Silvia Stella Osella: designer e consulente dalla filosofia sostenibile
Silvia Stella Osella è una textile & surface designer e trend & color consultant, ha aperto il suo studio a Milano nel 2015 dopo aver lavorato per alcune tra le più importanti aziende tessili in Europa. La tematica ambientale, legata alla sostenibilità e innovazione dei settori di cui si occupa come consulente, è tra le sue priorità. Scoprite cosa ci ha raccontato nell’intervista.
Ci racconti chi sei e cosa fai nella vita?
Sono una designer e consulente, aiuto le aziende e i brand a prendere forma attraverso il colore, le stampe e la corretta analisi delle tendenze. Dopo aver lavorato con importanti gruppi internazionali ho aperto il mio studio di consulenza a Milano, collaborando con brand di moda e interior: dall’abbigliamento agli accessori, dal tessile per la casa a carte da parati e tappeti. Nel 2013 ho partecipato alla creazione di una start up di abbigliamento sostenibile, in un momento in cui se ne parlava ancora troppo poco; da allora, il mio approccio come progettista e come consumatrice è completamente cambiato. Oggi su Instagram cerco di portare all’attenzione delle persone quei brand che, a mio avviso, si muovono in maniera esemplare coniugando etica ed estetica, dimostrando che adesso le alternative non solo ci sono, ma sono anche belle.
Silvia Stella Osella
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Dopo i social di parole (Facebook), foto (Instagram), video (TikTok) e ora anche voce (Clubhouse), quale sarà il prossimo social secondo te?
Personalmente troverei molto interessante una piattaforma che attivi le connessioni creando un reale valore: una rete virtuosa di persone con visioni comuni, una sorta di incubatore e acceleratore di idee, progetti, talenti con una forte componente umana e di contatto. Qualcosa di simile l’ho trovato in Clubhouse agli inizi, ma con la sensazione che tutta quella forza finisse per rimanere un po’ “sospesa”, e in generale ho spesso la percezione che - allo stato attuale - tante idee e intenzioni interessanti finiscano nel vuoto.
Abbiamo visto negli ultimi anni proteste prendere voce e potere grazie ai social: sarà sempre di più così? I social possono avere davvero un ruolo nel definire la storia?
Non ho dubbi a riguardo, e credo che questo ruolo lo abbiano già ora. È abbastanza incredibile pensare a quanto sia scaturito “dal basso” grazie ai social; la possibilità di connessione e la facilità di confronto tra persone dagli ideali comuni negli ultimi anni ha davvero avuto un immenso impatto in molti ambiti della politica e della società in generale. Parlando di sostenibilità, non possiamo ignorare il ruolo che sta giocando la Gen Z nel risveglio della sensibilità di molti - dal micro al macro - su temi legati al cambiamento climatico, e questo anche grazie ai social: per molti è sicuramente il nuovo modo di scendere in piazza e di diffondere nuovi modelli positivi.
« È ormai chiaro che il modello di produzione sregolata a cui siamo stati abituati negli ultimi anni non può più essere sostenibile. Stiamo assistendo a una transizione estremamente interessante »
I social hanno, in molti casi, contribuito a modificare la percezione della nostra immagine, a volte in positivo (la body positivity e la sua diffusione), altre in negativo (l'ambire a stereotipi finti o comunque "filtrati"). Tu che ne pensi?
Se da un lato la mia percezione è che la natura stessa dei social porti spesso ad appiattire molti temi complessi e sfaccettati, dall’altra trovo che la cosa più interessante sia l’estremo ampliamento dei modelli e della rappresentazione del corpo. Penso a che tipo di reference potessimo avere accesso noi, teenager negli anni 90, e a quanta diversità è possibile invece trovare oggi sui social: anche solo il fatto di avere un dibattito aperto e vivo sulla questione credo sia importantissimo.

Foto di Igor Termenon
La moda negli ultimi anni è stata letteralmente travolta e pervasa dai social: l'hanno resa di sicuro più aperta e democratica. Come te la immagini nel futuro?
Circolare, inclusiva e sicuramente ridimensionata: è ormai chiaro che il modello di produzione sregolata a cui siamo stati abituati negli ultimi anni non può più essere sostenibile. Stiamo assistendo a una transizione estremamente interessante, fatta di sperimentazione e materiali innovativi e a basso impatto, di modelli di consumo alternativi e di co-creazione: dalle condivisioni dei brevetti ai dati open-source.
Video credits: Nereidi Studio Images: Alexandre Coppola Director: Andrea Pendola
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Lucia Del Pasqua: creativa multi potenziale
Lucia Del Pasqua la conosciamo da parecchio tempo. D’altronde, come lei stessa si definisce, è sul web “da tempi remoti”. Creativa a tutto tondo, performer all’occorrenza e appassionata da sempre di accessori e capi vintage, Lucia vive e lavora a Milano. Ecco cosa ci ha raccontato nell’intervista.
Ci racconti chi sei e cosa fai nella vita?
