Meta AI arriva in Italia: l’assistente intelligente sbarca su WhatsApp, Instagram e Facebook

Avete mai sognato un'intelligenza artificiale capace di darvi consigli in tempo reale, trovare informazioni al volo e semplificare la vita quotidiana? Ora quel sogno è realtà.
Da oggi, infatti, Meta AI debutta ufficialmente in Italia e in oltre 60 nuovi Paesi, segnando la più grande espansione dell’assistente AI sviluppato dalla società di Mark Zuckerberg.
Dopo il debutto negli Stati Uniti, questa tecnologia ha già conquistato milioni di utenti e ora promette di semplificarci la vita con risposte immediate, suggerimenti personalizzati e un tocco di divertimento nelle conversazioni su Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger; offrendo nuovi strumenti per la ricerca di informazioni, l’organizzazione di attività e la scoperta di contenuti personalizzati.
Ma come funziona esattamente Meta AI? E quali saranno le novità più interessanti? Scopriamolo.
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Meta AI è disponibile su Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger
Avere un assistente affidabile e intelligente si sta già rivelando uno dei veri valori che questa generazione di intelligenza artificiale sta creando, offrendo a tutti l'opportunità di avere un assistente con cui interagire nella vita quotidiana per migliorare le esperienze social e sbloccare nuove possibilità.
La grande novità è che Meta AI sarà integrata direttamente nelle piattaforme social più utilizzate, permettendo agli utenti di interagire con l’assistente senza uscire dalle app. Basterà cercare l’icona con il cerchio blu all’interno di Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger per iniziare a scoprire le potenzialità dell’intelligenza artificiale.
Un assistente a chiamata nelle chat di gruppo
Una delle funzioni più interessanti è la possibilità di coinvolgere Meta AI direttamente nelle chat di gruppo su WhatsApp e, prossimamente, su Messenger e nei DM di Instagram.
Basta digitare "@MetaAI" seguito da un prompt o da una domanda nella chat di gruppo scelta e attendere la risposta. Che si stia pianificando un viaggio di gruppo, cercando idee per la cena, risolvendo un dibattito in corso o semplicemente aggiungendo un po' di divertimento alla conversazione, Meta AI è sempre a disposizione come assistente su richiesta.
Contenuti pertinenti a portata di mano
Non è più necessario passare da una scheda all’altra per trovare le informazioni o i contenuti desiderati perché Meta AI renderà più facile la scoperta di contenuti pertinenti per voi e per i vostri interessi.
Grazie a una capacità di comprensione avanzata di ciò che si sta cercando, ora sarà possibile utilizzare Meta AI per generare risultati rispetto a una vasta gamma di contenuti, dai Reel ai post dei vostri amici e follower. Si sta pianificando una vacanza in Canada e si cerca ispirazione? Basta digitare "Mostra contenuti su Vancouver Island" e lasciarsi ispirare.
La funzione di chat di Meta AI offrirà anche l'accesso alle informazioni provenienti dal web, creando un metodo facile ed efficiente per raccogliere tutte le informazioni necessarie in un unico posto, con contesto e approfondimenti aggiuntivi.
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Cosa succede al nostro cervello quando Instagram smette di funzionare

Ecco cosa succede alla nostra mente quando Instagram e Facebook non funzionano: i 4 stadi che attraversiamo secondo la psicologia
Instagram non funziona. E neanche Facebook.
Nelle ultime ore, il down simultaneo delle app di Meta ha creato un vero e proprio blackout mediatico che ha lasciato praticamente tutti gli utenti del mondo senza parole.
Ma voi come vi siete sentiti quando ve ne siete accorti: crisi nera o senso di libertà?
I sentimenti in questo caso possono essere contrastanti perché ci si trova davanti a un fenomeno che porta riflessioni profonde sul modo in cui viviamo.
In altre parole, nelle ore di blocco ci si rende conto che senza questi mezzi siamo costretti a vivere la realtà del presente.
Vi spieghiamo cosa succede al cervello quando i maggiori social network smettono di funzionare.
Instagram down: che conseguenze ha sul nostro cervello?
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La prima reazione è l'allarme
La prima reazione che vivrete è quella di allarme.
Si continua ad aggiornare l'app di Instagram ma non succede niente.
Cominciamo a chiederci se a non funzionare sia il nostro telefono, il wifi di casa o la rete cellulare.
Chiudi la App, disattivi il wifi, spegni e accendi la connessione dati e il telefono.
E poi adesso come potremo comunicare?
Insomma nel nostro cervello sta scattando l’allarme perché c’è qualcosa della nostra quotidianità che si è fermato e che non sappiamo come sostituire.
Crisi di astinenza
Se il tempo di blocco dei social è prolungato, potreste provare sintomi simili all’astinenza dalle sostanze stupefacenti.
