Il posto da scoprire al Fuorisalone 2023? Dropcity! Ecco perché

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Cos’è Dropcity, come e quando è nato il progetto e perché tutti ne parlano. Ecco tutto sulla grande novità del Fuorisalone 2023

Dropcity è una delle novità più attese del Fuorisalone 2023. Anzi è la novità dell’imminente Milano Design Week. 

Oltre diecimila metri quadrati, suddivisi in 28 tunnel (dei Magazzini Raccordati della Stazione Centrale lungo via Sammartini) che ospiteranno gallerie espositive, atelier di produzione, laboratori di falegnameria, robotica e prototipia avanzata.

E la sera? Dall'architettura e design alla musica non mancheranno gli appuntamenti di clubbing a cura di Hundebiss (nel tunnel 40, dalle ore 20.00 alle 24.00, su prenotazione qui).

Ecco perché Dropcity è il posto da scoprire al Fuorisalone 2023

(Continua sotto la foto)

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Cos’è Dropcity Convention 2023

Dropcity è un nuovo centro cittadino per l’Architettura e il Design. La sua casa milanese sono i tunnel dei Magazzini Raccordati della Stazione Centrale lungo via Sammartini.

Il progetto - nato già nel 2018 da un’idea dell’architetto Andrea Caputo - è vincitore dell’avviso pubblico “Festival Architettura – II edizione”, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Il suo obiettivo è di istituire un luogo di aggregazione e di dibattito sull’Architettura, il Design e la città contemporanea. 

Dropcity Centro di Architettura e Design ospiterà nel tempo un fitto palinsesto di mostre, installazioni, conferenze e talk con la partecipazione di architetti e designer internazionali.

E nel periodo della Design Week 2023 offrirà un’anticipazione della portata dell’apparato culturale che sarà in grado di portare in città nel suo assetto definitivo, nel 2024: il Centro di Architettura e Design, infatti, sarà non soltanto un luogo dedicato alla cultura del progetto, alla sperimentazione di nuove tecnologie, alla didattica, al dibattito, ma sarà soprattutto un centro di produzione di progetti di ricerca che daranno vita a mostre di respiro internazionale, commissionate appositamente per Dropcity ma destinate a varcarne i confini.

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I numeri di Dropcity 2023

Oltre diecimila metri quadrati, suddivisi in 28 tunnel, fanno di Dropcity un modello urbano inedito in Europa. Ospiteranno gallerie espositive, atelier di produzione, laboratori di falegnameria, robotica e prototipia avanzata.

Sviluppato grazie a Nhood e con il sostegno di Grandi Stazioni Retail, Dropcity Centro di Architettura e Design includerà anche un’area dedicata anche alla ricerca, alla didattica e a spazi ufficio destinati ai professionisti del settore. Oltre a una materioteca e a una biblioteca pubblica, mirata a tematiche di Architettura e di Design.

L’assetto definitivo del progetto è previsto per la primavera 2024. Ma in occasione del Salone del Mobile 2023 sarà possibile avere un assaggio del grande progetto di riqualificazione che è in atto negli spazi dei Magazzini Raccordati della Stazione Centrale lungo via Sammartini.

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Dropcity X Fuorisalone 2023: tanti appuntamenti da non perdere

Dal 15 al 23 aprile apre i battenti in città Dropcity Convention 2023. 

Dopo l’anteprima del 2022 che aveva svelato i tunnel e il progetto, raccontandone gli obiettivi e il processo di recupero degli spazi e del tessuto urbano circostante, per tutta la durata della Design Week nei tunnel della Stazione Centrale il pubblico del Fuorisalone potrà vedere mostre e installazioni, prendere parte a talk e respirare a pieni polmoni aria di architettura e di design.

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Dropcity X Fuorisalone 2023: le conferenze

Durante Dropcity Convention 2023, il tunnel 60 ospiterà ogni giorno conferenze di architetti internazionali, in un dibattito aperto al pubblico organizzato e moderato da Anneke Abhelakh su temi come Cosa significa essere un architetto oggi? E qual è la posta in gioco?

Sulla scia del concorso di idee sull’area dei Magazzini Raccordati - Tunnel Evangelion (in fondo all’articolo vi spieghiamo cos’è) -, alla conclusione del ciclo di conferenze sarà dato l’annuncio dei vincitori.

Sempre nel tunnel 60 si terrà la presentazione dell’esercizio accademico Role Play, risultato di sei mesi di studi su Dropcity da parte degli studenti di SCI-Arc, Southern California Institute of Architecture. Gli studenti si sono interrogati su come lavoriamo oggi, come collaboriamo e sulla possibilità di reinventare l’ufficio. Il progetto finale è un lavoro corale che oscilla tra interni e scala urbana, identità personale e collettiva.

