Ecco dove trovare i panettoni artigianali più buoni d'Italia

Un’impresa non semplice quella di selezionare i panettoni artigianali migliori d’Italia. Perché l’elenco dei pasticceri e chef che mettono a punto ricette speciali aumenta ogni anno. E perché l’asticella, in termini di eccellenza e qualità del prodotto, ha ormai raggiunto livelli altissimi.
Ad accomunarli tutti sono gli ingredienti di prima scelta: lievito madre, farine, burro, uova, zucchero e canditi di provenienza certificata. Contribuisce, e non poco, a renderli tutti diversi e quindi unici il guizzo creativo del Maestro pasticcere.
Partendo dall’artigianalità e dal quid che li distingue uno dall'altro, ecco (alcuni tra) i migliori, da comprare online e ricevere direttamente a casa o da ordinare e ritirare in pasticceria.
I panettoni più buoni d'Italia
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I panettoni Soft (red o white) Temptation di Fabio Tuccillo
Il Bakery chef Fabio Tuccillo è medaglia d’argento dei lievitati (vinta al concorso Miglior Colomba d'Italia FIPGC). Si allena e sperimenta nuove ricette nel laboratorio della sua panetteria, la Tuccillo Bakery, che gestisce insieme al fratello Gianfranco.
Oltre ai prodotti realizzati con farine speciali, spezie e semi, della linea Healthy Bakery, per questo Natale Tucillo osa con due (di dieci) proposte di lievitati gourmand: il panettone Soft White Temptation, dall’impasto fresco, profumato e morbidissimo a base di yogurt, che ricorda quello del plumcake, farcito con gelatine e cioccolato al lampone, che gli conferiscono un gusto dolce con una nota lievemente acidula.
E il panettone Soft Red Temptation, dall’impasto più ricco, al mascarpone, con fragoline candite e gelatina alla fragola. Il consiglio è di gustarlo con una spruzzata di liquore alla fragola al momento del taglio.
Non mancano, poi, il pandoro, il panettone classico, all’albicocca, al pistacchio, al tiramisù, ai tre cioccolati, alla ricotta e pere e il Nido d’Amore: un lievitato in edizione limitata realizzato con un impasto sfogliato simile a quello dei croissant, farcito con gocce di cioccolato sciolte, al gusto di lampone o fragola. Info e ordini qui
Il tris di panettoni della Pasticceria Angelo Inglima
Si fa tutto nel laboratorio di Canicattì. Si uniscono gli ingredienti a filiera corta al lievito madre, e l’impasto viene lasciato a riposare per 36 ore. Il risultato è un panettone che si riconosce per l’alveolatura uniforme e la consistenza soffice e leggera, che si scioglie in bocca all’assaggio ed esprime tutta la complessità e l’equilibrio dei sapori.
Oltre al classico, Inglima propone le varianti al pistacchio siciliano, al cioccolato di Modica, al caffè, al pistacchio e mandorle. Tutti da consumare entro circa quaranta giorni dalla produzione, per godere appieno della fragranza del prodotto, privo di additivi e conservanti.
Alle versioni singole, la proposta per questo Natale è il cofanetto triangolare che contiene un tris di panettoni (da 500 gr): classico, al cioccolato e al pistacchio, per i curiosi e golosi doc! Info e ordini qui
Il panettone Melannurca IGP dello chef Cannavacciuolo
Una lievitazione di 36 ore, ma prima cinque passaggi d'impastamento. Ingredienti selezionati, come il tuorlo di uova da galline italiane allevate a terra, il burro italiano di qualità, il lievito madre decennale e la vaniglia bourbon del Madagascar.
Al panettone Melannurca IGP, Chef Antonino aggiunge poi direttamente nell’impasto cubetti di Melannurca Campana IGP candita al posto dei canditi. E per completare il dolce, una farcitura di cioccolato bianco e una glassa di cioccolato con perle croccanti al cioccolato bianco e biscotti ai cereali.
Tra le novità di quest’anno ci sono anche il Panettone al Pistacchio e il Dolce di Natale Vegano al Cioccolato (certificato V-label). Che si aggiungono ai cinque must della scorsa stagione: il Panettone Classico, al Limoncello, il Pere e Cioccolato, il Panettone al Gianduia e la limited edition Cioccolato e Caffè. Info e ordini qui
Il panettone al cioccolato di Fiasconaro e Dolce&Gabbana
La tradizione pasticciera siciliana di Fiasconaro incontra lo stile di Dolce&Gabbana. E accanto alle materie prime di qualità e alla varietà di gusti, i lievitati della collezione spiccano per la creatività delle confezioni: in latta, coloratissime e intrise dell’estro dei due stilisti.
