Fotogallery In viaggio negli Hamptons, meta dei newyorkesi chic
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Imboccare il viale d’ingresso del Surf Lodge a Montauk, negli Hamptons, mi ha riportata alla mia adolescenza, quando arrivavo al campo estivo della scuola... a parte che questa volta arrivavo su una macchina a noleggio, e non su un pullman pieno di teenager sovreccitati.
Imboccare il viale d’ingresso del Surf Lodge a Montauk, negli Hamptons, mi ha riportata alla mia adolescenza, quando arrivavo al campo estivo della scuola... a parte che questa volta arrivavo su una macchina a noleggio, e non su un pullman pieno di teenager sovreccitati. E naturalmente, nessuno dei campi estivi che ho frequentato era nemmeno lontanamente cool come questo. Una flotta di biciclette coloratissime attende che gli ospiti le portino a fare un giro sulle spiagge della zona; gli stand-up paddleboard e le canoe aspettano vicino a una parete decorata con un’enorme caricatura di una creatura degli abissi; una doccia all’aperto, creata con tronchi d’albero curvi, è posizionata sul bordo del lago (il Surf Lodge è incastonato proprio sulla riva di Fort Pond); e la jeep del Lodge (con la scritta “Kooks since 2008”* sulla fodera della ruota di scorta) è ferma nel parcheggio, pronta a scarrozzare gli ospiti avanti e indietro da Ditch Plains, la spiaggia preferita dai surfisti di Montauk.
E poi ci sono le camere, separate dal parcheggio da un gruppetto di alberi. Ogni camera è identificata da un grosso numero nero dipinto sulla porta (la nostra era la numero 2), altro elemento che mi fa pensare ai campi estivi. Aprendo la porta, però (grazie a un codice Pin, così è impossibile perdere le chiavi!), qualsiasi ricordo di dormitori e letti a castello svanisce per sempre. Un lettone super comodo con lussuose lenzuola Frette e una montagna di cuscini domina la camera spaziosa, e le grandi portefinestre scorrevoli di vetro offrono un’ampia vista sul lago. Ogni camera ha una terrazza privata, completa di amaca azzurra, ideale per un pisolino pomeridiano o per leggere un mucchio di riviste patinate. Sfortunatamente, durante la nostra permanenza il tempo è stato abbastanza orribile – grigio, freddo e piovoso (molto londinese!) – e quindi non abbiamo potuto goderci la terrazza quanto avremmo voluto. Ma per fortuna, la poltrona in vimini, che pendeva dal soffitto (una specie di amaca per interni) in un angolo della stanza, si è dimostrata perfetta per accoccolarsi a sfogliare la pila di riviste e libri sul surf che si trovano in ogni stanza. Una porta scorrevole separa dalla camera principale il bellissimo, seppure un po’ voyeuristico, bagno. La doccia, con sassolini al posto delle piastrelle, ha tutte le pareti in vetro, così anche mentre ci si lava si ha una fantastica vista del laghetto... oltre a fornire uno spettacolo ai vicini di stanza che dovessero trovarsi sul loro terrazzo! Il nostro bagno aveva un mobile lavabo in legno sbiancato, un secchio turchese pieno di soffici salviette bianche e prodotti da toilette John Masters Organics dal profumo buonissimo (meraviglioso il latte per il corpo all’arancia rossa e vaniglia).
Se, con grande sforzo, si riesce ad abbandonare il letto la camera con vista annessa, il Surf Lodge ha anche fantastiche aree comuni, dove il tema “campo surf estivo” si fa sempre più deciso. C’è un enorme spazio per falò sulla spiaggia privata, abbondanti lettini a strisce bianche e blu dove rilassarsi con un cocktail guardando il tramonto sul laghetto, documentari sul surf degli anni Settanta trasmessi a ciclo continuo su grandi schermi nell’area chill-out, e, durante la stagione estiva (da fine maggio all’inizio di settembre), il Surf Lodge ospita ogni weekend concerti di band surf/skate/reggae. Noi siamo arrivati appena dopo il weekend del Labor Day [negli USA il primo lunedì di settembre, N.d.T.], quando le folle estive si erano già disperse e il pessimo clima spingeva gli altri ospiti a rifugiarsi in camera. Per fare qualche foto per questo articolo mi sono avventurata fuori, sotto la pioggia, ma, dopo essermi inzuppata per bene, sono tornata in camera di corsa!
Al Surf Lodge c’è anche un ristorante, ma per cena abbiamo preferito arrivare fino al ristorante su Navy Beach (a 5 minuti di macchina) ed è stata un’ottima idea (posso caldamente consigliare il Navy Beach burger!). Anche in questo caso, con il bel tempo, dai tavoli all’aperto la vista sul sole che tramontava nell’oceano Atlantico sarebbe stata spettacolare. Altri posti dove mangiare sono The Lobster Roll ad Amagansett (solo a pranzo, come avverte il cartello sopra il ristorante) l’atmosfera è nostalgica e, come è giusto aspettarsi, ha dei lobster rolls davvero deliziosi [sandwich con insalata di aragosta, N.d.T.], e il Clam Bar a Napeague. Quest’ultimo, sulla strada, ha una cucina a vista; sedendosi al bancone si possono osservare i cuochi mentre preparano il clam chowder [zuppa di vongole con panna, N.d.T.] e le vongole fritte. Deliziosi. Se, come me, avete bisogno di una dose (tripla) di caffeina giornaliera, il punto di riferimento per macchiato e cappuccino è il Coffee Tauk di Montauk.
La colazione al Surf Lodge è un’appetitosa selezione di frutta fresca di stagione e frutti di bosco, yogurt cremoso, croissant e caffè. Il carburante perfetto per una mattinata in spiaggia, una biciclettata a Montauk e per scalare i 137 scalini di ferro che portano in cima al faro di Montauk, o, nel nostro caso, tornare a Manhattan a prepararci per l’inizio della New York Fashion Week. Ma l’anno prossimo torneremo sicuramente per la nostra dose di campo estivo, alla maniera del Surf Lodge!
* A meno che non siate surfisti, per sapere che cosa significa “kooks”, dovrete cercare su Google.
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