Weekend in Catalogna: cosa vedere, fare, assaggiare

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Affittate una macchina a Barcellona, che a darvi tutte le dritte per due giorni alla scoperta della Catalogna ci pensiamo noi

È sempre un buon momento per organizzare un weekend in Catalogna: complici le temperature miti, il buon cibo e la generale sensazione di buon umore che permea i territori intorno a Barcellona, la Catalunya è la meta ideale per un fine settimana on the road.

Sempre che vi stuzzichi l’idea di concentrare in pochi giorni un cocktail di sole, mare, divertimento, arte, cultura e buona cucina, spendendo poco e trattandovi bene.

Se sì, dove andare, cosa fare e vedere, bere e assaggiare in un tour della Catalogna meno nota, ve lo suggeriamo noi.

Scordate le solite spiagge, le calette più famose, i soliti musei e i monumenti arcinoti. Liberate la mente e preparatevi a scoprire scorci inediti dell’assolata regione spagnola.

(Continua sotto la foto)

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Catalunya on the road

Il mezzo ideale per un viaggio itinerante in Catalunya è l'auto. Vi basterà atterrare a Barcellona, affittarne una e partire.

Guidando verso sud lungo la costa, le belle strade catalane conducono facilmente a città meno conosciute della Spagna, come Reus e Tarragona, così ricche di storia e personalità da non avere nulla da invidiare alle sorelle maggiori.

E poi piccoli villaggi caratteristici, tra cui il borgo di Siurana con solo 26 abitanti, parchi naturali e dolci colline coltivate a vite, come la zona del Priorat.

Quando poi il languorino inizia a farsi sentire, soddisfare il palato con menù stellati e proposte gourmet non sarà un problema visto che con 60 ristoranti stellati la Catalogna è la regione al mondo più brillante di tutto il firmamento Michelin.

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Siurana, borgo senza tempo

Solo 26 abitanti, un piccolo albergo di sei camere e un agriturismo.

A compensare il vuoto che riempie i vicoli ciottolati di Siurana, l’aria pulita, il silenzio e una vista a picco sulle montagne a strapiombo che ne fanno un vero paradiso per i climbers di tutto il mondo.

Aggiunge fascino e magia al piccolo borgo, la leggenda della bella Regina dei mori che durante una festa temendo l’attacco dei cristiani partì a cavallo e si lanciò nel vuota da una rupe, da allora detto il Salt de la Reina Nera, dove ancora è visibile (con un bel tocco di immaginazione) lo zoccolo del cavallo.

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Degustando vino tra le cantine del Priorat

Gli amanti del vino ringrazieranno con una tappa del tour nel Priorat, a est di Tarragona.

Nella regione si concentrano più di 100 cantine e anche se in piccole quantità, dalle sue colline terrazzate si ricava un vino rosso di alta qualità, più acido del normale, ma dal sapore equilibrato in bocca, grazie all’influenza del mare e del contesto montano, del sole e del vento… «che cambia il gusto del vino, anche a distanza di pochi metri», spiega Antoni Sanchez Ortiz, della cantina Perinet, che propone degustazioni di vini direttamente dal barriche Gargnace e Carignana (vitigni autoctone), di Sirana e Cabernet.

(© Perinet Winery)

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La faccia modernista di Reus

Dalle colline alla città, a un centinaio di chilometri da Barcellona, la città di Reus ospita il Gaudì Center, un «centro di interpretazione» dedicato al grande architetto, che qui nacque ma senza lasciare tracce in città di suoi lavori.

Più che un museo è un luogo in cui le opere e il pensiero di Gaudì sono raccontate con video, plastici e installazioni interattive.

Reus, città dinamica e piena di negozi, si lascia guardare anche a testa all’insù: le facciate moderniste (26) dei suoi palazzi disegnano un percorso da fare a piedi (Percorso Modernista) che attraversa tutta la città vecchia.

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Appena fuori Reus, un ospedale per vip

Poco fuori Reus, un altro gioiello, trionfo dell’Art Nouveau è l’Istituto Pere Mata, progettato dall’architetto catalano Lluís Domènech i Montaner, un amico di Gaudi.

Nato per essere un ospedale psichiatrico, qui la degenza dei “malati” trascorreva tra feste, partite di biliardo, passeggiate e chiacchiere nelle ricche sale e nei corridoi finemente decorati e arredati secondo il miglior gusto liberty d’inizio ‘900.

«Una sorta di social network prima dei social network» dice la guida durante la visita, «qui venivano “ricoverati” i figli dei nobili che non riuscivano a sposarsi per facilitare nuovi incontri» (© Patronat de Turisme de la Costa Daurada).

