Grazia presenta "Buongiorno Grazia"

Un numero straordinario con i nostri valori per aiutare i bambini e le donne dell'Ucraina. Un'edizione speciale di Grazia celebra la libertà con 10 copertine da collezione realizzate dall'artista Bianca Cedrone. Una raccolta di lavori digitali unici, realizzati con la tecnologia NFT, che si fondono alle note del compositore contemporaneo Giovanni Allevi. La collezione è in vendita su manifesto.grazia.it e andrà a sostenere il progetto “Emergenza Ucraina” della Fondazione Francesca Rava Italia Onlus.
cover grazia mani

C’è una guerra alle porte dell’Europa, un conflitto che rappresenta anche un attacco ai nostri valori. Per riaffermare la libertà, Grazia, il magazine diretto da Silvia Grilli, lancia il progetto straordinario Buongiorno Grazia (#BuongiornoGrazia), in cui ha chiesto alla giovane artista Bianca Cedrone di realizzare dieci opere d’arte che sono diventate le dieci copertine da collezione di questo numero speciale. 

“Ci sono momenti in cui è doveroso ribadire da che parte si sta. Questo è uno di quei momenti e noi siamo dalla parte della libertà. Lo dichiariamo con questo numero straordinario di Grazia e 10 copertine che sono opere d'arte e rappresentano ciò in cui crediamo: la pace, i diritti umani, la cura del Pianeta, un giornalismo sincero” afferma la direttrice di Grazia Silvia Grilli. “Aggredendo l’Ucraina, Vladimir Putin vuole sottomettere una nazione che sta procedendo sulla strada dell’autodeterminazione. Partita come un’operazione di conquista, la guerra del boss del Cremlino è diventata (grazie alla reazione del nostro mondo libero) un conflitto tra due diverse concezioni della storia. Da una parte il progresso, dall’altra l’arretramento evocato da un personaggio sanguinario che comanda con le menzogne, l’oppressione, la morte, considerando di nessun valore le vite degli altri. Grazia, con il suo giornalismo veritiero, privo di fake news, sa con chi stare. Questa edizione, con i suoi valori e il suo impegno, vuole riaffermare la libera informazione, i diritti e la pace, perché non vanno mai dati per scontati”, conclude la direttrice.

Ogni cover di questo numero speciale racconta uno dei valori che guidano il brand Grazia, così da creare una raccolta di lavori digitali unici, realizzati con la tecnologia NFT, in cui le immagini si fondono alle emozionanti note del geniale compositore Giovanni Allevi. La collezione è ispirata al desiderio di difendere un mondo più libero e inclusivo, più rispettoso del Pianeta e delle persone, dove l'unicità di ognuno è la forza per seguire i propri talenti e realizzare i propri sogni.

“Questo progetto con Grazia mi ha permesso di esplorare realtà e mondi paralleli con l’estetica onirica e surreale che mi rappresenta”, ha dichiarato Bianca Cedrone. “Riuscire a raccontare valori così importanti attraverso la mia visione e immaginazione è stata una grande soddisfazione. Credo dunque sia importante trasmettere messaggi profondi attraverso la bellezza e la fantasia e spero che queste opere ne possano essere d’esempio”, ha concluso l’artista.

“Un’opera d’arte deve muovere le coscienze, focalizzare l’attenzione su una tematica urgente. Quando mi è stato presentato l’innovativo progetto di Grazia, mi sono subito reso conto dell’importante sinergia che si poteva creare a favore e a sostegno delle donne”, dice Giovanni Allevi. “Il cuore musicale dei Grazia NFT è rappresentato da 3 temi con differente suggestione emotiva - ritmica, struggente e sognante - del mio brano per pianoforte solo “Woman Warrior”, un omaggio a tutte le donne guerriere che in questo periodo storico sopportano il peso degli eventi difficili che stiamo vivendo, grazie al loro spirito combattivo, al coraggio e all’amore incondizionato per la vita. Mi emoziona pensare che la Musica, un'arte così eterea ed impalpabile possa contribuire alla creazione di un cambiamento concreto nel nostro tempo”, conclude Allevi.

La raccolta di opere digitali NFT, che include tutte le dieci copertine, si potrà acquistare sulla piattaforma manifesto.grazia.it, sviluppata da Smartxchange Ltd. Con questa piattaforma Grazia per la prima volta in assoluto ha reso inclusivo il mondo degli NFT, semplificandone i processi d’acquisto in pochi click. Il ricavato andrà a sostenere il progetto per i bambini e le donne ‘Emergenza Ucraina’ della Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus (#GraziaNFTforUkraine). 

