La seconda prova di Alessandro Dell'Acqua da Rochas suona come una conferma sotto diversi punti di vista. C'è innanzitutto una mano stilistica riconoscibile; ci sono tutti gli sforzi per renderla desiderabile all'atto pratico dell'acquisto. La prassi del disegno segue la stessa formula già collaudata per N°21: semplificazioni e barocchismi risolti in equilibrio formale, sdrammatizzazioni sportwear, gusto dell'accessorio scenografico. L'ispirazione questa volta tocca Emilie Folge, trasgressiva moglie di Gustav Klimt. Di qui la silhouette che si fa verticale, le trasparenze da sottoveste che tolgono peso alle sovrapposizioni di pizzo Chantilly e macramé. Altro tema, il candore di certi ritratti da prima comunione: trasfuso nel tulle e nello chiffon, nei colletti bianchi da educanda, nella palette nei toni del cipria e del panna. Le stampe? Si confondono con i ricami nel motivo a colibrì, sui soprabiti a casacca in georgette di seta. Ma i capispalla più identificativi sono quei blouson ridotti ai minimi termini, primo elemento disturbatore in tanta grazia primonovecentesca. Li strizza sul seno, quasi ad annullarlo, una cintura con fibbia tecnica. E sportivizzanti sono pure le R del logo, disseminate sulle bluse e le camicie in lamé come una toppa da uniforme scolastica. Ai piedi nuvole di frange, vibranti come piume, per décolletée da indossarsi con calzino alla caviglia.

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