Nervosismo, irritazione, cattivo umore e quella sensazione legata al pensiero di perdersi qualcosa.
Ci si sente disconnessi dal resto del mondo e per questo isolati.
Cosa starà succedendo là fuori?
Quante volte avete provato a riaprire l'app per vedere se aveva ripreso a funzionare?
Accettazione e ricerca di una soluzione
Da un primo momento di smarrimento si passa ad un’attivazione cognitiva in cui i neuroni fanno ginnastica.
Il blocco temporaneo di Instagram e Facebook infatti può far riflettere profondamente sulla potenza che questi hanno nelle nostre vite.
I pensieri girano intorno alla consapevolezza di quanta importanza si possa dare a questi strumenti di condivisione e, di conseguenza, alla voglia di distaccarsene.
Dalla crisi iniziale si passa ad una visione e accettazione della realtà per quella che è, difetti compresi.
Sensazione di benessere
Se i social network sono stati fuori uso per un tempo importante e voi avete goduto della vita reale, guadagnerete una sensazione di benessere diffuso.
Vi renderete conto che la percezione di essere presenti a se stessi e di godersi la realtà e gli affetti superano di gran lunga il bisogno di connettersi.
Il vero appagamento infatti proviene solo da momenti di realtà, attenzioni alle illusioni digital.
*** Perché e come provare il Detox Digitale ***
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Facebook e Instagram a pagamento: cosa succede se si sceglie di non pagare

Meta, la società che comprende Facebook, Instagram e Whatsapp, sta proponendo ai suoi utenti un abbonamento a pagamento per evitare di essere inclusi nelle strategie di marketing "profilato" in base ai propri dati.
In altre parole, coloro che desiderano evitare la pubblicità "personalizzata" (ovvero, profilata sulle proprie attività online) dovranno pagare per il servizio premium.
L'impresa statunitense di social media ha deciso di utilizzare un metodo collaudato da svariati altri siti online, offrendo agli utenti due opzioni: sottoscrivere un abbonamento da 12,99 euro al mese per evitare la pubblicità, o continuare a fruire del social alle condizioni precedenti, previo consenso espresso al marketing comportamentale.
Si tratta, questo, di un cambiamento significato per Meta, un'azienda che da tempo loda i vantaggi della navigazione online supportata dalla pubblicità, spinto dai regolatori della privacy in Europa che stanno cercando di limitare il potere di raccolta dei dati dei social network.
Le conseguenze giuridiche sono enormi, così come l'impatto che la proposta d'abbonamento di Meta avrà sugli utenti online. Ma andiamo con ordine.
**Siete dipendenti dai social? Ecco i segnali per capirlo e come uscirne**
**10 cose da non fare mai più sui social (se non volete che vi blocchino tutti)**
Perché Meta ha inserito un abbonamento a pagamento e come cambia la profilazione dei nostri dati
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Le nuove regole dell'Unione europea
L'European Data Protection Board, un organismo indipendente dell'Ue il cui scopo è garantire un'applicazione coerente del Regolamento generale sulla Protezione dei Dati, ha infatti vietato a Meta di utilizzare il trattamento dei dati degli utenti europei per la pubblicità comportamentale (cioè basata sui dati personali e l'attività online di ogni utente).
Il Comitato europeo per la protezione dei dati ha preso questa decisione in risposta a una richiesta avanzata dall'autorità norvegese per la protezione dei dati (Datatilsynet), che aveva chiesto al Parlamento di Bruxelles di rendere permanente un divieto temporaneo già in atto sul proprio territorio nazionale e di estenderne la portata a tutto lo Spazio Economico Europeo (cioè ai Paesi membri dell'Ue e a quelli dell'Area Schengen).
Aziende di social utilizzano i dati degli utenti per pubblicare annunci altamente mirati e per questo hanno faticato a rispettare i divieti del regolamento sulla privacy dei dati del 2018 dell'UE (GDPR).
Il concetto europeo di privacy by default
L'articolo 25 del GDPR introduce l'ormai noto concetto di "privacy by default", che implica che, per impostazione predefinita, non dovrebbe avvenire alcun trattamento aggiuntivo dei dati personali al di là di ciò che è strettamente necessario.
La risposta di Meta
Meta ha spiegato di aver introdotto il piano a pagamento per l'uso di Instagram e Facebook «per conformarsi all’evoluzione delle normative europee».
In un comunicato stampa, la società ha dichiarato che a partire da questo mese gli utenti di Facebook e Instagram in tutta Europa potranno pagare degli abbonamenti per utilizzare i social network senza pubblicità personalizzata.
La società ritiene che questa mossa attenuerà le preoccupazioni dei regolatori dell’Ue sulla raccolta dei dati e sul modo in cui gli annunci vengono mirati.
