Marco Mengoni vince lo scettro di “best dressed” della prima serata del Festival di Sanremo: ecco i suoi look
È tornato su quel palco che lo scorso anno lo aveva visto trionfare in una veste inedita, quella di co-conduttore, e possiamo dirlo: ieri sera Marco Mengoni ha passato l’esame a pieni voti.
Re indiscusso della prima serata di questa nuova edizione del Festival di Sanremo (se ve li siete persi, qui trovate i look più interessanti di ieri), il cantante ha dimostrato di avere la stoffa dello showman.
Sicuro e spigliato, sul palco si è subito dimostrato a proprio agio destreggiandosi con estrema disinvoltura tra gag divertenti, siparietti utilizzati per veicolare messaggi importanti ed esibizioni da brividi (a partire dalla performance di “Due Vite”)
Ma anche in quanto a stile non ha avuto rivali. Dall’inizio alla fine della serata ci ha deliziato, infatti, con look uno più stiloso dell’altro, tutti firmati dai più grandi nomi della moda italiana.
E, come aveva anticipato in conferenza stampa, non sono mancati lustrini e paillettes.
I look di Marco Mengoni sul palco dell’Ariston
Emozionatissimo, proprio in apertura del Festival, Marco Mengoni ha sciolto il ghiaccio con un completo blu dal fit oversize, di Armani, impreziosito da vistosi ricami “bling bling”.
Poi è stata la volta di uno dei look più iconici della serata di ieri, quello scelto per cantare sul palco “Due Vite”: un top di cristalli completamente trasparente realizzato per lui da Atelier Versace (indossato con gioielli Tiffany&Co.).
Ma non solo outfit brillanti, il co-conduttore di questa prima serata del Festival di Sanremo ha optato anche per abbinamenti più grintosi: come il completo in pelle di Versace.
Rossa pure la cappa in seta di Valentino, disegnata per lui da Pierpaolo Piccioli, abbinata a una maglia con decorazioni floreali e a pantaloni sartoriali en pendant.
Nella seconda parte della serata, invece, ha osato con un total look di Fendi con blazer e gonna in pelle e maglia sheer.
E per gli ultimi momenti sul palco è tornato a sfoggiare ancora una volta un total look di Valentino: questa volta composto da un capo super basic del guardaroba, una camicia bianca in popeline di cotone, e un pezzo couture, un paio di pantaloni effetto denim in gazar ricamati con perline di vetro.
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Scommettiamo che quest'estate non balleremo altro che questi tormentoni

La gara ai tormentoni dell'estate 2023 è iniziata e ai nastri di partenza abbiamo quasi tutti i grandi nomi della musica italiana.
Sembra infatti che quest'anno nessuno voglia perdersi la possibilità di vedere il proprio nome in classifica e in estate conta solo una cosa: far cantare e (possibilmente) ballare.
Perché si chiamano tormentoni?
Perché hanno l'obiettivo di rimanere nella testa delle persone. Da qui il concetto di tormentare.
Perché anche i più irriducibili, quelli che si lamentano della povertà di contenuto, dell'assenza di melodia, si ritrovano - loro malgrado - prima o poi a fischiettarli sotto la doccia della spiaggia.
Ma arriviamo al dunque: ecco le canzoni che si candidano a diventare i tormentoni dell'estate 2023.
Quali sono i tormentoni dell'estate 2023
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Fedez, Annalisa, Articolo 31 - Disco Paradise
La pace fatta tra Fedez e J-Ax (e tra J-Ax e Dj Jad) non poteva non essere sugellata da un brano sicuro portatore di incassi. La voce di Annalisa fa il resto e rende la canzone un immediato picchio nella testa.
Marco Mengoni ed Elodie - Pazza Musica
Fiati ritmati, sonorità r'n'b e soul, uniti alla figaggine (nessun altro termine più elegante renderebbe l'idea) dell'accoppiata. Dopo la ballad vincitrice di Sanremo, Marco Mengoni aveva bisogno di svagarsi un po' e farci svagare. Ed Elodie, beh è Elodie.
