Non è fuori luogo che Hedi Slimane abbia preso spunto dall'artista John Baldessari, la cui poetica non prescinde dal concetto di "appropriazione". Perché la passerella di Saint Laurent sta alla moda come la pratica del ready-made sta all'avanguardia d'arte novecentista. E dal Novecento non ci si affranca, da una cartolina gloriosa di una Londra anni '60 muovono le nuove ninfette rockettare. Con gli stivali di vernice sotto la minigonna inguinale, pellicciotti di visone e generose manciate di glitter. Nell'eterno presente del digitale e dei social network, un magma indistinto dove annega e fonde ogni ansia filologica, il vintage è la sublimazione dell'estetismo. La riproducibilità di forma e significato elevata a sistema, il sogno immediatamente riconoscibile che fa vendere- raddoppiando prestigio e fatturato. Tutto ciò rende inutile il confronto con l'archivio di maison, perché l'unico riferimento possibile è il glamourous nell'ideale dei giovani d'oggi. A loro spetta l'ultima parola- secondo la prassi più autentica di Slimane.

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