Quanto più vicini al lusso estremo siano la misura e la rinuncia fanno mostra di sapere Pier Paolo Piccioli e Maria Grazia Chiuri, maestri indiscutibili di una ricchezza tutta volatile, sommessa, che cela nell'apparente facilità lo sforzo titanico della creazione.

Eppure qui non hanno voce solo le bluse trasparenti, le gonne traforate in pizzo, le diafane tuniche in velo, istoriate a fiorami devoré, e quelle che sembrano tessuto negli ori e negli argenti bruniti di Bisanzio; vi è invece la solida presenza di cappotti in broccato, giacche candide come carta con affilato collo a listino, cappe incise da un motivo a rombi intagliato nella stoffa.

Una nuova voglia di matericità che non rinuncia tuttavia al cesello di nastri in raso lucido, orli sfumati di piume, reticoli di pastiglie e cristalli. (Gabriele Verratti)