“Sono profondamente grata alla direttrice Silvia Grilli che con questa bellissima iniziativa lanciata dal magazine Grazia, ha deciso di sostenere la Fondazione Francesca Rava sempre in prima linea nell’aiuto ai bambini e alle famiglie in difficoltà, ed ora impegnata anche nell’emergenza Ucraina”, afferma Mariavittoria Rava, Presidente Fondazione Francesca Rava NPH Italia Onlus. “A poche ore dagli attacchi russi in territorio ucraino, la Fondazione si è attivata per rispondere alle necessità più urgenti degli ospedali tramite il Prof. Oleg Bodnar, primario dell'Ospedale Pediatrico della Bukovnian State Medical University di Chernivtsi e volontario della Fondazione anche in Haiti. Siamo tempestivamente intervenuti su due fronti: inviando via Siret-Romania convogli con farmaci, attrezzature mediche, strumentazione chirurgica e materiali da sala operatoria e accogliendo con amore mamme e bambini ucraini arrivati in Italia con enorme sacrificio. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per salvare tante vite e questo meraviglioso progetto è per noi prezioso. Lancio, quindi, un appello a tutte le lettrici di Grazia, affinchè possano sostenere il lavoro della Fondazione Francesca Rava in questa emergenza”.

Il numero speciale di Grazia, in edicola domani, sarà dedicato ai 10 valori di cui il brand si fa portavoce: PACE, per la difesa di un mondo libero; ATTIVISMO per la libertà delle proprie opinioni; INCLUSIONE, per la valorizzazione di ogni diversità; BELLEZZA, per abbracciare tanti tipi di corpi, taglie, e colori della pelle; FEMMINISMO, arricchito di nuove sfumature e potere, per una donna sexy e piena di energia e libera di amare chi vuole; VOCE, per un’informazione attendibile, condivisa con una comunità di lettori; INTERNAZIONALE, perché le notizie corrono velocissime e arrivano da ogni fonte e parte del mondo; VISIONE delle sfide da affrontare, le cause per cui lottare ma anche le scoperte, le conquiste, tra cui la SALVAGUARDIA DEL PIANETA; MODA, per uno stile che intercetta le tendenze più contemporanee.

Buongiorno Grazia è il primo numero speciale del 2022 ed ha riscosso molto interesse sul mercato pubblicitario che continua a riconoscere l’impegno e i valori che da sempre distinguono Grazia. Tanti infatti sono stati i clienti che hanno aderito all'iniziativa del magazine pianificando l’uscita, per un totale di oltre 100 pagine pubblicitarie.

 

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«Se non ci importa nulla dei martiri iraniani»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

Perché non ci importa nulla dell'Iran? Perché non riempiamo le piazze a favore della resistenza di un popolo che sfida con straordinario coraggio una teocrazia assassina? Perché non si manifesta nei licei e nelle università per le migliaia di giovani uccisi poiché volevano democrazia e diritti?

Le ragazze e i ragazzi iraniani sognano l’Occidente, i nostri valori, la nostra libertà. Desiderano sciogliersi i capelli, baciarsi, ascoltare musica. Ma non ci siamo commossi per loro come per altre tragedie della storia: Gaza, per esempio.

Mentre reprimeva i suoi cittadini e giustificava un agente che aveva sparato in faccia a una madre sorridente, Donald Trump incoraggiava i manifestanti iraniani a continuare le proteste. Prometteva persino di aiutarli.

Poi ha fatto marcia indietro, distratto da obiettivi più remunerativi: prendersi la Groenlandia e imporre ulteriori dazi ai Paesi europei che hanno truppe nella Terra dei Ghiacci, per esempio. In realtà il nuovo Imperatore del mondo non è mai stato molto preoccupato per le vite degli iraniani o la mancanza di democrazia tra gli ayatollah.

Forse noi non piangiamo i martiri di Teheran perché il regime islamista è avversario di Israele e dell’America, quindi il nemico del nemico diventa quasi amico? Siamo così intrisi di anti occidentalismo? O non ci impicciamo perché se la sbrighino tra loro, con la loro religione? Si liberino da soli, perché mai dovremmo manifestare contro gli ayatollah?

Perché certamente li farebbe sentire meno soli e abbandonati, dico io. Anche il velo imposto alle donne aveva scaldato poco i cuori. Per un certo femminismo, il velo è simbolo di appartenenza e di libera scelta, dimenticando che è prima di tutto strumento del potere maschile.

Ho appena visto il documentario An Eye for an Eye (Occhio per occhio) diretto dalla regista americana nata in Iran, Tanaz Eshaghian. È la storia di una donna che uccide il marito violento dopo anni di feroci abusi. Lei sconta una lunga condanna in carcere e, quando ne esce, deve raccogliere il denaro per risarcire i familiari del morto e non essere mandata al patibolo.

