra. A parte gli scherzi, uso molto i social perché sono un mezzo di comunicazione particolarmente utile ad oggi. Per gli artisti è quasi un biglietto da visita e permette di farsi conoscere meglio da pubblico. Cerco però di filtrare i contenuti che guardo e limitare il tempo in cui li uso. Per un periodo mi ero imposta di aprire i social soltanto un’ora dopo la colazione e di smettere di scrollare un’ora prima di andare a dormire; è stato molto utile, lo consiglio. Possono danneggiare l’autostima se non si sta attenti. 

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Top AC9, pantaloni SALVATORE FERRAGAMO

Sei una persona molto eclettica, cosa ti piace fare nel tempo libero?
Sono iperattiva. Faccio fatica a non fare nulla, quindi le poche volte che sono a casa mi divido tra la scrittura, la lettura i film e le serie. Quando esco, invece, mi piace correre o andare in bici. Amo anche dedicare del tempo ai miei amici, quindi cerco di ritagliare delle sere o dei pomeriggi da passare in compagnia. 

Ti è già capitato di cantare live le tue canzoni? Se sì come è stato l’impatto con il pubblico e il palco? Se no come immagini il tuo primo live? 
Nonostante il particolare periodo storico, ho già avuto modo di fare piccoli live. Sono sempre molto ansiosa all’idea di cantare dal vivo, invece sono stata molto felice quando sono riuscita a calmarmi e godermi il momento. Credo che sia diventata una dipendenza, e non vedo l’ora diricominciare a farlo. 

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Abito e sandali FENDI, borsa STELLA MCCARTNEY

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Collane SWAROVSKI e NYO, top MARCO RAMBALDI

C’è un artista con cui ti piacerebbe collaborare?
Sì tantissimi. In primis Venerus che stimo tantissimo. Sarei molto felice anche di collaborare con Rkomi, Mahmood, Elodie, Frah Quintale e molti altri, ma non credo di avere abbastanza spazio per scriverli tutti. 

Un desiderio per il futuro?
Continuare a crederci tanto quanto ora, se non di più

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Abito STELLA MCCARTNEY

Credits:

Foto: Sara Lorusso
Styling: Sarah Misciali
Mua/hair: Rodrigo DeSouza
Sitting Editor: Daniela Losini
Creative Direction: Sara Moschini
Thanks to: Island Records

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Sciura Milanese: in esclusiva il nuovo video di Popa

La cantante e stilista lituana Popa torna con un video very chic, protagoniste le ”sciure” per eccellenza

Siamo nel salotto di una bella casa cittadina dove si sta consumando uno dei riti pomeridiani più celebri nella vita di una sciura milanese: il tè con le amiche di sempre. Con loro una giovane ragazza castana dagli occhi blu, in tweed e miniskirt oro che osserva ammirata il gruppo e ascolta i loro racconti di estati very chic.

È il mondo di Popa, cantante e stilista di origini lituane innamorata dell’Italia che fonde il suo know-how del mondo della moda con la musica trascendendo le epoche e gli stili.

In occasione del lancio del suo quarto singolo e del video Sciura Milanese, l’abbiamo incontrata per conoscerla meglio e scoprire chi sono davvero queste affascinanti signore.

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Foto di Vilhelm Björndahl

Raccontaci di te. Qual è la tua storia e come sei arrivata alla musica?
Da piccola in Lituania sognavo di essere una pop star, ho studiato canto e ballo, volevo essere come Heather Parisi! Un’estate su treno per Napoli ho conosciuto il produttore Carlos Valderrama, che mi ha aiutata insieme a Salotto Studio a creare il progetto Popa, per poter cantare la  mia passione per la dolce vita ed il benessere italiano


Come è nata l’idea di “Sciura Milanese”?
Quando mi sono trasferita in Italia per lavorare nella moda (sono anche designer di womenswear, ho lavorato per marchi come Emilio Pucci e Max Mara) tra gli atelier e la mia vita a Milano ho iniziato ad ammirare le sciure con i cappotti beige, elegantissime. Seduta da Cucchi e Cova  sognavo a occhi aperti di poter essere fierce e nonchalant come loro - così ho iniziato a scrivere un’ode per loro.

