Maria Chiara Giannetta:«Ho trovato il coraggio di ascoltare me stessa»
Che cosa succede quando la strada dell’amore e dei desideri smette di essere dritta? In Noi, un po’ meglio, la commedia di Netflix diretta da Daniele Luchetti, Maria Chiara Giannetta interpreta Lucia, una donna allergica all’idea di maternità che si ritrova ad affrontare la trafila dell’adozione insieme con il compagno Simone (Elio Germano).
L’attrice, che il 20 ottobre a Roma sarà premiata da Grazia in una serata dedicata al cinema italiano, racconta come ha vissuto questo viaggio nei chiaroscuri dell’animo umano. Noi, un po’ meglio, presentato alla Festa di Roma, segue una coppia divisa tra il bisogno di rappresentarsi al meglio di fronte agli altri e l’incapacità di comprendere le proprie scelte. Mostra che, in fondo, siamo migliori di quel che pensiamo.
LA SUA LUCIA È PRONTA A SCARDINARE RUOLI.
«Con il regista abbiamo lavorato sul mio personaggio, che a forza di voler scardinare rischia di brancolare nel buio. Lucia mette molto in discussione ma poi, quando guarda Simone, si lascia travolgere dal loro amore».
LA COPPIA È IL TEMA ANCHE DI LA SINDROME DEGLI AMORI PASSATI, PRESTO NELLE SALE. CHE COSA LE HANNO LASCIATO QUESTI FILM CHE ESPLORANO IL TEMA CON LENTI DIVERSE?
«In entrambi il desiderio di avere figli è un pretesto per parlare della coppia e il focus è sempre lo stesso: il dover avere per forza un figlio che mette in secondo piano quello che hai intorno. Ho capito che non bisogna rischiare di perdere la persona che si ha accanto, e soprattutto se stessi, quando questa ricerca spasmodica diventa più grande di te».
NON TUTTI HANNO ANCORA IMPARATO CHE NON È BENE CHIEDERE A UNA DONNA SE E QUANDO DIVENTERÀ MADRE. A LEI VIENE FATTA SPESSO QUESTA DOMANDA?
«Sembra che, appena compi 30 anni, il tuo compito sia riprodurti. Il desiderio di maternità o la scelta di non avere figli sono una questione complessa. Siamo stretti tra vecchi modelli e nuovi bisogni».
DI LEI DICONO CHE SAPPIA ASCOLTARE E “POR- TARE A CASA”.
«Sono incuriosita dall’essere umano e mi piace capire come funzionino gli altri. Crescendo, selezioni le persone con cui vuoi stare, anime che si incontrano sullo stesso percorso. Dovremmo vederci a cena una volta a settimana e discutere, darci spunti, anche solo per ridere. Per dire quanto è buona la pasta che stiamo mangiando».
IL SUO PERSONAGGIO NELLA SERIE ROSA ELETTRICA - IN FUGA CON IL NEMICO, SU SKY ATLANTIC, SUPERA LO STEREOTIPO DELLA DONNA PERFETTA: QUANTO È IMPORTANTE PER LEI ESPLORARE LE ZONE D’OMBRA?
«Tantissimo e per una questione egoistica. Nella vita dobbiamo scegliere chi vogliamo essere e per questo dobbiamo ascoltarci. Tutti noi abbiamo la nostra zona d’ombra: in ogni film parto da quella, provo a darle aria. Ovviamente in una situazione di finzione in cui non faccio male a nessuno, però intanto mi sfogo e quella parte la scopro, la esploro».
DI CHE COSA HA PAURA?
«Dell’acqua, del mare. Quella distesa piatta e calma in cui vedo l’orizzonte mi mette ansia, mi dà più tranquillità il mare in tempesta».
HA MAI CAPITO PERCHÉ?
«Probabilmente ho paura di stare ferma».
FOTO DI ROBERTA KRASNIG
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