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Javier Bardem: «La mia guerra ai maschi tossici»

foto di Claudia Catalli Claudia Catalli — 11 Ottobre 2026
JAVIER BARDEM_penelope Cruz
Nel film che porterà a Roma, l’essere amato, Javier Bardem sarà un padre padrone spregevole. Qui l’attore, che riceverà il premio alla carriera, spiega perché sono proprio i ruoli da “cattivo” quelli con cui combatte il patriarcato

Javier Bardem ne è più che convinto: «Il patriarcato non è solo nemico delle donne, è nemico degli uomini: un sistema che dobbiamo scardinare tutti insieme». Il divo spagnolo, premio Oscar per Non è un paese per vecchi dei fratelli Coen, non si preoccupa mai di interpretare personaggi oscuri e negativi. E alla Festa del Cinema di Roma arriva con un ruolo che non lo smentisce.

Interpreta Esteban Martinez, il temibile protagonista di L’essere amato di Rodrigo Sorogoyen, già applaudito al Festival di Cannes e dal 12 novembre al cinema dopo l’anteprima romana il 17 ottobre. Un regista famoso e irascibile, un padre assente e un uomo di potere che è abituato a schiacciare con il suo ego chiunque gli sia accanto, soprattutto le donne, che siano le sue assistenti o sua figlia attrice (interpretata da Victoria Luengo).

Un padre-padrone, insomma, uno di quei maschi prepotenti edegoriferiti. «Nel Paese da cui provengo, la Spagna, conosciamo bene questo tipo di uomini, ma è un problema che si avverte in gran parte del mondo: la mascolinità tossica deriva dalla cattiva educazione che abbiamo ricevuto per secoli. Tutti, me compreso, che sono cresciuto negli Anni 60. I femminicidi che tuttora si susseguono nei nostri Paesi sono commessi da uomini vicini alle donne, compagni e mariti con la pretesa assurda di avere possesso su di loro. Lo trovo orribile. Il numero di donne uccise dal patriarcato è incredibile e deve farci riflettere tutti».

Per questo Bardem si è prestato alla causa, esponendosi in prima persona e interpretando un personaggio detestabile che porta con sé tutti i retaggi del patriarcato: «Mi è capitato tante volte nella vita di interpretare personaggi terribili, che compiono gesti odiosi: non mi tiro mai indietro perché trovo importante mostrare il male sullo schermo, per parlarne e iniziare una discussione costruttiva insieme. Il cinema serve proprio a questo».

Nessuno lo sa meglio di lui, attore di fama planetaria che alla Festa del Cinema di Roma ritirerà dalle mani di Paolo Sorrentino il premio per la sua carriera, in cui è stato diretto da cineasti come Sam Mendes, Woody Allen, Denis Villeneuve (lo rivedremo a breve nel suo Dune – Parte tre).

Tornerà al cinema nel 2027 con Bunker di Florian Zeller, presentato alla Mostra del cinema di Venezia insieme con la moglie e collega Penélope Cruz. «Pochi lo ammettono, ma il valore di un attore sta anche nella bravura delle attrici con cui lavora: non parlo solo di mia moglie Penélope, di cui ho sempre sostenuto il talento: penso anche a Victoria Luengo, interprete giovane, coraggiosa e pronta a rischiare emotivamente più di tutti nel nostro L’essere amato. Più invecchiamo, e su quel set ero il più vecchio, più ci rendiamo conto che esistono tante verità, ma anche fatti incontrovertibili: il coraggio delle donne è un fatto, io l’ho imparato da mia madre (Pilar Bardem, attrice anche lei, ndr) che mi ha insegnato a non avere paura».

FOTO GETTY

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