Tommaso Paradiso e Baustelle - Amore indiano
C'è stato un tempo in cui la musica indie italiana esisteva davvero ed era anche abbastanza snob rispetto al pop e al mainstream. Che piaccia o no, i confini ora non esistono più (o perlomeno, sono sempre meno definiti). E la prova ultima arriva da una collaborazione che solo fino a qualche anno fa sarebbe sembrata impensabile, quella tra Tommaso Paradiso e i Baustelle. Eppure, il risultato è una ballata strappalacrime, che forse non ci farà ballare sulle piste o in spiaggia, ma di sicuro ci farà cantare a squarciagola.
Paola e Chiara - Mare Caos
Sono tornate a furor di popolo con Furore (appunto) lo scorso Sanremo e ora rieccole con un altro brano che ha tutti gli ingredienti da tormentone estivo in tipico stile sorelle Iezzi: ritmo latino, chitarre spagnoleggianti, sonorità anni Ottanta ed elettronica moderna. Ma c'è chi dice che potrebbe essere soppiantato da un altro brano, una collaborazione con cui Paola e Chiara potrebbero fare doppietta in classifica, quella coi Boomdabash, altri re delle scorse estati. Staremo a vedere.
** Nel frattempo qui le abbiamo fatte cantare **
Gianni Morandi e Jovanotti - Evviva!
Due nomi, il titolo. Che altro aggiungere? I due volti dell'allegria e della gioia di vivere. Avercene.
Pinguini Tattici Nucleari - Rubami la notte
Esplosi con Ringo Starr, non si sono più fermati e hanno sfornato una hit dietro l'altra, come neanche la migliore intelligenza artificiale avrebbe saputo fare a tavolino. E anche questo brano non sarà da meno. Ascoltare una volta per credere. Riccardo (Zanotti, cantante e autore della band) spiegaci come fai.
Ariete - Un'altra ora
Canzone che sa già di malinconia da fine estate e che viene voglia di cantare coi finestrini abbassati tornando a casa la notte. Non sappiamo se replicherà il successo di L'ultima notte, ma le premesse ci sono tutte.
Elettra Lamborghini - Mani in alto
Ultima solo in ordine di uscita. Il 2 giugno la Twerking Queen ha lanciato ElettraTon, il nuovo album da cui è estratto questo singolo pensato apposta per l'estate. Il videoclip non esiste ancora, ma basta ascoltare i primi secondi del brano per capire che Elettra ha colpito ancora.
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Fashion Pills: cos'è successo questa settimana nel mondo della moda in 5 news

Festival canori e cinematografici, propositi oziosi e shopping vacanziero: per fortuna che a ricordarci che la bella stagione è arrivata sono le tradizionali manifestazioni estive, perché è certo che se dovessimo basarci sulle intemperanze climatiche parrebbe più autunno inoltrato.
E per fortuna anche che a risollevarci il morale arrivano le belle notizie dei premi alla creatività che avanza, altra gradita consuetudine della primavera. Non ci resta che lasciarvi alla lettura con un solo augurio: che il weekend sia finalmente #rainfree! #FashionPills
Fashion Pills: lunedì and the winner is… parola di International Woolmark Prize
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Chi bazzica da insider il mondo della moda conosce bene l’International Woolmark Prize, un premio che negli anni è riuscito a scovare alcuni dei più promettenti designer internazionali - tra cui una giovane Gabriela Hearst, vincitrice nel 2016 - portandoli per primo all’attenzione del pubblico. Ecco perché ai risultati di questa competizione gli addetti ai lavori guardano sempre con curiosità, anche considerando i nomi di peso che siedono in giuria, fra Carine Roitfeld, Pieter Mulier di Alaïa, Francesco Risso di Marni e Tim Banks. Altra particolarità del premio è la sua unicità: è infatti il solo riconoscimento che non si limita a celebrare la creatività umana, ma anche quella della natura, incentrato com’è su di una fibra eccellente, la lana merino, e sugli animali, il suolo, gli agricoltori. Insomma, un premio diverso da tutti gli altri. Ecco, dunque i nomi da tenere d’occhio nei prossimi anni: Lagos Space Programme, marchio di design concettuale non binario dietro cui si cela il nigeriano Adeju Thompson, A. Roege Hove, designer danese che ha ricevuto il Karl Lagerfeld Award for Innovation, a cui si aggiunge Byborre, insignito del Supply Chain Award. #AwardWinningYarns
Fashion Pills: martedì e Jeanne du Barry in Chanel
