L'esecuzione perfettina di Victoria Beckham ci coglie sempre nel dubbio. Sono questi suoi abiti di mano calligrafica, di taglio pulito e mai troppo scomposto, una dichiarazione di poetica stilistica? Oppure sono la spia di una mancanza piuttosto consistente nel suo percorso di designer? Perché, se mai qualche emozione si sia mai palesata sulla sua passerella, un altro sospetto ci attanaglia: che non sia farina del suo sacco e che l'idea sia stata procacciata altrove. Una lunga teoria di gonnelle di taglio assimmetrico che svelano il crespo di una sottogonna plissettata. Il topwear? Blusa eseguita con un patchwork di seta e organza trasparente, con colletto da camicia. Gli abitini che si aggrappano alle forme, vero cavallo di battaglia di ogni collezione, per una volta hanno più respiro e sfumano nell'orlo arruffato da pieghe. Le spalle delle giacche si arrotondano, i pantaloni da businesswoman si accorciano sotto al ginocchio, per una generale tendenza alla semplificazione sportiva tanto rigorosa quanto asettica. Ne consegue la tavolozza algida e grafica: grigio ghiaccio, bianco e nero, più qualche spruzzatina di fucsia e rosso.

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