Novità di quest’anno è il panettone al cioccolato, proposto nelle due varianti fondente e al latte, arricchito dalla pasta di arancia e dalla caratteristica scarpatura a croce sulla superficie.
Classici senza tempo sono il Panettone al Pistacchio di Sicilia, quello agli Agrumi e Zafferano di Sicilia, il Panettone alle Nocciole di Sicilia con crema alla Manna (da spalmare), il Panettone tradizionale con vino perpetuo Vecchio Samperi e il Panettone alle Castagne Glassate e quello al Gianduia.
Immancabili, poi, i torroncini morbidi alle Mandorle di Avola e Pistacchio di Sicilia, ricoperti di cioccolato fondente, al latte, all’arancia e al limone.Info e ordini qui e in punti vendita gourmet in Italia e all’estero.
Il panettone Milano in latta e il kit “fai-da-te” di Molino Pasini
Come da tradizione, il panettone firmato per Molino Pasini da Andrea Tortora anche quest’anno è custodito in una latta da collezione, graficata dall’artista serbo Uroš Mihić che ha creato per l’occasione anche uno dei suoi iconici origami, inserito all’interno della latta: un pendaglio da appendere all’albero di Natale.
Tutto il progetto riprende il concetto del "fatto a mano", che esalta l’artigianalità in tutte le sue forme: nella preparazione del lievitato e nella creazione del pendaglio, costruito recuperando vecchi libri.
Come ogni anno, il ricavato della vendita della limited edition sarà devoluto a Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro (per la campagna natalizia 2022 il finanziamento andrà alla ricerca sui tumori pediatrici). Novità di quest’anno è anche il kit per fare il panettone a casa, composto da: farina tecnica per panettone, una vaschetta di scorze candite di Agrimontana, due pirottini da 500gr per preparare il dolce natalizio, i bastoncini per appenderlo a testa in giù e un sacchettino per la conservazione dove riporre il dolce una volta raffreddato. La ricetta? Inquadrando il QR Code apposto al kit si accede a un video tutorial con la preparazione step by step della ricetta di Andrea Tortora, da replicare a casa. Info e ordini qui
Le limited edition (e non solo) di Sal De Riso
Che si faccia parte del team panettone o pandoro, il Maestro pasticcere Sal De Riso ne ha per tutti i gusti. Guest stars di quest’anno sono due limited edition: Oro Puro, uno scrigno dorato che racchiude all’interno un Panettone farcito con cioccolato fondente Sur del Lago Venezuela Domori 72% e decorato con preziose foglie d’oro. La seconda, Passione Napoletana, un panettone farcito con albicocche del Vesuvio, fichi bianchi secchi del Cilento D.O.P., arancia candita, uvetta sultanina australiana e cedro Diamante. Il dolce è custodito in una cappelliera di latta con le colorate maioliche Vietresi e la tipica stella marina in ceramica.
Per gli amanti del cioccolato c’è anche Intenso Fondente, una pasta lievitata al cioccolato fondente farcita con crema al cioccolato fondente Guanaja 70%. Non resteranno delusi nemmeno i fan del Pandoro, che De Riso propone nella variante classica che sa di burro e profuma di vaniglia.
Il panettone con gelatine di frutta Leone 1857
Dopo tanti anni di onorata carriera, per la prima volta la storica azienda dolciaria Leone 1857, simbolo del made in Italy, realizza quest’anno la sua prima linea di panettoni, confezionati in una latta ispirata allo Schiaccianoci.
Quello con gelatine di frutta Leone è nato dall’incontro con la pasticceria artigianale Racca di Torino. La ricetta è arricchita dalla dolcezza e dal gusto delle gelatine Leone aggiunte al posto di canditi ed uvetta. Per gli amanti della tradizione, il è disponibile anche il Panettone Leone in versione classica e con gocce di cioccolato. Info e ordini qui
Il Vegattone di Babaco Market
Nasce da un progetto di Babaco Market - il servizio di delivery di frutta e verdura che “non piace alla GDO” (che per i suoi piccoli difetti estetici la scarta) - in collaborazione con Claudio Rampinini, Bread & Pizza specialist e fondatore di Vegattone, azienda specializzata nella produzione di lievitati plant-based.