Nella vita creo, forse è il modo più facile di descrivere quello che faccio. Nasco come giornalista, divento poi autrice, copywriter, scrittrice, ma rimango “flessibile”: ho fatto televendite in diretta in TV - mi sono divertita tantissimo -, la performer - chi l’avrebbe mai detto mi riuscisse? -, aiuto le persone a vestirsi, a stare bene nei propri panni, sono un direttore creativo, quindi sforno idee soprattutto per la produzione di progetti digitali – figata, no?). Imbastisco 1 milione di progetti personali al secondo, alcuni dei quali diventano realtà (come i quadri fotografici che realizzo con Mauro Serra), altri lo diventeranno – i miei corsi, e una capsule di “pigiamini” con Morgatta Collection, mentre altri ancora rimarranno solo progetti. Diciamo che ho passato anni a incolparmi per saper fare troppe cose, e credere di farle male, dannata poca autostima, a credere che la gente non capisse cosa facessi e quindi ad autofustigarmi per la mia non chiarezza, chiamiamola così; da poco mi sono accettata per così come sono, multi potenziale, e non me ne vergogno più. Amen.
Lucia Del Pasqua
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Dopo i social di parole (Facebook), foto (Instagram), video (TikTok) e ora anche voce (Clubhouse), quale sarà il prossimo social secondo te?
Non credo sarà un social basato sui “sensi mancanti”, d’altronde se lo sapessi veramente sarei milionaria. Quello che spero vivamente è che il prossimo social sia “sociale”, ovvero una socializzazione più “dal vivo”, che da telefono. Ho tanta voglia di tornare anche alla realtà non fatta di pixel.
Abbiamo visto negli ultimi anni proteste prendere voce e potere grazie ai social: sarà sempre di più così? I social possono avere davvero un ruolo nel definire la storia?
Mi pare ovvio, i social sono ormai un media da affiancare a quelli definiti tradizionali, come i giornali. Rimane però sempre, nemmeno più tanto latente, la piaga del “politically correct” che sovente non fa distinguere se queste proteste siano reali o strumenti per arrivare a un riconoscimento sociale, alla cui base manca autenticità.
I social hanno, in molti casi, contribuito a modificare la percezione della nostra immagine, a volte in positivo (la body positivity e la sua diffusione), altre in negativo (l'ambire a stereotipi finti o comunque "filtrati"). Tu che ne pensi?
Anche in questo caso ribadisco che essendo ormai molto difficile riconoscere chi fa battaglie social per qualcosa di buono veramente o per una manciata di like, il mio sentimento a proposito è quello di stanchezza. Sono stanca di fare da spettatrice a battaglie e anche di parteciparvi. Prendiamo ad esempio l’utilizzo dei filtri: nella “vita vera” esistono filtri da anni, donne “fatte di plastica”, nella vita social ci sono filtri di pixel. Arrivati a questo punto di discussione del tema, che credo sia stato abbastanza approfondito, direi che sta all’individuo riconoscere ciò che è filtrato o meno, e come vuole essere. Non esiste e non esisterà mai un mondo privo di filtri “brutti e cattivi”, reali o virtuali, perché l’universo è abitato da umani assai differenti. Il troppo influenzare è propaganda. In questo momento credo che sia bene sensibilizzare, far ragionare, spronare le persone a utilizzare un pensiero critico piuttosto che dire loro di fare o non fare categoricamente quella cosa. Anche per la body positivity bisogna stare attenti: è un messaggio bellissimo di per sé, ma come riconoscere se sia diventato totalmente marketing o pura ideologia? Anche perché moltissime aziende hanno preso questo fenomeno come spunto per le proprie campagne, per la propria comunicazione generale. Lo hanno fatto perché è un trend, perché funziona, o perché trasportati da un sentimento reale? Per questo è sempre più fondamentale che i social debbano avere il ruolo di far muovere i neuroni, non di trasportarli da A a B.
Quali step dovrebbe fare il sistema moda italiano per essere davvero inclusivo oggi?
Se ne parla da anni. credo che il sistema moda stia già facendo dei passi da gigante, e li stia facendo bene, proprio perché in maniera graduale. E questo anche grazie a una parte di social che comunica sempre più la normalità, qualsiasi cosa essa voglia dire.
La moda negli ultimi anni è stata letteralmente travolta e pervasa dai social: l'hanno resa di sicuro più aperta e democratica. Come te la immagini nel futuro?
Il futuro adesso è presente, quindi me lo immagino esattamente così com’è.
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Fjona Cakalli: tech influencer poliedrica
Fjona Cakalli nasce a Tirana nel 1987, si trasferisce con la famiglia in Italia quattro anni dopo e fin da bambina coltiva la passione per i videogame. Poco più che ventenne crea techprincess.it, il primo portale italiano dedicato ai videogiochi e gestito interamente da ragazze. Oggi è una tech influencer che spazia dalla tv al web. Scoprite cosa ci ha raccontato nell’intervista.