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L’aperitivo alla maniera catalana

Dopo il pieno di arte e bellezza, prima di spostarsi sul lungomare di Cambrils per una cena in un ristorante stellato, l’aperitivo alla maniera catalana è a base di Vermuoth, il liquore che mixa vino bianco, zucchero e oltre 130 erbe locali.

Prodotto in varie cantine nei pressi di Reus, alla bevanda è stato dedicato anche un museo che custodisce oltre mille bottiglie da collezione e un tour con degustazioni chiamato Ruta del Vermouth di Reus.

(© Patronat de Turisme de la Costa Daurad)

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Tarragona, tra movida e archeologia

Di giorno un sito archeologico custode di un glorioso passato da ex-capitale dell'impero Romano, di notte città movimentata e festaiola.

E se a Tarragona la giornata vola tra una visita alle mura e al foro provinciale, sulle tracce dell’antico circo e dell’anfiteatro romano, dopo un po’ di shopping sulla Rambla Nova, il viale principale con il maggior numero di negozi, la notte finisce in allegria nei locali in città o sulla spiaggia.

(© Agència Catalana de Turisme)

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Mangiare cozze e ostriche in mezzo al mare

Non serve essere milionari per pasteggiare a ostriche e spumante (rigorosamente Cava).

Basta andare da Musclarium, il ciringhito in mezzo al mare nella baia di Alfacs raggiungibile solo in barca che con 25 euro serve un happy hour a base di molluschi a km 0.

Tutt’intorno alla struttura galleggiante, infatti, ci sono le colture di deliziosi molluschi che qui vengono allevate in maniera del tutto naturale.

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Per chi ama il binomio sport e natura…

La riserva naturale di Punta de la Banya offre molte possibilità: dal kite surf e wakeboard alla gita a cavallo o in bicicletta, fino al birdwatching sul delta del fiume Ebro, una riserva naturale di 7736 ettari, con 300 specie di uccelli e almeno 100 mila volatili.

(© Agència Catalana de Turisme)

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Per chi cerca l’avventura

Port Aventura World nella Costa Daurada è il grande parco divertimento che ospita il nuovo FerrariLand, il primo parco tematico del Cavallino Rampante in Europa (l’altro è ad Abu Dhabi).

Affrettatevi, se volete provare le montagne russe più alte e veloci d'Europa, che corrono veloci come un bolide di F1: l’esclusiva con il Cavallino ha validità solo 25 anni.

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In viaggio da sola: 5 mete sicure (e bellissime) per iniziare

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In viaggio da sola per la prima volta? Ecco 5 mete sicure e accoglienti per iniziare il solo female travel senza paura.

C’è un momento preciso in cui l’idea di mettersi in viaggio da sola smette di sembrare un azzardo e inizia a suonare come una promessa. Una promessa di libertà, di silenzi scelti e di ritmi personali.

Il solo female travel infatti non è solo una moda, ma un bisogno sempre più condiviso: partire senza dover mediare, senza compromessi, con l’unica bussola del proprio desiderio. Il segreto per iniziare? Scegliere mete “soft”, sicure e accoglienti, capaci di farci sentire a casa anche dall’altra parte d’Europa (o del mondo).

Dove andare in viaggio da sola: 5 mete sicure e bellissime

(Continua sotto la foto)

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Lisbona: la prima volta in viaggio da sola è più dolce

Lisbona è una di quelle città che sanno essere gentili fin dal primo sguardo, perfette per viaggiare da sola. Luminosa, malinconica al punto giusto, rilassata e incredibilmente vivibile, è perfetta per una prima esperienza in solitaria.

Ci si muove facilmente, si cammina molto e senza ansia, ci si siede a bere un caffè senza sentirsi mai fuori posto. È una città che non giudica e non corre, dove anche stare da sole a guardare l’oceano diventa un piccolo rito quotidiano.

Copenhagen: ordine, silenzio e libertà di movimento

Copenhagen è l’esatto opposto, e proprio per questo funziona benissimo. Ordinata, verde, silenziosa, è una delle città più sicure al mondo e una delle più facili da vivere in autonomia. Qui viaggiare da sole è la normalità: si pedala, si legge in un caffè, si passeggia lungo i canali con quella sensazione rassicurante di essere sempre nel posto giusto. La lingua non è mai un problema e la città sembra progettata per semplificare la vita, non per complicarla.