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Che questo sia il momento di film e serie tv in costume ne avevamo avuto diverse avvisaglie, a cominciare dal fortunatissimo filone di Bridgerton, a cui si è da poco aggiunto lo spin-off dedicato alla regina Carlotta. Ma la certezza ha il sigillo di una maison che non richiede presentazioni, Chanel, che ha collaborato niente poco di meno che al film di apertura del Festival di Cannes. La pellicola, proiettata il 16 maggio nella cittadina francese, è sotto gli occhi di tutti – sulla Croisette e non solo – per diversi motivi: segna infatti la rentrée sulle scene di Johnny Depp dopo le vicissitudini giudiziarie, ma anche l’atteso ritorno dietro alla macchina da presa di Maïwenn, che ha personalmente sceneggiato la storia della giovane Jeanne du Barry, nata povera e divenuta la favorita di Luigi XV. Ebbene, è proprio questa l’occasione scelta da Chanel per cimentarsi nel costume cinematografico, disegnando, insieme al costumista Jürgen Doering, sei abiti della du Barry, a cui vengono affiancati i lussuosi gioielli della Haute Joaillerie della stessa maison e i deliziosi copricapi di Maison Michel. #DramaKing
Fashion Pills: mercoledì e un nuovo Omega friend: Marco Mengoni
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Il 2023 è decisamente l’anno di Marco Mengoni, prima trionfatore del festival di Sanremo e poi chiamato a rappresentare l’Italia all’Eurovision (dove si è classificato quarto). Ma non solo, perché quest’anno segna il suo tredicesimo di carriera, incoronandolo come una delle più grandi star della canzone italiana con ben 72 dischi di platino, 2 miliardi di stream audio/video, e un grande tour live, che lo vedrà calcare i palchi di alcuni dei principali palazzetti europei e dei più importanti stadi italiani. Insomma, gli occhi di tutti sono puntati su questo artista decisamente straordinario, scelto da Omega come ospite dell’evento di lancio della collezione Aqua Terra Shades, e come nuovo friend of the brand. In attesa di vedere gli effetti di questa inedita collaborazione, che si iscrive nel fortunato filone del sempre più stretto rapporto fra moda e musica, noi aspettiamo con impazienza la prossima hit di Mengoni. #MusicTime
Fashion Pills: giovedì e Dior sbarca al lago di Como
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Tra le mete estive che il Belpaese offre al turismo d’altra gamma non può certo mancare il lago di Como. La località, dopo essere balzata agli onori delle cronache come buen retiro del mitico George Clooney, è infatti diventata meta ambita del jet set internazionale. E con i suoi scorci panoramici, la natura lussureggiante, le ville pastello che sembrano disegnate da Wes Anderson, il lungolago è ormai entrato di diritto nelle destinazioni per lo shopping più esclusivo. Che, da quest’anno, si arricchisce di un nuovo indirizzo: il pop up store di Dior. Ospitata negli spazi di Tessabit a Villa D’Este, la griffe parigina ha aperto le porte del suo temporary shop il 10 maggio, proponendo, in un elegante ambiente contraddistinto da un sottile gioco di materiali e colori, la collezione Dior Fall 2023, un guardaroba che celebra l'eccellenza del savoir-faire indiano, a cui si aggiunge la capsule Dioriviera. Chiude il cerchio la gamma completa di accessori personalizzati dall'iconico motivo toile de Jouy. E una domanda sorge spontanea: chissà come avrebbero accolto i Promessi Sposi, là su quel ramo del lago di Como, la notizia dell’arrivo di un ospite di così alto rango. #SummerShopping
Fashion Pills: venerdì e Pull&Bear x Tini
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Drappeggi, trasparenze, tagli asimmetrici e tessuti in rete. E poi nero, fucsia e tonalità metal: sono questi i capisaldi della collezione che segna il sodalizio artistico fra Tini Stoessel, fenomeno del panorama musicale e della tv dei ragazzi, e Pull&Bear, marchio giovane del gruppo Inditex (quello, per intenderci, in cui figurano anche Zara, Bershka, Stradivarius, Oysho, Massimo Dutti e tanti altri). Pull&Bear x Tini è un esercizio di stile personale e immortala il carattere unico di Tini in una capsule collection ricca di capi divertenti e glamour, ispirati al lifestyle dell'artista. Composta da modelli adatti soprattutto alle occasioni di festa, la collezione include una selezione di pezzi come abiti lunghi, jeans e top, tra cui spicca uno dei modelli chiave della linea: il vestito metallizzato in rete. Illustrata da un editoriale, e da uno short movie in cui Tini si muove sicura indossando i capi che portano il suo nome in un'atmosfera minimalista, la collezione in vendita a partire da metà maggio è già saldamente in testa alle wishlist estive della Z Generation. #StarDust
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Marco Mengoni verso Eurovision: poker di sold out

Sono già sold out le quattro anteprime live di Marco Mengoni, quattro tappe europee che lo avvicineranno ad Eurovision: il 24 aprile a Parigi (La Cigale), il 25 aprile a Bruxelles (Ancienne Belgique), il 27 aprile a Francoforte (Batschkapp) e infine il 29 aprile a Zurigo (Komplex 457).