In Iran si applica infatti la legge della vendetta: un omicidio deve essere rimborsato con un’altra vita, fatto salvo il perdono da parte dei familiari dell’ucciso o un risarcimento economico. È un film molto bello, ma non ha neppure un distributore.

Davanti a una semplice espressione di solidarietà per il popolo iraniano, anche il Parlamento italiano si è spaccato. Il Movimento 5 Stelle si è astenuto. Il Governo, dal canto suo, ha frenato sulla proposta tedesca d’inserire le guardie islamiche nella lista delle organizzazioni terroristiche.

Ma il silenzio in questi frangenti è complicità. Di fronte alle violazioni dei diritti umani non esistono zone grigie. O si sta con gli eroi iraniani o con le squadracce governative che li trucidano. I cadaveri ammassati come sacchi della spazzatura sulle strade di Teheran sono un avvertimento scritto nel sangue per ridurre al silenzio un popolo giovane che sogna la libertà.

L’arco della storia è lungo, ma tende verso la giustizia. Ricorderà chiaramente questo eccidio. Il punto non sarà se il mondo sapeva. Il mondo sapeva, ma aveva scelto di non vedere.

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Grazia è in edicola con lo speciale Milano Cortina 2026

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Ecco cosa vi aspetta nel nuovo numero di Grazia, da oggi in edicola e su app

La neve, il ghiaccio, il battito del cuore prima della gara. I Giochi olimpici invernali arrivano a casa nostra e Grazia ve li racconta.

Abbiamo parlato con chi sogna l'oro: la sciatrice Sofia Goggia, la campionessa di biathlon Dorothea Wierer, i pattinatori Sara Conti e Niccolò Macii. In più vi faremo conoscere tutti gli atleti e i talenti che inseguiranno l'oro.

Da Mariah Carey, Andrea Bocelli e Laura Pausini alla pop star Dua Lipa: vi sveliamo tutti i divi che saranno protagonisti. Inoltre racconteremo come Milano e Cortina e le altre città toccate dalle Olimpiadi cambieranno grazie alle opere realizzate per i Giochi.

La cucina italiana, celebrata come patrimonio Unesco, vivrà ai Giochi con i maestri del gusto, da Davide Oldani a Fabio Pompanin e Graziano Prest.

Anche nelle pagine dedicate alla moda, gli accessori e tessuti tecnici sono i protagonisti di uno stile in sintonia con l’energia dei Giochi invernali. E, nelle pagine dedicate alla bellezza, accendiamo i riflettori sui benefìci della montagna e dell’attività fisica praticata a basse temperature.

Nelle pagine di attualità vi portiamo a Minneapolis per raccontare la nuova guerra civile americana. Lì, dove è stata uccisa Renee Good, gli agenti antimmigrazione continuano a fare arresti indiscriminati con le armi spianate mentre la gente si nasconde.

In primo piano c'è anche l'Iran, dove si teme che siano oltre 16 mila i ragazzi uccisi nelle proteste contro il regime islamista. Grazia vi porta nelle storie di alcuni di loro per raccontare quell’amore per la libertà che l’Occidente deve proteggere.

Fenomeno Timothée Chalamet: con il film Marty Supreme, ora nelle sale, l’attore potrebbe vincere l’Oscar. A Grazia chi ha già visto il film racconta perché il divo ci conquisterà nel ruolo di un campione di ping pong che ci invita a non arrenderci mai.

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Jessie Buckley e Paul Mescal: "In Hamnet siamo i coniugi Shakespeare"

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Jessie Buckley è una forza della natura. A 36 anni l’attrice irlandese ha appena vinto un Golden Globe per la sua interpretazione intensa in Hamnet - Nel nome del figlio, film che a sua volta ha trionfato come miglior dramma ai Golden Globe. Diretto dalla regista Premio Oscar Chloé Zhao, prodotto da Steven Spielberg e Sam Mendes e al cinema dal 5 febbraio, racconta la passione di una coppia diversa dalle altre, quella di William Shakespeare e di sua moglie Agnes (Anne Hathaway), straziata dalla morte del figlio Hamnet. Un dolore profondo, da cui nascerà il capolavoro Amleto: «La nostra è una versione diversa da quelle accademiche che studiavamo a scuola», racconta Paul Mescal che interpreta il Bardo. 

«Vedendo il mio Shakespeare direte: ‘Somiglia alle persone creative che conosco’». Buckley si dice entusiasta di aver dato voce «a una delle tante donne la cui voce e la cui storia sono state messe da parte». Poi sottolinea: «A volte come donna forte sei etichettata come dura, ribelle, o provocatoria, questa storia invece racconta come la feroce tenerezza femminile possa davvero trasformare la cultura, il linguaggio, le relazioni. Non si tratta di essere mascoline, o di stare sulla difensiva. La forza di una donna viene dalla sua tenerezza».