È frutto di una ricerca durata oltre cinque anni ed è una versione plant-based del panettone tradizionale.
Vegattone è un dolce artigianale preparato solo con ingredienti selezionati: lievito madre, grasso vegetale prodotto partendo da un’emulsione a freddo di burro di cacao e olio di semi di girasole (senza mono e digliceridi), farina tipo “0”, acqua, uvetta, scorze d’arancia candita, zucchero di canna integrale, pasta d’arancia, lecitina di girasole, sale, glutine di grano tenero, estratto di malto.
Profumato, sano, digeribile, Vegattone riflette la mission di Babaco Market di offrire alternative più sostenibili e incoraggiare scelte alimentari consapevoli, anche nel periodo delle feste.
Info e ordini QUI
Il panettone ai tre cioccolati di Olivieri
Da oltre 140 anni Olivieri sforna lievitati artigianali. Dal 1882, quando Luigi, apre il primo forno Arzignano. Negli anni la piccola realtà vicentina è divenuta simbolo di pasticceria contemporanea.
Tra i lievitati di questo Natale, il più goloso è il panettone ai tre cioccolati: l’impasto tradizionale viene fatto lievitare due volte, per un totale di oltre 48 ore. Ma a renderlo ancora più godurioso è l’aggiunta di tre cioccolati (bianco, al latte e fondente). Il panettone di Olivieri è in vendita nei punti vendita e sull'e-shop Eataly, oltre che sul sito ufficiale qui.
Il Panettone al Bitter Fusetti
Ha un colore evidentemente atipico il panettone realizzato da Livio Dolgetta, Pastry Chef della pasticceria Maison Dolgetta, a Nocera Inferiore (SA), medaglia di bronzo al campionato mondiale della FIPGC.
A conferirlo è un ingrediente altrettanto atipico, aggiunto all’impasto: il Bitter Fusetti, creato nel 2020 da Flavio Angiolillo e dai fratelli Mattia e Luca Vita. Tra gli ingredienti, alcune spezie come la genziana, il rabarbaro, la china e il quassio (o quassia), una pianta officinale che conferisce il tipico gusto amaro del bitter. A donare quel tocco di acidità sono l’arancia amara e il chinotto.
Dal sodalizio, ne esce un lievitato dall’impasto soffice, arricchito anche da pompelmo rosa siciliano candito, caffè macinato fresco, vaniglia del Madagascar.Info e ordini qui
I panettoni (5) al passito di Pantelleria della Cantina Pellegrino
Cinque diverse visioni del panettone ideate da altrettanti artigiani del lievitato, chiamati a raccolta dalla Cantina Pellegrino per esaltare uno stesso ingrediente comune: l’uva passa di Pantelleria.
Nasce così PanTesco La Mora, opera di Mario Arculeo, del Panificio D’Angelo di Marineo (PA), che ha amalgamato la ricetta tradizionale del panettone con il cioccolato di Modica IGP e l’uva passa di Pantelleria, sfumata con la Malvasia Pellegrino. Nel PanTesco Gattopardo, prodotto nella Pasticceria Sciampagna a Palermo, l’ex allievo del maestro Iginio Massari, Carmelo Sciampagna, unisce alla ricetta tradizionale due ingredienti: l’uva passa e il nettare di NES passito naturale della Cantina Pellegrino. Il PanTesco Barocco, di Filippo Cuttone, del Forno Cuttone a Paternò (CT), oltre all’uva passa di Pantelleria è farcito con canditi provenienti dalla piana di Catania, il tutto amalgamato con un passito liquoroso. E infine, per i puristi ci sono il PanTesco Maiolica, di Angelo Calandra, che nel suo panificio a Valguarnera Caropepe (EN) sforna un panettone al profumo di zibibbo e uva passa di Pantelleria imbevuta per 24 ore nel passito liquoroso. E il PanTesco Orlando, di Pietro Cardillo, del forno A Maidda di Trapani, che alla ricetta classica aggiunge semplicemente l’uva passa di Pantelleria.
Ciascuno dei cinque PanTesco è confezionato in un packaging firmato da Elena Scarlata, creativa pluripremiata dai colori vivaci e l’utilizzo di tessuti sostenibili creati con l’antica tecnica con cui si stampavano le maioliche siciliane.
Panettone decorato Marchesi 1824
È un capolavoro di raffinatezza e di abilità decorativa il panettone dipinto e decorato a mano della storica pasticceria milanese Marchesi 1824.