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Siviglia: il calore che mette a proprio agio

Se invece si ha voglia di calore, di colori e di una socialità spontanea, Siviglia è una scelta perfetta. È una città viva, ma non caotica, dove ci si sente accolte senza essere invase. Le giornate scorrono lente tra tapas improvvisate, piazze assolate e musica che arriva dai vicoli.

Viaggiare da sole qui significa lasciarsi andare, fidarsi del ritmo locale e scoprire che anche la sera, se vissuta con attenzione, può essere serena e piacevole.

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Amsterdam: la libertà è di casa

Amsterdam è la meta ideale per chi cerca libertà totale. Nonostante i pregiudizi, è una delle mete migliori per viaggiare da sola. È una città inclusiva, sicura, abituata alle persone che viaggiano da sole e che rivendicano il proprio spazio.

Nessuno si sorprende se si entra in un museo in solitaria o se si pranza leggendo un libro davanti a un canale. Tutto è intuitivo, semplice, accessibile, e la sensazione costante è quella di potersi muovere senza mai sentirsi vulnerabili.

Kyoto: il viaggio interiore

Per chi sogna qualcosa di più lontano ma sorprendentemente rassicurante, Kyoto è una rivelazione. Silenziosa, rispettosa, profondamente armonica, è una città che invita all’introspezione e rende il viaggio in solitaria un’esperienza quasi meditativa.

Qui la sicurezza è altissima e il rispetto per lo spazio personale è parte della cultura. Camminare da sole tra templi e giardini, senza fretta, diventa un modo per riconnettersi con sé stesse in modo profondo e gentile.

Viaggiare da sole non significa esporsi al rischio, ma imparare ad ascoltarsi. Scegliere alloggi centrali, informarsi, fidarsi del proprio istinto e concedersi il diritto di cambiare idea sono piccoli gesti che fanno la differenza. E soprattutto ricordare che essere sole non è mai sinonimo di solitudine, ma spesso di presenza piena.

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Abbiamo guidato una Porsche su un ghiacciodromo in Lapponia (e potete farlo anche voi)

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Se sfrecciare con una Porsche su un lago ghiacciato non lontano dal Circolo Polare Artico vi sembra un sogno, leggete qui per realizzarlo

Nell’ambito delle Ice Experience firmate Porsche Italia, abbiamo avuto la possibilità di vivere tre giorni alla scoperta del Grande Nord, scanditi da avventure inusuali e travolgenti. Un’occasione non solo per mettersi ai comandi di una macchina iconica come la 911 ma anche di divertimento e di fuga adrenalinica dall’ordinario.

Perché, sì, ci sono momenti in cui lasciarsi scuotere dall’imprevisto e dal brivido fa bene. E qui è stata proprio una questione di brividi, in tutti i sensi.

Da ormai quasi dieci anni Porsche Italia, infatti, organizza corsi di guida su ghiaccio in Svezia – aperti a tutti gli appassionati, neofiti compresi – e nello specifico a Luleå: una cittadina costiera nel nord est del Paese, quasi al confine con la Finlandia.

Ecco che allora, appena atterrati nel suo minuscolo aeroporto e messo fuori il naso, il benvenuto nella terra dei Sami sono stati i meno venti gradi che hanno aiutato però a risvegliare la mente e i muscoli intorpiditi dalle 4 ore di volo da Milano (intervallate da un veloce scalo a Stoccolma). Spoiler confortante: il freddo è molto secco e, piano piano, ci si abitua.

In direzione dell’hotel Elite Stadshotellet Luleå, fuori dal finestrino, una fitta fila ordinata di abeti ricoperti da una morbida coltre di neve ci ha accompagnato lungo i bordi della strada per tutto il tragitto: l’atmosfera era rarefatta e ovattata. L’immaginario che avevamo sempre avuto di quelle latitudini non è stato smentito; anzi, eravamo già convinti che in quell’angolo di Lapponia, ancora preservato dal turismo di massa, avremmo trovato un’autenticità intatta. E così è stato.

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La Porsche Ice Experience a cui abbiamo preso parte – format che si svolge a un centinaio di chilometri a sud del Circolo Polare Artico e prevede ogni anno cinque o sei partenze nel mese di febbraio, aperta ciascuna a una ventina di partecipanti – è iniziata con un briefing il giorno stesso dell’arrivo.

È il momento in cui vengono presentate le vetture da provare all’indomani sul circuito di Ebbenjarka, uno specchio d’acqua ghiacciato circondato da una natura selvaggia dove correre in tutta sicurezza, assistiti da un team di esperti.