Il programma di conferenze dal 15 al 22 aprile

Sabato 15 Aprile ore 18.00 
Francesca Gagliardi Fondamenta, Milano - Christian Kerez, Zurigo - Stephan Truby, Stuttgard

Domenica 16 Aprile ore 18.00 
Mireia Luzárraga, TAKK, Barcellona - Benjamin Gallegos Gabilondo, Supervoid, Roma - Florian Idenburg, SO-IL, New York

Lunedì 17 Aprile ore 19.00 
Guido Tesio, GANKO, Milano - Jeanette Kuo, KARAMUK KUO, Zurigo - Kersten Geers, OFFICE KGDVS, Gand

Martedì 18 Aprile ore 19.00
Sandy Attia MoDuSArchitects, Bressanone - Luigi Savio, Milano - Minsuk Cho MASS STUDIES, Seoul

Mercoledì 19 Aprile ore 19.00
Amelia Rodriguez e Rodrigo da Costa Lima, Porto Academy, Porto - Giovanni Piovene e Ambra Fabi, Piovenefabi, Milano e Bruxelles

Giovedì 20 Aprile ore 19.00
Alessandro Bava, Alessandro Bava Studio, Milano - Anna Puigjaner, MAIO, Barcellona - Simona Malvezzi, KUEHN MALVEZZI, Berlino

Venerdì 21 Aprile ore 19.00
Luigi Cippini, Armature Global, Milano - Reinier de Graaf, OMA e cofondatore di AMO, Rotterdam

Sabato 22 Aprile alle 15.00
La giuria del concorso Tunnel Evangelion dibatterà sui 10 finalisti.

Sabato 22 Aprile alle 19.00
Ute Schneider KCAP, Zurigo

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Dropcity X Fuorisalone 2023: le mostre

Aspen, the Italian Manifesto
Un’installazione curata da Francesca Picchi e progettata da Studio Ossidiana di Rotterdam. È ispirata al congresso organizzato dall’International Design Conference in Aspen (IDCA) nel 1989, quando alcuni dei più visionari designer italiani, tra cui Achille Castiglioni, Ettore Sottsass, Andrea Branzi, Mario Bellini, Gae Aulenti, Italo Lupi furono invitati in Colorado per raccontare il proprio lavoro e pensiero al pubblico (c’era anche un giovane Steve Jobs), generando una serie di scambi ai quali presero parte anche esponenti dell’imprenditoria e della scena culturale italiane (tra cui Alberto Alessi, Aurelio Zanotta, Federico Zeri)

Fu quella una settimana storica che diede forma ad alcuni temi chiave del design italiano: l’interdisciplinarietà, la costruzione (anche spontanea) di comunità di progettisti basate su ideali comuni, la visione umanistica, l’attitudine sperimentale che non ha mai fatto a meno della componente artigianale. Dove: nel tunnel (interno) 142

L'appuntamento da segnare in agenda: apertura domenica 16 aprile alle ore 16.00 con una conversazione aperta al pubblico con i protagonisti e testimoni del 1989, moderata da Michele Lupi a cui si uniranno Antonio Colombo, Alberto Saibene, Andrea Zagato, Elena Dellapiana, Giovanna Castiglioni, Giovanni Cutolo, Giulio Iacchetti, Francesco Dondina, Franco Raggi. 

Arrigo Arrighetti. Un architetto pubblico
Una mostra dedicata ad Arrigo Arrighetti, architetto e urbanista dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Milano, che negli anni Sessanta e Settanta realizzò, con attenzione alla forma, alla struttura architettonica e ai dettagli costruttivi, alcuni tra gli edifici pubblici più interessanti e innovativi in città (case popolari nel quartiere Sant’Ambrogio, scuole come l’Istituto Martin Luther King al QT8, la piscina Solari e iconici centri religiosi). 

Curata da Salvatore Porcaro, con un allestimento ideato dal giovane collettivo ferrarese HPO, la mostra racconta, attraverso materiali di archivio, disegni e un’esposizione fotografica di Pino Musi, la vita e le opere di un maestro dell’architettura italiana, che ha saputo coniugare l’impegno pubblico e la qualità del progetto. Dove: tunnel 52 + 54 

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Dropcity X Fuorisalone 2023: le altre iniziative

Fair Play 
Un invito alla partecipazione, un catalizzatore di idee e un acceleratore di conoscenze che mira a creare nuove alleanze e sinergie divertenti e rimescolare i ruoli di potere all’interno e all’esterno della disciplina dell’architettura attraverso una domanda fondamentale: What if? The ball was in your court…

Nata nell’ambito della media partnership con Dropcity Convention 2023, KoozArch esplorerà una diversa forma di comunicazione, pubblicando approfondimenti critici sulla sua rivista online e coinvolgendo la comunità di Dropcity in una partita fisica di calciobalilla. Dove: tunnel 60

Hackability of the Stool. 
Protagonista in mostra è Stool 60, l’iconico sgabello disegnato da Alvar Aalto nel 1933 per Artek. Un capolavoro del design modernista, semplice, versatile, dalla forma sinuosa che consente di impilarlo. 

In Hackability of the Stool, il designer giapponese Daisuke Motogi presenta 100 rivisitazioni dello sgabello di Aalto, aggiungendovi funzioni diverse attraverso l’assemblaggio di parti e oggetti appartenenti alla produzione di massa. Fra le rivisitazioni di Motogi, anche un giradischi, un portabottiglie e un cestino per gatti. Dovetunnel 56

FLOW – Fluid Material Cycle 
La serie di prodotti “FLOW”, progettata da Daisuke Yamamoto Design Studio con Taketo Masui, nasce dal presupposto della decostruzione, per realizzare un ciclo di vita fluido dei materiali che evita qualsiasi tipo di smaltimento industriale. La mostra ha l’obiettivo di generare riflessioni sul processo di gestione dei materiali, se debbano davvero essere smaltiti o se possano essere utilizzati e riportati in vita con un nuovo significato. Una sorta di “discarica del futuro”, dove l’architetto e gli artigiani lavorano per ricreare ciò che era destinato a essere smaltito in qualcosa di nuovo; un processo di smontaggio per rimontare. Dovetunnel 50