Ornato da un cavallino e dai classici addobbi del Natale, viene realizzato esclusivamente su ordinazione, nei formati da due o tre kg. L’impasto è quello del panettone classico, frutto di quasi due secoli di ricerca e passione, a base di farina di frumento 100% italiana, uvetta a sei corone lavorata naturalmente, arance di Sicilia e cedro canditi naturalmente secondo un processo che segue il prodotto dalla raccolta alla lavorazione finale. Vaniglia, miele d’acacia e uova di galline allevate a terra sono amalgamati in un impasto a lenta lievitazione con l’utilizzo esclusivo del lievito madre. Info e ordini qui
Il panettone tradizionale di Giordano Berettini
Vincitore della decima edizione del concorso nazionale di pasticceria Panettone Day 2022, premiato da una giuria capitanata dal Maestro Gino Fabbri come miglior panettone tradizionale, è il lievitato di Giordano Berettini, del Panificio Baldinucci di Gubbio, in provincia di Perugia.
Ha il sapore e il profumo della genuinità e delle cose buone di una volta. È fatto solo con farina di frumento, burro, zucchero, miele biologico d’acacia, uvetta, uova e lievito naturale; si distingue per la glassatura ricca e la decorazione con granella di zucchero e mandorle di primissima scelta. Info e ordini qui
Il panettone al cioccolato Ruby di Luca Volpi
Altro vincitore al concorso Panettone Day 2022, Luca Volpi della Pasticceria Panarari di Treviglio, in provincia di Bergamo, ha conquistato la giuria con il suo panettone al cioccolato Ruby.
Un lievitato goloso, che si distingue per il gusto singolare dei mirtilli rossi, la dolcezza della fava di Tonka e il fresco sapore del cioccolato Ruby. Info e ordini qui
Il panettone “creativo” di Andrea Cannone
Premiato, infine, come miglior panettone creativo alla decima edizione del concorso nazionale di pasticceria Panettone Day 2022, il lievitato di Andrea Cannone, titolare della pasticceria Mosca&Cannone di Ciampino, Roma.
Il suo merito è di aver messo a punto una ricetta equilibrata e ben bilanciata, partendo dalla preparazione classica a cui ha aggiunto tocchetti di mela, cannella e un crumble di nocciole. Info e ordini qui
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I segni zodiacali del cast di Bridgerton spiegano perché siamo così ossessionate dalla serie

Corsetti e piume, sguardi rubati e scandali sussurrati tra un valzer e l’altro. Bridgerton non è solo una serie in costume: è un universo emotivo che mescola romanticismo e desiderio alla tensione sociale, con una forza magnetica difficile da ignorare.
Ma cosa rende davvero irresistibili i suoi protagonisti? Oltre ai costumi sontuosi e alle scenografie opulente, c’è un elemento meno visibile ma altrettanto intrigante: la loro energia personale.
Guardare il cast di Bridgerton attraverso la lente dell’astrologia è un gioco affascinante: molti attori centrali della serie incarnano tratti tipici dei personaggi da loro interpretati.
Non è un caso che il mondo creato da Shonda Rhimes sia così sensuale, concreto, quasi tattile. Analizzare i segni zodiacali Bridgerton aiuta a comprendere meglio il carisma degli attori e la chimica che si sprigiona sullo schermo.
Ecco allora cosa raccontano le stelle sui protagonisti della serie.
**Questi 5 attori si sono rifiutati di tornare nella serie Bridgerton**
**10 curiosità su Bridgerton che (probabilmente) non sapete**
I segni zodiacali del cast di Bridgerton: l’astrologia della serie Netflix
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Jonathan Bailey (aka Anthony Bridgerton) - Toro
Jonathan Bailey, l’indimenticabile Anthony Bridgerton, è del segno del Toro. E si vede. Governato da Venere, il Toro è il segno della sensualità, del piacere e della presenza magnetica. Bailey incarna perfettamente quell’intensità silenziosa che rende Anthony tanto tormentato quanto irresistibile.
I Toro sono noti per il loro carisma naturale e per un fascino che non ha bisogno di eccessi. La loro energia è stabile e concreta; proprio come l’evoluzione del visconte, che da spirito inquieto diventa uomo consapevole del proprio cuore. Tra i segni zodiacali Bridgerton, il Toro è forse quello che meglio rappresenta l’estetica opulenta e passionale della serie.