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«F*cking b*tch. Brutta stronza, ubbidisci o muori»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

L’agente anti-immigrazione Jonathan Ross ha ucciso a sangue freddo con tre colpi di pistola alla testa la cittadina americana Renee Good a Minneapolis.

Dopo averla finita, le ha urlato «brutta stronza», come abbiamo visto in un video diffuso dall'amministrazione Trump, che voleva dimostrare che il miliziano avesse sparato per legittima difesa a una terrorista interna.

Ma lei non era una terrorista e quelle non sembrano le parole di un uomo che aveva paura per la sua vita, piuttosto di un maschio furioso perché quella donna aveva osato sfidarlo.

Nel filmato, girato dallo stesso Ross che in una mano tiene il cellulare e nell’altra la pistola, si vede l’auto di Good ferma in mezzo alla strada. Lei abbassa il finestrino e, sorridendo, dice all’agente mascherato: «Va tutto bene, amico. Non sono arrabbiata con te».

Qualche momento dopo la donna, che aveva ricevuto da un miliziano l’ordine di andarsene e da un altro quello di scendere, riparte sterzando a destra per evitare d’investire Ross, che le sta davanti armato. L’uomo grida, lascia cadere il cellulare e spara. Renee muore, l’auto va a sbattere contro un’altra macchina. L’assassino urla: «F*cking b*tch». Poi procede a passo spedito verso il suo automezzo, mentre i colleghi mascherati impediscono ai medici presenti sul posto di soccorrere la vittima. 

“Gli uomini hanno paura che le donne ridano di loro, le donne hanno paura che gli uomini le uccidano”, dice la scrittrice Margaret Atwood, autrice di un libro portentoso che racconta un’America in qualche modo simile agli Stati Uniti della presidenza di Donald Trump. 

Ho sperato anche questa volta che il grande Paese delle libertà non fosse diventato quest’America. Ho visto i vari video, girati da testimoni oculari, che mostrano da diverse angolazioni questa esecuzione pubblica su una strada di Minneapolis. Ho ascoltato le testimonianze, trasmesse dalle televisioni americane, di chi si trovava sulla scena dell’omicidio. Purtroppo, questo è un atto gravissimo.

La vittima era una madre di tre figli, e aveva appena accompagnato il più piccolo di 6 anni a scuola. Il 7 gennaio, quando è stata trucidata, si trovava con la moglie e il loro cane vicino a dove, sei anni fa, il poliziotto bianco Derek Chauvin aveva ucciso il cittadino afro-americano George Floyd, premendogli un ginocchio sul collo.

La brutalità e l’abuso di potere delle forze dell’ordine in America non è una novità. Nuovo è che questa volta si tratti di una donna bianca, che quella mattina stava facendo la volontaria per segnalare la presenza dei miliziani mandati da Trump a rastrellare la città a caccia di immigrati. Lei e sua moglie erano dotate di fischietti per avvisare gli abitanti della zona, non di armi. I miliziani avevano pistole. 

Ma la sua esecuzione dimostra che l’attivismo in America, come in Iran, ti costa la vita. Ormai, anche negli Stati Uniti quando un poliziotto o un governante ti dà un ordine devi obbedirgli se vuoi rimanere viva. Esistere è diventato un privilegio concesso dall’autorità e la morte la punizione alla disobbedienza. Ti stanno dicendo: piegati o muori. La relazione tra i cittadini e il potere è ridotta a sottomissione. 

Il video girato dall’assassino dimostra anche che si è trattato di un atto terminale di violenza misogina. Quella donna aveva ferito più la sua virilità che attaccato la sua incolumità. Quando ho visto il sorriso della vittima, mentre diceva all’uomo che l’avrebbe uccisa: «Va tutto bene, amico. Non sono arrabbiata con te», ho capito che Renee Good aveva paura.

Stava replicando tutto ciò che è stato insegnato alle donne. Si stava facendo piccola e mansueta per cercare di prevenire la violenza maschile. È rimasta calma, anche se circondata da agenti che le impartivano ordini contrastanti.

Ma non è bastato. Non era abbastanza spaventata, abbastanza sottomessa. Dopo, non era neppure abbastanza morta. Lo sparatore ha voluto anche infangarla urlando «brutta stronza!».

L’omicidio di Floyd affondava le radici nel razzismo, l’esecuzione pubblica di Renee Good le affonda nella misoginia.

Dopo la sua morte, in America il potere l’ha accusata. Hanno dichiarato che era una terrorista. È stata insultata perché era lesbica e aveva tre figli da due precedenti matrimoni, come se la sua vita non tradizionale giustificasse in qualche modo l’omicidio.

Il messaggio del potere è: guardate come sono strane queste persone. Meritano di essere giustiziate in mezzo alla strada in America.