Grande protagonista, quest’anno, è stata la nuova gamma della storica 911 – emblema della casa automobilistica tedesca dal 1963 – con i modelli 911 Carrera 4 GTS, dotato della più recente tecnologia T-Hybrid – un sofisticato sistema ibrido ad alte prestazioni che garantisce un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 3 secondi e una velocità fino ai 312 km/h –, e 911 GT3, una versione ancora più sportiva con tanto di alettone, dalla potenza di 510 Cavalli.

“Se le donne partecipano alle Ice Experience organizzate da Porsche? Il primo anno vengono per accompagnare fidanzati e mariti, quello successivo tornano e sono le prime a voler scendere in pista”: neanche ancora al volante, la risposta del nostro istruttore già ci aveva fatto intuire lo spasso che di lì a poco ci avrebbe aspettato.

Quello che abbiamo provato è stato divertimento allo stato puro e scariche di adrenalina a ogni curva affrontata di traverso a tutto gas, incitati dalla voce spronante del coach seduto accanto, al posto del passeggero (e certa degli impeccabili sistemi di sicurezza della 911 qualora avessimo commesso qualche errore!).

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Tra una sessione di guida e l’altra, il “pit stop” consiste in una piacevole pausa al caldo di uno chalet affacciato sul circuito: seduti attorno a un focolare si ascolta il debrief dell’istruttore che ripercorre errori, traiettorie e spiega i margini di miglioramento.

E se l’appetito vien guidando, si prosegue con il pranzo: il momento giusto per assaggiare alcuni piatti tradizionali di queste zone come il Poronkaristys, stufato di renna con marmellata ai frutti rossi, oppure scoprire il vero gusto di un trancio di salmone freschissimo cotto al forno.  

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Ricaricate le energie, e conclusa la parte didattica, la Porsche Ice Experience prevede anche momenti dedicati alla scoperta della destinazione – pensati non solo per i partecipanti al corso di guida, ma anche per gli eventuali accompagnatori. E quale altro mezzo per andare in esplorazione della taiga svedese, se non la motoslitta?

A una ventina di chilometri dal ghiacciodromo, nella località di Mörön, si organizzano snowmobile safari di un paio d’ore attraverso foreste di conifere e praterie innevate a perdita d’occhio. Anche qui, se amate il brivido della velocità o volete mettervi alla prova con qualcosa di inconsueto, l’occasione è da non perdere: muniti di casco, tuta da sci e ricevute le dovute istruzioni su come si guidano questi bolidi delle nevi, tutto è pronto per (ri)sbizzarrirvi con l’acceleratore.

E, non saranno certo Porsche, ma sappiate che anche le motoslitte non scherzano: alcuni modelli possono toccare fino a 160 km/h! In fila indiana dietro la guida, e con un po’ di fortuna, magari c’è anche la possibilità di avvistare la fauna locale come renne, alci e volpi artiche. Ma, a proposito di fortuna, tenete un anche po’ per la sera.

In inverno (fino, indicativamente, ai primi giorni di aprile), alzando gli occhi verso il cielo si potrebbe assistere a uno dei fenomeni più affascinanti che la natura regala: l’aurora boreale. La buona notizia è che Luleå (che, in realtà si pronuncia Luleo), così come tutta l’estremità settentrionale della Lapponia svedese, è considerata una delle zone migliori per vederla ma a condizione che il cielo sia perfettamente limpido.

Con il meteo a favore, l’aurora si potrebbe addirittura ammirare comodamente affacciandosi dalla finestra della propria camera, ma volete mettere l’atmosfera romantica e lo stupore condiviso del ritrovarsi attorno a un fuoco acceso sulle sponde ghiacciate del Golfo di Botnia aspettando la sua improvvisa comparsa?

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Se supererete questa prova di “sopravvivenza” al freddo in notturna, sarete allora pronti per affrontare un'altra escursione unica nel suo genere: un’uscita a bordo di una rompighiaccio lungo il fiume Pite, in direzione del Mar Baltico. L’imbarco sull’Artic Explorer è a Pite Havsbad, una sessantina di chilometri a sud di Luleå: da quel momento, inizia un’avventura di un paio d’ore difficile da vivere altrove (e per questo imperdibile).

Dal parapetto della nave si può godere di un panorama al limite del surreale, avvolto dal silenzio: ovunque si posi lo sguardo, l’orizzonte è una distesa monocromatica di ghiaccio e neve che fa entrare in una dimensione spazio temporale onirica.

Una volta frantumata dalla chiglia la banchisa in un punto sicuro, arriva il momento più emozionante della crociera: l’opportunità di fare il bagno nelle acque gelate del Golfo di Botnia – un’insenatura del Mar Baltico – indossando una spessa muta impermeabile che permette di galleggiare senza esitazioni e soprattutto, di non soffrire le temperature estreme.