Queste sono le città che attendono a fine aprile il nuovo viaggio oltre confine del cantautore, per poi approdare a Liverpool il 13 maggio per la finale dell’Eurovision Song Contest 2023 dove rappresenterà l’Italia con DUE VITE, certificato oggi doppio disco di platino, il 70° della sua carriera.
Marco Mengoni è attualmente impegnato in studio per la realizzazione dell’ultimo capitolo di MATERIA, in uscita prima dell’estate, anticipato dal singolo DUE VITE, brano che continua ad essere tra i più amati del pubblico ad oltre un mese dalla vittoria alla 73esima edizione del Festival di Sanremo.
DUE VITE ha, infatti, già raggiunto il doppio disco di platino e, ad oggi, sono oltre 40 milioni le visualizzazioni del videoclip ufficiale.
Dopo aver debuttato al primo posto di tutte le classifiche streaming e download italiane, al 49# nella classifica global di Spotify e aver totalizzato oltre 70 milioni di stream audio/video, rimane stabile ai vertici delle top chart dei singoli in Italia. Nella settimana di lancio, il brano è anche entrato in 54 classifiche di iTunes: al primo posto in Italia, Svizzera, Slovenia e Lussemburgo e in top10 in Belgio, Francia, Germania, Romania, Spagna e Slovacchia.
Due Vite è inoltre al vertice delle classifiche di Shazam e dei brani di Sanremo più popolari su TikTok, oltre ad essere stato decretato da EarOne come il brano più radiofonico tra le canzoni in gara al Festival di Sanremo.
A dieci anni dalla prima partecipazione all’Eurovision Song Contest a Malmö nel 2013 con “L’essenziale” - brano certificato quattro volte disco di platino - Marco Mengoni è pronto a tornare su quel palco e a condividere l’energia e la forza di DUE VITE (in una versione riarrangiata per questa occasione unica).
Due Vite (Epic Records Italy / Sony Music Italy) parla di rapporti, mettendo al centro la relazione più intima, quella con se stessi. Un invito ad affrontare la vita con onestà, senza rimpianti e senza pensare a cosa dovremmo o vorremmo essere, ad accettare anche gli errori come momenti di crescita. Un racconto molto serrato con due livelli di lettura: un racconto onirico, ricco di immagini e figure legate all'inconscio, che si mischia a scene e dettagli molto realistici, autobiografici. Questo brano rappresenta una riflessione sulla necessità di affrontare la vita godendosi realmente ogni attimo, da quelli di noia anche solo apparente ai sentimenti più accesi, perché tutti sono parte della nostra esistenza.
Il brano è scritto dallo stesso Mengoni con Davide Petrella e Davide Simonetta; la produzione del brano è di E.D.D. e Simonetta.
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13 anni di carriera, 7 album in studio, 70 dischi di platino, oltre 1.8 miliardi di stream audio/video e 9 tour live per Marco Mengoni alla vigilia delle imminenti anteprime live in europa in attesa della partecipazione all’Eurovision 2023, che rappresentano un ulteriore trionfo di questi ultimi due fortunatissimi anni di traguardi, iniziati con la pubblicazione di Materia (Terra) a dicembre 2021 - primo album del progetto discografico MATERIA - proseguiti con due imperdibili show negli stadi di Milano e Roma la scorsa estate e ad una serie di palazzetti sold out in autunno insieme all’uscita dell’album Materia (Pelle) e alla vittoria del 73° Festival di Sanremo con il brano “Due Vite”, il primo tassello dell’ultimo capitolo della trilogia discografica (già triplo platino), la cui uscita è prevista prima della partenza del live estivo.
