I panettoni artigianali più buoni di questo Natale

Come ogni Natale, immancabile arriva anche quest’anno la nostra classifica dei panettoni artigianali più buoni d’Italia. Lunga, golosa, ad alto indice glicemico, la lista include solo lievitati di pasticceria preparati da mani esperte, di gusti diversi, dal classico alle varianti più creative.
Per chi al Re panettone preferisce il grande rivale, scorrendo l’elenco troverà anche una mini-selezione accurata dei migliori pandori artigianali.
Come li abbiamo scelti? Secondo rigorosi criteri. Innanzitutto, abbiamo valutato la qualità degli ingredienti utilizzati: burro di prima scelta, uova fresche, uvette e canditi morbidi e succosi, mai gommosi, l’uso di lievito madre rinfrescato e nessun conservante. A seguire, la lavorazione, totalmente artigianale, con tempi di lievitazione, maturazione e cottura che impiegano dalle 48 alle 72 ore.
Naturalmente, abbiamo tenuto conto del gusto, della sofficità e della digeribilità del prodotto, perché non basta che un lievitato stuzzichi il palato, deve anche essere “leggero”, con la mollica filante che si scioglie in bocca.
Ultimo (ma non ultimo) elemento di valutazione, la confezione: in latta o cartone, sfiziosa e colorata o raffinata ed elegante, è ormai un tratto distintivo il dolce più amato delle Feste perché anche l’occhio vuole la sua parte. Non resta allora che scorrere la lista e scegliere quello che fa per voi.
I panettoni artigianali più buoni del Natale 2024
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Panettone Guilt-Free (e gli altri) dell’Excelsior Hotel Gallia
Firmati dall’Executive Pastry Chef Stefano Trovisi dell’Excelsior Hotel Gallia, a Luxury Collection Hotel, Milan, quattro dolci natalizi tra cui l’Albero di cioccolato Valrhona Hukambi 53% e frutta secca e candita; il Panettone Tradizionale; il nuovo Panettone Anima Esotica, dal twist fresco e fruttato; e il Panettone Guilt-Free Limited Edition, pensato per chi desidera limitare l'apporto di zuccheri senza rinunciare al gusto. Ad addolcire il suo sapore, l’uvetta australiana, che dona un sapore naturale e leggero, e un tocco di sciroppo di malto di riso. Nel cuore dell’impasto sono presenti gocce di cioccolato NOALYA senza zucchero, che arricchiscono anche la glassa insieme alla grue di cacao. Disponibili presso il pop up shop dell’hotel (Piazza Duca d’Aosta 9, Milano) oppure qui
Panettone cioccolato e frutti di bosco de Cioccolateria Vetusta Nursia
Non sono i classici canditi agli agrumi ad arricchire il lievitato, ma tanti, piccoli frutti di bosco dolcemente aciduli, che aggiungono a ogni boccone una sferzata di energia. Si confondono tra i cubetti di cioccolato sparsi nel soffice impasto al cacao, frutto di tante ore di lavoro e cura da parte di Arianna Verucci, titolare sempre presente nel laboratorio di produzione e vendita nel cuore di Norcia. «Dietro ai nostri panettoni è racchiuso un decennio di esperienza, errori, esperimenti e tanti sacrifici», dice la pastry chef «quando mi sento esausta penso alla soddisfazione che provano i nostri clienti al momento dell’assaggio e ritrovo l’energia».
Oltre al panettone tradizionale, premiato come Miglior panettone dell’Umbria alla manifestazione nazionale Panettone Day 2023, e alle varianti al pistacchio, caramello e caffè, c’è il cavallo di battaglia di Arianna: il panettone al cioccolato, un lievitato frutto di 48 ore di lievitazione, in cui il sapore deciso del cioccolato fondente abbraccia un’emulsione di agrumi. L’ingrediente in più? «L’amore per la pasticceria e per il cioccolato che ho ereditato da mio padre, Gabriele Verucci, fondatore de Vetusta Nursia», spiega ancora Arianna. Info e ordini sul sito.
Panettone classico della Pasticceria Pozzo Blend Senigallia
Dalle mani esperte del pastry chef Matteo Cecchini della Pasticceria Pozzo Blend di Senigallia - 2 Torte del Gambero Rosso - arriva il più classico dei panettoni, ricco di burro e tuorli, frutto di una lievitazione naturale di oltre 34 ore con solo lievito madre. All’interno, la giusta quantità della più morbida uvetta australiana e dell’arancia candita a freddo, incontra i profumi di miele di acacia delle Marche, di arancia sia in pasta che in zest, limone e di vaniglia Madagascar in baccelli. Info qui
Panettone ai 3 cioccolati del Pastry Chef Tommaso Foglia
Già pastry chef 2022 per il Gambero Rosso, noto al pubblico televisivo come giudice del cooking show Bake Off Italia - Dolci in forno, Tommaso Foglia stupisce per questo Natale con un panettone ai 3 cioccolati: un impasto al cacao con un tripudio di cioccolato al latte, fondente e bianco e glassa al cioccolato fondente per accontentare i palati più golosi. Info qui
Pandoro e panettone della Torteria Sapiente di Bologna
Due le creazioni proposte dal pasticcere Pierluigi Sapiente della Torteria Sapiente di Bologna (2 Torte del Gambero Rosso). Il Pandoro, si distingue per l’alveolatura fitta e uniforme, frutto di 62 ore di lievitazione, per un totale di cinque impasti. Contiene esclusivamente materie prime di qualità: burro francese di latteria, zucchero italiano e farine biologiche 100% grani italiani, uova allevate a terra categoria A, miele e zabaione al marsala, vaniglia bourbon. Impreziosisce il pandoro, zucchero a velo, fatto artigianalmente, aromatizzato al limone e un tocco di rum. E poi, il Panettone al cioccolato fondente, arricchito con gocce di cioccolato e fior di sale ispirato a un grande classico della pasticceria emiliana: il dolce tenerina. Anche per il re delle Feste servono cinque impasti e una lievitazione totale di 36 ore. Il tocco in più, la glassa al cioccolato e le sfoglie di cioccolato fondente croccante, rigorosamente aggiunte a mano. Info qui
Il MI.O è il MassaBon dello chef Daniel Canzian
Due lievitati caratterizzati da preparazioni e profumi diversi. MI.O, il dolce signature di Daniel Canzian, è semplice nell’impasto e raffinato nel gusto. A renderlo unico è l’aggiunta della Pasta di arance arrosto, priva di aromi e conservanti, con una bassissima percentuale di zuccheri.