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La copertina del singolo Sciura Milanese scattata da Vilhelm Björndahl

La moda e i visual sono una parte importante del tuo lavoro. Qual è lo stile che associ alla Sciura Milanese? E quali brand?
La cosa più affascinante delle sciure milanesi è che riescono ad essere eleganti con poco sforzo, ma hanno sempre dei pezzi unici incredibili - e quando esagerano è sempre attraverso un look molto ragionato - penso sia a Tilda Swinton in Io Sono L’Amore di Luca Guadagnino che a Marta Marzotto al Poldi Pezzoli!

Prada e Gucci con Max Mara e LaDoubleJ sono sicuramente il paradiso delle signore ma penso anche a stilisti giovani come Gentile e Cormio, per noi sciure contemporanee. 


E tu cosa pensi della forte relazione tra musica e moda?
Penso sicuramente a Raffaella Carrà, alla scioltezza dei suoi look e a come si sposassero sempre con il ritmo e il mood delle sue canzoni, o ad Anita Pallenberg e il suo rock n’roll, un po’ un forever mood per me, a Cher e molte altre… sono due arti  destinate a vivere insieme.


Il video di Sciura Milanese racconta il mondo di queste magnifiche signore, come è stato girarlo?
È stato un sogno! Mi sono divertita tantissimo, ognuna di queste signore aveva storie bellissime da raccontare, delle loro estati a Saint-Tropez o a Forte dei Marmi, i loro inverni a Cortina e St.Moritz. Mi hanno raccontato la loro life of sciura, e ho preso appunti su come servire il perfetto tè delle cinque, tutto questo è stato fonte di grande ispirazione!

Questo aperitivo nel salotto milanese è stato documentato con la camera super 8 dalla regista e amica Ippolita del Bono Venezze che è una giovane regista appassionata nel raccontare il mondo delle donne forti e affascinanti.

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Clementina, Victoria e Antonio di Salotto Studio fotografati da DSL Studio

Il tuo progetto musicale fa parte di un laboratorio creativo più ampio, quello di Salotto Studio, vuoi spiegarci di cosa si tratta?
Quando ho iniziato a lavorare all’album ho chiesto una mano per i testi e il mood alla mia amica Victoria Genzini, che ho conosciuto anni fa a Londra, che aveva appena fondato a Milano proprio Salotto Studio, un gruppo di giovani creativi che fonde la passione per le arti con i nuovi modi di comunicare. Insieme, dal 2020, abbiamo realizzato con ogni canzone  una visione di leggerezza e joie de vivre italiana e Salotto Studio si occupa dell’art direction e della produzione dei video


Fare spettacoli live è diventato sempre più difficile, ma come ti immagini il ritorno a eventi e spettacoli dal vivo?
Sarà meraviglioso. Le mie esibizioni le immagino nei posti più piccoli, ambienti più intimi dove nel pubblico in prima fila ci sarà sempre la presenza di qualche bellissima sciura milanese e qualche bon vivant.

Immagino un cameriere chic che serve i tavoli con kir imperial  e cocktail di gamberi mentre io canto 'com’è lontana la città domani poi si penserà'!


Cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro di Popa?
Spero di diventare una vera sciura milanese, e ho in programma nuove canzoni in arrivo per l’estate, ho sempre voglia di fare sognare tutti come me: diamanti, giornate à la page e tocchi di lusso.


Tra poco inizierà il Festival di Sanremo, lo guarderai? E ti piacerebbe partecipare un giorno?
Certo, sono una super fan di Sanremo! È una delle prime cose che mi ha fatto innamorare dell’Italia. Sarei onorata di essere all’Ariston un giorno non troppo lontano, lo metterò sulla mia manifestation board!

Credits:

Video di Ippolita Del Bono
Art Direction e Produzione Salotto Studio

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LaHasna: immergersi nel proprio corpo a ritmo di musica

Un incontro sottomarino tra la cantante LaHasna e i costumi green del giovane brand Und.

C’è un particolare tipo di radice, si chiama Rizoma; questa radice penetra il terreno in maniera orizzontale, a differenza del tipo più usuale che ha una movimento di estensione verticale. Molte radici acquatiche sono rizomatiche, molte filosofie del Novecento lo sono state e anche molte cantanti e donne di oggi. LaHasna è una queste.

1.LaHasna

Impermeabile a ogni definizione, anfibia tra i generi (r’n’b, trap, pop, elettronica); fedele solo a una cosa: l’idea che ha di se stessa. In uno dei suoi ultimi singoli Venus a Cocorico canta “metto un vestito rosso e vado a Cocorico” e “portami al mare”; noi che non l'abbiamo presa propriamente alla lettera l’abbiamo portata all’Acquario Civico di Milano e le abbiamo fatto indossare i costumi da bagno e l’activewear di Und, un brand giovanissimo e green che per la Lycra dei suoi prodotti utilizza plastica riciclata proveniente dagli oceani e da vecchie reti da pesca.