«Meta ha già annunciato che daremo agli utenti nell'UE e nello Spazio economico europeo (SEE) l'opportunità di dare il proprio consenso e, a novembre, offriremo un modello di abbonamento per conformarsi ai requisiti normativi», ha detto un portavoce di Meta.
**3 esercizi facili per provare il detox digitale (e perché farlo)**
E chi non vuole pagare?
Ha senso pagare?
Sui vostri smartphone stanno probabilmente iniziando a comparire alcune schermate che invitano alla scelta: abbonarsi alla versione senza pubblicità o continuare con la versione gratuita?
Ma ha davvero senso pagare quasi 13 euro al mese per usare Facebook e Instagram senza pubblicità? In molti dicono di no, e definiscono questa mossa una proposta di Meta per «guadagnare con i nostri diritti». Tuttavia, Il Comitato europeo per la protezione dei dati e la Corte di giustizia dell’Unione europea hanno affermato che l’alternativa alla pubblicità sui social di Meta è «necessaria».
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Instagram mette in vendita la "spunta blu": ecco come (e perché) comprarla e quanto costa

In una mossa che segue le orme di Elon Musk, anche Mark Zuckerberg ha messo in vendita la spunta blu su Instagram e Facebook.
Per ottenere il pallino azzurro a fianco del nome che per il momento hanno i personaggi pubblici che vogliono “verificare” la propria identità basta essere maggiorenni e sottoscrivere un abbonamento.
Ma a cosa serve? Quanto costa? E che fine faranno le spunte blu che già esistono? Potremo aprire un profilo fake di Kate Middleton, applicarci sopra a pagamento una spunta che ne certifichi l'autenticità e diventare milionari commercializzandoci prodotti?
Purtroppo no, non funziona così.
**Siete dipendenti dai social? Ecco i segnali per capirlo e come uscirne**
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A cosa serve avere la spunta blu?
Al di là del sentirsi più cool perché accanto al proprio nome compare il pallino azzurro, gli utenti che si abboneranno a Meta Verified avranno svariati benefici.
In primis avranno accesso diretto al servizio clienti e assistenza prioritaria per qualsiasi problema.
Avranno anche più visibilità rispetto ad altri utenti, sia nei feed, avendo quindi maggiori possibilità di diventare virali o essere scoperti da altri utenti, che nei commenti. Quelli inseriti dagli utenti verificati appariranno più in alto rispetto a tutti gli altri.
Chissà che questo sia il momento perfetto per intraprendere quella carriera da influencer che tanto sognate.
E se invece non vi interessa avere tanti follower ma usate i social solo per divertimento, allora sappiate che gli utenti che acquisteranno le spunte blu avranno adesivi esclusivi per le Storie e i Reels su Instagram.
Attenzione però, non sono ammessi account fake
Avete anche voi subito notato le similitudini tra la decisione di Zuckerberg di introdurre le spunte blu su Facebook e Instagram e il servizio di Elon Musk lanciato a dicembre, Twitter Blue, che aveva fatto impazzire il web?
Il tentativo di Musk aveva infatti portato a molta confusione, soprattutto in seguito alla creazione di account sì verificati, ma del tutto fake.
Meta ha fatto un passo avanti in questo senso, e trovato una soluzione contro la creazione degli account fasulli.
Se deciderete di acquistare una spunta blu su Instagram o Facebook con il vostro account personale, nessun problema. Vi basta comprare l'abbonamento. Tuttavia, una volta fatto, non potrete in nessun modo cambiare le vostre generalità (dal nome alla data di nascita e persino la foto profilo); a meno di non iniziare un nuovo processo di verifica.
Così facendo Meta si assicura che non nascano secondi, fake account di celebrità e personaggi illustri che poi portino al caos massimo come era successo con Twitter.
E per evitare le stesse critiche fatte a Elon Musk, Zuckerberg ha specificato: «Visualizzeremo il conteggio dei follower in più momenti in modo che le persone possano distinguere quali account sono personaggi pubblici importanti tra gli account che condividono lo stesso nome».
**10 cose da non fare mai più sui social (se non volete che vi blocchino tutti)**
Cosa cambia per gli account già verificati
Meta ha assicurato che non ci saranno modifiche agli account già verificati su Instagram e Facebook.
«A lungo termine, vogliamo creare un'offerta di abbonamento che sia preziosa per tutti, inclusi i creatori, le aziende e la nostra comunità in generale.
Come parte di questa visione, stiamo evolvendo il significato del badge verificato in modo da poter espandere l'accesso alla verifica e più persone possono fidarsi che gli account con cui interagiscono siano autentici», ha affermato Zuckerberg nella sua dichiarazione.
Quanto costa comprare le spunte blu su Facebook e Instagram?