C'è poi il MassaBon, dal dialetto veneto “troppo buono”, il lievitato nato nel 2023 e caratterizzato da un aroma fruttato conferito dalle albicocche arrosto. La polpa della frutta cotta al forno è racchiusa nell’alveolatura dell’impasto e aggiunge al prodotto una consistenza cremosa.
Il consiglio dello chef è di riscaldare i panettoni in forno a 160° per 5-7 minuti prima dell’assaggio. Entrambe le ricette nascono dalla collaborazione tra Daniel Canzian e Albertengo, realtà piemontese nota in Italia e all’estero per la produzione di grandi lievitati. Info online sulla Boutique dello chef o presso il ristorante milanese di Via Castelfidardo angolo San Marco.
Panettone Tradizionale Gran Ricetta Slitti
Da Monsummano Terme, in provincia di Pistoia, la cosiddetta Chocolate Valley toscana, la storica azienda di caffè specializzata anche nella lavorazione del cioccolato per Natale sforna un Panettone tradizionale, custodito in una confezione di latta decorata con stilizzati frutti del cacao in rilievo. Dietro al lievitato c’è una lavorazione attenta e precisa, nell’impasto ingredienti di prima scelta, uva sultanina e arance candite artigianalmente unite all’aroma della vaniglia bourbon. Per i più golosi, c’è anche Gianera, una maxicrema da spalmare al cioccolato fondente con il 57% di nocciole delle Langhe. In confezione natalizia è irresistibile sia da sola, al cucchiaio, sia aggiunta a una fetta di pane o panettone. Info qui
Panettone Scugnizzo Napoletano di Fabio Tucillo
Tra le 10 originali creazioni di questo Natale del giovane Bakery chef, lo Scugnizzo Napoletano è un tributo alla tradizione napoletana e alle origini della famiglia (Fabio gestisce la Tuccillo Bakery insieme al fratello, Gianfranco, socio dell'attività e ideatore del progetto insieme al padre Antonio).
Come tutti i lievitati proposti è frutto di una lavorazione lenta, a tre impasti. Il composto è arricchito da un aroma di mandorla, all’interno esplodono le dolci albicocche del Vesuvio e i cubetti di cioccolato al caramello, mentre la copertura è un mélange di cioccolato bianco e mandorle filettate.Oltre al classico, poi, c’è il Panettone Eiffel, con cubetti di Marron glacé e una vellutata crema alla vaniglia; e il Pistacchio “New”, un'esplosione di sapori data da un delicato cremino di cioccolato al latte e bianco nell’impasto e dalla farcitura con una crema artigianale al pistacchio, anch’essa firmata da Fabio Tuccillo. L'aggiunta della pasta di pistacchio siciliana e la copertura di ganache al pistacchio con granella di pistacchi, completano l'opera di gusto. Info qui
Pandoro artigianale di Mercato del Pane
Con le radici ben piantate nel territorio, il progetto Mercato del Pane, nato nel 2018 dai fratelli Luigi e Francesco Morsella insieme al cugino Pierpaolo De Felice, punta a valorizzare l’Abruzzo attraverso l’arte della panificazione. Oltre al Pandoro, morbido, che profuma di buono, fatto con burro belga e uova provenienti da un’azienda avicola locale, vaniglia naturale, miele millefiori abruzzese e un tocco di rum, la novità di questo Natale è il Pan Cetteo, una rivisitazione di un dolce tipico abruzzese, il parrozzo, ovvero “pane rozzo”. Alla ricetta tradizionale a base di granoturco, dalla forma semisferica e dal colore giallo acceso, sono state aggiunte mandorle grezze e amare, farina di grano Senatore Cappelli, scorze di arancia della Costa dei Trabocchi e limone, il tutto ricoperto da cioccolato fondente puro. Un omaggio al territorio e alla sua storia, reinterpretato con passione e cura. Info qui
Panettone "Non rompere le scatole" di Pandefrà
La nuova collezione di panettoni limited edition di Pandefrà è etica, oltre che sana gustosa al palato. A idearla due marchigiane doc, Francesca Casci Ceccacci, titolare del forno di Senigallia, e Gaia Segattini, fondatrice del brand di maglieria Gaia SegattiniKnotwear. L’obiettivo del progetto è sensibilizzare il pubblico sul tema del riutilizzo, soprattutto in occasione del Natale. Sono due le varianti di gusto in edizione limitata: il panettone tradizionale con arancia candita e uvetta, e il panettone ai tre Cioccolati (fondente, bianco e al latte). Gaia Segattini ha realizzato la grafica della sacca, stampata anche sulle scatole dei panettoni al cioccolato. Per la collezione di panettoni 2024 Pandefrà dice NO a prodotti semilavorati, farine migliorate, materie prime commerciali o processi figli del consumismo estremizzato. Via libera, invece, all’uso di farine biologiche, burro fresco, lievito naturale vivo, pasta di agrumi home made e canditi di filiera. Info qui
Panettone glassato al fondente con nocciole di Panzera Milano
L’impasto nasce dalla stessa ricetta messa a punto dal bisnonno Ampelio Panzera all'inizio del '900. Anche la tecnica e la cura messa in ogni fase di lavorazione sono quelle di una volta. Il tocco di creatività del pasticcere ha però ampliato la lista dei gusti oggi disponibili. Oltre al Panettone tradizionale, per i palati raffinati c’è il Panettone ai Marrons Glacés con marroni Piemonte al posto di uvetta e canditi; per i golosi c’è il Panettone al Cioccolato con pezzettoni di fondente al 56% (senza uvetta e canditi). E per chi ama il cioccolato alla sua massima espressione, il goduriosissimo Panettone glassato al Cioccolato con Nocciole è ricoperto da una glassa al cioccolato fondente 75% monorigine Sur del Lago - criollo venezuelano di altissima qualità - e da una cascata di nocciole del Piemonte sulla sommità. In lista anche l’immancabile soffice e profumata Veneziana, con cui per tradizione a Milano si festeggia l’arrivo del Nuovo Anno. È ricoperta da una croccante glassa a base di mandorle e preparata solo con farina, uova, latte, miele, lievito naturale, burro, arancio fresco di Calabria candito, mandorle. Info qui e nella pasticceria in Viale Monte Santo 10 a Milano.