Why should we care about an archive? Around Milan Unit by Ramak Fazel 
Una sintesi e rielaborazione di Milan Unit, la mostra del fotografo Ramak Fazel presentata nel 2018 alla galleria milanese Viasaterna. Nella prima sala, un proiettore in una sorta di camera oscura manda in loop le diapositive di Fazel, mentre la seconda sala ospita una riproduzione ridotta dell’archivio personale del fotografo. In mostra anche il volume Milan Unit, con immagini dei 15 anni che Fazel ha trascorso a Milano, fotografando in modo del tutto anomalo il mondo del design. Achille Castiglioni, Michele De Lucchi, Vico Magistretti, Enzo Mari, Alessandro Mendini, Ettore Sottsass, Andrea Branzi sono solo alcuni dei nomi che Fazel ha seguito davanti e dietro le quinte, fotografandoli al lavoro e nella vita privata, da soli o in gruppo, in ritratti ufficiali o informali. Dove: tunnel 50

From Standards to New Standards: the Colours of Giulio Ridolfo 
Una mostra che offre uno sguardo sul mondo del colore e del design, visto attraverso gli occhi del designer Giulio Ridolfo. In un’installazione di tipo laboratoriale, si snoda il racconto di come nasce il colore, dalle sue origini nei pigmenti naturali, al processo di tintura della lana e alle sue applicazioni. In particolare, la mostra documenta il lavoro di Ridolfo per la creazione di nuove varianti di colore applicate a un maglione di lana di Koivu, brand italo-finlandese di knitwear. Oltre a campioni di colore e prove di modelli, sono esposti minerali, pigmenti, tinture, rocche e matasse di filato e altri materiali provenienti dall’archivio di Ridolfo. Dove: tunnel 50

The Thinking Piece / Obscure Solutions 
Una collettiva di pratiche emergenti di design giapponese che fa luce su questioni sociali e incoraggia le persone a ripensare la realtà del mondo in cui viviamo. We+, Takt Project, Sae Honda, Satomi Minoshima e Takuto Ohta espongono il proprio punto di vista, offrendo “thinking pieces” per affrontare sfide quali lo smaltimento dei rifiuti, i cambiamenti nel contesto abitativo, il rapporto tra natura e manufatti. Dove: tunnel 140

Prepper’s Pantry: Objects That Save Lives &The Last Pencil
Un’anteprima dei progetti e delle iniziative che si terranno al mudac (Museo di design contemporaneo e arti applicate di Losanna) nel 2023/24. Prepper’s Pantry, a cura di Anniina Koivu, è una prima introduzione a una nuova ricerca di ampio respiro sul tema dei prepper (o survivalisti), che invita i visitatori a entrare in uno spazio in cui sono esposti provviste, oggetti, strumenti e materiali di documentazione sulla storia del movimento prepper. The Last Pencil di oio (studio co-fondato da Simone Rebaudengo e Matteo Loglio) è un esperimento provocatorio che inaugura un programma della durata di un anno che esplora i processi di collaborazione tra intelligenza istituzionale e intelligenza artificiale. Dove: tunnel 46

Re;collective Milan 
Il brand coreano di moda sostenibile RE;CODE, la design unit giapponese DEKASEGI e 9 gruppi di designer giapponesi, coreani e cinesi (Jo Nagasaka & Naritake Fukumoto, Eunha Kim, Hyesun Lee, Jinyoung Yeon, KUO DUO, Kwangho Lee, MULTISTANDARD, Nuri Yeon, PINWU Design Studio, RoarcRenew Architects) che perseguono la sostenibilità nei rispettivi ambiti, si uniscono nella mostra dedicata al tema “Upcycle”, sognando un futuro all’insegna del “creare cambiamenti significativi insieme”. Dove: tunnel 44

Always Beta. Never Waste 
Oltre alla storia di FREITAG, azienda svizzera che dà nuova vita ai teloni per camion usati trasformandoli in borse e accessori, l’installazione offre spunti per un nuovo approccio allo sviluppo circolare di prodotti e materiali, con un intervento degli artisti concettuali Patrik eFrank Riklin, insieme ai quali FREITAG ha portato ad absurdum la supply chain del design di accessori. Dove: tunnel 58

Cars and the public joy 
Convinto che il nostro rapporto con i veicoli sia spesso privato, anche nel caso di mezzi di trasporto pubblici, l’architetto e designer Sam Chermayeff suggerisce che le automobili possano fare molto più di quello che già offrono e che esse (e per estensione noi stessi) possano far parte della comunità. Con questo obiettivo, Chermayeff rimette in discussione l’interazione con le automobili, esponendo veicoli ai quali ha aggiunto quelle che lui stesso definisce “estensioni”: una sedia, una tenda accogliente, una luce. Dove: tunnel 42

Europelago 
È possibile riconoscere un filo conduttore comune nei progetti dei nuovi studi di architettura europei? La combinazione di piattaforme di condivisione e software 3D contribuisce alla costruzione di un linguaggio visivo condiviso in architettura? Sono questi alcuni degli interrogativi ai quali offre una possibile risposta Europelago, una panoramica sui collettivi e gli studi di architettura emergenti in Europa curata da(ab)Normal, agenzia creativa impegnata nell’esplorazione multidisciplinare fra design, architettura, scenografia e graphic design. Dove: tunnel 138

RE(public) 
Lo spazio diventa un sito sperimentale, nel quale il collettivo multidisciplinare SKWAT con D. Brain mette in luce il dietro le quinte, solitamente invisibile, dei cantieri. Dove: tunnel 40