A capo di Und altre due donne rizomatiche; stiamo parlando di Margherita Bojola e Giada Fratin, che hanno creato una linea di swimwear sostenibile nella forma e nel contenuto, minima senza essere minimalista, femminile ma dai tratti pratici.

Pronte a immergervi nel vostro corpo e nella musica?

2.LaHasna

Possiamo dire che la tua musica abbia una componente acquatica?

Sì, perché proprio come l’acqua la musica è per me un qualcosa che mi idrata quotidianamente, un qualcosa senza la quale non potrei letteralmente vivere, anzi sopravvivere. Da sempre penso che il mio sound e la mia voce abbiano un suono molto caldo e come dire “bagnato”.

Sei una delle poche cantautrici della scena r’n’b in Italia; cosa vuol dire per te essere autrice dei tuoi testi?

È molto semplice per me farlo; sono molto esplicita nel tradurre in canzoni quelle che sono le mie emozioni. E anche se alle volte sono un po’ criptica nei miei testi, cerco sempre di essere il più spontanea possibile in quello che scrivo, soprattutto quando mi riferisco ai momenti più intimi: è solo così, a mio avviso, che una canzone r’n’b riesce a penetrare sotto la pelle di chi l’ascolta.

3.LaHasna

Che ruolo ha la moda nella tua vita?

Mi piace molto giocare con la moda come divertissement, ma allo stesso tempo non mi piace stressarmi troppo pensando a come voglio apparire, ponendomi mille domande nevrotiche e assillanti sul mio look. Diciamo che amo seguire la così detta vibe e se decido di indossare un capo, lo faccio a 360 gradi, cercando di fare emergere le giuste “vibrazioni” emotive che mi pervadono quel dato giorno.

4.LaHasna

A quale decade ti ispiri di più, non solo a livello di stile ma anche di sound?

I primi anni Zero sono il periodo più inspirational per me; sono stati anni cosparsi di una fortissima energia estetica sia a livello di moda che a livello di sound. Anni pazzeschi, in cui lo street-style iniziava a dettare legge e si affrontava tutto con una attitude super positiva, istintiva e priva di fronzoli.

Ti senti a tuo agio con il tuo corpo? Cosa ti fa sentire davvero pazzesca?

Un tempo non ero molto a mio agio con il mio corpo, mi sentivo in dovere di coprirmi il più possibile e non volevo che le persone vedessero troppo le mie imperfezioni, semplicemente perché non volevo essere esposta al loro giudizio.

Oggi, invece, sono felice di come sono e cerco ogni giorno di migliorare la visione che ho di me stessa; l’unico sguardo al quale voglio piacere è quello di me stessa davanti a uno specchio. Per questa ragione una cosa che mi fa sentire davvero pazzesca non è un determinato capo o outfit; ma proprio questo rapporto di autostima in crescendo costante che ho nei confronti di me stessa e che mi veste di good-vibes tutti i giorni.

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Credits:

Foto: Federica Rossi D'Arrigo
Words, styling: Giada Biaggi
Mua: Miriam Razza

Sitting Editor: Sara Moschini
Location: Acquario Civico di Milano

LaHasna indossa activewear e costumi Und, trench talent's own, occhiali Dior vintage

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Dalston con Sabrina, 5 luoghi da visitare (e provare) secondo la modella

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A spasso per il quartiere cool di Londra con una guida speciale

Dalston è uno dei quartieri più gettonati di Londra ormai da parecchi anni. Multietnico, colorato e in continua evoluzione, resta in alto nella top 10 dei luoghi da visitare nella capitale britannica per assaporarne al meglio l'essenza.

Per l'occasione abbiamo scelto una guida ad hoc, Sabrina, che lo londinese lo è d'adozione da un paio di anni, modella new face ci ha portato tra le vie del quartiere raccontandoci quelli che secondo lei - e i suoi amici - sono i 5 must-have da visitare nel quartiere.

Scoprite i suoi consigli tra uno scatto e l'altro.

Rilassarsi in compagnia o in solitaria: Dalston Eastern Curve Garden.

