Si sta certi che l'attesa per Umit Benan è di quella che ti coglie a teatro. Ti aspetti una rappresentazione che risvegli una domanda, forse anche un dolore, e più di tutto uno sguardo nuovo sulle cose. Di fronte ai presenti una serie di letti, coppie colte nell'intimità condivisa al risveglio. Uomini reali, come sempre piace a Umit, che si vestono per gli occhi dell'amata. La firma stilistica, certo, è riconoscibile e cristallina. I pantaloni li si vuole sempre alti alla vita e dalle pinces profonde, ma rievocano in qualche modo la dolcezza sonnacchiosa dell'alcova e del pigiama. Vi s'imprimono spesse righe e quadrettature, in sintonia con un sensuale trench in seta che si allaccia come una vestaglia da notte. Più grintosi abbinamenti di jeans e doppiopetto in lino, giubbotto e dolcevita, rivelano il riferimento ad un'anima fortemente virile. Ma che, ed è qui il salto di qualità, non teme di scoprirsi nelle fragilità e nella delicatezza. Pittoricista nella narrazione, il desginer turco lo è anche nella scelta cromatica. Gradazioni di blu e mattone, pesca e corallo, alternati al candore del bianco. (Gabriele Verratti)