Ci racconti chi sei e cosa fai nella vita?
Dopo i social di parole (Facebook), foto (Instagram), video (TikTok) e ora anche voce (Clubhouse), quale sarà il prossimo social secondo te? Non so perché ma ho la sensazione che i blog potranno riprendere lo spazio che si meritano. Lo so, il blog non è una piattaforma social, ma credo che tutto quello in cui viviamo appartenga a un cerchio che a un certo punto si chiude e tutto ricomincia da capo, spesso in modo migliore di prima.
Abbiamo visto negli ultimi anni proteste prendere voce e potere grazie ai social: sarà sempre di più così? I social possono avere davvero un ruolo nel definire la storia?
I social hanno, in molti casi, contribuito a modificare la percezione della nostra immagine, a volte in positivo (la body positivity e la sua diffusione), altre in negativo (l'ambire a stereotipi finti o comunque "filtrati"). Tu che ne pensi?
Io ho sempre promosso la genuinità, la trasparenza e l’accettazione sui miei social, e proprio a questo ho pensato quando ho progettato il podcast Fjona Cakalli Talks: la nostra società tende a giudicare ancora le donne per il proprio aspetto fisico, per il proprio impatto estetico sulla società. Ho voluto raccontare storie senza filtri (e anche senza tagli) di donne impavide. Più “superpoteri” e meno giudizi futili in modo da focalizzarsi sulle cose che contano per davvero.
Fjona Cakalli
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Quali step dovrebbe fare il sistema moda italiano per essere davvero inclusivo oggi?
Credo che la moda, nel corso degli anni, abbia dovuto necessariamente adattarsi alla società: nuovi concetti in netta antitesi con l’omologazione, nuovi canoni di bellezza e perfezione. Basti pensare a Winnie Harlow che sfila sulle passerelle dei brand più importanti, esponendo fiera la vitiligine. Aaron Philip la modella nera, transgender e disabile scelta da Moschino o Armine Harutyunyan, diventata volto di Gucci, dall’aspetto non convenzionale. Tutti profili lontani dal preconcetto di perfezione che imperava nel passato.
La moda negli ultimi anni è stata letteralmente travolta e pervasa dai social: l'hanno resa di sicuro più aperta e democratica. Come te la immagini nel futuro?
Come dicevo prima, per stare al passo con i tempi, la moda si è dovuta per forza adattare alla società. Esempio lampante è l’apertura di Tod’s, brand storico e di nicchia italiano, a Chiara Ferragni come nuovo membro del Cda. La vicinanza della Ferragni alle nuove generazioni e la sensibilità nei progetti di solidarietà sono, tra i tantissimi, aspetti fondamentali e imprescindibili per le maison così legate alla tradizione. E si andrà sempre di più in questa direzione, anche e soprattutto grazie ai social network e al loro potere positivo (anche se credo sia proprio una nostra responsabilità renderli sempre più veri e positivi).
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Andrea Galbusera: art director e pensatore digitale
Andrea Galbusera, classe 1992, si è diplomato alla Naba in Art Direction e oggi lavora presso il suo studio di comunicazione Andstudios oltre a seguire parallelamente altri progetti come Perimetro e Selfself, una piattaforma crowdfunding dedicata a progetti fotografici innovativi ed emergenti. Ecco cosa ci ha raccontato nell’intervista.
Andrea Galbusera
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Ci racconti chi sei e cosa fai nella vita?
Mi chiamo Andrea e ho 29 anni, sono un art director. In realtà più che art director, grafico o web designer mi piace definirmi un pensatore digitale. La cosa che faccio per la maggior parte del tempo, e che mi dà più soddisfazione, è osservare il mondo del web e capire come questo si intreccia con quello reale, andando a lavorare poi su questo meccanismo. Penso che le attività più coinvolgenti e anche soddisfacenti che si possano creare in questo momento siano quelle che prendano in esame tutti i mondi a cui apparteniamo. Nel 2021 questo significa sia il noi digitale che il noi fisico. Questa cosa la faccio principalmente dal mio studio a Milano, Andstudios, e tramite altre attività come il magazine Perimetro o Selfself, piattaforma appena lanciata insieme a Martina Parolo.
Dopo i social di parole (Facebook), foto (Instagram), video (TikTok) e ora anche voce (Clubhouse), quale sarà il prossimo social secondo te?
Un social non social. La condivisione sta cambiando, si sta trasformando in parte integrante della vita e quindi da condivisione a partecipazione effettiva. La socialità digitale va verso un output sempre meno passivo e molto più attivo. I social appena citati prendono in esame i sensi umani di percezione, nessuno di questi però fa davvero vivere un’esperienza inclusiva, limitando l'utente che li utilizza ad attivare un espediente come parola, immagine movimento o voce.
« La rete ha un potere infinito principalmente perché ha la capacità di abbattere barriere, sia fisiche che sociali »
Abbiamo visto negli ultimi anni proteste prendere voce e potere grazie ai social: sarà sempre di più così? I social possono avere davvero un ruolo nel definire la storia?
