Quando Olivier Rousteing ha infuso sangue giovane in Balmain non ha fatto che rieditare una personale visione degli anni '80, e puntuali sono arrivate le scopiazzature da Zara. Oggi il dato di fatto incontrovertibile è che non solo il colosso spagnolo, ma pressoché tutte le vetrine del pronto moda a buon mercato fanno da megafono alla lingua di Hedi Slimane per Saint Laurent. Una lingua familiare, che risuona in un qualsiasi tomo di storia del costume alle voci di Betty Catroux e Théâtre Le Palace. Paragrafi prossimi al più autentico Yves, quello dello smoking androgino e della pruderie borghese condita di erotismo e paranoia, dell'uniforme militare di un figlio di pied noir algerino e del nude-look reminiscenza del femminismo sessantottino. Seguono altrettanti omaggi al tema: il luccichio delle paillettes e le gambe strizzate nei leggins di pelle, le spalline architettoniche e gli sbuffi monumentali delle maniche, l'animalier trucido e conturbante con la mini in vernice. Ognuno, c'è da scommetterci, sarà pronto a dirne tutto il bene e tutto il male. È forse la prova di un generale scadimento del gusto? Si tratta di spirito del tempo o è meglio parlare di nostalgia appassionata? Di affrancamento dall'ossessione del nuovo a tutti i costi forse? Oppure di astuta operazione di marketing? Opinioni egualmente legittime, spazzate via dalla superiore categoria della moda. Una moda che fa impennare le vendite e contrassegna, senza se e senza ma, l'estetica del momento.

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