VIVAIA, il comfort cambia prospettiva: Alan Buanne racconta la nuova direzione del brand
Per anni, il comfort è stato raccontato come il compromesso necessario per indossare scarpe belle. Alan Buanne vuole ribaltare questa prospettiva: alla guida creativa di VIVAIA dal 2025, il designer lavora a una nuova identità per il marchio internazionale di calzature fondato nel 2020, dove funzionalità e ricerca estetica non sono più due esigenze da conciliare, ma parti della stessa visione.
Il risultato prende forma con la collezione Autunno-Inverno 2026, tra il guardaroba professionale rivisitato di RE:WORK e le suggestioni romantiche di The Other Side of Nature.
Presente in oltre 61 Paesi e regioni, VIVAIA ha costruito la propria identità attorno all'incontro tra comfort, funzionalità e innovazione nei materiali, con un'attenzione particolare a quelli riciclati. La sfida, oggi, è ampliare questo linguaggio senza tradire le ragioni del suo successo. A raccoglierla è Buanne, designer australiano di origini italiane e peruviane, con un percorso che attraversa il savoir-faire artigianale e alcune delle realtà più interessanti della calzatura internazionale.
Dalla formazione a Firenze presso Polimoda, dove ha imparato i fondamenti della calzatura su misura, all'esperienza da Nicholas Kirkwood e Bottega Veneta, fino alla co-fondazione del marchio NEOUS, il suo approccio si è sviluppato attorno a una domanda: come possono estetica e funzionalità alimentarsi a vicenda? «Credo che il futuro delle calzature risieda nella capacità di combinare perfettamente stile e comfort, due qualità che alle donne è stato tradizionalmente chiesto di scegliere in alternativa», racconta. «In VIVAIA stiamo mettendo in discussione questo compromesso, creando calzature contemporanee e belle, che attribuiscono la stessa importanza al loro aspetto e alla sensazione che regalano quando le indossiamo».
RE:WORK, il guardaroba professionale si reinventa
La prima risposta concreta a questa visione è RE:WORK, collezione che ripensa le scarpe da ufficio attraverso nuove proporzioni, materiali e palette cromatiche. Il nome richiama il prefisso delle e-mail, ma anche la possibilità di rimettere mano alle convenzioni del guardaroba professionale. Perché, se il modo di lavorare è cambiato, anche le calzature che accompagnano le giornate tra ufficio, spostamenti, viaggi e appuntamenti personali devono evolversi.
«Oggi non esiste più un'unica uniforme per il lavoro», osserva Buanne. «Pensare che la scarpa da ufficio debba necessariamente corrispondere a una silhouette tradizionale è un concetto sempre più superato». Così mocassini, slingback, décolleté, clog e sneakerina acquistano nuove possibilità di interpretazione, mantenendo il comfort al centro del progetto.
Tra i modelli della collezione, la sneakerina Carol, già bestseller dal debutto della primavera precedente, si rinnova attraverso nuove tonalità, mentre il mocassino Avoir rilegge una silhouette classica in nylon riciclato, leggero e pieghevole. La ricerca estetica non è però un'aggiunta successiva alla progettazione: «Il comfort viene preso in considerazione fin dalle prime fasi del processo creativo, anziché essere aggiunto successivamente», spiega il direttore creativo.
È un cambio di prospettiva che riguarda anche il concetto stesso di bellezza. Per Buanne, l'anatomia del piede, il movimento e la flessibilità dei materiali non rappresentano limiti da aggirare, ma possibili punti di partenza per nuove forme. «Non credo che il comfort debba essere qualcosa da nascondere all'interno di una bella scarpa. Può essere proprio il motivo per cui nasce una nuova idea di bellezza».
The Other Side of Nature, la bellezza inattesa
Se RE:WORK porta la ricerca creativa nel quotidiano, The Other Side of Nature ne esplora il lato più espressivo e romantico. La linea FW26 guarda alla natura non nel momento della massima fioritura, ma durante la trasformazione: quando le piante appassiscono, cambiano forma e si preparano a rinascere. Il risultato è una collezione in cui il velluto incontra ricami botanici dalle forme organiche, tra suggestioni malinconiche e una femminilità meno convenzionale.
Le ballerine Jazura, le sneaker Laban e gli stivaletti Errai traducono questa ispirazione in una famiglia di calzature riconoscibili, dove il dettaglio decorativo diventa parte integrante dell'identità del prodotto. «The Other Side of Nature nasce dall'idea di cambiare prospettiva», spiega Buanne. «Ci invita a riconoscere bellezza e ottimismo anche in ciò che, a un primo sguardo, può apparire più malinconico o cupo».
Due progetti diversi, dunque, ma un'unica intenzione: dimostrare che la comodità non impone un'estetica precisa e non deve limitare la libertà creativa. È qui che si inserisce il nuovo capitolo di VIVAIA, deciso a superare l'etichetta di alternativa funzionale alla moda per affermarsi come brand con un proprio immaginario.
Una nuova idea di desiderabilità
La direzione di Buanne guarda anche a una donna che il sistema moda ha spesso raccontato troppo poco: quella over 40, consapevole del proprio stile e meno interessata alle convenzioni. «Non progettiamo mai le scarpe in base all'età o a una specifica fascia demografica, ma considerando la vestibilità, lo stile e le esigenze individuali», precisa. «Quello che ammiro particolarmente nelle donne over 40 è la sicurezza e la capacità di discernimento. Sanno riconoscere la differenza tra qualcosa che è davvero ben progettato e qualcosa che è semplicemente ben pubblicizzato».
Un pubblico che chiede bellezza, ma anche qualità, intelligenza progettuale e valore. Aspettative che si riflettono nell'ambizione più ampia del direttore creativo: costruire un universo visivo immediatamente riconoscibile, senza rinunciare alla sperimentazione.
«Non voglio che VIVAIA venga ricordato semplicemente come il brand che ha reso di moda le scarpe comode. Voglio che contribuisca a ridefinire ciò che le donne considerano bello, desiderabile e prezioso». Il comfort resta il punto di partenza, ma non è più il solo elemento distintivo.
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