Infatti, Marco Mengoni ha dato appuntamento al suo pubblico, oltre che nelle principali città europee, anche nei più importanti stadi italiani, di cui sono già sold out le date di Salerno (24 giugno), Bari (28 giugno), Bologna (1 luglio) e Milano (8 luglio).
Il tour inizierà con la data zero in programma a Bibione (17 giugno) e toccherà anche le città di Padova (20 giugno) e Torino (5 luglio) prima del gran finale live il 15 luglio al Circo Massimo a Roma.
Un evento unico ed eccezionale in una location deputata ai grandi happening che chiuderà la sua fortunatissima prossima stagione live estiva.
Il tour è organizzato e prodotto da Live Nation. I biglietti per la data al Circo Massimo e per le date di Bibione, Padova e Torino sono disponibili su www.ticketone.it, www.ticketmaster.it, www.vivaticket.com
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Marco Mengoni: E poi mi sono sentito speciale
Alla vigilia del lancio del nuovo album, Marco Mengoni ricorda quando il successo era molto lontano, tutto era più difficile e lui si nascondeva. Finché ha capito che avrebbe potuto accettarsi. E ha cominciato ad amare
anche il suo naso
È sempre difficile iniziare un racconto. Di solito ci metto un po’ a trovare l’idea giusta. Questa volta no: finita l’intervista a Marco Mengoni, lunga, generosa, piena di spunti, avevo addirittura l’imbarazzo della scelta. Avrei potuto dirvi come mi sono preparata a quest’incontro, facendomi incuriosire e contagiare dall’entusiasmo della mia collega Daniela, sua super-fan: «Vedrai, è un ragazzo speciale, delicato, un po’ d’altri tempi». Oppure avrei potuto cominciare con l’ultima cosa che Marco mi ha detto: «Ha visto le foto di moda che mi hanno fatto?». Poi mi ha mostrato una cornice dove erano appiccicate le immagini di questo servizio. «Sono bellissime». Ma alla fine ho pensato che quello che ha reso davvero unico questo incontro è stato ascoltare con lui, nel suo studio di Milano, i cinque inediti del nuovo album, Marco Mengoni Live, in uscita: due dischi con tutto il repertorio dal vivo. Vedere come si emozionava, sentirlo cantare sottovoce sopra la sua voce registrata, commentare insieme ogni pezzo. Sì, lo so, sono stata ancora più privilegiata di chi sta dietro le quinte del suo tour, adesso in giro per l’Italia, tutto esaurito quasi ovunque, e che dal 6 dicembre sbarcherà in nove città europee, da Francoforte ad Amsterdam, da Zurigo a Varsavia.
Per chi non lo sapesse, Marco Mengoni è uno che non si accontenta mai. È soddisfatto del suo nuovo album?
«Diciamo che lo sono al 70-80 per cento, che per me è tantissimo. La verità è che quando sei sul punto di chiudere l’album, hai già voglia di stravolgere quello che hai fatto fino a quel momento perché mentre arrangi il disco, vivi, evolvi, cambi e ti vengono nuove idee».
Ci rivela un aspetto sorprendente di questo album?
«In alcuni brani inediti c’è molto soul. Magari è l’inizio di un nuovo progetto nella direzione “black”».
Abbiamo ascoltato insieme la canzone Proteggiti da me.
Nel testo parla di rimorsi. Lei ne ha?
«Sì. A volte non so fermarmi, capire che cosa mi sta succedendo. È come se mi scordassi di vivere. Chi fa il mio mestiere non ha una vita normale. Eppure io ne ho bisogno e combatto per averla. Ho la necessità di uscire la mattina, fare una passeggiata, la spesa, andare in un posto affollato, come tutti gli altri».
Che cosa la emoziona di più?
«Questo lavoro ti fa vivere a mille. Sul palco c’è un’energia pazzesca che penetra dentro. Poi quando torni a casa tutto sembra più piccolo e rischi di sminuire la quotidianità. Invece devi razionalizzare, chiederti: “Da che parte voglio stare?”. Pian piano capisci che vivi in due mondi diversi e anche la vita “normale” emoziona».
In che modo, per esempio?
«Sono il confessore di tutti i miei amici: mi chiedono consigli. Li ascolto, perché ho fame di esperienze, parole, racconti. So che, prestando attenzione agli altri, aiuto anche me stesso».
La musica le trasmetteva molta energia anche prima di raggiungere il successo?