Nicola Coughlan (aka Penelope Featherington, aka Lady Whistledown) - Capricorno
Nicola Coughlan, volto di Penelope Featherington, è un Capricorno. Disciplinata, ironica, incredibilmente determinata: qualità che si riflettono sia nell’attrice sia nel suo personaggio.
Il Capricorno è governato da Saturno, pianeta della responsabilità e dell’ambizione. Dietro l’apparente ingenuità di Penelope si nasconde una mente brillante e strategica, proprio come quella tipica di questo segno di Terra.
Adjoa Andoh (aka Lady Danbury) - Capricorno
Anche Adjoa Andoh, la maestosa Lady Danbury, è nata sotto il segno del Capricorno. La sua presenza scenica autorevole, la postura regale, lo sguardo fermo: tutto parla di leadership naturale.
Il Capricorno ama il potere inteso come responsabilità, non come ostentazione. E Lady Danbury incarna esattamente questo: una donna che conosce le regole del gioco e sa come usarle. È il lato più maturo e strategico dei segni zodiacali del cast di Bridgerton.
Golda Rosheuvel (aka Regina Charlotte) - Toro
Golda Rosheuvel, la regina Charlotte, è Toro. Ancora una volta, Venere domina la scena. Lusso, eleganza, amore per la bellezza e una presenza che impone rispetto: caratteristiche tipicamente taurine.
Il Toro non ha bisogno di alzare la voce per farsi notare. La sua forza è nella solidità, nel senso estetico, nella capacità di rendere ogni spazio più armonioso. In un mondo come quello di Bridgerton, dove il dettaglio visivo è fondamentale, questa energia è perfettamente coerente.
Simone Ashley (aka Kate Sharma) - Ariete
Simone Ashley, l’indomita Kate Sharma, è Ariete. Segno di Fuoco governato da Marte, l’Ariete è audace, diretto, competitivo. Kate non teme il confronto, anzi lo cerca.
Quell’energia combattiva, quell’intensità nei dialoghi con Anthony, quella passione che esplode sotto la superficie: sono tratti marcatamente arietini. Tra i segni zodiacali di Bridgerton, l’Ariete rappresenta l’impulso, il desiderio che brucia senza filtri.
Luke Thompson (aka Benedict Bridgerton) - Cancro
Luke Thompson, interprete di Benedict Bridgerton, è del segno del Cancro. Sensibile, intuitivo, profondamente legato agli affetti. Il Cancro è un segno d’Acqua che vive di emozioni sottili e di connessioni autentiche.
Benedict è l’artista della famiglia, il sognatore. La sua ricerca di identità e amore riflette la natura emotiva di questo segno zodiacale, che sente prima ancora di capire.
Claudia Jessie (aka Eloise Bridgerton) - Scorpione
Claudia Jessie, la ribelle Eloise Bridgerton, è dello Scorpione. Intensa, anticonvenzionale, profondamente indipendente. Le persone nate sotto questo segno zodiacale non accettano le regole imposte, bensì le mettono in discussione.
Eloise sfida la società Regency con spirito critico e coraggio intellettuale. La sua forza trasformativa, in grado di rompere gli schemi.
Luke Newton (aka Colin Bridgerton) - Acquario
Luke Newton, che interpreta Colin Bridgerton, è nato sotto il segno dell'Acquario. Visionario, curioso, amante della libertà: l’Acquario osserva il mondo con uno sguardo originale, spesso fuori dagli schemi.
Colin incarna quell’energia leggera ma profonda, capace di sorprendere. È il segno dell’innovazione e del cambiamento, qualità che rendono il suo percorso romantico imprevedibile.
Hannah Dodd (aka Francesca Bridgerton) - Toro
Elegante e avvolta da un’aura di mistero affascinante, il segno del Toro conferisce ad Hannah Dodd una presenza stabile, sensuale e rassicurante, qualità che si sposano perfettamente con il ruolo di Francesca Bridgerton.
Personaggio silenzioso ma profondamente riflessivo, Francesca valorizza comfort, stabilità, emozioni e gioie autentiche della vita; elementi a cui i Toro non rinunciano mai.
Yerin Ha (aka Sophie Baek) - Capricorno
Riservata ma tenace, l’essenza del segno del Capricorno di Yerin Ha, che interpreta la protagonista della quarta stagione Sophie Baek, le dona una maturità precoce, ideale per il suo ruolo nella serie.