Una delle sorprese del quartiere è questo giardino magico, a pochi passi dalla fermata di Dalston Junction. Un angolo immerso nel verde dove è possibile trascorrere del tempo leggendo un libro, bevendo una bibita - potreste anche decidere di portarvi il pranzo da casa e consumarlo direttamente qui - oppure chiacchierrare con gli amici, trasformandolo nel luogo di ritrovo ideale.

Friendly con tutti, soprattutto con i bambini, oltre al bar uno spazio dedicato ai giochi proprio in fondo al giardino.


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Godersi un buon film lontani dal caos del centro: Rio Cinema.

Una vera e propria istituzione del quartiere, il Rio Cinema nasce più di cento anni fa, è aperto 364 giorni l'anno e offre 1300 proiezioni. Dagli anni Settanta è gestito da una società no-profit e recentemente ha inaugurato un nuovo bar nel basement.

Perché andarci? Il Daily Telegraph lo ha definito uno dei migliori cinema di Londra e varrebbe la pena visitarlo almeno una volta, fosse solo per l'originalità degli interni e per la sua storia.

Se siete di passaggio a Dalston fermatevi per uno spettacolo, le proiezioni sono sempre attente alle novità indipendenti e potreste aver la fortuna di imbattervi in uno dei tanti festival a calendario: East End Film Festival, The London Feminist Film Festival, Doc'n Roll, the Fringe! Gay Film Fest e il Turkish Film Festival.


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Dove fare acquisti, rigorosamente vintage: Pellicans & Parrots.

Per gli amanti del second-hand e del vintage Dalston è il posto giusto. Le proposte sono tante, variegate e con fasce di prezzo differenti. Uno dei migliori, però, è il Pellicans & Parrots, collocato sulla via principale, Stoke Newington Rd.

La selezione è raffinata, le novità continue - potreste incappare in una camicia di Kenzo, per esempio, in pura seta a non più di 40 £.

Last but not least, gli interni dello shop: curati nei dettagli, e con quel tocco British che conquista sempre.


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Brunch nel weekend: Rudie's.

Dai drink alle varianti vegetariane, la cucina caraibica di Rudie's è tra le migliori del quartiere. Il loro piatto forte è decisamente il pollo marinato per ventiquattro ore con ingredienti segreti. Un mix di sapori e profumi difficile da descrivere a parole.

E se pensate a un conto da capogiro vi sbagliate di grosso: un quarto del loro famoso jerk chicken costa 7.50 £. Un motivo in più per farci un salto.


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Assaporare lo spirito del quartiere: Ridley Road Market.

Immaginate il tipico vociare dei mercati, i colori accesi della frutta e della verdura che adibiscono le bancarelle, il profumo di cibo che fa salire l'acquolina in bocca. Ecco, Ridley Road Market è tutto questo all'ennesima potenza.

La via dove si sviluppa quotidinamente, dalle 08.00 fino alle 18.00, è piuttosto piccola ma passeggiare qui durante l'ora di punta vi darà l'impressione di fare un salto indietro nel tempo.

E nelle giornate di sole è ancora più bello.

Foto: Alessandro Mitola
Moda: Francesca Crippa
Modella: Sabrina @models1 

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Simone Rutigliano: «La moda, il mio mondo sicuro»

Abbiamo incontrato Simone Rutigliano per parlare di moda, libertà di espressione e locali notturni


Stylist di giorno, door selector di notte (al Plastic, storico locale milanese). La moda per Simone Rutigliano ha sempre ricoperto un ruolo importante, permettendogli di entrare in mondi diversi e di creare immaginari ancora inesplorati.

È lui il protagonista del servizio fotografico e della nostra intervista.


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Dolcevita ETRO, giacca ACT N°1, bodychain VERSACE


Come nasce la tua passione per la moda?
La moda nella mia vita è entrata prima come gioco, poi come passione. L’ho sempre considerata come un mondo sicuro dove potermi rifugiare ed essere qualsiasi cosa volessi. È come interpreto la mia vita, la chiave per esplorare nuovi lati di me.

Quando hai capito che avrebbe avuto un ruolo centrale nella tua vita?
Già alle medie, quando ero un bambino robusto che si vestiva in maniera particolare e che ovviamente veniva preso di mira. Non mi interessava, però: andavo dritto per la mia strada e indossavo quello che volevo, totalmente diverso dagli stampi dei miei compagni di classe.