SOCII 
Una serie di installazioni partecipative prodotte dagli artisti georgiani Kirill Stogni, Giorgi Zhorzholiani, Nino Shatberashvili, Bakar Migriauli e Garbage Kids (collettivo formato da Nika Gabiskiria, Ulla Alla e Luka Abashidze), curate da Francesca Crotti, Thomas Ibrahim con Daria Kravchuk e aperte all’intervento e alla manipolazione del pubblico. La premessa è l’abitare collettivo e continuo dello spazio pubblico, attraverso appropriazioni e riutilizzi degli spazi urbani da parte delle persone. Per la produzione delle installazioni, gli artisti utilizzeranno i materiali di recupero dell’edizione 2022 di Dropcity, oltre a scarti post-industriali e post-agricoli. Dove: tunnel 38

Extraperlo 2023, The Final (Group) Show 
Extraperlo è una piattaforma curatoriale fondata dal designer spagnolo Jorge Penadés il quale ogni anno, dal 2019, coinvolge amici e conoscenti nella realizzazione di un “Extraperlo”: una prova, un work in progress, un prodotto finito che può entrare in una scatola da scarpe delle dimensioni di 33x19 cm e nella fascia di prezzo compresa fra 1 e 500 euro. A Dropcity Convention 2023, Extraperlo (curata da Matylda Krzykowski e Jorge Penadés) presenta, all’interno di una gigantesca scatola dove potranno entrare i visitatori, 40 scatole di cartone che, nel loro insieme, legano i membri del gruppo di designer coinvolti da Penadés. Dove: tunnel 58

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Dropcity X Fuorisalone 2023: i workshop 

È prevista anche una serie di workshop tematici, fra i quali quelli nell’ambito di Bra-Very Bar: cinque appuntamenti sulla creatività del design contemporaneo, curati da IAAD – Istituto d’Arte Applicata e Design, Accademia Italiana e SAE Institute e rivolti agli studenti. Dove: tunnel 52

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Il concorso TUNNEL EVANGELION

Dropcity Convention 2023, in collaborazione con Reuse Italy, ha coinvolto architetti, ingegneri e studenti di architettura e design in Tunnel Evangelion, un concorso di idee per la riqualificazione dell’area dei Magazzini Raccordati.

Un impianto urbano unico nella sua tipologia oggi solo parzialment interessato da un’opera di rilancio grazie al progetto Dropcity.

Delle 200 candidature ricevute, una giuria (composta da Federica Sofia Zambeletti, Manuel Orazi, Anneke Abhelakh, Fosbury Architecture, Luigi Savio, 2A+P/A ed Ekaterina Golovatyuk) ha selezionato i 10 progetti finalisti che potranno essere ammirati durante Dropcity Convention 2023. 

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75 Hard Challenge: tutte le regole della sfida di 75 giorni che promette di cambiare mente e corpo

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Non è una semplice sfida fitness: ecco cosa prevede la 75 Hard Challenge e perché mette alla prova mente, corpo e forza di volontà

Negli ultimi mesi è tornata a circolare con forza sui social, nei podcast di self-improvement e nei video motivazionali: si chiama 75 Hard Challenge ed è una delle sfide di disciplina personale più rigide e discusse del momento.

Nata negli Stati Uniti e diventata virale soprattutto su TikTok e Instagram, promette di “rafforzare la mente prima ancora del corpo” attraverso un insieme di regole quotidiane da seguire senza eccezioni per 75 giorni consecutivi.

Capire cos’è la 75 Hard Challenge, come funziona e perché divide così tanto è il primo passo per decidere se questa sfida sia un’occasione di crescita o solo l’ennesimo trend del wellness estremo.

**3 challenge per migliorare la vostra vita in meno di un mese**

Cos’è la 75 Hard Challenge

La 75 Hard Challenge non è semplicemente una moda fitness né un programma dimagrante: è un percorso di 75 giorni pensato per allenare la resilienza mentale. Ideata dall’imprenditore Andy Frisella, si propone come una “sfida per la vita”, in cui la disciplina quotidiana diventa strumento per rafforzare fiducia, costanza e controllo su se stessi.

Cosa la distingue da altri programmi? Non si tratta di raggiungere un obiettivo estetico, ma di mantenere una serie di impegni rigorosi ogni singolo giorno per 75 giorni consecutivi. Anche saltare un giorno solo nella routine quotidiana significa dover ricominciare da capo. Proprio per questo, chi completa la sfida non parla semplicemente di cambiamento fisico, ma di un senso di conquista personale e di maggiore consapevolezza di sé.

La filosofia alla base è semplice: la disciplina costruita giorno dopo giorno si riflette in ogni ambito della vita.

Per questo motivo, la challenge non è rivolta ai soli appassionati di fitness, ma anche a chi vuole testare i propri limiti, migliorare le abitudini quotidiane o semplicemente dare una scossa alla propria routine.

(Continua sotto la foto) 

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Quali sono le regole

La 75 Hard Challenge è rigida e non lascia spazio a compromessi. Per portarla a termine è necessario rispettare tutte le seguenti regole ogni singolo giorno per 75 giorni di fila:

1. Due allenamenti al giorno

Dovete completare due sessioni di allenamento di almeno 45 minuti ciascuna. Una delle due deve essere all’aperto, indipendentemente dal meteo. L’idea è abituare la mente ad adattarsi alle condizioni avverse, non solo al comfort.

2. Alimentazione rigorosa

È obbligatorio seguire una dieta salutare ben definita. La scelta specifica del regime alimentare è libera, ma non sono ammessi cheat meal né alcolici per tutta la durata della sfida. È un modo per lavorare su costanza, autocontrollo e rispetto di sé.