Questa è la rete, il posto di tutti e di nessuno. Al momento secondo me questa enorme possibilità è un’arma a doppio taglio, nel senso che può essere utilizzata da tutti per qualsiasi scopo/fine che sia onorevole e sensato, così come il contrario. Sicuramente la rete ha un potere infinito principalmente perché ha la capacità di abbattere barriere, sia fisiche che sociali, dando voce a tutti. Può cambiare la storia purtroppo sia nel bene che nel male, dipende da come viene e verrà usata. Alla fine questo porterà all’evoluzione definitiva oppure al cedimento.
I social hanno, in molti casi, contribuito a modificare la percezione della nostra immagine, a volte in positivo (la body positivity e la sua diffusione), altre in negativo (l'ambire a stereotipi finti o comunque "filtrati"). Tu che ne pensi?
Penso che si dovrebbe ridurre lo spazio tra quello che si pensa e quello che si pubblica, modificare la percezione della realtà non giova mai, sia in senso positivo che in negativo. La realtà per essere affrontata dovrebbe essere vista esattamente com’è, sia nel mondo digitale che in quello reale.
Quali step dovrebbe fare il sistema moda italiano per essere davvero inclusivo oggi?
Il mondo della moda sta facendo passi da gigante negli ultimi anni, arrivando a un pubblico sempre più ampio. La conoscenza moda di oggi è accessibile a una quantità di persone sempre maggiore. Lo step definitivo dovrebbe essere quello di includere il pubblico in modo attivo dandogli l’opportunità di essere partecipe nel sistema, creando contenuti in sinergia e istruendo su cosa vuol dire davvero fare moda e allo stesso tempo creandone una nuova tipologia.
La moda negli ultimi anni è stata letteralmente travolta e pervasa dai social: l'hanno resa di sicuro più aperta e democratica. Come te la immagini nel futuro?
Mi immagino, come già detto, una moda totalmente inclusiva aperta a continue contaminazioni in cui si possano percepire l’esperienza tecnica e stilistica di un tempo veicolate e letteralmente manipolate dalle nuove generazioni in modo sempre diverso. Magari non sempre correttamente, sbagliando si impara e solo così si potrà evolvere in maniera significativa.
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Nneya Richards: travel e style expert
Nneya Richards, o semplicemente Nneya come la conosciamo tramite i suoi canali social, è nata e cresciuta a New York. A quindici anni era già una contributor per Teen Vogue e tra le tante, tantissime, collaborazioni sul suo curriculum compare anche un progetto a cui ha lavorato insieme al team di Michelle Obama. Esperta di viaggi e stile, ecco cosa ci ha raccontato nell'intervista.
Ci racconti chi sei e cosa fai nella vita?
Dopo i social di parole (Facebook), foto (Instagram), video (TikTok) e ora anche voce (Clubhouse), quale sarà il prossimo social secondo te?
I social media sono in continua evoluzione. La mia università è stata una delle prime ad avere Facebook - in realtà io l'ho avuto l'ultimo anno di liceo in versione beta. La possibilità di Facebook di condividere foto ha portato al passo successivo, Instagram, che si pone su un livello più pubblico. Anche TikTok si è sviluppato dopo che per anni le persone si sono allenate per produrre brevi sketch su piattaforme come Vine. Ho provato anche Periscope, diciamo che mi sono dilettata con tutti i social. La diffusione di Clubhouse? Personalmente ho sempre amato i podcast e gli audiolibri. Direi che Twitter è in realtà il social media delle parole, per questa ragione scrittori e giornalisti lo preferiscono. Quello che verrà dopo sarà un'esplorazione dei sensi che ci porterà nel regno della fantascienza. Quindi, per ora, dirò che si tratterà di un'estensione degli esistenti in versione più interattiva: la visualizzazione di gruppi e la connettività, come si vede su Clubhouse, è proprio quello che Instagram sta provando con il gruppo Lives. E forse è quello che desideriamo in questo momento.
Nneya Richards
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Abbiamo visto negli ultimi anni proteste prendere voce e potere grazie ai social: sarà sempre di più così? I social possono avere davvero un ruolo nel definire la storia?
Assolutamente. Le proteste sono sempre state raccontate dai media. La NAACP ha tenuto appeso la famosa bandiera "A Black Man Was Lynched Yesterday" fuori dalla sua sede, sulla 5th Avenue a New York, dal 1920 al 1938. E questo ha creato consapevolezza. I social media fanno la stessa cosa: offrono una piattaforma e amplificano voci che altrimenti non sarebbero ascoltate. Ora, se alcune piattaforme sopprimano o diano gli stessi spazi ad alcune voci rispetto che ad altre, è oggetto di dibattito. Sì, i social media possono influenzare le elezioni, fare pressione sulle figure politiche e creare responsabilità pubblica e cameratismo. I social media hanno già avuto un ruolo nel definire la storia più volte negli Stati Uniti. Le organizzazioni hanno sempre avuto bisogno delle persone e di assicurarsi che i voti fossero contati, nell'ultimo periodo sono riuscite a mobilitare tutte/i ancora di più proprio attraverso i social media. Questo è solo un esempio. L'ingiustizia non può più vivere nel vuoto e questo è in parte dovuto ai social media - ma, allo stesso tempo, dobbiamo capire il nostro privilegio di paese del primo mondo. Ci sono molti angoli della terra che non popolano il nostro feed.