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Camicia e collana VERSACE


Ti ricordi da bambino qual era l’impatto della moda nella tua quotidianità?
Io arrivo dalla provincia di Milano e avevo la costante sensazione di vivere in una dimensione periferica, a ogni livello. Il mio unico modo per fuggire dalla realtà erano le riviste di moda: guardavo le campagne, appendevo sulla parete le foto e da lì sognavo di entrare in quel mondo che mi attraeva così tanto.

E oggi ce l’hai fatta. Senti di stare camminando nella direzione giusta?
Esatto, se mi guardo indietro vedo che, piano piano, sto raggiungendo quello che volevo.


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Camicia e pantaloni DAVI PARIS, trench VERSACE

Che ruolo ha avuto Milano nella tua affermazione?
Per me è casa. A Milano si respira un’energia speciale che ho ritrovato solo in poche altre città, come Parigi o New York. Mi piace tutto: dalle piccole vie all’architettura. Mi auguro di viaggiare molto nella vita, ma so che una parte del mio cuore e delle mie radici sarà sempre qui, a Milano.

Cosa ti piace di più dell’essere uno stylist?
Mi piace il fatto che io possa reinterpretare diverse estetiche e altri mondi, rendendoli miei. Gioco con stili sempre differenti e mi diverto a creare un nuovo immaginario ogni volta.


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Cappotto ROBERTO CAVALLI, camicia ACT N°1, pantaloni ETRO, boots ROBERTO CAVALLI


Da dove viene la tua ispirazione?
Dipende. La quotidianità ha un grande peso: per un periodo sono rimasto bloccato nell’estetica dell’ufficio, un mondo vintage di scrivanie e computer anni ’90. C’è una continua ricerca che può svilupparsi osservando quello che mi circonda, vedendo una mostra, scoprendo le vie di Milano, l’architettura di una città, la musica.

C’è un accessorio o un capo che ricorre spesso nei tuoi lavori da stylist?
Sì. La cosa che preferisco in assoluto nell’abbigliamento sono le strutture, quindi camicie e giacche. Mi interessa come queste possano ridefinire il corpo. Sono particolarmente affascinato dalla figura umana, penso sempre a come poterla cambiare, trasformare.


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Completo ROBERTO CAVALLI, dolcevita ETRO, boots ROBERTO CAVALLI


Quali sono i marchi a cui sei più legato?
Sono uno che differenzia molto il giorno dalla notte. Fino alle 18 mi vedrei sempre in total look Prada. La sera, invece, grande sfarzo. Non ho nessun problema a osare: non mi pongo limiti e mi diverto spesso con accessori, accostamenti di colori, scarpe.

Cosa ti ha fatto capire l’essere uno stylist?
C’è un insegnamento molto importante che ho appreso: quello di non giudicare mai le cose a prescindere, ma di capirle.


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Camicia N°21, giacca e sciarpa ETRO


Accanto all’attività di stylist c’è anche quella di door selector. In cosa consiste esattamente?
La leggenda vuole che si tratti di una figura che, alle porte di un club, decida chi entra e chi no. In realtà le cose sono molto cambiate. L’obiettivo è quello di raggruppare delle persone per creare, all’interno, un posto sicuro e confortevole. Come un guardiano.

Tu cosa consigli di indossare per passare la selezione e poter, quindi, entrare nel locale?
Con l’epoca digital, il concetto di come ti vesti per andare a ballare è cambiato. Più che gli abbinamenti, io ricerco l’attitude nelle persone. Se hai voglia di vestirti in modo stranissimo sei il benvenuto, ma anche se indossi una semplice T-shirt: l’importante è essere trasparenti, senza maschere. È più un “io ti vedo e ti capisco”.


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Maglia ETRO, foulard, spilla e pantaloni VERSACE


Quali sono le tue icone di stile?
La lista è lunghissima, apprezzo molto i singoli lavori di diverse persone. Al momento ammiro molto lo stile di Cody Fern e di Ezra Miller, stanno rivoluzionando la concezione della moda maschile.

Qual è la frase che ti ritrovi a ripetere più spesso?
Sono molto severo con me stesso e puntiglioso e meticoloso sulle mie faccende. Quello che mi ripeto sempre è: “È questo il massimo? No, puoi fare di più”. Bisogna sempre spingersi oltre e non aver mai paura di rischiare. Buttati, fallo e dai il massimo.


Credits:

Foto: Claudia Ferri
Fashion: Francesca Crippa
Grooming: Antonia Deffenu
Words: Sabrina Patilli
Sitting Editors: Sara Moschini e Daniela Losini

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