La cifra non è alta, ma neanche regalata. .
Meta Verified è disponibile per l’acquisto direttamente su Instagram e Facebook al prezzo di €13,99 via web e di €16,99 via mobile (dispositivi iOS e Android), e sarà disponibile per tutti in Italia nei prossimi giorni.
**6 errori da non fare su Instagram (se volete più like)**
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Fare stalking sui social rende tristi e infelici (ma c'è una soluzione)

Passare troppo tempo su i social a guardare i profili altrui rende infelici: ecco allora come essere felici senza rinunciarci
Se seguire il dietro le quinte della vita dei vostri amici e di una marea di sconosciuti su Instagram & Co. è il vostro passatempo preferito, sappiate che vi state facendo solo del male. Almeno questo è quanto dimostrato da uno studio condotto dall'Università di Copenhagen e rilanciato dalla BBC che dimostra che per essere felici il miglior favore che possiamo farci è di concederci un tempo massimo da passare sui social.
Secondo i ricercatori, che hanno analizzato il comportamento di circa 1300 utenti, infatti, l'uso eccessivo dei social network stimola sentimenti negativi come l'invidia e il rancore, generando quindi uno stato di insoddisfazione riguardo la propria vita, che può essere causa di depressione.
Gli scienziati hanno però sottolineato che non sono i social tout court a essere dannosi, ma i comportamenti che non prevedono interazione.
Vi spieghiamo come funziona
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Come essere felici senza rinunciare ai social
Trascorrere troppo tempo sui social a spulciare i profili altrui rende infelici. È quanto sostengono i ricercatori dell'Università di Copenhagen.
Secondo gli studiosi controllare gli aggiornamenti degli altri sul social rischia di provocare sentimenti negativi e, conseguentemente, depressione.
Lo studio
I ricercatori danesi hanno preso in esame un campione di 1300 utenti, perlopiù donne, dividendoli in due gruppi.
Al primo è stato concesso di utilizzare i social come sempre, mentre ai secondi è stata tolta questa possibilità per una settimana intera. È emerso che i partecipanti che trascorrevano periodi più lunghi sui social senza interagire, facevano dei paragoni irrealistici e modificavano il loro atteggiamento.
I risultati
«Milioni di ore trascorse su Facebook ogni giorno. Siamo sicuramente meglio connessi ora che prima, ma questa iperconnessione fa bene al nostro stato d'animo? Stando alle nostre ricerche, la risposta è no. L'uso regolare di social network può influenzare negativamente lo stato emotivo e il livello di soddisfazione personale», si legge nella relazione. È stato inoltre dimostrato come chi trascorre troppe ore di fronte uno schermo abbia maggiori possibilità di soffrire di depressione.
Le conferme
Un altro studio, pubblicato recentemente dall'Università di Pittsburgh, sostiene che le persone che utilizzano più piattaforme social siano più soggette a soffrire di depressione. In particolare, chi usa più di sette social network è tre volte più a rischio di chi ne usa giusto due o tre.
E dunque come essere felici senza rinunciare ai social?
Per essere felici non serve rinunciare ai social network.
I ricercatori hanno notato infatti come un comportamento attivo, che includa cioè interazioni e conversazioni con le persone, possa essere positivo e indurre miglioramenti dell'umore.
E dunque a essere negativo per la propria felicità non è il social in sé, ma il fatto di usarlo per "spiare" gli altri invece che per metterci in gioco o in relazione.
L'ideale sarebbe, in ogni caso, prendersi una pausa di una settimana ogni tanto.
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Reinventarsi nell’era dei social: 10 storie di donne di successo

Pandemia, gestione familiare, lavoro. Il periodo che stiamo attraversando non è certo facile, soprattutto per le donne che spesso si trovano a gestire vari ruoli tutti insieme.
Ecco però che a fronte di creatività e idee innovative la tecnologia si trasforma in un volano di nuove opportunità tra social e canali online.
Nell’era del social commerce sono infatti tante le nuove opportunità per l'imprenditoria femminile.
Basti pensare che più di 200 milioni di persone cliccano ogni giorno su un profilo business di Instagram e sono oltre 300 milioni i visitatori mensili della sezione Shops (con oltre 1,2 milioni di Shop attivi ogni mese).
C’è chi ha saputo cogliere queste opportunità sui social ed è riuscita ad avviare un’attività: tutto ciò che serve è una buona idea e uno smartphone!
Durante il lockdown le donne hanno mostrato un'enorme spinta imprenditoriale: a livello globale il 40% degli account business creati dall'inizio della pandemia su Instagram e Facebook sono women-owned.
Nel 2021 il 59% dei gruppi Facebook legati all'imprenditorialità sono stati creati da donne. Su Instagram, dall’inizio della pandemia, è stato registrato in Italia un incremento di imprese gestite da donne pari al +30,36%.