Panettone artigianale alla grappa Bonollo OF
Sono le note della grappa OF Amarone Barrique a dare al lievitato, già fragrante e gustoso, a pasta morbida e soffice perché lievitato naturalmente, un’intensità aromatica superiore. Tra i distillati delle Distillerie Bonollo Umberto di Padova, OF Amarone Barrique fu la prima grappa invecchiata in barrique: nasce dalla distillazione delle vinacce provenienti dalla pigiatura delle uve passite da cui si ottiene il pregiatissimo vino Amarone della Valpolicella. Info qui
Panettone nella scatola "sinestetica" di Mamm
Colpisce per prima la confezione multisensoriale, con i volti e le mani dei giovani membri del team, per esprimere l’importanza delle persone che realizzano ogni creazione. E una volta aperta la scatola "sinestetica", a fare il resto è il contenuto. Quest'anno la collezione di panettoni di Mamm include due gusti tradizionali - il Classico con i canditi e il Quattro Cioccolati, con gianduia, cioccolato bianco, fondente e al latte, nell'impasto crema di nocciola e cacao -, il Panettone Pane e Olio (senza latticini) con albicocca morbida e nell'impasto crema di nocciola e cacao e la variante Panettone ZERO senza canditi e uvetta.
Ciliegina sulla torta è la novità del 2024: il Panettone Bombetta, un lievitato salato con capocollo e caciocavallo che vuole essere un omaggio al Friuli-Venezia Puglia, la regione immaginaria alla quale s’ispira tutta l’offerta di Mamm dalla colazione all’aperitivo. Anche quest’anno il forno di Udine rinnova il suo impegno nel sociale, devolvendo parte del ricavato delle vendite dei panettoni ad Emergency, per fornire un sostegno concreto a chi è in prima linea per aiutare chi soffre. Info qui
I gusti speciali del Panettone Pavé
Accanto al Panettone Pavé prodotto tutto l’anno, nel gusto classico, preparato con farina del Mulino Bongiovanni, burro di Normandia, frutta candita, Vaniglia del Madagascar, uvette selezionate e lievito madre di settant’anni, per questo Natale l’icona milanese che conta due pasticcerie, due gelaterie e due birrerie (sotto il nome Birra di Quartiere) propone alcuni i gusti speciali: al cioccolato fondente, alla torta tonka, ai quattro cioccolati, al caffè e cioccolato biondo, all’albicocca e cioccolato fondente. Tutti i panettoni e il pandoro sono disponibili nel formato da 1 kg, ma anche nel formato per due persone, preparati in vasocottura. Il Classico è prodotto anche nel formato da 2kg all’interno di un’elegante cappelliera. Info qui
Panettone con pere e cioccolato di Villa Petriolo
Il panettone di Villa Petriolo, dimora cinquecentesca immersa tra le colline toscane, in aperta campagna tra Cerreto Guidi e Fucecchio, a mezz’ora di auto da Firenze, è firmato dallo chef Stefano Pinciaroli. La ricetta tradizionale è addolcita con pere candite, coltivate nella fattoria annessa alla tenuta di 170 ettari, e il cioccolato artigianale dell’azienda toscana Noalya. Le uova, freschissime, provengono dall'azienda agricola Fattoria Biosole che pratica un allevamento libero all'aperto. L'aroma unico del panettone è arricchito, poi, dagli agrumi coltivati nei terreni della tenuta.
Addolcire il palato, l’anima e lo spirito con una fetta di panettone artigianale o con un soggiorno benessere… Il motivo in più per trascorrere un weekend a Villa Petriolo, infatti, è la nuova Longevity Spa firmata Starpool, un piccolo mondo dove scoprire il segreto del “benessere durevole”. Info qui
Panettone con Aceto Balsamico di Modena IGP
Fonde la tradizione pasticcera milanese con l'eccellenza modenese. Aggiunto all’impasto e usato per la macerazione delle uvette, l’Aceto Balsamico di Modena IGP Giusti 3 Medaglie d’Oro dona al lievitato un gusto insolito, profumi intensi e aromatici che si legano perfettamente alla dolcezza degli altri ingredienti classici. Il tocco distintivo è la crema di farcitura, anch’essa all’aceto balsamico, piacevolmente agrodolce. Acetaia Giusti è la più antica casa produttrice di Aceto Balsamico di Modena al mondo. Dal 1605 l’azienda ha visto 17 generazioni tramandarsi la cultura e la passione necessarie a creare un Aceto Balsamico di grande qualità. Info qui
Il panettone dell’inclusione del 300mila di Lecce
Sono deliziosi lievitati prodotti nel Laboratorio nell’ex carcere minorile di Lecce da alcuni detenuti giunti a fine pena. E sono l’essenza di un sogno di inclusione. Rappresentano, infatti, una seconda possibilità per alcuni detenuti della Casa Circondariale di Borgo San Nicola a cui il 300mila, caffetteria-pasticceria-ristorante-cocktail bar ed emporio nel cuore del Salento, in collaborazione con il Ministero della Giustizia, offre l’opportunità concreta di lavorare per crearsi un futuro migliore.