Il suo personaggio mantiene compostezza ed eleganza mentre affronta le complessità dell’alta società, trovando infine la propria versione di una fiaba romantica. Il Capricorno non è diverso: è noto per costruire forza e successo con pazienza e determinazione nel tempo
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Chi è nato in questi 6 giorni del mese (di solito) ha più successo nella vita

C’è chi consulta l’oroscopo ogni mattina e chi, invece, si affida alla numerologia. Quest'antica disciplina esoterica affascina da sempre perché promette di svelare qualcosa di più profondo rispetto al semplice segno zodiacale: attraverso i numeri legati alla nostra data di nascita, racconta tratti della personalità, inclinazioni naturali e perfino potenzialità di successo economico.
**Numeri angelici: guida pratica per decifrare i segnali segreti che ci manda l'universo**
Secondo alcune recenti interpretazioni diventate virali sui social, esisterebbero sei giorni del mese particolarmente favorevoli dal punto di vista finanziario.
Naturalmente, nessuna data di nascita garantisce automaticamente ricchezza o realizzazione professionale. La numerologia, più che predire il futuro, offre una lente attraverso cui osservare inclinazioni e potenzialità. Eppure è affascinante pensare che il giorno in cui siamo venute al mondo possa raccontare qualcosa del nostro rapporto con l’ambizione, il denaro e la realizzazione personale.
Forse i numeri non scrivono il destino, ma possono suggerire quali qualità coltivare per trasformare le opportunità in successo duraturo.
Curiosi di saperne di più? Ecco allora quali sono le date considerate più promettenti.
**Se volete avere più successo nella vita seguite queste 8 regole d'oro**
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Chi è nato l’1 o il 4 del mese ha più leadership e disciplina
Chi nasce il primo giorno del mese, secondo la numerologia, possiede un’energia da pioniere. È indipendente, visionario, naturalmente portato alla guida. Non ama ricevere ordini e tende a costruire il proprio percorso con determinazione. Questo spirito imprenditoriale, unito a una forte capacità di resilienza, può trasformarsi in un potente alleato quando si parla di carriera e crescita personale. Il desiderio di autonomia spesso si traduce in scelte audaci che, nel tempo, possono portare al successo.
Diverso ma complementare il profilo di chi nasce il quattro del mese. Qui dominano concretezza e affidabilità. Sono persone metodiche, costanti, abituate a lavorare sodo senza cercare scorciatoie. Se l’1 accende l’intuizione, il 4 costruisce le fondamenta. In ambito economico, questa combinazione di disciplina e perseveranza è spesso la chiave per risultati solidi e duraturi. Il successo, per loro, non arriva per caso ma come conseguenza di un impegno continuo.
Chi è nato il 7 o il 9 del mese ha più intuito e fortuna
Il sette è tradizionalmente legato all’introspezione e alla profondità mentale. Chi nasce in questa data viene descritto come intuitivo, brillante, dotato di una spiccata capacità analitica. L’intelletto è la sua risorsa principale, ma per trasformarlo in successo è fondamentale canalizzare le energie in un’unica direzione. La dispersione può essere il suo punto debole. Quando invece riesce a specializzarsi e a coltivare un talento preciso, i risultati possono essere sorprendenti.
Il nove, invece, porta con sé un’aura più emotiva e carismatica. Empatia, generosità e spirito umanitario sono le sue caratteristiche distintive. Curiosamente, proprio questa attitudine altruista sembra attrarre opportunità economiche in modo quasi naturale. Chi nasce il nove tende a non inseguire ossessivamente il denaro, ma a considerarlo uno strumento. E forse è proprio questo distacco a favorire il successo, spesso accompagnato da entrate inattese o occasioni fortunate.
Chi è nato il 18 o il 19 ha più ambizione e potere decisionale
Le date 18 e 19 sono considerate tra le più potenti in ambito finanziario. Chi nasce il 18 combina ambizione e visione strategica. Ha capacità organizzative sviluppate e una naturale autorevolezza che lo rende un leader credibile. Tuttavia, la fretta può essere un’insidia: scegliere con attenzione il proprio percorso professionale è fondamentale per trasformare il talento in successo concreto.
Il 19, invece, è associato a una personalità audace e indipendente. Il desiderio di affermazione è forte, così come la propensione a correre rischi calcolati. Questa sicurezza interiore, unita alla creatività, può tradursi in traguardi importanti, soprattutto in ambiti imprenditoriali o innovativi. Il successo, in questo caso, nasce dalla capacità di osare senza perdere lucidità.