3. Bere molta acqua

Ogni giorno si deve bere una quantità significativa di acqua (generalmente almeno 3,8 litri), per rinforzare l’abitudine all’idratazione costante, elemento spesso trascurato nelle routine quotidiane.

4. Lettura quotidiana

Dovete leggere almeno 10 pagine di un libro non di narrativa ogni giorno. L’obiettivo non è solo accumulare conoscenze, ma allenare la concentrazione e alimentare l’intelligenza emotiva e pratica.

5. Foto giornaliera del progresso

Dovete scattare una foto ogni giorno per documentare visivamente il tuo percorso. Questo non è un modo per ossessionarsi sull’aspetto esteriore, ma per rendersi conto del proprio impegno reale e tangibile nel tempo.

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Perché provare questa la 75 Hard Challenge

La 75 Hard Challenge può sembrare estrema (e in effetti lo è) ma chi l’ha completata spesso racconta benefici che vanno ben oltre il corpo.

C’è chi parla di maggiore sicurezza, capacità di gestione dello stress e più fiducia nel prendere decisioni difficili. Questo perché il valore centrale della sfida non è la perfezione, ma la disciplina quotidiana: imparare ad allenare la mente a rispettare impegni anche quando non si ha voglia.

C’è un elemento psicologico importante: la sfida crea consistenza. In un mondo in cui siamo bombardati da notifiche e distrazioni costanti, l’idea di rispettare una routine rigorosa per 75 giorni consecutivi può diventare un potente antidoto alla procrastinazione

Tuttavia, non è di sicuro una sfida che si adatta a tutti. Professionisti della salute e del fitness ricordano che la rigida sequenza di regole non è adatta a chi ha determinate condizioni mediche o un rapporto fragile con il cibo e l’esercizio.

Prima di intraprendere un percorso così impegnativo è sempre consigliabile consultare un medico o un esperto del benessere.

Ma perché, allora, questo programma suscita tanto interesse? In parte perché parla di una verità semplice: la disciplina crea libertà. Non è il corpo perfetto che cambia la mente, ma la mente disciplinata che cambia il corpo.

Per chi cerca una sfida seria, un cambio radicale di prospettiva o semplicemente una prova di forza interiore, la 75 Hard Challenge promette proprio questo: non una trasformazione facile, ma una trasformazione profonda.

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Le mostre d'arte più belle da non perdere in Italia quest’anno

mostra artemostra arte evidenza
Da Milano a Roma, da Venezia a Firenze, ecco le più belle mostre d'arte del 2026 da scoprire nei musei italiani

Amanti dell'arte e della cultura, prendete carta e penna perché vi stiamo per suggerire le migliori mostre d'arte del 2026 in Italia. 

Tra grandi retrospettive, anniversari importanti e nuovi dialoghi tra passato e contemporaneità, i musei d’Italia si trasformano in una mappa da attraversare lentamente, città dopo città.

Da Milano a Roma, da Venezia a Firenze, passando anche per città come Forlì e Brescia, il calendario espositivo offre occasioni perfette per un weekend fuori porta o per riscoprire luoghi già amati con occhi nuovi.

Ecco allora una guida alle mostre d’arte 2026 più interessanti da segnare in agenda.

**10 musei da visitare (almeno) una volta nella vita**

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Palazzo Reale Milano

Milano 

Mapplethorpe. Le forme del desiderio

Palazzo Reale, dal 29 gennaio al 17 maggio 2026

Milano apre il 2026 con una delle mostre più attese e potenti dell’anno. La retrospettiva dedicata a Robert Mapplethorpe indaga il corpo, il desiderio e l’identità attraverso una selezione ampia e curata dei suoi scatti più iconici. Non solo fotografia, ma un vero discorso estetico sul rapporto tra bellezza classica e provocazione contemporanea. L’allestimento mette in dialogo nudi, ritratti e nature morte, restituendo tutta la complessità di uno sguardo che ha segnato la storia dell’arte visiva. Una mostra che promette di far discutere e riflettere, perfettamente in linea con lo spirito delle mostre d’arte 2026.

Per maggiori informazioni, visitare il sito web

Over, Under and In Betweetn. Mona Hatoum 

Fondazione Prada, dal 29 gennaio al 6 novembre 2026

Tra le mostre più lunghe e stratificate dell’anno, il progetto espositivo dedicato a Mona Hatoum occupa gli spazi della Fondazione Prada con installazioni, sculture e opere ambientali. Il percorso ruota attorno ai temi del confine, dell’instabilità e del corpo come luogo politico. Le opere dialogano con l’architettura industriale della Fondazione, creando un’esperienza immersiva e spesso spiazzante. Una mostra che conferma Milano come capitale del contemporaneo e che si impone come una delle mostre d’arte 2026 più concettuali e intense.

Per maggiori informazioni, visitare il sito web.

Kiefer. Le alchimiste

Sala delle Cariatidi, Palazzo Reale, dal 7 febbraio al 27 settembre 2026

Con questa grande esposizione, Milano rende omaggio a Anselm Kiefer, uno degli artisti più influenti del secondo Novecento. Il titolo richiama l’alchimia come metafora di trasformazione, memoria e distruzione, temi centrali nella sua opera. Le monumentali tele e installazioni dialogano con la Sala delle Cariatidi, spazio carico di storia e simbolismo. Il risultato è una mostra potente, quasi fisica, che invita il visitatore a confrontarsi con le ferite della storia europea. Una delle mostre d’arte 2026 più spettacolari per scala e impatto emotivo.