Sempre in Italia, nel 2021, il 56,98% dei gruppi Facebook sui temi dell’imprenditoria sono stati creati da donne.
In occasione dell’8 marzo, giornata internazionale della donna, Meta vuole celebrare le donne “senza confini” che cambiano le regole del gioco, che abbracciano l’innovazione e ispirano le nuove generazioni investendo negli strumenti che la tecnologia mette a disposizione per gli small business.
Di seguito vi proponiamo dieci ritratti di donne che hanno sfruttato le potenzialità di Facebook, Instagram e WhatsApp per fare impresa.
Reinventarsi nell’era dei social: 10 storie di donne di successo
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1. Esther Burton
Esther ha fondato 515 Grammi in pieno lockdown al fine di mostrare la forza della natura e la magia della pet therapy, incoraggiando la convivenza tra uomo e coniglio, attraverso la realizzazione e la vendita di prodotti di design innovativi, personalizzati e sostenibili.
Il nome fa riferimento al peso medio di un coniglio e il team è composto da sette conigli, sette designer, una veterinaria e un giardiniere.
515 grammi vuole garantire ai clienti, tramite prodotti e consigli, una convivenza appagante e gioiosa con i propri animali domestici.
2. Rosaria e Cinzia Di Benedetto
Fondato nel 2009 a Castelvetrano, in Sicilia, l’Agriturismo Carbona delle sorelle Rosaria e Cinzia Di Benedetto è ristorante e B&B ma c’è anche un negozio dove acquistare prodotti freschi e biologici come olio, vino, olive, marmellate e pasta.
L'obiettivo è quello di condurre un ecosistema autosufficiente e sostenibile. Durante il lockdown, Rosaria e Cinzia hanno iniziato a offrire servizi di delivery e take-away, utilizzando le app e i servizi Meta per promuovere il suo sito di e-commerce.
3. Chiara Scaglia
Flake's Design & Arredo è uno showroom nella zona di Trastevere, a Roma. Vende ceramiche fatte a mano, mobili Made in Italy e prodotti artigianali provenienti da diverse regioni.
Durante la pandemia, Facebook ha aiutato la fondatrice Chiara Scaglia a mantenere e curare la comunicazione con i clienti attraverso Messenger per info e preventivi.
Molti clienti stranieri hanno poi iniziato a seguire la sua attività su Facebook e Instagram incrementando la community internazionale dei suoi follower.
4. Fabiana Cakilli
Fabiana Cakilli ha abbandonato un lavoro stabile per rincorrere il proprio sogno creando Serendipity Shop, e-commerce che vende prodotti di uso quotidiano realizzati con materiali alternativi alla plastica monouso - tra cui bambù, acciaio inox, cotone.
Instagram è il canale che registra un coinvolgimento maggiore, perché è soprattutto qui che Serendipity incontra il suo target principale.
La proposta prevede anche mini-documentari e informazioni per sensibilizzare all’uso di materiali alternativi alla plastica.
5. Viviana Leo
Orto di Vi è una piccola azienda agricola biologica a Sutri, vicino Roma, che fornisce verdure fresche di prima qualità.
Particolare attenzione viene data alla stagionalità e alla coltivazione senza l'uso di prodotti chimici.
Il packaging è stato interamente studiato per essere biodegradabile in quanto, secondo la fondatrice Viviana Leo, l'obiettivo da perseguire è quello del “naturalmente buono”: uno stile di vita e di produzione dove la sostenibilità è la chiave di tutto.
6. Fulvia Galbusera
Cerchietti per capelli interamente fatti a mano con tessuti d’alta moda: è stata questa l’idea di Fulvia Galbusera che per lavoro ha viaggiato in tutto il mondo come Fashion Buyer.
Tornata in Italia trasforma il negozio di famiglia a Bergamo nel suo primo shop monomarca che chiama Evelyne Aymon: grazie alle piattaforme Meta cresce velocemente, soprattutto durante la pandemia, quando le sue vetrine social attirano l’attenzione di una community di follower sempre più appassionata.
7. Flaminia Pirozzi
Flaminia Pirozzi ha trasformato la sua passione per la cultura giapponese in un business con Kimonoflaminia.
Se all’inizio utilizzava Facebook principalmente per promuovere le fiere, con la pandemia la situazione è cambiata e Kimonoflaminia ha trasferito tutto il business online, acquisendo le competenze per sostenere questa crescita tramite i corsi gratuiti della piattaforma Blueprint di Facebook.
Gli ordini sono dapprima triplicati e poi quintuplicati, mentre l’incremento del traffico sul sito web è passato da 120 a 600 visite giornaliere, con il 55% degli utenti provenienti da Facebook o Instagram.