Portate con voi un costume da bagno, vi venisse voglia di spingervi oltre e tuffarvi nel blu: così abituati all’adrenalina aspettatevi di tutto. Anche a non sentire il freddo a meno diciotto gradi! 

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Sensoria Dolomites: dove il lusso incontra la natura

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Immerso nel suggestivo panorama delle Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO, Sensoria Dolomites unisce design contemporaneo, ospitalità altoatesina e un profondo senso di benessere. Un luogo pensato per chi vuole rallentare, ascoltare e lasciarsi cambiare dalla montagna.

Ci sono hotel che nascono da un business plan. E poi ci sono luoghi che nascono da una scelta d’amore. Il Sensoria Dolomites appartiene alla seconda categoria.

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Dopo anni trascorsi tra Parigi, Milano, Vienna, Singapore ed Edimburgo, Lea Oberhofer e Simon Leitner hanno scelto di tornare alle origini. L’ex albergo di famiglia, il Ritterhof, è stato ripensato con rispetto per la memoria, ma con la libertà di immaginare qualcosa di completamente nuovo. Da questo gesto intimo e coraggioso nasce Sensoria: un luogo che interpreta l’ospitalità come esperienza dei sensi. Qui ogni dettaglio è parte di un ritmo lento, accompagnato dalla luce, quasi una firma, che disegna gli spazi, scalda il legno, accarezza i tessuti naturali, per cambiare poi durante il giorno e trasformare lo spazio. 

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Un rifugio sensoriale che dà forma a un’idea di lusso per l’anima. L’eredità altoatesina si sente nella cura silenziosa, nella qualità autentica dei materiali, nella precisione dei gesti. Ma si percepisce anche lo sguardo internazionale di Lea e Simon: un’estetica essenziale, pulita, contemporanea. Il risultato è un equilibrio raro tra calore familiare e sofisticazione discreta.

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Aperto nell’estate 2022, Sensoria accoglie gli ospiti in 45 camere dal gusto minimalista e in due suite panoramiche di 125 m2 con spa privata e terrazze affacciate sullo Sciliar. L’architettura gioca con linee pulite e materiali naturali: legno caldo, tessuti materici, palette neutre interrotte da dettagli sofisticati. L’effetto è quello di una baita di design immersa in un panorama mozzafiato che entra dalle vetrate e va dritto dentro il cuore.

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L’intenzione é chiara: non competere con la natura, ma seguirne la logica. Non imporsi sul paesaggio, ma ascoltarlo. Costruito quasi interamente in legno locale, il complesso dialoga con le Dolomiti attraverso geometrie che riprendono il profilo dei monti e volumi che sembrano emergere dal terreno con naturalezza. Il legno é imperfetto, con i suoi nodi, venature e variazioni cromatiche, i cortili interni e ampi atri luminosi dissolvono i confini tra dentro e fuori e l’architettura si trasforma in un’estensione del paesaggio. L’anima del complesso è fatta di armonia grazie anche al legno d’abete rosso, ispirato ai boschi di Castelvecchio e al profilo dello Sciliar, che avvolge il Sensoria come una seconda pelle, calda e protettiva.

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Ma ciò che rende davvero unico Sensoria è l’accoglienza. Familiare senza essere invadente, attenta senza formalismi. Il lusso qui è sentirsi nel posto giusto, nel momento giusto. Una colazione che profuma di caffè, pane caldo e quiete. Una tisana calda dopo la spa. Un bicchiere di vino vicino al camino sempre acceso.

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E una cena senza fretta, dove ogni assaggio racconta il territorio, la stagione e le specialità tirolesi convivono con la freschezza mediterranea, mentre la raffinatezza francese aggiunge eleganza a ogni piatto. La formula “All Day Inclusive - esclusivamente inclusiva”, in vero stile Sensoria, lascia l’ospite libero e senza pensieri e ogni momento della giornata si trasforma in piacere. Dalla colazione, tra prodotti locali, ricette artigianali e ingredienti selezionati con cura, alla merenda altoatesina, fino alla cena, per un viaggio nel gusto, pensato per essere lento, consapevole e profondamente appagante. 