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Luciano Fabro

Pirelli HangarBicocca, dall’8 ottobre 2026 al 21 febbraio 2027

A chiudere l’anno milanese è una grande retrospettiva dedicata a Luciano Fabro, figura centrale dell’Arte Povera. L’esposizione ripercorre decenni di ricerca attraverso sculture, installazioni e materiali eterogenei, mettendo in luce il rapporto tra arte, spazio e identità italiana. Negli spazi monumentali dell’HangarBicocca, le opere assumono una nuova forza, dialogando con l’architettura industriale. Una mostra che consolida il ruolo di Milano nel panorama delle mostre d’arte 2026 più rilevanti a livello internazionale.

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cosa fare a roma

Roma

Caravaggio. Il contemporaneo - Galleria Borghese

Da marzo 2025 prolungata fino al 6 luglio 2026

In corso dal marzo scorso e prolungata fino al 6 luglio di quest'anno, Palazzo Barberini ospita Caravaggio 2025, uno dei progetti espositivi più ambiziosi mai dedicati a Michelangelo Merisi, detto appunto Caravaggio. La mostra riunisce un numero eccezionale di dipinti autografi, accostando capolavori celebri a opere raramente visibili e a nuove scoperte. Il percorso ripercorre la rivoluzione artistica e culturale di Caravaggio, mettendo in luce l’impatto dirompente del suo linguaggio nel contesto artistico, religioso e sociale del tempo. Tra i prestiti più attesi, il Ritratto di Maffeo Barberini, l’Ecce Homo dal Museo del Prado, la Santa Caterina dal Thyssen-Bornemisza e Marta e Maddalena dal Detroit Institute of Arts, esposti per la prima volta insieme in uno dei luoghi simbolo del rapporto tra l’artista e i suoi mecenati.

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Bernini e Barberini, Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini

Dal 12 febbraio al 14 giugno 2026

Dal 12 febbraio al 14 giugno 2026, le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Palazzo Barberini ospitano Bernini e i Barberini, una mostra che racconta il legame decisivo tra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini, divenuto papa Urbano VIII, suo primo e più influente mecenate. Curata da Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, l’esposizione rilegge le origini del Barocco romano attraverso il dialogo umano, artistico e intellettuale tra due figure chiave del Seicento. Il progetto si inserisce nel calendario delle celebrazioni per i 400 anni dalla consacrazione della Basilica di San Pietro, momento simbolico della Roma barocca e vertice della produzione berniniana. 

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Cartier e il mito, Musei Capitolini

Dal 14 novembre 2025 al 15 marzo 2026

Fino al 15 marzo 2026, i Musei Capitolini ospitano Cartier e il mito, una mostra che mette in dialogo l’eleganza senza tempo dei gioielli Cartier con l’eredità dell’arte classica. L’esposizione rende esplicito il legame tra le creazioni della maison e i modelli dell’antica Grecia e di Roma, accostando collane, bracciali e spille a busti romani e iconografie mitologiche provenienti dalla collezione del cardinale Alessandro Albani. Nel suggestivo contesto del Palazzo Nuovo, il percorso racconta come il mito e la scultura antica abbiano contribuito a plasmare il linguaggio estetico europeo, influenzando ancora oggi il design e l’immaginario del lusso contemporaneo.

Per maggiori informazioni, visitare il sito web.

venezia

Venezia 

Biennale Arte 2026. In Minor Keys, Biennale di Venezia

Dal 9 maggio al 22 novembre 2026

La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, intitolata In Minor Keys, si svolgerà dal 9 maggio al 22 novembre 2026 tra Giardini, Arsenale e sedi diffuse in città. La mostra segue la visione della curatrice Koyo Kouoh, scomparsa nel maggio scorso, e prende ispirazione dalle “tonalità minori” come metafora di ascolto, cura e trasformazione. Artisti, performer e filmmaker sono chiamati a esplorare frequenze più basse e narrazioni alternative, in una partitura collettiva che invita a osservare i cambiamenti radicali già in atto. I dettagli del progetto saranno presentati ufficialmente il 25 febbraio 2026 a Venezia.

Per maggiori informazioni, visitare il sito web.

Marina Abramović. Transforming Energy, Gallerie dell'Accademia

Dal 6 maggio al 19 ottobre 2026

Nel 2026 Venezia celebra gli 80 anni di Marina Abramović con Transforming Energy, la prima mostra alle Gallerie dell’Accademia dedicata a una donna artista vivente. Il progetto attraversa spazi permanenti e temporanei, intrecciando performance storiche e nuove opere in un dialogo tra corpo, energia e spiritualità. Il pubblico è invitato a interagire con i “transitory objects”, mentre lavori iconici come Rhythm 0, Balkan Baroque e Imponderabilia riaffiorano attraverso installazioni e video. Cuore simbolico dell’esposizione è Pietà (with Ulay), posta in dialogo con l’ultima Pietà di Tiziano, in un confronto che attraversa 450 anni di storia dell’arte.