I social hanno, in molti casi, contribuito a modificare la percezione della nostra immagine, a volte in positivo (la body positivity e la sua diffusione), altre in negativo (l'ambire a stereotipi finti o comunque "filtrati"). Tu che ne pensi?
Io creo delle belle immagini per i social media, per me questa è un'arte. Voglio che la gente veda gli angoli belli dell'Italia e desideri venire qui. Nella mia specialità, i viaggi, un esempio dell'effetto negativo di questa "vita filtrata" è spiegabile con la sindrome di Parigi: sintomi fisici e psicologici che chi visita Parigi per la prima volta sperimenta quando non è esteticamente come pensava che fosse. Con le mie parole racconto alla gente com'è veramente un posto. Cerco di essere sui social media il più possibile come sono nella vita reale. Ma non possiamo dare la colpa ai social media per questo. Pensate ai presentatori televisivi italiani degli anni '90 e ad alcuni membri del governo Berlusconi, sono certamente di un'estetica particolare. I social media sono un riflesso della società e dei suoi valori, non il loro creatore. Guardate il vostro feed. Guardate il contenuto con cui vi state impegnando costantemente. Allineatevi con l'algoritmo e cercate il mondo che voi volete vedere qui. I creatori, le pubblicazioni, le celebrità che vi parlano e vi danno sollievo.
Nneya
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Quali step dovrebbe fare il sistema moda italiano per essere davvero inclusivo oggi?
La responsabilità e la rappresentanza dall'alto verso il basso sono importanti. Venendo dagli Stati Uniti, ciò che è così scoraggiante nel sistema della moda italiana è la mancanza di responsabilità e rispettive ripercussioni per chiari atti di razzismo e intolleranza. A volte è chiaro che il PR americano di un'azienda dovrebbe scusarsi, non è una cosa che riguarda tutta l'impresa, o la filiale italiana. Ignorare il razzismo e dire "non vedo il colore" potrebbe sembrare il cerotto che il sistema moda italiano mette sull'intolleranza. Mette in cattiva luce un luogo e un sistema che ammiro molto. Lo fa apparire provinciale rispetto ad altre capitali della moda ed è un disservizio nei confronti delle persone brillanti della moda italiana che ho incontrato, incluse quelle di questa pubblicazione. Quando gli amici mi interrogano su quegli errori che diventano molto pubblici, rispondo che nella mia esperienza ho lavorato con persone che non sono così, ma mi chiedo: "Sono nella bolla di lavoro con delle brave persone e semplicemente non ho ancora incontrato quelle sbagliate?" Penso che una maggiore diversità all'interno del sistema della moda italiana nelle posizioni più alte, non solo nelle modelle, aiuterebbe. Sono cresciuta con un gruppo di amici così diversi, il mio compagno è bianco e italiano. Posso dir loro: "So che questo non è il tuo cuore. Quindi cambia la formulazione di questo concetto". Pensateci, se aveste la diversità ai vertici delle organizzazioni in termini di etnia, genere, orientamento sessuale, potreste cogliere gli errori prima che diventino pubblici. L'inclusione dall'alto verso il basso, davanti e dietro la telecamera, farebbe un'enorme differenza. Sono anche nel consiglio di amministrazione di una non-profit negli Stati Uniti che mira a fare questo.
La moda negli ultimi anni è stata letteralmente travolta e pervasa dai social: l'hanno resa di sicuro più aperta e democratica. Come te la immagini nel futuro?
Come persona che lavora sia come scrittrice che come influencer, accolgo il cambiamento. C'è il valore di mostrare e non dire dei social media. Per tanti decenni la moda è stata un cerchio impenetrabile e l'inclusione ha portato divertimento ed entusiasmo. Senza di esso le cose diventano stantie. La moda è uno spazio che dovrebbe costantemente reinventarsi, un riflesso del mondo che cambia.
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Elisabetta Pistoni: imprenditrice e digital creator
Attraverso i suoi canali YouTube e Instagram parla da sette anni a quella che ormai è una vera e propria community: vi presentiamo Elisabetta Pistoni, digital creator e imprenditrice di Vicenza. Il suo lavoro spazia dalla moda al beauty fino all'home decor, scoprite cosa ci ha raccontato nell’intervista.
Ci racconti chi sei e cosa fai nella vita?
Dopo i social di parole (Facebook), foto (Instagram), video (TikTok) e ora anche voce (Clubhouse), quale sarà il prossimo social secondo te?