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E poi la SPA, in legno di abete di montagna, un’estensione naturale del paesaggio: piscine che riflettono il cielo,  dove l’acqua riscaldata a trentadue gradi scorre dall’interno verso l’esterno e lo sguardo si perde sullo Sciliar, saune panoramiche, spazi di quiete che sembrano sospesi tra interno ed esterno. Tutto è studiato per rallentare e restituire centralità ai sensi. Da non perdere il “bagno di suoni”, un rituale di vibrazioni sonore che ti invita a vibrare insieme al ritmo dei monti. In queste sessioni immersive, strumenti come gong, campane tibetane, vocalizzi profondi creano onde di suono che risuonano nel corpo e nella mente, favorendo un rilassamento profondo, equilibrio energetico e una sensazione di leggerezza interiore in risonanza con il silenzio e la potenza naturale che circonda l’hotel.

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E in questo universo anche la creatività diventa esperienza sensoriale: si è tenuta qui, infatti, la Sensoria Art Edition 01, la prima edizione di un progetto nato dal desiderio di Lea e Simon di aprire ancora di più Sensoria Dolomites al dialogo tra arte e natura. Un’estensione naturale della loro visione: trasformare l’ospitalità in esperienza culturale, viva, condivisa.

Per questa prima edizione, sono arrivate due tra le voci più significative dell’arte altoatesina contemporanea: Aron Demetz e Peter Senoner. Entrambi già presenti con le loro opere nella collezione temporanea dell’hotel, hanno accompagnato gli ospiti in un percorso fatto di incontri personali, momenti creativi e scambio diretto. Una naturale evoluzione di un luogo nato da una scelta d’amore e oggi capace di generare nuove connessioni tra persone, paesaggio e immaginazione. 

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E per non farsi mancare nulla e vivere appieno il paesaggio di Sensoria Dolomites, è indispensabile salire in quota: una camminata sulla neve tra panorami cristallini, respirando aria pura e silenzio immenso. E poi, tappa obbligatoria in baita per un pranzo che sa di montagna, tra canederli (gnocchi di pane) e tradizione, per poi finire con un bombardino che scalda mani e cuore.

Con il mondo ai piedi e le Dolomiti intorno, ogni attimo diventa esperienza totale, sensoriale e indimenticabile.

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Weekend a Cervinia: cosa fare in montagna (senza dover per forza sciare)

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Per godersi la montagna non serve sciare: ecco attività ed esperienze alternative da provare in un weekend a Cervinia

C’è un momento preciso in cui si arriva a Cervinia e si capisce che la montagna, qui, non è solo sinonimo di sci. Succede quando il Monte Cervino, maestosa montagna piramidale di 4.478 metri situata al confine tra Italia e Svizzera, compare imponente all’improvviso davanti ai nostri occhi.

Alzare lo sguardo verso il Cervino, che domina il paesaggio con una presenza costante e quasi magnetica, aiuta a capire perché questo angolo d’Italia abbia conquistato anche lo sguardo internazionale. Non a caso, il New York Times ha inserito Cervinia nella sua lista dei 52 luoghi da visitare nel 2026, uno per ogni settimana dell’anno, rimanendo letteralmente incantato dalla potenza di questo paesaggio alpino.

Un riconoscimento che racconta bene l’anima della località: non solo una destinazione per sciatori esperti, ma un luogo capace di offrire molto di più. Un weekend a Cervinia può essere vissuto con tempi più lenti, attività alternative e un’idea di vacanza che va oltre le piste.

Sempre più spesso, infatti, la montagna invernale si rivela una destinazione ideale anche per chi non scia (o semplicemente non ha voglia di farlo).

Cervinia è uno di quei luoghi capaci di accogliere tutti: chi cerca panorami estremi senza fatica, chi desidera camminare nella neve, provare esperienze nuove e alternative, o chi semplicemente è alla ricerca del silenzio. Un modo diverso di stare in montagna; più contemporaneo, più inclusivo e sorprendentemente completo.

(Continua sotto la foto) 

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Weekend a Cervinia: le attività per i più avventurosi

Vivere l’alta quota senza sci

Una delle prime cose da fare a Cervinia, anche senza sciare, è salire ad alta quota. Il comprensorio Breuil-Cervinia Valtournenche Zermatt è uno dei più vasti d’Europa e permette di raggiungere facilmente altitudini spettacolari anche a chi non pratica sport invernali.

Grazie agli impianti di risalita, si può arrivare fino al ghiacciaio del Plateau Rosà e al Piccolo Cervino, vivendo l’esperienza della montagna a oltre 3.500 metri.

È un modo accessibile e potente per capire cosa significhi stare in alta quota, osservare da vicino le pareti del Cervino e ammirare 38 vette che superano i 4.000 metri, restando comodamente seduti. Un’esperienza che rende qualsiasi weekend a Cervinia memorabile, anche senza sci ai piedi.