Per maggiori informazioni, visitare il sito web

Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista, Collezione Peggy Guggenheim

Dal 25 aprile al 19 ottobre 2026 

La Collezione Peggy Guggenheim dedica una mostra all’avventura londinese di Peggy Guggenheim, periodo decisivo nella formazione del suo sguardo di collezionista e mecenate. Al centro del racconto c’è la galleria Guggenheim Jeune, attiva tra il 1938 e il 1939, che divenne un punto di riferimento per le avanguardie europee. Opere, documenti d’archivio e materiali inediti ricostruiscono una rete di incontri e influenze che va da Marcel Duchamp a Samuel Beckett, restituendo il clima di sperimentazione che precedette lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

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Firenze

Rothko a Firenze, Palazzo Strozzi

Dal 14 marzo al 23 agosto 2026

Firenze rende omaggio a Mark Rothko con la più ampia mostra mai dedicata all’artista in Italia, ripercorrendo quarant’anni di produzione, dal 1930 al 1970. Un ritorno simbolico nella città che Rothko visitò nel 1950 e che segnò profondamente il suo modo di intendere il colore come esperienza quasi sacra. Il progetto espositivo si espande oltre Palazzo Strozzi, mettendo in dialogo le sue opere con gli affreschi di Beato Angelico al Museo di San Marco e con l’architettura michelangiolesca della Biblioteca Medicea Laurenziana. Firenze diventa così una mappa emotiva attraversata dalle vibrazioni del colore.

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Bologna

John Giorno. The Performative Word, MAMbo

Dal 5 febbraio al 3 maggio 2026

Bologna dedica la prima grande retrospettiva italiana a John Giorno, figura chiave tra poesia, performance e arti visive. Allestita nella Sala delle Ciminiere del MAMbo, la mostra ripercorre una pratica radicale che ha trasformato la parola in azione e rete di comunicazione. Al centro, il dialogo con artisti come Andy Warhol, William Burroughs e Patti Smith, in un percorso che racconta come il linguaggio poetico abbia contaminato media, politica e cultura pop. Una riscoperta destinata a durare.

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Genova

Van Dyck l’europeo, Palazzo Ducale

Dal 20 marzo al 19 luglio 2026

Palazzo Ducale celebra Anthony van Dyck come artista profondamente europeo, attraverso un percorso di 58 opere provenienti dai maggiori musei del continente. La mostra racconta il suo viaggio tra Anversa, Genova e Londra, intrecciando arte, politica ed economia del Seicento. Ampio spazio è dedicato al periodo italiano, con Genova al centro, e alla produzione sacra, tra capolavori noti e importanti inediti. Evento eccezionale è l’esposizione della monumentale Crocifissione di Rapallo, unica pala pubblica ligure dell’artista, presentata per la prima volta a un pubblico internazionale.

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Forlì

Barocco. Il Gran Teatro delle Idee, Museo Civico San Domenico

Dal 21 febbraio al 28 giugno 2026

Con oltre 200 opere, Forlì propone una grande mostra dedicata al Barocco come nascita della modernità europea. Il percorso prende avvio da Roma, cuore pulsante del Seicento, per poi estendersi all’Europa, seguendo la diffusione di un linguaggio carico di tensione, movimento e teatralità. Da Gian Lorenzo Bernini a Peter Paul Rubens, fino a Francis Bacon, la mostra costruisce un dialogo sorprendente tra il Barocco storico e la sua riscoperta novecentesca. Due epoche lontane, unite dalla stessa inquietudine formale ed esistenziale.

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Brescia

Liberty. L’arte dell’Italia moderna, Palazzo Martinengo

Dal 24 gennaio al 14 giugno 2026

A Brescia, una grande mostra ripercorre il Liberty italiano attraverso oltre cento capolavori provenienti da collezioni private, molte delle quali raramente esposte. Il percorso attraversa le grandi esposizioni tra fine Ottocento e primo Novecento, dalle Biennali di Venezia all’Esposizione di Torino del 1902, restituendo la complessità di un’epoca in trasformazione. Pittura, scultura, grafica, fotografia e cinema dialogano tra loro, con un focus sul nascente fenomeno del divismo. Un’occasione per rileggere l’arte italiana moderna da prospettive nuove e inattese.

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Come funziona il metodo dei 90 minuti per svegliarsi sempre riposati

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Dormire seguendo il metodo dei 90 minuti può migliorare la qualità del riposo e rendere il risveglio più naturale

Quante volte vi siete svegliate con la sensazione di non aver dormito affatto, nonostante abbiate passato una buona dose di tempo a letto? Il segreto per alzarsi riposati non risiede tanto nella quantità di ore dormite, quanto nella qualità dei cicli del sonno: ed è qui che entra in gioco il metodo 90 minuti.

Secondo gli esperti, il nostro riposo è scandito da fasi che si susseguono in cicli di circa un’ora e mezzo, e sintonizzarsi su questi intervalli può fare la differenza tra svegliarsi stanchi o sentirsi davvero rigenerate.

Non è un trucco di magia, né l’ennesima moda di benessere: è un approccio basato sulla fisiologia del sonno, che può essere facilmente adattato alla routine quotidiana.

Il metodo 90 minuti nasce, infatti, dall’osservazione che il sonno non è un blocco uniforme, ma una successione di fasi (nello specifico dalla leggerezza al sonno profondo, fino al REM, la fase in cui sogniamo) che si ripetono ciclicamente.

Comprendere e rispettare questa dinamica può aiutarci a scegliere l’ora migliore per andare a letto e, soprattutto, per svegliarci nel momento giusto del ciclo.

(Continua sotto la foto)

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Perché dormire a cicli di 90 minuti aumenta il benessere

Il nostro sonno è suddiviso in più fasi: leggera, profonda e REM, ognuna con una funzione precisa. Queste fasi si susseguono in cicli di circa 90 minuti: un periodo biologico naturale durante il quale il cervello e il corpo passano da uno stato all’altro.