7 e 8. Antonella Bellina e Barbara Nocentini
Lilou Pet Couture è un giovane brand fondato da Antonella Bellina e Barbara Nocentini con l'obiettivo di offrire capi di abbigliamento ultra-chic e confortevoli per i pets.
Una pagina Facebook, culla della loro prima collezione, nel giro di soli 2 anni ha consentito al brand di costruire un sito e-commerce, una boutique monomarca e una community social fidelizzata che è definita dalle proprietarie, “una grande famiglia”.
La community è cresciuta del 15% durante il periodo delle dirette del lockdown, e le views dei video streaming hanno raggiunto migliaia e migliaia di persone in poco più di un'ora.
9. Terry Butler
Terry Butler ha fondato Green Tribu assieme al marito Guillaume Lebobe: si tratta di un e-commerce di prodotti “zero waste” per la vita di tutti i giorni, dalla cura della persona alla casa.
La coppia franco-americana, che insieme ai 3 figli vive in Italia da oltre 10 anni, ha l’obiettivo di diffondere uno stile di vita sostenibile.
Durante la pandemia, i social sono stati fondamentali per Green Tribu, anche grazie a dirette, talk e post sponsorizzati.
10. Alessia Mincinesi
La make up artist Alessia Mincinesi ha dato vita a Effetto Bio, negozio a Roma ed e-commerce con prodotti naturali e biologici per capelli e pelle, con l’aggiunta di servizi come il make up artistico.
Grazie a Facebook e Instagram durante il lockdown Alessia è riuscita a far decollare il business, rimanere in contatto con i clienti durante le chiusure imposte dal Covid e generare fatturato, anche in un contesto di piena crisi socio-economica.
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La regina Elisabetta ha un account Facebook segreto

E se tra le richieste d'amicizia su Facebook trovaste la regina Elisabetta? Pensate sia impossibile? Vi sbagliate!
Secondo gli ultimi rumors sulla famiglia reale, la regina ha un account Facebook privato e segreto.
Elisabetta II ha ripetutamente mostrato un grande talento nell'adattarsi ai cambiamenti tecnologici, soprattutto considerando che ha 95 anni.
Basti pensare, ad esempio, alla sua menzione dei podcast durante il discorso di Natale nel 2006, quasi un decennio prima i podcast diventassero famosi. O il fatto che sia stata presente praticamente su tutti i principali social media fin dal loro inizio, prima di ogni possibile successo.
E quel suo know-how tecnologico è stato davvero utile durante la pandemia, quando la regina ha dovuto iniziare a tenere conferenze Zoom.
**La Regina Elisabetta sta imparando a usare FaceTime per videochiamare i nipoti in quarantena**
Considerando il suo persistente amore per la tecnologia allora, molti esperti reali sono convinti che la regina abbia un account Facebook segreto.
**Ecco perché sono tutti preoccupati per la salute della regina Elisabetta**
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Secondo il giornalista britannico Jonathan Sacerdoti, l'idea che la regina Elisabetta abbia un account Facebook privato è possibile perché in realtà è molto esperta di tecnologia.
«Ci sono state svariate dicerie secondo cui la regina Elisabetta ha un account Facebook segreto, cosa che non riesco a credere perché ha 95 anni... anche se di sicuro Sua Maestà sarebbe completamente in grado di gestirlo» ha detto Sacerdoti.
In effetti, le voci su un profilo Facebook privato della Regina circolano da anni, ma sono riemerse di recente insieme alla notizia che Sua Maestà ha un telefono anti-hacking approvato niente meno che dall'MI6.
Vi state chiedendo perché mai la regina d'Inghilterra potrebbe voler un account Facebook?
Secondo Sacerdoti, Elisabetta II userebbe i social media probabilmente «come li usiamo noi» - il che presumiamo significhi stare in contatto con amici e familiari.
Tuttavia, se la regina è ha un account personale su Facebook (o su qualsiasi social media), è quasi sicuramente iscritta con uno pseudonimo, un nome in codice che solo i membri della sua cerchia ristretta conoscono.
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5 cosa da sapere prima di scaricare Signal e abbandonare WhatsApp

Signal è l'app di messaggistica istantanea di cui tutti parlano dopo il boom di download degli scorsi giorni. Ma sapete di cosa si tratta? Quali sono i suoi vantaggi e soprattutto i suoi limiti?
Da quando Whatsapp ha aggiornato le nuove condizioni d'uso e i termini per la privacy, annunciando che i dati degli utenti verrano condivisi con le diverse attività del gruppo Facebook, come Instagram e Messenger, in molti hanno cercato un'alternativa più sicura per i loro messaggi privati.