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Tra le esperienze più iconiche da fare a Cervinia, anche senza mettere gli sci ai piedi, c’è il Matterhorn Alpine Crossing, il collegamento transalpino che permette di attraversare le Alpi tra Italia e Svizzera sospesi nel vuoto, a oltre 3.500 metri di altitudine.

Non è solo un mezzo di trasporto, ma un vero e proprio viaggio panoramico, pensato anche per chi non scia ma vuole comunque vivere l’alta quota in modo accessibile.

Le cabine permettono di muoversi tra Breuil-Cervinia e Zermatt con una vista continua sulle pareti del Cervino, facendo tappa al Piccolo Cervino, dove lo sguardo si apre su decine di vette sopra i 4.000 metri. È un’esperienza che unisce stupore e consapevolezza: si osserva la montagna e se ne intuisce la forza, ma lo si fa senza fretta, restando comodamente seduti.

Anche qui non serve fatto essere sciatori: il viaggio è pensato anche per chi vuole semplicemente osservare, capire, lasciarsi attraversare dalla montagna.

Un modo diverso di “attraversare” le Alpi, che trasforma il concetto di spostamento in un racconto visivo continuo.

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Weekend a Cervinia: le attività per chi vuole vivere la montagna slow

Camminare e ciaspolare

C’è un modo diverso di vivere la montagna d’inverno, fatto di passi lenti, respiri profondi e soste che diventano parte dell’esperienza.

A Cervinia, questo ritmo si trova lontano dalle piste, lungo i sentieri innevati che attraversano boschi e radure, perfetti per passeggiate e ciaspolate anche per chi non è particolarmente allenato.

Una delle mete più suggestive è senza dubbio il Lago Blu, raggiungibile con una camminata semplice ma scenografica, che in inverno si trasforma in un piccolo viaggio sospeso nel silenzio. Quando il lago è ghiacciato o leggermente innevato, il riflesso del Cervino sullo sfondo crea un’immagine quasi irreale, di quelle che invitano a fermarsi, più che a scattare una foto. Qui la montagna non chiede performance, ma presenza: camminare diventa un gesto meditativo, ciaspolare un modo per ascoltare il suono ovattato della neve sotto i piedi.

È questa dimensione più intima e contemplativa a rendere speciale un weekend a Cervinia, soprattutto per chi cerca un contatto autentico con la natura, lontano dal rumore e dalla fretta.

Provare la slitta trainata dai cani

Tra le esperienze più emozionanti da provare a Cervinia c’è senza dubbio la slitta trainata dai cani.

Un’attività avventurosa (ma al tempo stesso sicura) che sembra uscita da un film, ma che qui trova un contesto naturale perfetto; tra distese innevate e silenzi interrotti solo dal rumore soffice della neve.

Seduti sulla slitta, ci si lascia guidare dai cani lungo percorsi immersi nel paesaggio alpino, vivendo la montagna da una prospettiva completamente diversa, più istintiva e primordiale.

La cosa bella è che, come per la ciaspolata, anche qui non serve alcuna preparazione fisica particolare: l’esperienza è accessibile a tutti e regala una sensazione di libertà difficile da raccontare a parole.

È uno di quei momenti che restano impressi più per come fanno sentire che per quello che si vede, e che trasformano un weekend in montagna in un ricordo davvero fuori dall’ordinario, perfetto anche per chi cerca attività alternative allo sci ma non vuole rinunciare al lato più emozionale della montagna.

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VRetreats Cervino, l'hotel perfetto per scoprire tutto quello che la montagna ha da offrire 

Qui regna il silenzio, il paesaggio si apre e all’improvviso il Cervino appare davanti agli occhi, imponente e rassicurante allo stesso tempo. 

Siamo al VRetreats Cervino, hotel 5 stelle parte del gruppo VRetreats, brand di hôtellerie di VOIhotels, catena alberghiera di Alpitour World, che ci fa entrare in una dimensione diversa, dove la montagna non è solo uno sfondo ma una presenza costante, quasi intima.

L’hotel, inaugurato nel 2021, si inserisce con naturalezza nel contesto alpino, senza mai forzarlo: linee pulite, materiali caldi, grandi vetrate che sembrano fatte apposta per incorniciare il panorama e portarlo dentro.

L’atmosfera è quella di un rifugio elegante, contemporaneo ma profondamente legato al territorio. Appena si entra, tutto invita a rallentare: la luce che filtra dalle vetrate, il legno, le tonalità neutre, il silenzio ovattato tipico della montagna d’inverno. È uno di quei luoghi in cui si ha subito la sensazione di essere arrivati, non solo geograficamente, ma mentalmente.

