L'eco delle Wunderkammer dei nobili umanisti e dei prìncipi illuminati, avidi di passioni antiquarie e collezionisti di curiosità esotiche. Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli schiudono un gabinetto delle meraviglie con la maestria del loro disegno ricco ma disciplinato, elegante di preziosa semplicità. Lo scarto da sé, l'evoluzione nel corso molteplice delle loro stagioni di stile, approda a una nuova fase. È la maniera di una couture che si concede il piacere d'indossarsi di giorno, perché il senso di questa bellezza- aristocratica e dimessa a un tempo- non resti confinato all'ambascia delle cerimonie e delle occasioni di gala. Tra i modelli di sfilata si stabilisce così un dialogo per contrappunti, in un rimando intermittente fra l'opulenza e la modestia. Dalle tuniche a clessidra, dove si ricamano concrezioni a rami di corallo e si disegnano fregi di volte affrescate; dalle vestaglie in velo su cui mani instancabili hanno fissato per ore le più pregiate perle di fiume si passa ai cappotti in spinato e agli abiti che sono una pura campitura di cashmere. Il virtuosismo definisce e riscatta la forma basica: un mosaico di piume rende sublime la t-shirt, i cristalli orlano di luce il taglio al laser sull'astrakan. Su tutto si cesellano i riferimenti iconografici cari al tema prescelto; ecco allora i dragoni policromi, omaggio alle cineserie delle teche patrizie, e sete stampate a insetti e rinoceronti- il genere di bestiario che s'incontra nelle più fini illustrazioni di Albrecht Dürer. L'epilogo più stupefacente e degno della settimana parigina.

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