L'immagine femminile di Salvatore Ferragamo torna a farsi più risoluta e concisa. Massimiliano Giornetti affonda l'acceleratore in direzione di una nuova sartorialità, che s'ispira all'architettura di Tadao Ando e di fatto civetta con le suggestioni di certo futurismo anni Sessanta. Vedi i cappotti dalla costruzione asciutta, col gioco del doppio bavero asimmetrico; le minigonne da vertigine, trapezoidali, in pelle lucida dal rigore scultoreo; le pettorine allacciate sulla maglia; gli stivali colonnari che scoprono il collo del piede- come se si trattasse di una décolletée dotata di ghetta interminabile. Succinti e di taglio corto anche gli abiti, diafani i dolcevita in mohair doppiato col cashmere. Pelliccia sì, ma più spesso ridotta a inserti decorativi, che prevedono anche una brulicante texture a fili di nylon e pannelli di cavallino. Palette di neri che sfumano nel blu e nel violaceo, con guizzi di bianco e grigio ghiaccio.

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