Immagino il prossimo social come una piattaforma dinamica ed estremamente interattiva. Una piattaforma fatta per lo più di contenuti video in cui all’interno è possibile fare experience differenti: condivisione di foto, pensieri, audio, video, podcast, fare shopping. Insomma, un unico connettore che metta assieme tutto il meglio dei social di adesso. Lo immagino come un social sempre più democratico, in cui l’experience e lo storytelling di ciascun utente possano risultare più forti ed impattanti rispetto al numero di followers o di mi piace ricevuti.
Elisabetta Pistoni
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Abbiamo visto negli ultimi anni proteste prendere voce e potere grazie ai social: sarà sempre di più così? I social possono avere davvero un ruolo nel definire la storia?
Sono convinta che i social, se utilizzati nella maniera corretta, possano essere dei mezzi efficaci e potentissimi in grado di avvicinare le persone da ogni angolo del pianeta. Mai come negli ultimi mesi si sono rivelati importanti nel farci sentire tutti parte di un gruppo, per influenzarci in positivo e talvolta per aiutarci a lanciare messaggi di unità, condivisione e inclusività, cercando di abbattere discriminazioni e preconcetti sociali.
« Quello che vediamo sui social è reale sì, ma è solo una piccolissima percentuale della vita vera »
I social hanno, in molti casi, contribuito a modificare la percezione della nostra immagine, a volte in positivo (la body positivity e la sua diffusione), altre in negativo (l'ambire a stereotipi finti o comunque "filtrati"). Tu che ne pensi?
Credo che, come per tutte le cose, ognuno di noi debba avere un occhio critico utilizzando e osservando i social con un cosciente “distacco”. Quello che vediamo sui social è reale sì, ma è solo una piccolissima percentuale della vita vera. Ci danno inoltre la possibilità di essere attivi scegliendo chi e cosa guardare, filtrando e selezionando le persone che decidiamo di “seguire” per farci ispirare. Non tutti i creator sul web condividono messaggi positivi, ma ce ne sono molti che insegnano agli utenti ad amarsi per ciò che sono. Proprio i nostri difetti e le nostre imperfezioni ci rendono unici e bellissimi, ognuno a modo suo.
Quali step dovrebbe fare il sistema moda italiano per essere davvero inclusivo oggi?
Mi piacerebbe vedere sempre più sfilate, foto ed editoriali con persone di età, altezze e tipologie di fisico differenti. Vorrei vedere modelli e modelle nei quali il pubblico possa facilmente identificarsi, sentendosi quindi rappresentato anche nelle scelte estetiche dei brand più conosciuti e rinomati.
La moda negli ultimi anni è stata letteralmente travolta e pervasa dai social: l'hanno resa di sicuro più aperta e democratica. Come te la immagini nel futuro?
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Thais Montessori Brandão: no conventional stylist
Abbiamo già avuto modo di incontrare e chiacchierare con Thais Montessori Brandao, stylist freelance nata e cresciuta a Milano. In questa nuova intervista ci racconta il suo punto di vista sul mondo social con qualche riflessione anche sul sistema moda italiano.
Ci racconti chi sei e cosa fai nella vita?
Dopo i social di parole (Facebook), foto (Instagram), video (TikTok) e ora anche voce (Clubhouse), quale sarà il prossimo social secondo te?
Non ne ho la più pallida idea, guardo con curiosità e stupore la velocità con la quale nuove idee di social network prendono vita e come le nuove generazioni le accolgono e ne comprendono la semiotica e il linguaggio rapidamente e mi domando come sia possibile - e per quanto tempo ancora - riusciremo a creare novità così instancabilmente.
Abbiamo visto negli ultimi anni proteste prendere voce e potere grazie ai social: sarà sempre di più così? I social possono avere davvero un ruolo nel definire la storia?
I social sicuramente possono definire la storia in relazione ai rapporti sociali, rafforzare e ramificare la comunicazione mentre paradossalmente accorciano e creano distanza tra le persone. Oltre a definire la storia direi che sono una potente macchina per raccontarla.
Thais Montessori Brandão
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I social hanno, in molti casi, contribuito a modificare la percezione della nostra immagine, a volte in positivo (la body positivity e la sua diffusione), altre in negativo (l'ambire a stereotipi finti o comunque "filtrati"). Tu che ne pensi?
In entrambi i casi ciò che accomuna questo fenomeno percettivo dei corpi (mostrati sui social) entra sempre nella logica dell’approvazione da parte dell’altro o del bisogno di conferme dall’altro, da chi ci guarda, ci giudica, ci ammira, ci segue. Quindi penso che i social usati saggiamente possano veicolare concetti positivi, permettere alle persone di organizzarsi, di creare riferimenti ispiratori per alcuni e detestabili per altri ma dall’altra parte credo che siano minati in partenza dal bisogno costante di un feedback. Il passo importante sarebbe riuscire a capire che non abbiamo sempre bisogno di una costante conferma da parte dell’altro. Un passo difficilissimo da compiere anche per me.