Se ci si sveglia nel bel mezzo di un ciclo, per esempio, durante il sonno profondo, è molto più probabile alzarsi con quella spiacevole sensazione di pesantezza e confusione mattutina, spesso definita “inerzia del sonno”.

Il metodo dei 90 minuti sfrutta questa conoscenza: se programmiamo il risveglio alla fine di un ciclo completo, il corpo è già in una fase più leggera e il cervello più pronto a “ripartire”.

Come applicare il metodo 90 minuti nella vita reale

Applicare questo metodo richiede un po’ di pianificazione, ma non è complicato. Il primo passo è capire a che ora volete svegliarvi, e da lì contare i cicli all’indietro. Un esempio pratico? Se vi addormentate alle 23:00:

  • un ciclo da 90 minuti vi porta alle 00:30,

  • tre cicli (4,5 ore) alle 03:30,

  • quattro cicli (6 ore) alle 05:00,

  • cinque cicli (7,5 ore) alle 06:30.

Per chi fatica ad addormentarsi, può essere utile avvicinarsi gradualmente al metodo: fissare un orario fisso per andare a letto e puntare a completare, per esempio, quattro o cinque cicli completi. Anche l’uso di app che monitorano i cicli del sonno può dare un’indicazione utile se non siete ancora in sintonia con i vostri ritmi naturali.

Un altro aspetto importante è prepararsi al meglio per un sonno regolare: ridurre l’uso di schermi prima di dormire, limitare caffeina e alcol già dal primo pomeriggio, e creare un ambiente buio, fresco e silenzioso dopo potersi riposare. Queste abitudini non solo favoriscono l’addormentamento, ma aiutano anche a mantenere cicli del sonno più coerenti e regolari.

Infine, è importante ricordare che non esiste una “formula perfetta” valida per tutti: il metodo 90 minuti è uno strumento che può aiutare molte persone a ottimizzare il proprio riposo, ma ogni organismo ha le sue differenze. Tuttavia, ascoltare il proprio corpo, rispettare i ritmi naturali e puntare a cicli di sonno completi può essere un passo concreto verso una sveglia più leggera e più energia per la giornata.

 

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Perché tutti stanno postando foto e trend del 2016

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Tra filtri vintage e vecchi selfie, il ritorno del 2016 racconta molto del nostro rapporto con Instagram e del desiderio di semplicità

Il 2026 è il nuovo 2016.

Sicuramente già visto questa frase sulle vostre bacheche social, soprattutto su Instagram e TikTok. Utenti che stanno rispolverando foto, filtri, look e riferimenti dell’anno che ora sembra un’epoca d’oro digitale: il 2016.

Non si tratta solo di una semplice tendenza, di un salto nel passato per gioco, ma di una riflessone culturale, che racconta come molti stiano guardando indietro con nostalgia verso un tempo percepito come più semplice, spontaneo e autentico.

Ma cosa significa davvero il trend 2016 e perché sta prendendo piede proprio ora? Ecco la risposta.

(Continua sotto la foto)

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Che cos’è il trend del 2016

“2026 is the new 2016” è un movimento di nostalgia digitale che sta spopolando sui social da inizio anno. Gli utenti condividono foto e video risalenti a dieci anni fa, spesso con filtri vintage o estetiche che ricordano i primi anni dell’era smartphone, come effetti sgranati e selfie con filtri di Snapchat.

L’hashtag #2016 è tornato virale e conta milioni di post, mentre molte clip includono riferimenti alla cultura pop di quel periodo; dalla mania di Pokémon Go alle hit musicali che definivano l’estate, fino all’abbigliamento iconico con skinny jeans, maxi orecchini, chokers.

Come e perché è nato questo fenomeno

Alla base di questo boom nostalgico ci sono diversi fattori. In primo luogo, il 2016 segna un periodo che molti ricordano come spensierato, soprattutto rispetto all’attuale contesto globale e digitale più frenetico e complesso.

Esperti di social media e cultura digitale sottolineano che per molti utenti, soprattutto millennial e parte della Gen Z, il 2016 rappresenta un tempo precedente alla saturazione degli algoritmi, alla pubblicità invasiva e alla cooptazione dei social da parte dell’intelligenza artificiale. La piattaforma stessa (Instagram, ovviamente) era meno curata, più casual. Un luogo di condivisione semplice piuttosto che uno spazio di branding personale.

Proprio per questo, in un periodo in cui le notizie globali sembrano sempre più pesanti e le piattaforme digitali più performative che mai, guardare al passato è diventato un modo per ritrovare leggerezza e autenticità.

Una nostalgia che va oltre le immagini

Il ritorno al 2016 non è solo un tuffo nei vecchi selfie con filtri: è una risposta emotiva a un presente percepito come frammentato e iper-curato.

Secondo gli esperti di comunicazione, infatti, molti utenti ricordano quel periodo come un’epoca in cui la condivisione era spontanea, l’estetica meno meditata e l’esperienza digitale più leggera, prima delle dinamiche algoritmiche che oggi dominano ogni feed.

La nostalgia si esprime in modo lieve e giocoso, ma al tempo stesso intenso, perché non riguarda solo la memoria personale: riporta in vita un’epoca in cui i social (Instagram in particolare) erano meno performativi, meno perfezionati e più “reali”.

E mentre le conversazioni sulla nostalgia virtuale continuano a dominare i social, c’è chi invita a non dimenticare che il 2016 non era perfetto; e che ogni epoca, per quanto ricordata con affetto, ha le sue complessità. Ma forse è proprio nell’idea di semplicità che tanti stanno trovando, oggi, un piccolo spazio di conforto.