** 13 cose che (forse) non sapete di poter fare con WhatsApp **
(Nonostante, va detto, le leggi per la privacy che vigono al momento in Europa - Italia compresa - rendono inefficaci tutte le nuove modifiche, lasciando di fatto le stesse regole sulla privacy di prima).
** GDPR: cos'è la normativa per la privacy che ci "difende" dalle modifiche di WhatsApp **
Signal comunque sembra avere tutti i requisiti che gli utenti stanno cercando. Tanto che i suoi download (sia in Play Store che nell’App Store di iOS) sono cresciuti del 4.200% su base settimanale.
Tradotto significa che l'app è stata scaricata da 7,5 milioni di persone tra il 6 e il 10 gennaio.
Numeri da record che fanno pensare a un grande futuro.
Ma che cos'è e come funziona Signal?
Ecco 5 cose da sapere prima di scaricarla.
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Che cos'è Signal?
Signal non è altro che un’app di messaggistica istantanea che consente di mandare messaggi in chat ed effettuare videochiamate.
È disponibile gratuitamente per i dispositivi Android e iOS.
Niente di diverso insomma da Whatsapp o Telegram, se non il fatto che è ritenuta più sicura rispetto alle altre app.
Signal è stata sviluppata nel 2013 da un gruppo di attivisti per la privacy ed è sostenuta da un’organizzazione non profit, la Signal Foundation.
La cosa interessate è che Signal è finanziata, tra gli altri, anche da Brian Acton, il fondatore di Whatsapp, che ha lasciato la sua azienda perché in disaccordo con la gestione del gruppo Facebook Inc.
Come funziona
Il funzionamento di Signal è piuttosto semplice e immediato. Con Signal si può chattare e videochiamare le persone presenti nella propria lista di contatti, bisogna solo avere il loro il numero di telefono.
Prima di tutto bisogna installare l’applicazione ufficiale del servizio sul proprio smartphone, tablet o PC.
Dopo aver scaricato l'app bisogna aprirla e concedere i permessi necessari per farla funzionare correttamente. Dovrete poi inserire il vostro numero di cellulare e un codice che vi sarà mandato per messaggio come verifica.
Una volta fatto, basta cerare il nome della persona con cui volete conversare e iniziare a scrivere i vostri messaggi.
Quali sono i vantaggi di avere Signal?
L’invio di messaggi e contenuti multimediali su Signal viene regolato attraverso la crittografia end-to-end. Il che vuol dire che le conversazioni tra gli utenti dell'app possono essere viste solo da mittente e ricevente.
È proprio il tema della sicurezza che ha spinto molti a scaricare questa app: secondo gli addetti ai lavori Signal è decisamente più sicura di Whatsapp.
Perché? Non solo per la crittografia end-to-end ma anche perché Signal conserva pochissimi metadati (per la precisione conserva solo il numero di telefono, l’ora dell’ultima connessione al server e la data di iscrizione).
Infine, il fatto che l'app sia gestita da un’organizzazione no profit è sicuramente un altro motivo per cui Signal è particolarmente apprezzata.
I sostenitori di Signal
Proprio perché è considerata dagli esperti di sicurezza informatica un'app molto sicura dal punto di vista della privacy, Signal è sempre stata molto in voga tra giornalisti e attivisti che hanno particolare interesse a proteggere le proprie comunicazioni, e anche tra i funzionari della Commissione Europea.
Tra i sostenitori di Signal ci sono anche Edward Snowden, ex consulente della NSA e attivista e whistleblower statunitense, Jack Dorsey, amministratore delegato di Twitter, e il fondatore di Tesla Elon Musk, che pochi giorni fa ha condiviso un tweet incitando i follower a usare Signal, favorendo il download di massa della app.
Whatsapp è davvero pericoloso?
Il recente successo di Signal è arrivato per via delle nuove impostazioni privacy di Whatsapp, che entreranno in vigore l'8 febbraio.
L'app di Facebook Inc. ha infatti modificato i suoi termini e le condizioni d'uso annunciando che i dati degli utenti verrano condivisi con le varie attività del gruppo madre.
Tuttavia c'è una cosa da chiarire: le conseguenze della nuova informativa sulla privacy sono molto diverse negli Stati Uniti rispetto ai paesi membri dell’Unione Europea. Questo perché in Europa vige il GDPR, cioè il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati in vigore dal 2018.
Grazie a questo regolamento europeo, che tutela la privacy con una delle leggi più all'avanguardia al mondo a tal riguardo, in Italia e negli altri stati membri non sono state fatte grandi modifiche riguardo alla privacy.
Lasciando di fatto pressoché invariato il tipo di permesso che viene accordato a WhatsApp. Per ora perlomeno.