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Le 66 camere (suddivise in Superior, Deluxe, Suite e Spa Suite) raccontano la stessa filosofia: un equilibrio riuscito tra lo stile classico della montagna e un design moderno ed essenziale, ma mai freddo.

I dettagli sono curati senza ostentazione, pensati per creare comfort e continuità con l’esterno. Al mattino, aprire le tende significa ritrovarsi davanti alla cresta del Cervino, ai boschi di larici, alla neve che cambia colore con la luce. È un risveglio lento, quasi rituale, che dà subito il senso di cosa voglia dire concedersi davvero un weekend a Cervinia.

All’esterno, terrazze e spazi comuni dialogano con il paesaggio circostante: un campo da golf che in inverno riposa sotto la neve e sentieri da escursione che partono proprio dall’hotel; con la montagna sempre lì, a fare da bussola. VRetreats Cervino non è solo un luogo dove dormire, ma una base ideale da cui partire per esplorare (o semplicemente osservare) la Valle del Cervino.

Un indirizzo che riesce a unire lusso e autenticità, comfort e senso del luogo, trasformando il soggiorno in parte integrante del viaggio, non in una semplice parentesi tra un’attività e l’altra.

vretreats spa

Adara Spa: il lusso di fermarsi, davvero

C’è un momento preciso, dopo una giornata passata all’aria aperta, in cui la montagna chiede di essere vissuta in un altro modo. È allora che si entra alla Adara Spa, lo spazio benessere di VRetreats Cervino, pensato come un rifugio nel rifugio.

Oltre 600 metri quadri dedicati al recupero e al silenzio. Qui il tempo sembra perdere i suoi contorni abituali e farsi più morbido, più gentile.

La spa si apre con ambienti ampi, luminosi, in cui il legno e le superfici naturali dialogano con la luce che arriva dall’esterno. Le piscine permettono di immergersi nell’acqua calda mentre lo sguardo corre lungo il profilo delle montagne. È un'esperienza che non stanca mai, soprattutto d’inverno, quando il vapore sale lentamente e il Cervino resta lì, immobile, a fare da scenografia.

Accanto alle piscine, l’area relax invita a fermarsi senza fretta, tra lettini, tisane e silenzi che non hanno bisogno di essere riempiti. I trattamenti e i massaggi sono pensati per sciogliere tensioni e stanchezza, ma anche per accompagnare chi arriva qui semplicemente con il desiderio di prendersi cura di sé.

Non importa se la giornata è stata riempita di ciaspolate, passeggiate o puro dolce far niente: Adara Spa accoglie tutti allo stesso modo, con un’idea di benessere che non è mai performativa, ma profondamente rigenerante.

fonduta

Dove (e cosa) mangiare a Cervinia 

A Cervinia, il cibo è parte integrante del viaggio (quasi) quanto il paesaggio.

Qui la montagna si racconta anche a tavola, attraverso piatti che parlano di tradizione, di stagioni e di sapori pensati per scaldare. La cucina valdostana è fatta di ingredienti semplici ma decisi: fontina filante, polenta servita calda, zuppe sostanziose, carni saporite, funghi e formaggi che diventano protagonisti assoluti. È una cucina che non ha bisogno di effetti speciali, perché nasce dal territorio e dalla sua storia, e che dopo una giornata all’aria aperta diventa quasi un rito.

All’interno di VRetreats Cervino, questa tradizione trova una rilettura elegante al Ristorante Abrì, il ristorante che racconta la Valle d’Aosta in chiave contemporanea. Qui i piatti tipici vengono reinterpretati con rispetto e creatività, mantenendo intatta l’anima della cucina di montagna ma alleggerendone la forma. È il luogo ideale per assaggiare i sapori locali in un contesto raffinato ma mai rigido, dove la materia prima resta al centro e ogni piatto dialoga con il territorio che lo circonda.

Ma Cervinia è anche una destinazione capace di accogliere gusti diversi e internazionali. Lo dimostra il Panorama Restaurant di VRetreats Cervino, che propone una cucina più ampia, pensata per chi ama variare o semplicemente concedersi qualcosa di diverso. Il menù spazia tra piatti internazionali, proposte leggere e ricette più contemporanee, sempre con grande attenzione alla qualità e alla presentazione. Il tutto accompagnato, come suggerisce il nome, da una vista che abbraccia il Cervino e rende l’esperienza ancora più memorabile.

Che si scelga di restare fedeli alla tradizione o di esplorare sapori più globali, mangiare a Cervinia significa prendersi il tempo di assaporare i gusti e godersi il momento. Perché anche questo fa parte del viaggio.