Quest’anno la proposta include il Panettone Classico, con uvetta e scorze d’arancia, e le varianti al Pistacchio, al Cioccolato e il Panettone Particolare (con fichi, noci, arance e copertura di cioccolato) disponibili solo su ordinazione. Anche la confezione è speciale: racconta infatti il legame profondo con il territorio attraverso stilizzazioni dei monumenti di Lecce, dalla Basilica di Santa Croce alla colonna di San'Oronzo, fino alla Porta Napoli e all’Obelisco. Info qui
Panettone Gianduia di Angelo di Masso
L'impasto è un tripudio di dolcezza: all'interno nocciole IGP del Piemonte e gocce di cioccolato con 45% di massa di cacao, amalgamati con Vaniglia Tahiti, miele d'acacia e burro italiano da panna superiore. All'esterno, una ricca glassa nocciolata completa aggiunge un tocco di croccantezza. A fare così buono il Panettone Gianduia Di Masso (e tutti gli altri suoi gusti), sono le 48 ore di lievitazione insieme all’aria buona di Scanno, un paesino nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo e Molise, dove da sempre le persone e gli Orsi Marsicani -una sottospecie dell'orso bruno comune endemica della zona- sono alla ricerca di un equilibrio reciproco che li porti a convivere pacificamente nello stesso ambiente.
Ispirato da questo intento, Angelo Di Masso ha creato il suo Pan dell’orso, un soffice dolce di pan di Spagna a base di mandorle e miele, farina, burro di latteria, uova fresche, che il pasticcere ha dedicato all’orsa Gemma, un esemplare che per diversi anni ha animato la vita della comunità “a misura d’orso” di Scanno. Info sul sito
I 3 panettoni della Pasticceria Maresi di Brescia
Classica, cioccolato fondente e bianco, ai lamponi: in tre diverse varianti, i panettoni della Pasticceria Maresi hanno in comune la stessa ricetta della tradizione, l'impasto, soffice e morbido, preparato con lievito madre è l’uso delle bacche di vaniglia e della scorza d'arancio, che sprigionano una nota aromatica. On top, la glassa è realizzata con mandorle interne grezze e granella di zucchero. Info qui
Il panettone "magico" di Imma Iovine per Vincenzo Dascanio
A Palazzo Magia, uno spazio di 1.000 mq nel cuore di Milano, il Natale prende la forma di oggetti per l’home decor, proposte food e decorazioni di flower design. Sempre all’interno, al rinnovato Vincenzo Dascanio Café ci si ferma per gustare le creazioni della chef pastry Imma Iovine o per un brunch domenicale con i classici della cucina italiana come la lasagna, la parmigiana e il gâteau di patate, o ancora un pranzo veloce o snack salato. Tra le dolcezze di Imma Iovine, ci sono il panettone tradizionale, il pandoro e la veneziana.
“Il nostro panettone è fatto come vuole la tradizione milanese, dagli ingredienti alla ricetta e al metodo di preparazione Ci atteniamo alle regole per preservare l'aspetto artigianale del lievitato e offrire un panettone “magico” come il luogo in cui si può acquistare”, spiega la Pastry chef. Palazzo Magia, Via Pietro Verri 5, aperto fino al 12 gennaio 2025.
Panettone Christmas Bluh del ristorante stellato Bluh Furore
È stellato, arricchito con mela annurca e agrumi e al taglio sprigiona i profumi della Costiera Amalfitana. Frutto delle abili mani dei Pastry Chef del ristorante Bluh Furore (1 Stella Michelin) all’interno del Furore Grand Hotel, cinque stelle lusso affacciato sul fiordo di Furore, Patrimonio Unesco, nell’omonimo panettone c’è il tocco anche dello Chef Resident Vincenzo Russo e del pluristellato Enrico Bartolini. Grandi protagoniste sono le scorze delle arance raccolte negli agrumeti dalla sister property La Medusa Grand Hotel (nella Costa del Vesuvio), selezionate e candite a una a una; e la mela annurca di Pimonte utilizzata come base per la lievitazione naturale dell’impasto. Una scelta di personalità e tecnica che rende questo panettone delicato e gustoso. Info qui
Panettone artigianale che guarda al Sol Levante by il VIZIO e Forno Cecchini
Realizzato dallo chef Marco Gargaglia del concept food milanese Il Vizio in collaborazione con il maestro Giorgio Cecchini del Forno Cecchini di Marsciano, in provincia di Perugia, è tra i più particolari lievitati di questo Natale. Originale, ma senza rinunciare alla tradizione e alla lavorazione artigianale, ha un impasto morbido è fragrante, lavorato con lievito madre e una copertura di glassa al cioccolato bianco e tè matcha giapponese. All'interno, ancora tè matcha, che colora la pasta ben alveolata di un verde brillante; lo yuzu, il tipico agrume nipponico che aggiunge freschezza; lo zenzero, che dà una spinta leggermente piccante; il mango e la vaniglia per una nota fruttata e dolce. La crema spalmabile al tè matcha presente all'interno della confezione esalta i sapori del panettone e offre un'esperienza di assaggio ancora più goduriosa. Info al numero 342.5484650 o via mail.
Il “Lievitato” dello Chef Giancarlo Morelli
Un dolce semplice, artigianale, a lievitazione naturale, arricchito in morbidezza e dolcezza dall’aggiunta della mela renetta. Il Lievitato inizia con la preparazione della cosiddetta "madre", un impasto fermentato di acqua e farina che viene fatto riposare e rinfrescato più volte. Vengono poi aggiunti farina, uova fresche, gocce di cioccolato fondente, mela e zenzero canditi, zucchero, acqua, e infine il burro. Dopo 15 ore di lievitazione inizia la seconda lavorazione; a questo punto vengono aggiunti gli aromi naturali composti da miele, arancia, limone, vaniglia, cannella, lime e bergamotto. L’impasto viene diviso in panetti, fatto lievitare per circa otto ore e cotto in forno. Dopo la cottura il “lievitato” viene lasciato capovolto a raffreddare per un’intera notte. Info qui
Panettoni e il pandoro firmati Eataly
La linea di grandi lievitati dedicati alle Feste firmati Eataly si compone di quattro panettoni e un pandoro, tutti lavorati a mano e custoditi in confezioni certificate FSC (Forest Stewardship Council) che attesta una corretta gestione forestale e la tracciabilità dei prodotti derivati. Il panettone classico, arricchito da uvetta, arancia candita, pasta d’arancia candita italiana e vaniglia Bourbon, è custodito anche nella variante in latta rossa, che all’eleganza aggiunge un elemento di inclusività: attraverso il TQ Braille le informazioni sul prodotto sono leggibili da persone non vedenti e ipovedenti. Le novità 2024 sono il Panettone con pere candite e cioccolato fondente 43%, senza scorze di agrumi canditi e uvetta; il Limoncello, con limoncello, scorza di limone e limone candito italiano aggiunti nell’impasto privo di uvetta. E infine il Panettone con cioccolato bianco e crema spalmabile al pistacchio inclusa nella confezione, realizzata con il 41% di pistacchio. Torna anche il grande classico, il Pandoro, un impasto lavorato per 72 ore che profuma di burro e uova, da cospargere con un’abbondante spolverata di zucchero a velo. Info qui
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10 ristoranti italiani da provare a Milano

Se sognate i sapori genuini dei (buoni) ristoranti italiani Milano ha di che farvi contenti.