«Sì, l’energia ti arriva comunque, anche se suoni ai matrimoni, come facevo da ragazzo. Ho iniziato a fare musica in modo un po’ inconsapevole, iscrivendomi a uno stage al Tuscia In Jazz Festival. Non avevo una grande cultura musicale, avevo ascoltato a malapena Summertime di Ella Fitzgerald: a 14 anni non sapevo nulla».
Lo stage era un regalo dei suoi genitori?
«No, l’ho pagato con i soldi che ho risparmiato lavorando nel bar di alcuni amici di famiglia. Ho iniziato a 14 anni: mi è servito, perché “Marco piccolo” faceva fatica a vivere in società. Mi sono messo alla prova e, con i soldi, ho comprato un computer, le casse, un software per crea-re musica e, dopo qualche anno, mi sono trasferito a Roma dove ho cominciato a lavorare in uno studio di registrazione come fonico».
La sua mamma era d’accordo che lei avesse un impiego a 14 anni, durante il tempo libero?
«Sono figlio unico e voleva che studiassi, che fossi il più bravo della classe. In realtà lo ero, frequentavo l’Istituto d’arte, ero anche l’unico ad avere 10 in condotta, ma forse le mamme ci vedono più fragili di quello che siamo».
Magari i suoi genitori volevano che lei avesse una vita diversa dalla loro.
«Forse sì, mia madre ha iniziato a lavorare da giovane nel negozio di abbigliamento di famiglia e anche mio padre ha cominciato presto. Ma forse anche no, altrimenti il mio papà, quando gli ho detto che volevo andare a vivere a Roma, non mi avrebbe mai detto: “Esci pure da casa, la scelta è tua. Ma io non ti mantengo”».
È stato coraggioso ad andarsene.
«Sì, ma ho fatto la fame per molto tempo: la sera lavoravo in un pub a Frascati, perché da fonico non riuscivo a guadagnare abbastanza».
Crisi o non crisi, ha guadagnato abbastanza per comprare una casa a Milano.
«Sì, ma l’ho acquistata con il mutuo».
Chi ha intuito per primo il suo talento?
«Il mio amico Gabriele, che adesso lavora in Marina. Un giorno facevamo il karaoke e lui mi ha detto: “Guarda che non sei niente male”. Lui suonava la batteria nel mio primo gruppo, che si chiamava The Brainless, “I senza cervello”. Io ero alle tastiere. Avevo iniziato a prendere lezioni di pianoforte, ma dopo qualche mese ho smesso: il solfeggio era troppo noioso. Però avevo capito come si facevano gli accordi: è una questione matematica».
Con il suo gruppo avete avuto successo?
«Volevamo vincere a tutti i costi un concorso musicale organizzato nel mio paese, Ronciglione, provincia di Viterbo. Gareggiavano quattro band. Noi cantavamo The Great Gig in the Sky dei Pink Floyd dove c’è una corista che urla come una pazza. Io la imitavo e suonavo anche le tastiere. Siamo arrivati ultimi».
Fisicamente, com’era da adolescente?
«Un’altra persona. Ero un mangiatore seriale di Nutella: una volta ne ho divorato tre chili in una settimana. Ho avuto talmente tante coliche che sono finito anche in ospedale».
Il video di una delle sue canzoni più amate, Guerriero, racconta la storia di un bambino vittima di bullismo. Lo è stato anche lei?
«Proprio bullizzato no, ma ognuno di noi ha assorbito un po’ di negatività a scuola: c’è sempre un gruppo che ti emargina. Da piccolo ero un solitario».
Per avere più fiducia in se stesso, a chi si è appoggiato? «Quando sei piccolo, è difficile ascoltare i genitori. I tuoi complessi puoi capirli solo tu. Io mi vergognavo, per esempio, di uscire con gli occhiali da sole: mi sembravano troppo estrosi. Se mia mamma mi diceva: “Stai bene”, oppure: “Non metterti i maglioni della taglia XXL”, non le davo retta. Il problema era solo nella mia testa, nell’accettazione del mio corpo. Mi coprivo tutto, con sciarpe e capelli lunghi».
Ha un naso bellissimo, ma da adolescente non le piaceva. Ha avuto bisogno del suo “esercito” di fan per capire che lei è davvero un bel ragazzo?