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Facebook lancia Fashion+++, l'intelligenza artificiale che dà consigli di moda

Su Facebook arrivano i consigli di moda dell'intelligenza artificiale: ecco come funziona Fashion+++
Facebook, il primo gigante tra i social media, stava un po' perdendo il suo fascino.
Ecco allora che Mr Zuckerberg ha rimescolato le carte in tavola inserendo una nuova funzione di Facebook per aiutare gli utenti a capire di più sul mondo della moda.
La piattaforma di social media ha infatti annunciato che sta costruendo un sistema di intelligenza artificiale (AI) in grado di offrire consigli agli utenti per aiutarli a essere più alla moda.
Ecco come funziona Fashion+++ e cosa ne sappiamo finora.
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Come funziona Fashion+++?
Il sistema, chiamato Fashion+++, utilizza una rete neurale di immagini profonde per identificare i vestiti e offrire modifiche su ciò che un utente dovrebbe rimuovere, aggiungere o cambiare.
Non consiglia cosa comprare ma «Può raccomandare diversi modi per regolare un capo di abbigliamento per farlo risaltare di più, come infilare una maglietta o rimboccarsi le maniche», spiega Facebook.
«Fashion+++ si concentra sui piccoli dettagli, su suggerimenti realistici e pratici, senza forzare nessuno a comprare nuovi outfit» conferma Zuckerberg sul website di Facebook.
In aggiunta, il tool di intelligenza artificiale Fashion+++ è attento alla sostenibilità e all'eticità dei prodotti di moda, e dunque quando possibile consiglierà agli utenti trend o prodotti che salvaguardano il nostro pianeta.
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Sui social si pagherà in Libra: ecco cos'è (e a cosa serve) la nuova moneta virtuale di Facebook

Libra, la nuova criptovaluta di Facebook, arriverà nel 2020 e si userà anche su Messenger e WhatsApp: ecco cos'è e a cosa serve (spiegato in parole povere)
Dal 2020 sui social sarà possibile pagare in Libra, la criptovaluta con la quale Facebook fa il suo ingresso nel mondo dei pagamenti elettronici con il telefonino.
Spiega Mark Zuckerberg: «L'obiettivo è di offrire l’accesso a uno strumento finanziario elettronico al miliardo e 700 milione di abitanti del pianeta che oggi sono tagliati fuori dall'economia perché non hanno un conto in banca».
Per la creazione di Libra, Zuckerberg ha coinvolto 28 soci, tra cui Visa, Mastercard, PayPal, Vodafone, Iliad, Spotify e Uber.
Ecco, in parole povere, cos'è e a cosa serve la nuova moneta virtuale.
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Che cos'è Libra?
Secondo la definizione ufficiale «Libra è una moneta globale e un'infrastruttura finanziaria».
Che tradotto significa: una nuova struttura tecnologica che permetterà a chiunque sia in possesso di uno smartphone di pagare e inviare denaro anche se non ha un conto in banca.
«L'invio di denaro sarà facile come l'uso delle app e la condivisione di messaggi o fotografie», ha specificato Zuckerberg.
Il portafoglio digitale, infatti, sarà integrato anche a Messenger e WhatsApp, oltre che utilizzabile come un'app dedicata.
Cosa serve per usarla
Per creare un account, pagare in Libra e superare i controlli antifrode bisognerà fornire un documento di identità e altre informazioni anagrafiche.
Non serve necessariamente avere un conto in banca o una carta di credito fisica.
Quanto vale Libra
Libra è, in termini tecnici, una stablecoin (una moneta stabile) agganciata a un paniere di «asset a bassa volatilità, come depositi bancari e titoli di Stato».
Questo vuol dire che potrà sempre essere convertita in dollari o euro senza oscillazioni clamorose.
Questo aspetto distingue Libra da molte altre criptovalute soggette a variazioni, come i Bitcoins, ad esempio.
Perché l'hanno inventata
1,7 miliardi sono gli abitanti del pianeta oggi privi di rapporti con le banche.
Anche (e soprattuto) a loro punta il progetto Libra, che offre accesso a uno strumento finanziario elettronico senza necessità di un conto corrente bancario.
2,4 miliardi sono gli utenti registrati su Facebook, tutti possibili utilizzatori di Libra.
A questi si aggiungono quelli delle altre aziende associate nell’impresa (28 per i momento).
Numeri così importanti, e destinati ad aumentare, che molti vedono come l’inizio della fine dell’era delle banche, destinate a divenire marginali nel mondo dei pagamenti elettronici con il telefonino.
Cosa significa la parola Libra
Libra è l’unità di misura della Roma imperiale, per la quale Zuckerberg ha un vero culto.
Altri pensano al segno zodiacale, la bilancia, e ci vedono uno sberleffo ai gemelli Winklevoss, i cofondatori di Facebook che chiamarono la loro criptovaluta gemini, gemelli.
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