Laboratorio gastronomico in costante movimento, Milano tiene comunque molto alle sue origini e ai sapori della tradizione e accanto ai grandi classici che hanno fatto la storia della ristorazione cittadina, nascono nuovi progetti capaci di riportare al centro il valore della cucina italiana fatta bene, delle ricette di casa e delle materie prime.
Ecco una selezione di ristoranti italiani a Milano da provare, tra locali di recente apertura e indirizzi iconici, posti da segnare in agenda per chi cerca autenticità, identità e qualità.
I ristoranti italiani a Milano da provare
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Veramente
Nel cuore di Brera nasce il progetto firmato da Gianmarco Venuto e Filippo Sironi, già founder de Il Mannarino. Il payoff “Abitudini Italiane” racconta perfettamente lo spirito del locale: un luogo pensato per far sentire gli ospiti a casa, tra atmosfere da salotto anni Settanta e Ottanta, cucina ampia a vista e piatti che parlano di memoria collettiva.
In carta si trovano grandi classici come la parmigiana di melanzane, gli spaghettoni alla Nerano con provolone del Monaco (buonissimi), i pici fatti in casa al ragù mantecati al tavolo e l’arancina alla milanese ripiena di ossobuco e gremolada. E poi i dolci, fatti in casa. Alla prima visita d'obbligo il gelato alla vaniglia servito dal carrello e personalizzabile con crunch e topping.
Via Palermo, 11
Sandì
In zona Città Studi si trova una delle aperture più interessanti e recenti di questi ultimi mesi. Un progetto coerente, curato nei dettagli e nella proposta gastronomica. La cucina attinge alle tradizioni regionali italiane con una dichiarata influenza francese. Tra i piatti più riusciti spiccano la zuppa imperiale con aringa affumicata, la tarte di cipolle con puntarelle, la verza ripiena di maiale e gamberi e il cordon bleu di lombata. La formula pranzo rende il locale particolarmente competitivo anche nei giorni feriali.
Via Francesco Hayez, 13
CreDa
CreDa nasce dall’incontro tra Crescenzo Morlando e Dario Pisani, due chef campani che hanno trasformato la cucina partenopea in un progetto gastronomico riconoscibile. L’atmosfera è informale, con banco gastronomia e sala dal gusto rétro, tra stoviglie d’epoca e dettagli recuperati nei mercatini. In menu spiccano piatti simbolo come parmigiana di melanzane, friarielli, polpette al ragù di “nonna Maria”, la celebre pasta e patate e la pasta “con voto”, arricchita dai ricci di mare. Tutto è disponibile anche da asporto, senza perdere identità e qualità.
Via Orti, 12
Trattoria all'Antica
Un nome che è già una dichiarazione d’intenti. Trattoria All’Antica riporta in primo piano la cucina italiana tradizionale, fatta di porzioni generose, ricette riconoscibili e un’atmosfera che privilegia la convivialità. Il ristorante si trova a due passi dal parco Solari, quasi ad angolo con quella via Savona che ha visto nascere e morire nel giro di poco tanti locali. La cucina di Lucio Conti, però, sa il fatto suo. Qui si viene per mangiare piatti rassicuranti, preparati con rispetto delle stagioni e delle materie prime, in un contesto che conserva il sapore delle trattorie di una volta, reinterpretato con sobrietà contemporanea. Un menù stampato ogni giorno, con alcune proposte fisse come la cotoletta - alta, con l'osso - e il risotto e altre che variano a seconda della disponibilità e qualità del prodotto. E una lista dei vini da enoteca specializzata.
Via Montevideo, 4
Al Vecchio Porco
Un’osteria lombarda dichiaratamente carnivora, dove il maiale diventa protagonista anche nell’arredo, tra oggetti a tema, scritte ironiche e atmosfera calda. Al Vecchio Porco è un'istituzione in città, qui capita spesso di incontrare volti noti che cercano un rifugio in cui sentirsi a casa. Gli ingredienti punta su piatti tradizionali ben eseguiti: salumi di qualità, risotti stagionali, paste rustiche e secondi di carne costruiscono una proposta concreta e coerente. La taverna sotterranea è ideale per cene conviviali e occasioni speciali.
Via Messina, 8
Speciale Osteria
Una trattoria in chiave contemporanea, dall'ambiente curato ma che mette subito a proprio agio. Uno staff cordiale ed efficiente e una cucina sincera e curata. Il menù è stagionale, con alcuni piatti sempre disponibili e altri che cambiano durante l'anno. Ad accomunarli, l'idea che la tradizione possa essere sempre attuale pur senza snaturarla. Dai pizzoccheri alle tagliatelle al ragù, dal galletto alla guancia - tenerissima - fino ai dolci. Nei dessert si riassume la cura per i dettagli e l'autenticità di questo locale: cannoncini alla crema serviti su un trenino di legno, il tiramisù cremosissimo portato al tavolo e servito direttamente con una sorta di cazzuola, la tarte tatin d'altri tempi.
