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Perché dovreste andare al cinema a vedere The Big Sick

The Big Sick, la nuova commedia romantica prodotta da Judd Apatow, vi farà ridere, piangere e sospirare

Il 16 novembre esce nelle sale italiane The Big Sick, film girato dal regista Michael Showalter e prodotto da Judd Apatow, produttore tra gli altri di Molto incinta e 40 anni vergine.

The Big Sick è una commedia romantica basata sulla vera storia d’amore tra Kumail Nanjiani, stand-up comedian di origine pakistana, e Emily V. Gordon, studentessa americana, nel film interpretati rispettivamente dallo stesso Kumail e da Zoe Kazan.

I due si conoscono in un locale dove lui sta facendo uno spettacolo, mentre lei è tra il pubblico. Quella che entrambi vogliono e credono sia l’avventura di una notte, si trasforma presto in vero amore.

Questo va a complicare però la vita del ragazzo, che i genitori musulmani vorrebbero vedere sposato con una ragazza dalle stesse origini. Quando Emily contrae una misteriosa malattia che la costringe in coma in ospedale, Kumail capisce che è arrivato il momento di venire a patti con i suoi sentimenti e di mettere in discussione il volere di famiglia.

The Big Sick è una bella storia d’amore e un film di ottimo intrattenimento, immancabilmente tenero e permeato della più tradizionale allure indie di Apatow. Ecco perché ci è piaciuto.

Tratto da una storia vera

Kumail Nanjiani e Emily V. Gordon esistono davvero. E il Kumail che vedete protagonista del film, è lo stesso della storia. Il pubblico lo sa dall’inizio e, proprio per questo, non può fare a meno di sentirsi coinvolto nelle vicissitudini sentimentali della coppia.

Kumail fa davvero il comico. Nel 2012 Judd Apatow partecipa al SXSW Festival per la première di «Girls»: qui gli viene chiesto di essere ospite a «You Made It Weird», un podcast show realizzato con la partecipazione di diversi attori comici.

È durante la trasmissione che conosce Nanjiani, con cui lega subito visti gli interessi condivisi in fatto di comedy. Decidono di non chiuderla lì e Apatow propone all’esordiente di lavorare a qualche idea.

Tra le cinque idee presentategli, la preferita dal super-produttore è quella vera sulla storia d’amore tra lui e sua moglie che, nota giornalista e scrittrice, poi aiuterà il marito nella stesura della sceneggiatura che oggi vediamo al cinema. 

Le seconde generazioni

La bellezza di film come The Big Sick è che ci offrono il miglior intrattenimento in circolazione – quello in grado di farci ridere e di coinvolgerci emotivamente – senza dimenticarsi di affrontare questioni, anche complesse, legate al presente.

Attraverso la storia di Kumail Nanjiani, l’opera arriva a toccare argomenti importanti come l’integrazione razziale e culturale, che qui viene proposta in modo non superficiale.

Seguendo un po’ la traccia comica aperta da Aziz Ansari con il suo «Master of None», Nanjiani racconta le seconde generazioni d’immigrati nell’America delle mille opportunità: sempre in bilico tra tradizioni famigliari da non tradire e dimenticare, ma con un senso d’appartenenza vacillante a causa dei luoghi e dei tempi in cui sono cresciute.

Il romance

“Volevo che il film parlasse di persone che cercano di legare e degli ostacoli che glielo impediscono: differenze di età, di religione, culturali e via dicendo. Essere una persona, muoversi all’interno della società e avere delle opinioni diverse è davvero difficile” dice Nanjiani.

La sua storia con Emily è quella di due moderni Romeo e Giulietta, che non possono stare insieme a causa delle proprie origini.

A differenza dei protagonisti del dramma shakespeariano, però, quelli di The Big Sick vivono un presente in cui ribellarsi è anche sinonimo di emancipazione e nuovi traguardi culturali da raggiungere.

Judd Apatow

The Big Sick riassume molti degli interessi di Apatow, sia come produttore sia come regista. Innanzitutto quello per le love stories, che contraddistinguono quasi tutti i suoi lavori: dalla recente serie tv «Love» a film come «40 anni vergine».

In secondo luogo, i toni della dramedy, che ha riversato in produzioni celebri come la serie «Girls» o i film «Le amiche della sposa» e «Molto incinta», solo per citarne alcuni. Infine, la sua passione per la stand-up comedy, che va dal raccontarne l’universo («Funny People»), a usarne alcuni nomi noti come protagonisti dei suoi lavori (una su tutte, Amy Schumer per «Un disastro di ragazza»), fino a produrne veri e propri spettacoli («The Ben Stiller Show»).

Holly Hunter

In The Big Sick uno dei nostri personaggi preferiti è quello di Beth, madre di Emily, interpretato dalla brava Holly Hunter. L’attrice premio Oscar per «Lezioni di piano», che abbiamo visto sempre interpretare ruoli complessi – non da ultimo quello della santona GJ nella serie «Top of the Lake» – incarna qui un personaggio femminile splendido, nonché quello con la migliore evoluzione narrativa.

Forzatamente schiva, piena di preconcetti e cinica all’inizio, Beth viene aiutata dalla sua intelligenza brillante, oltre che dal simpatico marito Terry (Ray Romano), ad andare oltre, a conoscere, a comprendere, a lavorare sulle tante difficoltà a cui la vita la sottopone.

La stand-up comedy

Essendo Kumail Nanjiani protagonista di «The Big Sick», ma anche il suo sceneggiatore, la stand-up comedy diventa non solo parte integrante del racconto tramite la messa in scena di diversi show e della vita dietro le quinte degli spettacoli, ma anche l’elemento regolatore dei toni della narrazione. Nanjiani conosce benissimo i tempi dell’intrattenimento e sa dove lavorare per produrre humor intelligente e esplosivo.

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