Quali step dovrebbe fare il sistema moda italiano per essere davvero inclusivo oggi?
Sicuramente estendere il concetto di body positivity anche al mondo maschile. In passerella vedo sempre le solite tre modelle curvy, ma perché l’uomo è escluso da questo processo di cambiamento? Per quanto riguarda l’inclusione di professionisti appartenenti a minoranze nel sistema moda siamo ancora molto indietro. Innanzitutto in Italia avremmo bisogno almeno di tre cambi generazionali per parlare ad una società variegata, mista, radicalmente multiculturale e in più credo che le scuole di moda (quasi tutte private e molto costose) dovrebbero dedicare delle borse di studio a supporto delle seconde generazioni. Perché spesso i figli di immigrati hanno alle spalle famiglie che non hanno le possibilità economiche per permettersi una scuola di moda. Agire alla base del problema per creare una generazione il più possibile sfaccettata di professionisti nel campo sarebbe un buon inizio. E far uscire finalmente questa tanto dibattuta #diversity dagli hashtag e renderla reale.
La moda negli ultimi anni è stata letteralmente travolta e pervasa dai social: l'hanno resa di sicuro più aperta e democratica. Come te la immagini nel futuro?
Non riesco a immaginare come sarà ma posso solo sperare in una filiera con meno sprechi, e spero anche che la volontà espressa da diverse maison di rallentare la corsa del sistema produttivo post Covid sia reale.
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Federica Rossi D'Arrigo: fotografa per vocazione
La passione che lega Federica alla fotografia è duratura e autentica, di quelle che ci si porta dietro fin dall'infanzia. Collaboratrice per Grazia.IT da diversi anni, abbiamo rincontrato Federica Rossi D'Arrigo, siciliana doc d'adozione milanese, per parlare di quello che sta succedendo nel mondo dei social e della moda. Ecco cosa ci ha raccontato.
Federica Rossi D’Arrigo
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Ci racconti chi sei e cosa fai nella vita?
Sono nata in Sicilia, tra mare ed Etna, il mio bagno privato era una camera oscura. Mi sono avvicinata alla fotografia da bambina, volevo fare la fotoreporter. In realtà avrei voluto anche diventare una rockstar e magari una curatrice museale. Vivo a Milano da diversi anni, dove collaboro con Grazia.it dal 2014 e lavoro come freelance principalmente su produzioni fotografiche moda e still life. Il mio lavoro si basa soprattutto sulla bellezza e sull’emancipazione femminile, provo a celebrare la forza e l’ispirazione quotidiana che ne traggo.
Dopo i social di parole (Facebook), foto (Instagram), video (TikTok) e ora anche voce (Clubhouse), quale sarà il prossimo social secondo te?
Sento che le persone in generale abbiano voglia di ritrovare la fiducia dei contatti più diretti, rispetto ai social il successo di Clubhouse lo dimostra. Forse si svilupperà qualcosa che integra l’uso della realtà aumentata, non solo come veicolo nello scambio di beni e servizi ma soprattutto per l’intrattenimento personale e il gaming online (che adoro!).
Le foto di Federica
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Abbiamo visto negli ultimi anni proteste prendere voce e potere grazie ai social: sarà sempre di più così? I social possono avere davvero un ruolo nel definire la storia?
Certamente, hanno già contribuito a definire la storia e sarà sempre più così. Quello che occorre adesso, dopo lo stordimento dell'eccesso di virtuale, è la capacità autentica e generalizzata dei social di creare community ed essere cassa di risonanza per tematiche di nicchia. Questo è ciò che manca nei media classici, è anche questo il loro potere.
I social hanno, in molti casi, contribuito a modificare la percezione della nostra immagine, a volte in positivo (la body positivity e la sua diffusione), altre in negativo (l'ambire a stereotipi finti o comunque "filtrati"). Tu che ne pensi?
Ritengo che storicamente ci siano sempre stati stereotipi finti e filtrati, a partire dall’arte classica fino alla scadente programmazione tv anni Novanta. Direi quindi che nell’adattarsi ai nostri tempi questo fenomeno è stato amplificato dai social, che allo stesso tempo riescono, grazie al loro approccio diretto, a dar voce a tematiche inclusive prima di molti altri media.
Quali step dovrebbe fare il sistema moda italiano per essere davvero inclusivo oggi?
Abbiamo la possibilità di attuare un cambiamento decisivo questa volta: attraverso politiche aziendali che siano concretamente inclusive e brand imaging coerenti all’azienda, non solo di tendenza.
La moda è fatta da persone e per le persone; attraverso i processi culturali e sociali può fare la differenza nel rappresentare effettivamente la società attuale in tutte le forme e differenze.
La moda negli ultimi anni è stata letteralmente travolta e pervasa dai social: l'hanno resa di sicuro più aperta e democratica. Come te la immagini nel futuro?