Via Pastrengo, 11
St. Ambroeus
St. Ambroeus tra i ristoranti italiani a Milano è senza dubbio uno dei nomi simbolo della tradizione. Un indirizzo che attraversa generazioni mantenendo uno stile riconoscibile, fatto di eleganza discreta e cucina italiana borghese. Tra colazioni iconiche, pranzi di lavoro e piatti storici, resta una tappa obbligata per chi cerca un’esperienza classica, curata e senza tempo.
Corso Giacomo Matteotti, 7
Trattoria del Ciumbia
In via Fiori Chiari, nel cuore di Brera, si trova questo locale che rappresenta uno dei primi investimenti - riusciti - di Leonardo Maria Del Vecchio nella ristorazione. Un luogo che unisce design e tradizione. Il progetto di interni firmato Dimorestudio richiama le storiche trattorie milanesi degli anni Sessanta, tra boiserie in noce, bancone in peltro e dettagli rétro. In cucina l’executive chef Paolo Rollini propone una lettura contemporanea della tradizione lombarda: risotto alla monzese, costoletta alta, trippa, lumache valtellinesi, insieme a reinterpretazioni come la lasagnetta al bollito e i mondeghili in foglia di verza.
Via Fiori Chiari, 32
Autem
Gli spaghetti in bianco più buoni che vi capiterà di mangiare (a Milano, ma non solo). Autem lavora sull’equilibrio tra tecnica e identità, da sempre tratti distintivi della cucina dello chef Luca Natalini. Il progetto ruota intorno a una cucina italiana moderna, pulita nei sapori e precisa nelle esecuzioni, con grande attenzione alla qualità degli ingredienti e alla costruzione dei piatti. L’ambiente è essenziale ed elegante, con la cucina a vista e all'ingresso, ad accogliere i commensali. Un menù che, salvo alcuni piatti come gli spaghetti in bianco, appunto, cambia continuamente nel rispetto della stagionalità e reperibilità degli ingredienti. Una scelta che fa sì che ogni cena (o pranzo) da Autem possa essere un'esperienza sempre diversa.
Via Serviliano Lattuada, 2
Il Luogo di Aimo e Nadia
Un’istituzione della cucina italiana contemporanea. Il Luogo di Aimo e Nadia rappresenta uno dei massimi esempi di alta cucina legata al territorio e alla biodiversità italiana. La filosofia del ristorante si fonda sulla valorizzazione delle eccellenze regionali, raccontate attraverso piatti che uniscono ricerca, tecnica e memoria gastronomica. Una tradizione che gli chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani portano avanti con consapevolezza, esperienza e passione. Un’idea di eleganza sobria e profonda, che ha reso questo indirizzo un punto di riferimento internazionale.
Via Privata Raimondo Montecuccoli, 6
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Cioccolata, salmone e... 5 cibi da mangiare contro la tristezza

A volte per migliorarsi l'inverno basta sapere cosa mangiare per essere più felici.
Con le giornate corte e il freddo pungente, infatti, l’umore può risentirne più di quanto pensiamo. Non è solo una sensazione passeggera: per molte persone l’inverno porta con sé stanchezza mentale, malinconia e una sorta di rallentamento emotivo che gli esperti chiamano winter blues (cioè tristezza invernale).
La buona notizia è che, accanto a uno stile di vita equilibrato, anche ciò che mettiamo nel piatto può fare la differenza nel nostro umore.
L’alimentazione, infatti, non influisce solo sul corpo ma ha un ruolo diretto anche sul benessere mentale, sull’energia e sulla stabilità dell’umore. Alcuni cibi, più di altri, possono infatti diventare veri alleati nei mesi più bui dell’anno.
**A che ora cenare in inverno per restare in forma e in salute**
**Come non ammalarsi questo inverno? 8 cibi anti-influenza**
Cosa mangiare per essere più felici
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Cioccolata calda fatta in casa
Il cioccolato viene inserito istintivamente al primo posto quando si cerca cosa mangiare per essere più felici - giustamente: non è solo una coccola, ma un alimento con effetti positivi documentati sull’umore. Consumarlo con moderazione può aiutare a sentirsi più sereni grazie alla sua ricchezza di polifenoli, potenti antiossidanti che contribuiscono a ridurre i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress.
Inoltre, il cacao è una fonte naturale di prebiotici, fibre che nutrono il microbiota intestinale: un intestino in salute è sempre più spesso associato a un miglior equilibrio emotivo.
Per beneficiare di queste proprietà, è importante scegliere cioccolato con almeno l’85% di cacao e limitarsi a piccole quantità quotidiane, meglio ancora se sotto forma di una cioccolata calda preparata in casa, calda e avvolgente.
Salmone e pesce azzurro
Il pesce grasso è uno degli alimenti più studiati per il benessere mentale. Salmone, sgombro, sardine e trota sono ricchi di omega-3, acidi grassi essenziali per il funzionamento del cervello.
Questi nutrienti hanno proprietà antinfiammatorie e interagiscono con i neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell’umore. Inserire una o due porzioni di pesce azzurro a settimana può aiutare a contrastare la sensazione di apatia e affaticamento mentale tipica dei mesi invernali.
Per chi non ama il pesce, una valida alternativa può essere rappresentata da noci e semi di chia, anch’essi fonti vegetali di omega-3.
Cereali integrali
Pane integrale, avena, riso integrale, quinoa e farro sono spesso sottovalutati, ma svolgono un ruolo chiave nel supporto del benessere mentale. I cereali integrali sono ricchi di fibre, vitamine del gruppo B e antiossidanti, nutrienti fondamentali per il sistema nervoso.
Contengono inoltre triptofano, un amminoacido necessario per la produzione di serotonina, l’ormone che contribuisce alla sensazione di felicità. Grazie al loro basso indice glicemico, rilasciano energia in modo graduale, evitando i picchi e i cali che possono influire negativamente sull’umore.
Inserirli regolarmente nei pasti aiuta a sentirsi più equilibrati e concentrati durante la giornata.
Frutti di bosco
Mirtilli, lamponi e more sono un concentrato di benefici. Ricchi di flavonoidi, aiutano a proteggere il cervello dallo stress ossidativo e dall’infiammazione, due fattori collegati anche ai disturbi dell’umore.