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5 cose che (probabilmente) non sapete di Can Yaman

La sua apparizione alla prima serata del Festival di Sanremo ha riacceso immediatamente i riflettori su di Can Yaman. Elegante, magnetico, con quel mix di fascino internazionale e intensità mediterranea che lo ha reso uno dei volti più amati delle serie tv degli ultimi anni.
Attore, modello, ex avvocato, star globale capace di far impazzire le fan tra Turchia, Italia e Spagna, Can Yaman è molto più di un volto da copertina (o di un ospite sul palco dell'Ariston). È uno dei protagonisti più discussi e seguiti del panorama entertainment contemporaneo.
Ma dietro l’immagine del divo si nasconde un percorso personale e professionale che pochi conoscono. Ecco allora cinque curiosità che raccontano meglio chi è davvero.
5 curiosità su Can Yaman
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1. Prima di diventare attore aveva una carriera da avvocato
Non tutti sanno che Can Yaman ha una formazione accademica solidissima. Laureato in Giurisprudenza all’Università Yeditepe di Istanbul, ha esercitato per un breve periodo la professione di avvocato prima di dedicarsi completamente alla recitazione.
Il diritto, raccontano alcune interviste, gli ha lasciato in eredità rigore e metodo. Qualità che oggi applica sul set, dove è noto per la preparazione maniacale dei ruoli e per l’impegno fisico nelle scene d’azione.
2. Il successo mondiale con le serie romantiche
La popolarità internazionale arriva con le serie turche esportate in Europa e America Latina. Titoli come DayDreamer – Le ali del sogno e Bitter Sweet lo trasformano in un fenomeno globale. Il pubblico si innamora del suo carisma e dell’intensità con cui interpreta personaggi romantici ma complessi. E anche, diciamolo, della sua bellezza.
In Italia, in particolare, il successo è stato travolgente: ospitate televisive, copertine, campagne pubblicitarie e un seguito social impressionante. Questo successo deriva anche dal fatto che parla fluentemente diverse lingue (tra cui turco, italiano, inglese, tedesco e spagnolo).
3. Un legame speciale con l’Italia
Il rapporto tra Can Yaman e l’Italia va oltre il semplice successo televisivo. Negli ultimi anni ha scelto di lavorare stabilmente nel nostro Paese, collaborando con produzioni italiane e partecipando a eventi di grande visibilità, come appunto il Festival di Sanremo.
L’Italia rappresenta per lui un mercato importante ma anche un luogo dove sperimentare nuove sfide artistiche. Non a caso, ha dichiarato più volte di sentirsi accolto e sostenuto dal pubblico italiano, che continua a seguirlo con entusiasmo.
4. L’impegno fisico per i ruoli più action
Se inizialmente il nome di Can Yaman era associato soprattutto ai ruoli romantici, negli ultimi anni ha deciso di cambiare registro. Per la serie storica El Turco e per il progetto internazionale Sandokan, l'attore ha affrontato una trasformazione fisica significativa, sottoponendosi a lunghi allenamenti e a una preparazione atletica intensa.
Allenamento quotidiano, arti marziali, equitazione e una dieta rigidissima: l’attore ha spesso raccontato quanto sia importante per lui calarsi completamente nei personaggi. Un approccio quasi “da atleta”, che contribuisce a rafforzare l’immagine di un professionista determinato a non restare intrappolato in un solo tipo di ruolo.
5. Le polemiche e le vicende giudiziarie
Come spesso accade alle star internazionali, la carriera di Can Yaman non è stata priva di momenti controversi. Negli anni ha fatto discutere per alcune dichiarazioni pubbliche e per episodi legati alla sua vita privata. Più recentemente, notizie provenienti dalla Turchia hanno riportato l’attenzione su vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto, generando grande clamore mediatico.
In questi casi, l’attore ha sempre mantenuto una linea di comunicazione piuttosto riservata, lasciando che fossero i suoi legali a chiarire la situazione. Le polemiche, tuttavia, non hanno intaccato in modo significativo il suo seguito internazionale, che resta solido e molto attivo sui social.
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Tradizione e innovazione enologica, storie di persone e di vigne nel calice
Mille soci viticoltori per circa tremila ettari di vigneti, che si estendono dal Nord di Venezia fino alla zona pedemontana della provincia di Treviso. E ancora, 18 milioni di bottiglie prodotte ogni anno distribuite in oltre 30 Paesi nel mondo. La gamma di vini? Bianchi, rossi e rosati, dai fermi ai frizzanti, dagli spumanti ai biologici, tutti accomunati da un elevato standard qualitativo certificato e testimoniato dai numerosi riconoscimenti ricevuti dai più autorevoli interlocutori del settore.