Sostenibile e consapevole, sia dal punto di vista aziendale circa la produzione del prodotto e della tracciabilità delle materie prime, sia per il riciclo che alcune aziende stanno facendo delle vecchie collezioni. Si sta anche diffondendo moltissimo la tendenza a dare nuova vita ai capi, il vintage è finalmente normalizzato e cool anche grazie ai servizi di vendita sui social e tramite app. La direzione da percorrere è quella della consapevolezza globale. La moda svolgerà il suo ruolo.
© Riproduzione riservata
Factory 21: le voci digital di oggi che ci racconteranno il futuro

Da oggi 21 talenti digitali popoleranno la nostra House Of Production di Grazia.it.
Grazia Factory, nata alla fine del 2017, è il nostro lab dove si realizzano produzioni originali, shooting, format e progetti contemporanei. Un dialogo creativo e in costruzione che nasce dal cuore di Grazia Digital e si estende nel panorama digitale raggiungendo i migliori talenti web oriented di oggi.
Il lancio del numero speciale di Grazia G21 che dà voce alle personalità più influenti del nostro Paese in ogni settore esprimendo la loro idea di come ricostruire il futuro, sarà l’occasione per presentare il progetto Factory 21 ovvero 21 nuovi talenti digitali che parteciperanno alle nostre produzioni e racconteranno il nostro domani.
Trovate i primi 7 nella nuova landing page FACTORY21 mentre tutti e 21 ve li faremo conoscere un po' per volta :-), eccoli:
Andrea Galbusera
Elisabetta Pistoni
Federica Rossi D’Arrigo
Fjona Cakalli
Greta Tosoni
Henriqueta Mendes
Lahasna
Lucia Del Pasqua
Marika @leitalienne
Nneya Richards
Sarah Misciali
Silvia Osella
Thais Montessori Brandao
Tia Taylor
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La Riviera di Ponente con Alessia Bossi

Vera e propria perla della Liguria, Alessia delle We Are Lovers ci svela i posti cool da scoprire
Tuffarsi in un mare blu e trasparente ai piedi di paesini e casette colorate, gustare un aperitivo sugli scogli all’infrangersi delle onde, rilassarsi stesi al sole con un sorbetto in mano, perdersi in una passeggiata tra i vicoli e le stradine dei borghi. Sono solo alcune delle infinite cose da fare nella Riviera di Ponente, 170 km di spiagge, baie, insenature e perle nella parte occidentale della Liguria, da Genova al confine della Francia.
Abbiamo trascorso una giornata con Alessia Bossi delle We Are Lovers, esperta di viaggi e di lifestyle, che ha posato per noi in riva al mare, raccontandoci i posti segreti da visitare nella sua cara Liguria.
Una giornata al mare con Alessia
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Specialità tipiche da gustare
Appena varcherete i confini della Liguria, oltre che dalle bellezze naturali, sarete catturati dal profumo di focaccia, quella genovese, spennellata con olio EVO, acqua e sale grosso. Consigliata quella del Forno Rotondo di Finale Ligure.
E come non assaggiare il pesto, l'oro verde della terra ligure? Mangiatelo con le bavette cotte nell'acqua di fagiolini e patate, in testa ai piatti tipici della zona.
Dulcis in fundo, vi suggeriamo i baci di Alassio, a base di nocciole e cacao con all’interno una delicata ganache al cioccolato, dolci come il loro nome.
Happy Hour vista mare
Per godervi la golden hour con drink e aperitivo in un contesto romantico e suggestivo, fate tappa al Bar del Molo di Varigotti, un piccolo chioschetto vista mare immerso tra le casette colorate.
Se siete alla ricerca di una location magica, il posto che fa per voi è il Cappero a Borgio Verezzi, dove potrete gustare l'aperitivo su una terrazza stile American Bar con una vista spettacolare sul golfo.
Ristoranti per una cena indimenticabile
A cena, proponiamo il Mangiarino nello splendido contesto del centro storico di Albenga, semplice e raffinato.
Per respirare un'allure d'antan, scegliete invece il Vescovado a Noli, ospitato nelle stanze quattrocenteste del Palazzo Vescovile con terrazze a mare circondate da ulivi e piante aromatiche.
Molto panoramico anche Claudio a Bergeggi che sorge nell'hotel omonimo situato in un parco a picco sul mare con una vista sull'isola che colpisce sin da subito, appena entrati.
Divertimento by night: i locali più cool della Riviera
Time to party? La movida by night della Riviera si concentra sulla Darsena Vecchia di Savona, che pulula di bar e locali glamour. Un esempio? Il Mare Hotel per un dopo cena a bordo piscina sotto le stelle.
Last but not least, se amate ballare, proseguite la vostra serata al Covo di Nord Est di Santa Margherita Ligure o alle Vele di Alassio, le due discoteche più cool della Riviera.
Fotografia: Martina Ferrara
Moda: Francesca Crippa
Makeup and hair: Ginevra Pierin
Special thanks: BAGNI ATLANTIC e Marco, Finale Ligure
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