Forniscono vitamina C e fibre, utili per la regolazione della glicemia e dell’energia mentale. Le ricerche suggeriscono che i mirtilli, in particolare, possano supportare memoria e concentrazione, aiutando a contrastare la tipica tristezza invernale.
Consumati sotto forma di composta calda, magari a colazione o come dessert leggero, diventano un alleato ideale durante l’inverno.
Frutta secca e granola
Mandorle, noci, anacardi e pistacchi sono una fonte preziosa di grassi buoni, vitamine e minerali fondamentali per il cervello. La frutta secca contiene triptofano, magnesio e vitamine del gruppo B, tutti nutrienti coinvolti nei meccanismi che regolano l’umore.
Consumata con regolarità, in quantità moderate, può contribuire a migliorare la risposta allo stress e a sostenere le funzioni cognitive.
Inserita in una granola fatta in casa, diventa una colazione nutriente e appagante, perfetta per iniziare le giornate invernali con più energia.
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«Non tutte le barrette proteiche fanno bene, ecco come sceglierle»: parola agli esperti

Negli ultimi anni, specie per chi fa una vita sportiva, la ricerca di proteine è diventata una piacevole ossessione. Così, il mondo dei cibi a base proteica si sono diffusi enormemente, creando un'offerta vastissima di barrette proteiche dove sembra quasi impossibile trovare quelle davvero salutari.
Il loro essere in formato “snack” le ha portate con successo ovunque: dalle farmacie (che per primi le hanno adottate) ai supermercati, fino addirittura ai negozi di articoli da regalo e igiene per la casa.
Le barrette proteiche sono un oceano nel quale è facile perdersi, per questo abbiamo gettato un salvagente chiedendo a figure con grande esperienza nel campo (nella nutrizione con grande vita sportiva) per comprendere meglio cosa scegliere quando le compriamo, partendo subito a gamba tesa su tutto ciò che sarebbe meglio evitare.
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Quali sono le barrette proteiche da evitare?
«La prima importante “red flag” è il contenuto proteico» ci racconta la dietista Elisa Rosso «se navighiamo sotto i 15 grammi di proteine per barretta, non è così proteica, è quindi più che altro uno snack». L’altro aspetto da considerare sono gli zuccheri. «Se ne trovate più di 10 o 12 grammi in totale di zuccheri, che equivale già a un cucchiaio di zucchero, c’è già di certo un rapporto poco equilibrato». È concorde anche il nutrizionista sportivo Marco Tancredi, che sottolinea l’importanza di guardare sempre ai grammi totali di prodotto: «È importante fare attenzione al peso della barretta, guardando i valori percentuali, facendo occhio poi che non abbia un’alta dose di grassi, in genere sopra il 10%. Farei attenzione anche all’eccessiva presenza di sciroppi che rendono il prodotto più gustoso, ma meno utile allo scopo».
Vanno bene anche per chi non fa fitness?
Tendenzialmente sì. Ma se usati come “alternativa rapida” a spuntini in mancanza di alternative. «Chi per vari motivi ha bisogno di un surplus di proteine, può usarlo come approccio d’emergenza» racconta Elisa Rosso «ma spesso ne fanno uso persone che magari non fanno sport ma che hanno bisogno di prendere peso, magari concentrando l’uso di barrette in un periodo specifico dell'anno. Con l’aiuto di uno specialista, si va a inquadrare ogni singola posizione. «Può essere molto utile a chi è non più giovanissimo» racconta Marco Tancredi «in modo tale da tutelare la tonicità muscolare e alcuni processi fisiologici dovuti all’avanzare dell’età, a prescindere che faccia sport o meno».
Da quali valori ingredienti si riconosce una barretta di valore?
«È importante controllare l’origine delle proteine: possono essere di origine animale, come le proteine del siero del latte o dall’uovo, oppure di origine vegetale, come quelle che arrivano dai legumi e dalla frutta secca» spiega Marco Tancredi. «La barretta va guardata in base al “valore” che può dare a noi che la mangiamo: ad esempio se una persona è in definizione per "vedere" meglio la propria muscolatura, non consiglierei una barretta con più di 250 calorie o magari considererei una possibilità che molti escludono, ovvero quello di mangiarne solo metà» chiarisce Elisa Rosso.
Le barrette proteiche più “sane” sono quelle meno buone?
«Supponendo che una barretta sia come la stiamo descrivendo finora, ovvero con pochi zuccheri e pochi grassi, ecco, magari potrebbe risultare meno golosa. Ma la domanda da farsi è un’altra e la trovo più interessante» spiega Marco Tancredi «non è che forse il sapore di una barretta risulta buono o cattivo se le nostre abitudini alimentari sono buone o cattive? È chiaro che una persona abituata a ingerire cibi molto zuccherati e molti grassi, troverà alcune barrette meno buone». «Il mercato delle barrette è sconfinato, basta fare un po’ di tentativi e saper scegliere, anche perché è molto soggettivo» chiarisce invece Elisa Rosso «ormai però ci sono barrette equiparabili a dolci veramente dolci in termini di gusto, pur essendo molto più contenuti negli zuccheri, quindi basta provare».
Qual è la differenza con le barrette energetiche?
«Se parliamo di barrette energetiche» spiega Marco Tancredi «sono tendenzialmente ricche di carboidrati e spesso sono utilizzate da chi fa endurance, ovvero attività sportiva per un tempo prolungato, integrando per non avere cali di energie. Mangiarle durante l’allenamento fornisce energia sul breve e medio termine e permettono di non avere cali di zuccheri». «Consiglio di fare attenzione alle barrette non proteiche che magari si pongono come “barrette light” o “sostitutive del pasto”» racconta Elisa Rosso «spesso queste barrette “vestite per la dieta” hanno pochissimi nutrienti utili. Se bisogna fare attenzione a quelle proteiche, bisogna fare ancora più attenzione a quelle che non lo sono».
