Toccare, non solo vedere. Per Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli l'emozione ai tempi di Instagram deve riappropriarsi del contatto e dell'esperienza sensibile. Il che, tradotto in termini vicini alla moda, sottolinea ancora una volta l'importanza dell'artigianalità. Una premessa per un tema, come quello del Grand Tour, che celebra in Valentino l'Italia e il suo patrimonio di stile e cultura. Il disegno si attesta su una silhouette consolidata, con lunghezze lievi e sognanti, e quell'aria da divinità mitologica che incanta per grazia e leggerezza di esecuzione. In aperture le tuniche minuziosamente intagliate rivelano quello che sarà un tratto ricorrente, con poche eccezioni: sandali alla schiava, legati al polpaccio, sublimazione di un classicismo che rimanda a Goethe e a quelli che come lui contemplavano il passato tra le grandiose rovine di Roma. Segue una serie dai colori esuberanti, che ricordano le piastrelle policrome di certe ville patrizie, e le ruches sulle vestagliette in chiffon, nel pastello di stucchi e affreschi di una Napoli borbonica. Mozzafiato le gonne, mosaico di ricami e piume dove non sai se riconoscere corolle di fiori, bacche di more, ali di farfalla; la camicia, per contrappeso, è in rigoroso popeline di cotone- con colletto inappuntabile. Gli abiti in pizzo sangallo, poi, con l'intricato gioco delle trasparenze, fanno di nuovo oscillare la collezione tra il candore e il peccato. Ma i pezzi più memorabili sono quelli ispirati all'immaginario marino, con fluenti modelli in velo e seta, impreziositi da ricami e bagliori iridati. Stelle marine, meduse, rami di corallo corrono sulle superfici impalpabili, creando scintille e rifrazioni. Un sogno a occhi aperti.

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