«No, ci sono arrivato prima. Avere complessi fa parte dell’essere umano. Inizi ad accettarti quando capisci che nel mondo non c’è nessuno come te: sei speciale, unico. E adesso il mio naso mi piace».
Nel 2015 è stato premiato al Senato come personaggio con maggior “Sentimento Positivo” dal Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza. Nei testi delle sue canzoni parla spesso della forza e della fragilità nei ragazzi. È diventato un simbolo per molti giovani. Che effetto le fa?
«Ogni tanto mi viene un po’ d’angoscia: è come se tutti si aspettassero da me messaggi importanti. Mi chiedo: “E se sbaglio qualcosa?”. In realtà sono solo me stesso, non sto fingendo di essere una buona persona. Certo, anch’io ogni tanto bevo qualche bicchiere di vino e mi diverto con il burraco».
Burraco? Gioca a carte?
«Sì, spesso, con i miei amici. E chi perde deve fare qualcosa di stupido: entrare in un negozio e urlare alla cassiera: “Sei una matta”, o girare nudo in strada. In realtà non lo fa nessuno perché scegliamo penitenze troppo assurde».
È vero che le piace anche cucinare?
«Sì, mi rilassa molto. Ogni tanto organizzo cene a tema. Ne ho dedicata una al colore verde e il menu era tutto a base di pistacchio, dai supplì alle cotolette. Ho imparato da piccolo perché mio nonno paterno aveva un caseificio e un orto: preparavamo le verdure insieme. Ora faccio fare a mia nonna Jolanda dei video tutorial che lei manda via chat a tutti i nipoti. Viviamo a Milano in tre: io, mia cugina Claudia, che lavora con me, e Giulia, arrivata un mese fa a casa mia con il fidanzato. Il mio appartamento è un porto di mare: non so stare da solo. Lo sono stato per troppo tempo».
In famiglia, comunicate sempre via chat?
«Sì, spesso, io con il telefono non ho un buon rapporto. Devo averlo ereditato dalla mia famiglia. Quando mi chiama mia nonna, mi fa aspettare mezz’ora alla cornetta: invece di salutarmi, continua a parlare con mia zia. Ai messaggi ogni tanto rispondo, ma spesso con tre giorni di ritardo».
Per sua nonna, lei è ancora “il nipote che lava i piatti”?
«Vengo da una famiglia matriarcale: mio nonno è mancato molto giovane e la nonna ha tenuto in mano le redini di tutto. Le donne sono sempre state le più forti, quelle che prendono decisioni, mentre gli uomini aiutano. Le mie cugine stanno a tavola, io sparecchio e pulisco i piatti. Ma non mi dà fastidio».
Torniamo alla musica: il video di Sai che l’avete girato negli Stati Uniti, attraversando cinque Stati, 4.000 chilometri in camper. Com’è stata questa esperienza?
«Incredibile. Mi sono trovato in mezzo a un deserto di sale, completamente solo, lontano da tutto, con un drone che mi filmava. Ho pensato tanto, urlato nel silenzio. Se la vacanza è staccare, scoprire luoghi nuovi, quel viaggio lo è stato, anche se stavo lavorando».
“Eravamo felici con poco”, dice il testo. Le capita spesso?
«Non proprio, perché io pretendo tantissimo da me stesso e dagli altri, non mi basta mai poco. Per me la felicità è vivere un’emozione fino in fondo, torturandosi nel sentimento».
Nei suoi testi spesso parla della perdita di un amore. Perché?
«Innamorarsi è bellissimo, ma la parte più interessante di un rapporto è quando finisce: c’è l’angoscia, ma anche l’inizio di un nuovo te, una rinascita. Perché, dopo il naufragio di un amore, sei più consapevole, hai imparato molto di te».
Mi tolga una curiosità: lei sul dito medio ha un tatuaggio a forma di croce. Che significato ha?
«Appartiene a un momento. Magari un giorno ci prendiamo un tè e glielo racconto, ma non ne parlo in un’intervista».
La vita privata di Marco Mengoni sarà sempre inaccessibile?
«Se mi chiede perché in una canzone parlo di una mia sofferenza, le rispondo perché riguarda il mio essere musicista. Non m’inoltro, però, nelle mie vicissitudini personali. Sono un ragazzo che crede negli esseri umani, ma so che alcuni non hanno abbastanza sensibilità per capire. La vita privata ce l’ho, ma fa parte di me».
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