Se le barrette proteiche sono poco digeribili
«Le proteine del latte isolate o idrolizzate sono in genere quelle più assimilabili» spiega Elisa Rosso «ma la differenza vera, anche se è un discorso soggettivo, la fanno i dolcificanti. Lo dico perché alcuni tipi di dolcificanti, in base alle quantità, potrebbero diventare lassativi. Quindi io spesso prediligo quelli con zucchero o miele rispetto ai dolcificanti che finiscono in -oli, ma ovviamente è sempre personale. A quel punto meglio una barretta digeribile anche se meno “leggera”: la tolleranza intestinale è un fattore importante».
Si possono fare da soli?
«Assolutamente sì» spiega Marco Tancredi «si possono fare con fiocchi d’avena, proteine del siero del latte, burro di arachidi o mandorle, latte e miele. Ci sono parecchie ricette davvero valide on line, vale la pena fare dei tentativi». «È molto più facile fare quelle da “endurance”, da integrare negli allenamenti lunghi, fatte con avena, riso soffiato, datteri, frutta secca o essiccata, tritati con il miele e conservate in frigo» spiega Elisa Rosso «quelle proteiche possono essere fatte addirittura anche con l’albume. Diciamo che è un ottimo modo per risparmiare e avere controllo sugli ingredienti, quindi perché non provare?»
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Altro che integratori! Ecco gli alimenti da inserire nella dieta per sostenere la salute in modo naturale

Negli ultimi anni abbiamo imparato a guardare alla salute con occhi diversi: meno scorciatoie, più consapevolezza. E così, accanto a una crescente offerta di integratori, cresce anche una domanda semplice ma cruciale: è davvero necessario ricorrere a capsule e polveri, o possiamo sostenere la salute partendo da ciò che mettiamo ogni giorno nel piatto?
Sempre più esperti concordano su un punto: quando l’alimentazione è varia, bilanciata e ricca di nutrienti, il cibo resta la prima e più efficace forma di prevenzione.
Alcuni micronutrienti, in particolare, svolgono un ruolo chiave nel supportare il sistema immunitario, il metabolismo e il benessere generale. E la buona notizia è che si trovano in alimenti comuni, accessibili e spesso già presenti nella nostra cucina.
**5 superfood che fanno super-bene alla salute**
Il punto non è “mai integratori”, ma prima il cibo
Parlare di salute naturale non significa demonizzare gli integratori, ma rimetterli nel loro giusto contesto. In presenza di carenze diagnosticate o esigenze specifiche, possono essere utili, e comunque sempre dopo una consultazione medica.
Ma nella quotidianità, un’alimentazione ricca, colorata e varia resta lo strumento più potente che abbiamo.
Prima di cercare la soluzione in una pillola, vale la pena guardare il piatto: spesso è lì che si nasconde la risposta più semplice (e più efficace) per prenderci cura del nostro benessere psicofisico ogni giorno.
**5 trucchetti per mangiare meglio (senza che il gusto ne risenta)**
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Omega 3: grassi “buoni” per cuore e cervello
Gli omega 3 sono tra i nutrienti più citati quando si parla di benessere a lungo termine. Contribuiscono alla salute cardiovascolare, supportano la funzione cerebrale e aiutano a modulare i processi infiammatori dell’organismo.
Gli alimenti che ne sono più ricchi sono i pesci grassi – come salmone, sgombro, sardine e alici – ma anche alcune fonti vegetali, tra cui noci, semi di lino e semi di chia. Consumati regolarmente, inseriti in un’alimentazione equilibrata, possono ridurre il bisogno di integrazioni esterne, soprattutto in assenza di carenze specifiche.
Vitamina C: molto più di un alleato contro i malanni
Spesso associata solo ai mesi invernali, la vitamina C è in realtà fondamentale tutto l’anno. Supporta il sistema immunitario, favorisce l’assorbimento del ferro e contribuisce alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo, con effetti positivi sulla salute generale.
Agrumi, kiwi, fragole, peperoni, broccoli e verdure a foglia verde ne sono ottime fonti. Il consiglio è consumarli freschi e poco lavorati, perché la vitamina C è sensibile al calore e alla conservazione prolungata.
Vitamina D: il nutriente che unisce sole e alimentazione
La vitamina D è essenziale per la salute delle ossa, dei muscoli e del sistema immunitario. Il nostro corpo la produce grazie all’esposizione solare, ma l’alimentazione può contribuire in modo significativo, soprattutto nei mesi in cui il sole scarseggia.
Si trova in alimenti come pesce grasso, uova, latte e yogurt fortificati. Inserirli regolarmente nella dieta aiuta a mantenere livelli adeguati, riducendo il ricorso automatico agli integratori, che andrebbero valutati solo in caso di reale necessità.
Selenio: un piccolo minerale, un grande supporto
Il selenio è un oligoelemento spesso sottovalutato, ma fondamentale per il corretto funzionamento della tiroide e per la protezione delle cellule dai danni ossidativi. Svolge un ruolo importante nel mantenimento della salute metabolica e immunitaria.
Le noci del Brasile ne sono una delle fonti più concentrate, ma si trova anche in pesce, uova, cereali integrali e legumi. Bastano quantità moderate, inserite con regolarità, per coprire il fabbisogno quotidiano.
Magnesio: equilibrio per muscoli, nervi ed energia
Il magnesio è coinvolto in centinaia di reazioni biochimiche nel nostro organismo. Aiuta a regolare la funzione muscolare e nervosa, contribuisce alla produzione di energia e sostiene l’equilibrio emotivo, con effetti positivi anche sulla salute mentale.
È presente in alimenti come verdure a foglia verde, legumi, frutta secca, semi, cereali integrali e cacao amaro. Una dieta ricca di questi cibi può aiutare a prevenire quella sensazione di stanchezza diffusa che spesso porta a cercare soluzioni rapide sotto forma di integratori.
Zinco: un alleato silenzioso del sistema immunitario
Lo zinco contribuisce alla normale funzione del sistema immunitario e alla sintesi proteica. È importante per la salute della pelle, dei capelli e delle unghie, oltre che per la capacità dell’organismo di rispondere agli stress esterni.
Si trova in alimenti come semi di zucca, legumi, cereali integrali, latticini e carne. Anche in questo caso, la varietà alimentare è la chiave per garantirne un apporto adeguato.
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