Dietro ai numeri, c'è un nome: Ponte1948, marchio di punta di Viticoltori Ponte, una realtà cooperativa fondata nel 1948 a Ponte di Piave (Treviso). Una cantina dai grandi numeri, e per questo dalle mille attenzioni, dove l’immaginazione è essenziale e la cultura tecnica la guida.
Qualità&Costanza
A rendere diversi i vini Ponte sono due capisaldi imprescindibili: qualità e costanza. E il merito del successo va alle persone che ogni giorno lavorano con il cuore, come una grande famiglia, e sin dall'atto costitutivo hanno rivolto lo sguardo anche all’alto valore sociale che la cantina avrebbe rappresentato nella promozione delle attività culturali, ricreative e sportive volte a promuovere gli ideali comuni di etica, rispetto, passione ed impegno.
La composizione dei vitigni vede la netta prevalenza delle uve a bacca bianca, tra cui primeggiano la DOC Prosecco (base Glera) e la DOC Pinot Grigio delle Venezie, seguiti da Chardonnay e Manzoni. Tra le uve a bacca rossa i principali vitigni sono il Merlot e il Cabernet, oltre alla tipica varietà autoctona dell’area del Piave, il Raboso, per un totale di circa 18 milioni di bottiglie prodotte ogni anno.
Tradizione&Innovazione
Ponte1948 crede nell’importanza della biodiversità. A fine 2023 la Cantina di Ponte di Piave è stata dichiarata ufficialmente sostenibile grazie all'ottenimento della certificazione EQUALITAS che garantisce un corretto sviluppo globale nel rispetto dell'ambiente e dei diritti umani.
Dopo attente analisi e accurate verifiche, CSQA, organismo a controllo pubblico leader nei settori "agricoltura" e "alimenti e bevande", ha certificato che il sistema di gestione della sostenibilità di Viticoltori Ponte è conforme allo standard SOPD EQUALITAS, elaborato in coerenza con i 17 obiettivi (SDGs) stabiliti dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.
Gli obiettivi fanno riferimento a temi fondamentali per lo sviluppo globale e mirano a porre fine alla povertà, a lottare contro l’ineguaglianza, ad affrontare i cambiamenti climatici e costituire società pacifiche che rispettino i diritti umani e volte alla salvaguardia di tutti gli esseri viventi.
Questo concetto, traslato nel microcosmo del vigneto, ha ispirato e guidato la creazione della linea BIO di Ponte1948 composta da tre vini d'eccellenza: Prosecco DOC Extra Dry Biologico, Pinot Grigio DOC delle Venezie Biologico e Merlot IGT Veneto Biologico nati con l'intento di favorire un'agricoltura sempre più sostenibile e amica della natura.
Ma la sostenibilità è da intendersi come un processo continuo. Per questo, oltre al corretto uso delle risorse ambientali la Cantina crede nell'importanza del rispetto della dignità e dei diritti della persona è del loro benessere economico (le cosiddette “Buone Prassi” atte a garantire un approccio il più possibile etico, orientato al benessere del lavoratore e dell'ambiente).
Inoltre, l'azienda si impegna nella riduzione dell'impronta carbonica e idrica attraverso l'utilizzo di fonti rinnovabili - in particolare del fotovoltaico - e il recupero di calore e acqua dagli impianti frigoriferi, coadiuvata da un consistente incremento della coltivazione biologica nel massimo rispetto delle biodiversità
“Unitamente a ciò – commenta Luigi Vanzella, Direttore Generale Viticoltori Ponte – la conoscenza e il rispetto dei diversi suoli, la selezione dei vitigni per la valorizzazione del territorio e il monitoraggio dell’ecosistema vigna sono il punto di partenza per l’ottenimento di risultati eccellenti riducendo al minimo l'impatto ambientale”.
A sigillare il tutto, un'altra certificazione acquisita anch'essa di recente ovvero quella di Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (SQNPI) emanata dal Ministero dell’Ambiente Agricoltura e foreste, un'ulteriore tutela per il consumatore immediatamente individuabile grazie al logo dell'ape presente sull'etichetta.
“Gli equilibri cambiano velocemente – conclude Vanzella – ricordandoci che nulla è scontato. Solo la cura del nostro Pianeta e una sana coesistenza, volta alla collaborazione piuttosto che all'annullamento, di tutti gli organismi possono permetterci di sognare un futuro migliore”.
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